Il silenzio di Mahler


A cura di Augusto Benemeglio

1.La sottile voce di silenzio

La shoa, tre teste di maiale e la nona sinfonia di Mahler: è quella che amo di più, -dice don Fabrizio Centofanti, l’ideatore del Blog “La Poesia e Lo Spirito” sul quale viene pubblicato il post col titolo, appunto, La Shoa.
“Della nona amo soprattutto il quarto tempo, uno dei più meravigliosi adagi che siano stati mai composti, un lentissimo non ancora trattenuto. E’ il suono del silenzio”.
E a me subito ricorda quella “ sottile voce di silenzio” ( mal tradotta nella Bibbia con “brezza leggera”), che è la voce di Dio, che il sacerdote spesso ripete dall’ambone della sua chiesa San Carlo da Sezze di Acilia , col quel suo sguardo un po’ perso nel cielo, ma lucido e attento ai volti terreni , quel suo sorriso che è sempre sospeso tra una carezza e la stanchezza estrema , un sospiro di morte.

2. Mahler e la morte

Non si può non pensare alla morte quando si dirige Mahler, – disse Claudio Abbado , sommo esecutore del musicista boemo – , in particolare quando si dirige la IX sinfonia . Leonard Bernstein la considerava il vertice delle composizioni sinfoniche del XX° secolo. Paragonò il decisivo e forse testamentario ultimo movimento a uno stato di meditazione trascendentale ove l’ego pare dissolversi in un’ambigua estasi dell’essere.
Disse un barman che amava il rock , i Beatles e i Rolling Stones , Quando sono entrato nel mondo delle sinfonie di Mahler, sono rimasto sconvolto dalla loro bellezza, a volte complicata, o se vogliamo, difficile, ma se riesci a trovare la chiave per entrare in quelle stanze, difficilmente uscirai uguale a prima di quel gesto… di quell’ascolto! … se ascolti e ami il sublime Mahler puoi ascoltare tante altre cose, non solo rock… ti si apre la mente, si aprono nuovi mondi!

3. Il Dalai Lama

Di questo grande musicista e direttore d’orchestra ebreo ( non a caso Fabrizio l’ha associato al post della Shoa) , costretto a convertirsi al cattolicesismo , anticipatore della poetica dell’espressionismo , costante e “straziato” evocatore dei motivi originari popolareschi ( da il corno magico del fanciullo al canto della terra ) conservo tra i miei cd la prima sinfonia , il Titano, con il suo “programma interiore basato sui sentimenti”, la IV , la più lieta, la più semplice, la più solare di tutte le sue sinfonie, anche se non scevra da ironia , come Fabrizio – se vogliamo – nei suoi momenti di grazia suprema , in cui riesce a mettere insieme, magicamente, il bilama , trilama e il Dalai-Lama, il vessatorio canone della Rai , il Chievo e la fine del nostro senso dell’attesa, che non è quello di Godot, ma di un Dio-papà che sta sempre –eternamente – alla finestra , in attesa del ritorno del figlio smarrito, turbato e travolto dagli eventi della vita. Anche in questa sinfonia – disse Mahler ad un amico – il clima sereno viene a volte turbato da momenti drammatici . Quando l’ascolti immaginati l’indifferenziato cielo azzurro, che è il più difficile da cogliere tra tutti i colori contrastati e mutevoli. E’ il tono fondamentale del tutto, ma talvolta si oscura e diventa spettrale e spaventoso . L’azzurro diventa improvvisamente orribile , come spesso può accadere , che in una giornata bellissima nel bosco pieno di luce uno sia colto da un terrore panico.

4. La decima sinfonia

Ma è soprattutto – mi dice Pino Audino – l’adagio della decima (che ricorda vagamente quello famoso della V) che mi ha sempre affascinato per quella carica emotiva che trasmette, per quei violini che arrivano quasi a stridere fino allo spasimo, per quel senso di desolazione che ti senti iniettare dentro. Tutto il mondo di questo grande musicista si sintetizza in questi 26 minuti e ti coinvolge totalmente… Probabilmente una delle pagine più belle e intense della storia della musica !La decima è come l’unicorno, l’animale che non esiste, è poesia, magia e terapia dell’immaginale. E’ vero, l’unicorno non esisteva affatto,ma poichè noi l’amavamo come animale puro, quello fu.

5. I giri del mondo

Ho anche la quinta sinfonia , una sorta di percorso di redenzione , dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita , dalla disperazione alla gioia eterna, che si articola in una serie di stazioni intermedie, con il famoso adagetto per archi e arpa che Luchino Visconti ( sensibilissimo e coltissimo in materia musicale ) utilizzò per “ Morte a Venezia”. E’ il quarto movimento, nell’arco della quale rappresenta un quieto e tenero momento di raccoglimento , ed è dominato da una lunga melodia di intenso lirismo, con evidenti affinità con uno dei Lieder composti da Mahler nel 1901 , “Sono perduto al mondo”. Disse Bernstein, è come se Mahler raggiungesse un paese vicino non per la strada più semplice, ma facendo tutti i giri del mondo.Infine c’è il “canto della terra”, il Lied del rassegnato distacco tra natura e vita presente , di cui ho fatto più volte uso, e recentemente ,ad esempio , per introdurre il mondo contadino di Rocco Scotellaro, in un recital a Terlizzi.

6. Bukowski

Il mondo artistico di Mahler è stato accostato , non a caso, a quello di Dostoevskij , con l’uomo divorato costantemente dall’ansia del sublime e il fascino dell’abiezione , orgoglio e umiltà, volontà di ferire e brama di ferirsi, e da tutti i molteplici strati della propria lacerata coscienza. Ma non va sottaciuto che in Mahler ci sono sfaccettature kafkiane , agganci a Nietzsche ( vds. la III sinfonia), a Strindberg e all’angoscia di Kierkegaard.
Diceva Bukowskij , C’è Mahler alla radio, che fila via liscio, rischiando grosso, a volte ne senti il bisogno. E poi annuncia l’ascesa di lunghi poteri. Grazie Mahler, per il prestito che non ti renderò mai. Fumo troppo, bevo troppo ma non posso scrivere troppo, mi viene così e io ne chiedo ancora, arriva e si mescola con Mahler. (…)tutti dobbiamo morire, tutti quanti, che circo! non fosse altro che per questo, dovremmo amarci tutti quanti, e invece no. Siamo terrorizzati e schiacciati dalle banalità, siamo divorati dal nulla. Vai avanti, Mahler! hai fatto di questa serata una serata splendida. non ti fermare, figlio di puttana! non ti fermare!

7.Il doppio filo intrecciato

Ma per tornare alla IX sinfonia , ho riascoltata il suo mirabile adagio finale da questo Blog , nel richiamato post del 26 gennaio u.s. di Fabrizio sulla Shoa :” …E’ il pensiero che manca a chi schernisce/ le piaghe del fratello, a chi ferisce/ la morte disperata, l’abbandono/ in punta di coltello. La tristezza/ che prende quando a sera si ricontano/ i presenti e gli assenti, chi rimane/ e chi invece saluta, senza voce,/ in un ultimo sogno di perdono” . Ricordo che Abbado – racconta il musicologo Arnaldo Benini – ci ha messo 28 minuti per eseguire quel tempo, quasi il doppio della direzione di Bruno Walter, che fu suo maestro e , a sua volta , allievo prediletto di Mahler. E una ragione c’è, secondo Quirino Principe .La tarda musica di Mahler è un doppio filo intrecciato: volendo andare avanti, va dall’altra parte, e l’artista, lasciandosi alle spalle il mondo terrestre ne vede la proiezione ingrandita su uno schermo di nubi disteso dinnanzi i suoi occhi. Quanto più grande è la proiezione, tanto più lontano e sospinto all’indietro è l’oggetto proiettato, che si muove in senso inverso alla vita dell’artista, attratto da un remoto e perduto punto d’origine”.
Essa trasmette tutto lo struggimento, la malinconia, i rimpianti, la tristezza trattenuta del presagio della fine (Gustav Mahler morirà l’8 maggio 1911, a 51 anni , per un’endocardite , lasciando incompiuta la sua decima sinfonia, con il dolore ancora vivo e straziante per la perdita di Anna , una delle sue due bambine , e una grave crisi con la giovane moglie Alma Schindler, che s’era innamorata dell’architetto Walter Gropius).

8. Abbado e il suono del silenzio

Quell’ultima volta in cui Abbado diresse la Nona di Mahler – riprende Benini- fu davvero memorabile . Era il 19 agosto 2010 , il pubblico gremiva l’auditorio del Palazzo della Cultura di Lucerna; arriviamo alla fine del quarto tempo, che si si spegne lentamente; dell’immensa orchestra suonavano sempre meno strumenti fino a ridursi a due soli violini sempre più tenui. E’ il quasi niente, poi il silenzio. I due violinisti rimasero fermi con l’archetto sullo strumento, come se continuassero a suonare. Io seguivo i gesti e il volto di Abbado. Aveva gli occhi quasi sempre chiusi, la mano sinistra con le dita leggermente divaricate, prima sollevata, poi appoggiata al petto.
Silenzio.
Per quasi due minuti solo silenzio.
Il volto di Abbado esprimeva l’emozione del silenzio. L’orchestra e il pubblico rimasero immobili e attoniti, incantati dalla sorpresa del suono del silenzio e dall’intensità dell’emozione.
Seguì un applauso di 18 minuti.
Abbado , che amava l’Engadina, raccontò poi ,che lì, per la prima volta aveva sentito il suono della neve cadere.
Era il suono del silenzio.

Augusto Benemeglio

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