Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra


Symbolism

La luna e il giglio

L’aspide del pensiero
e l’Amore che si libra e posa
con ali di libellula
su lussureggianti ninfee

Lucifero ha occhi d’oro
e cuscini di paure…
Eritis similes Deo

Una crocifissa con spine di rosa,
due ladrone ai fianchi,
con levità e languore
nella sua pura nudità
si contorce

L’uomo è una fune sospesa… un ponte…

L’allucinato sguardo dell’unicorno
in riva al mare giallo,
come simulacri le ombre
del crepuscolo

e la testa di Orfeo
colma del ricordo dei baci
di Euridice
a rotolare nel caldo nulla
della sabbia

Alberto Figliolia

Franz von Stuck Lucifero, 1891 Olio su tela, 161 x 152 cm Sofia, The National Gallery © National Gallery, Sofia

Franz von Stuck
Lucifero, 1891
Olio su tela, 161 x 152 cm
Sofia, The National Gallery
© National Gallery, Sofia

La Natura è un tempio ove viventi colonne lasciano talvolta uscire confuse parole; l’uomo vi passa attraverso foreste di simboli che lo osservano con sguardi a lui familiari. (Charles Baudelaire, Corrispondenze, da I Fiori del Male)

Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra è una mostra di stupefacente bellezza e complessità, che prosegue nel percorso di un ambizioso programma a suo tempo delineato dal Palazzo Reale, iniziato nel passato recente con Alfons Mucha e le atmosfere dell’Art Nouveau e con l’attuale, contemporanea, esposizione dedicata a Umberto Boccioni.
La mostra, promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura- Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, curata da Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet, è quanto mai ricca ed esaustiva, colma di suggestioni e stimoli al punto che, quando ne sei uscito, la mente e il cuore sono agitati in splendido fervore.
Sono ben 2000 mq di superficie espositiva e 24 sale del piano nobile del Palazzo Reale di Milano a ospitare l’incredibile sfilata di opere di italiani e stranieri, fra pitture, sculture e lavori grafici… dal polittico Le vergini savie e le vergini stolte di Giulio Aristide Sartorio, così  simbolistico e, nel contempo, così realistico dati i riconoscibili volti di quello che era il suo presente (c’è anche la moglie di Gabriele D’Annunzio), all’inquietante notturna Thanatos di Jacek Malczewski; dall’ambigua, agonizzante, eppur tanto erotica nei suoi spasimi Cleopatra di Gaetano Previati, al terrificante Lucifer di Franz von Stuck; dal grottesco Le Polype difforme flottait sur les rivages, sorte de cyclope souriant et hideux (Il Polipo difforme ondeggiava sulle rive, sorta di ciclope sorridente e orrido) di Odilon Redon al vertiginoso e pur catatonico Parsifal di Leo Putz; dalle visioni + autoritratto di Arnold Böcklin al classicheggiante stranito Esiodo e la Musa di  Gustave Moreau; dall’Orfeo di Jean Delville (il divino aedo imperversa in varie opere con il suo arcano bagaglio di magnifiche tenebre e luci sonore) allo stupefacente La mer jaune (quasi una sorta di manifesto della mostra) di Georges Lacombe. E incanti, nereidi, sirene, la Sfinge, crocifisse, peccati, la Speranza discinta e provocante di  Pierre Puvis de Chavanne, incubi e algide presenze, ombre e camuffamenti, Segantini e paesaggi interiori, Il Dolore, cristallizzato impotente feroce, di Giorgio Kienerk (di cui si possono ammirare in serie concettuale: Il Piacere, La Giovinezza, Il Silenzio). E ancora… l’inconcepibile, misterioso, immenso lavoro di Sartorio – La Luce, L’Amore, La Morte, Le Tenebre – un manufatto che da solo, con la sua infinita magia e implicazioni, vale la visita; i lavori fioriti e Il Paravento di Chini, i fiabeschi Il corteo delle principesse, Le principesse nel giardino e La principessa e guerriero di Zecchin… Ce n’è ad libitum…
“Il Simbolismo è, al tempo stesso, un momento di chiusura al progresso e a una società dominata dall’imperio della quantità e di apertura per affermare una modernità che, sulla scia della poesia di Baudelaire, fa della resistenza al moderno il proprio segno di riconoscimento. Emblema della caduta e del fallimento, I fiori del male sono il punto di partenza di un momento culturale che si definisce in primo luogo attraverso la negazione: rifiuto del reale ridotto alla semplice percezione intuitiva, rifiuto dell’accademismo, rifiuto del naturalismo e del verismo. La lunga lista dei rifiuti sembra definire il simbolismo come l’ultima risposta alla triplice frustrazione dell’uomo moderno: frustrazione generata, storicamente, da Copernico (l’uomo non è più al centro dell’universo), da Darwin (l’uomo non è il compimento dell’evoluzione) e da Freud (l’uomo è incapace, per natura, di dominare le proprie pulsioni interiori). Dal punto di vista figurativo, si avvia un recupero delle immagini di quel ‘paradiso perduto’ identificato nella pittura dei primitivi italiani e, in generale, dei miti originari. Grande tramite di questa rivoluzione delle immagini è la letteratura, in cui il tema del sogno, del delirio indotto dagli oppiacei, della follia sembra unificare quella cultura europea che verrà rivoluzionata dal volume dell’Interpretazione dei sogni pubblicata da Sigmund Freud a Vienna nel 1900”. Le istanze, come si vede, sono molteplici, ramificate, intricate, intriganti, disperanti sovente ma suggestive sempre: angoscia e catarsi, le spirali autodistruttive e i vaneggiamenti insieme con gli aneliti panteistici e cosmici, esoterismo e pura spiritualità, nevrosi e nostalgia, la rabbia compenetrata con la meditazione, “furia e pazienza”.
Una mostra, in definitiva, indimenticabile.

Alberto Figliolia

Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra. Sino al 5 giugno 2016. Palazzo Reale Milano, Piazza Duomo 12.
Orari: lun 14,30-19,30; mar, mer. ven e dom 9,30-19,30; gio e  sab 9,30-22,30.
Infoline e prevendita: tel. 0254914, acquisto biglietti ticket24ore.it; sito Internet www.mostrasimbolismo.it

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