Teatro: Il re muore-Le sedie


Recensione teatrale della rappresentazione Il re muore-Le sedie (Ionesco)

ionesco-1Può un dio essere narcisista? Nell’infinito e variegato pantheon degli antichi Greci sì. Del resto gli dei degli Achei e loro successori sono, nonostante il dono/maledizione dell’immortalità, umani, troppo umani. Ma potrebbe Dio essere così compenetrato di sé da specchiarsi, con un’azione di superba autoidolatria, nella sua sterminata bellezza e potenza? E, soprattutto, potrebbe mai accettare l’idea della propria morte e della corruzione attraverso la malattia, imprevisto e terribile evento? Una domanda che suona blasfema, da eretici al rogo.
E quell’eretico di Eugène Ionesco la pone, con le più varie implicazioni, ne Il re muore (Le roi se meurt, 1962: notare il riflessivo…). Uno spunto “assurdo”, com’è del suo inarrivabile e complesso teatro, affascinante e angoscioso, enigmatico e pur diretto al cuore di quel dubbio che da sempre travaglia l’intera esistenza umana. Senza peraltro citare la suprema irrazionalità della Storia.
Metafisica e farsesca, muovendosi fra il registro del drammatico e quello del soverchiante ridicolo, fra tragedia e parodia dei vizi umani, spiazza quest’opera del drammaturgo franco-rumeno, e riuscito è l’adattamento posto in essere, con la regia di Marco Rampoldi, al Teatro Delfino (in seconda ripresa dal 24 al 27 novembre). Il senso di spaesamento è ulteriormente completato dal ribaltamento di genere nei ruoli, ossia le parti femminili – la prima e la seconda regina, rispettivamente Marguerite e Marie, e la serva Juliette – sono in abiti maschili, il nunzio-addetto stampa-guardia, il medico e batteriologo di corte, nonché astrologo, e il Sovrano dell’Universo, Bérenger I, rivestono abiti maschili.
Che poi Dio in sé stesso, atarassico o “interventista” che sia, e nel suo nutrimento abbia ogni genere… può essere materia di discussione teologica. Oppure è tutta una mistificazione ed è in realtà l’uomo a divinizzarsi senza tuttavia perdere la fragilità del proprio involucro, la perfetta e pur fallibile biochimica del suo sistema posta al centro per meglio assistere alla dissoluzione finale.
In ogni caso al Delfino, insieme con Il re muore, va in scena anche Le sedie (Les Chaises), atto unico del 1952. Anche questo un dialogo/monologo sulla morte, sul senso-non senso dell’esistere. Per quanto da una sincera introspezione e da una profonda meditazione si possa trarre un onesto bilancio della propria vita (almeno per l’individuo) la domanda fondamentale –  Perché? – ha in sé il germe della irrisolvibilità. I due vecchi, 95 anni lui e 94 lei – straordinari gli interpreti – sono circondati da un’invisibile folla –  persone e ricordi (forse il mondo intero; forse un mondo post Apocalisse) – e la mestizia copre come una grigia patina l’ambiente circostante, già stantio, già assente. Triste è il commiato, a prescindere dal grado di cinismo e scetticismo che si è capaci di mettere in campo, e sempre quella domanda: Perché?

Alberto Figliolia

Il re muore-Le sedie. Con Grazia Migneco, Nicoletta Ramorino, Luca Bottale, Augusto Di Bono, Donatella Fanfani, Giulia Franzoso, Pino Pirovano, Sergio Romanò.Teatro Delfino, piazza Piero Carnelli, Milano. Dal 24 al 27 settembre.
Orari: ore 21, domenica ore 16.
Info e prenotazioni: tel. 333.5730340, e-mail info@teatrodelfino.it, sito Internet www.teatrodelfino.it.

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