Il racconto di Natale-Ferdinando Bruni legge Charles Dickens


Che lo si chiami Canto di Natale o Cantico di Natale o Ballata di Natale o Racconto di Natale (in inglese A Christmas Carol: A Goblin Story of Some Bells that Rang an Old Year Out and a New Year In) nulla muta. La certezza in ogni caso è che siamo in presenza di un capolavoro. Scritto nel 1843 da quel genio che era Charles Dickens (1812-1870) ne rappresenta una delle opere più celebri, più lette e maggiormente messe in scena. Romanzo (breve) fantastico, favola noir e, nel contempo, edificante e moraleggiante (senza le deteriori implicazioni del termine), storia gotica dalla scrittura densa ed evocativa e dagli amplissimi significati sociali ed esistenziali, Canto di Natale è un lavoro che va oltre i tempi e i recinti geografici.
Ebenezer Scrooge, uomo oltremodo ricco, arido e avido, il cuore di pietra, durante la vigilia di Natale riceve nella sua tetra dimora la visita dello spettro dell’ex socio, Jacob Marley, il quale lo ammonisce sulla trista e triste e sorte che egli si sta costruendo e gli preannuncia la comparizione di tre spiriti… Sarà una notte da tregenda per l’uomo indurito, cinico e senza speranza. Ebenezer farà i conti in rapida successione con gli spiriti del Natale del passato, del presente e del futuro…
Fino al 23 dicembre sarà possibile assistere al Teatro Filodrammatici di Milano alla lettura scenica del Canto di Natale per opera di Ferdinando Bruni. Un’interpretazione, la sua, di formidabile intensità emotiva, un viaggio nei meandri di un io incancrenito, nelle terre dell’inconscio, nelle dolci brume del passato, quando Scrooge non era ancora un essere solitario e brutale, nelle terrificanti pianure del presente – e che contrasto fra la felicità dei poveri, dello stesso derelitto impiegato al servizio di Scrooge, Bob Cratchit, e della sua famiglia (compreso il piccolo Tim, malato e destinato in mancanza di cure a una precoce morte) e la squallida condizione morale del finanziere! Anche il Natale del presente morirà, e si genereranno Ignoranza e Miseria, malattia mentale e prigionia. Ma l’odissea di Scrooge prosegue nel futuro, venendo posto dinanzi al proprio cadavere abbandonato e derubato anche dei vestiti, nudo e miserabile, inutile, preda degli appetiti di altri miserandi avvoltoi umani senza alcuna pietà. Nessuno piangerà la morte di quel vile e gelido uomo che Scrooge era divenuto!
A sottolineare le vicissitudini vissute da Scrooge in quel tremendo viaggio onirico, in quella labirintica presa di coscienza, sullo schermo in fondo al palcoscenico, a far da pendant alla voce di Bruni, impegnato nei più vari registri, si succedono le immagini disegnate della storia, a mo’ di lanterna magica. L’effetto è particolarmente suggestivo, amplificando con ciò le parole che riverberano nelle aule dell’anima.
Il “lieto fine” è garantito. Scrooge risorgerà da quella tempesta di indifferenza e di egoismo che stava irrimediabilmente suggellando la propria vita. Al risveglio, nello stesso giorno di Natale, svanite le spaventose prospettive e la potenziale perdizione, Scrooge cambierà atteggiamento. Diverrà un datore di lavoro comprensivo, si prenderà cura del piccolo Tim, si rappacificherà con il nipote Fred e con la società che lo circonda. Il prezzo era stato alto, ma il senso di una nuova dignità e l’empatia con l’universo delle relazioni umane infine trionfano.

Alberto Figliolia

Il racconto di Natale-Ferdinando Bruni legge Charles Dickens. Fino al 23 dicembre 2017. Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 1, Milano (MM1 Duomo o Cordusio).
Orari: lunedì riposo; martedì, giovedì e sabato 21,00; mercoledì e venerdì 19,30; domenica 16,00.
Info: tel. 0236727550, sito Internet www.teatrofilodrammatici.eu.

 

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