IL PESO DEL CIAO, di Francesco Forlani

| novembre 20, 2012 | 120 views 1 Commento

A cura di Massimo Maugeri

Discutiamo di poesia con Francesco Forlani, in occasione della pubblicazione della sua silloge intitolata “Il peso del Ciao” (edita da “L’arcolaio”)

- Partiamo da qui: cos’è la poesia per Francesco Forlani?
Quando a Paul Celan, nel 1960, fu dato il Premio Büchner. tenne un discorso dal titolo “II meridiano”, in cui il poeta si interroga sul significato della poesia. Si trova in un libro pubblicato da Einaudi e che considero un vademecum per chiunque si avvicini alla poesia, innanzitutto come lettore e poi come autore; si intitola La verità della poesia. A parte il concetto guida, quello proprio del meridiano che pur non essendo un luogo, è indispensabile per tracciare una vera e propria cartografia dell’anima, il luogo per eccellenza della poesia, il deposito dei sogni, quello che mi aveva colpito di più era il fatto che tutto il suo discorso fosse punteggiato in almeno una ventina di passaggi da espressioni come forse, può darsi, credo, ma qui vado a memoria. Quel tentennamento svelava la propria inadeguatezza ma insieme l’inadeguatezza di qualsiasi punto di vista assertivo, insomma di un pensiero che dica una volta e per tutte: ecco la poesia è questo. Se dovessi usare un’immagine certamente utilizzerei quella che un amico ancor più che poeta stimatissimo, Petr Král mi diede un giorno in un bistrot a Parigi per raccontarmi la sua esperienza dell’esilio. Profugo come Milan Kundera, Věra Linhartová, dalla Praga assediata dai russi alla fine degli anni Sessanta, mi raccontò del giorno che poté fare ritorno nel suo paese. Qualche tempo dopo la rivoluzione di velluto era tornato in città e l’aveva ricartografata rifacendo gli itinerari della passata giovinezza. “Era come se seguissi le mie stesse orme, visibili sul selciato. Però quando vi appoggiavo il piede, quasi per via della polvere accumulata in tutto quel periodo di assenza, il passo scartava leggermente di lato.” mi raccontò. Ecco, per me la poesia, è il racconto di quello scarto, di questo scivolamento leggero, a volte perfino comico che di colpo crea uno spazio supplementare a metà tra l’esperienza originaria e il ricordo, la memoria poetica che ti fa rivivere quell’esperienza.

- Vivi tra l’Italia e la Francia? Che ruolo ha la poesia nell’ambito dei due sistemi culturali nazionali? Quali, a tuo avviso, le analogie e le differenze?

Qualche tempo fa un amico con piglio ironico e assai lucido mi confessò che non capiva quanti mettessero come me nella propria nota biografica, vive tra una città e un’altra: Che significa? Aveva ragione e così gli risposi, ironicamente, che vivere tra la Francia e l’Italia può significare due cose, o Modane o Bardonecchia, a seconda che si sia più in un territorio e in una lingua, o in un’altro. Vivo a Torino dopo aver vissuto per quasi vent’anni a Parigi. Come se non bastasse l’ibridazione meridionale a nord, aggiungerei che insegno filosofia, in francese, al Liceo francese Jean Giono. Questa sospensione territoriale e linguistica significa avere un punto di vista privilegiato sui due paesaggi. Tra l’Italia e la Francia ultimamente, per fortuna, grazie al lavoro importante svolto da poeti e traduttori come Andrea Inglese e Andrea Raos, o case editrici come La Camera verde di Andrea Semerano con gli instancabili Marco Giovenale, Michele Zaffarano, è stato fatto un lavoro importante di reciprocità con la poesia francese. Se dovessi suggerire due esperienze per segnare la differenza tra i due paesi potrei limitarmi a due considerazioni: la prima è la presenza in ogni libreria francese di una sezione importante dedicata alla poesia, cosa che devo dire non è affatto scontato in Italia. L’altra è la manifestazione ormai giunta alla 31a edizione del Marché de la Poésie il cui presidente è Serge Pey, un poeta performer che letteralmente adoro. Fermiamoci un attimo proprio sulla dicitura, mercato della poesia, ovvero quanto di più paradossale si possa dire per un genere considerato come una cenerentola delle lettere. Se a questo si aggiunge che molti romanzieri, dunque anche nella narrativa, si vedono rifiutare lavori di grande qualità per la ragione accampata da molti editori, di non mercato, capisci subito la differenza tra un paese con cultura e comunità letteraria, la Francia, e un paese come il nostro dove più che di comunità si dovrebbe parlare di cooperative. In Italia mi sentirei di segnalare il bellissimo lavoro della Casa della Poesia di Sergio Iagulli e consorte a Baronissi con un archivio sonoro e multimediale veramente importante per la poesia contemporanea, per non parlare dei festival, dei premi che si organizzano nei due paesi. A tale proposito vale la pena segnalare il bell’intervento di Lello Voce sulle nuove forme della poesia in Italia, intervistato da Andrea Inglese. Sicuramente un contributo importante in Italia alla poesia lo hanno dato i blog e penso a Francesco Marotta a Poetarum Silva animato tra gli altri da Natalia Castaldi, alla Poesia e lo spirito con l’eroico Fabrizio Centofanti e il poeta che mi è molto caro Carmine Vitale e a tantissimi e tantissime che si fanno un culo pazzesco ottenendo dei risultati in termini di critica e diffusione davvero importanti.

- Come nasce questa tua silloge intitolata “Il peso del Ciao”?
Come sai la mia attività letteraria è principalmente narrativa e rivistaiola. In questi anni ho lavorato soprattutto con Camera verde per dei libri che sono scritture un po’ fuori dalle facili classificazioni ma sicuramente con una matrice poetica, sperimentale, di cui sono molto fiero. Un libro di poesie diciamo più semplicemente di poesie non lo pubblicavo dalla fine degli anni ottanta. Si intitolava ?dove finisce il mare, pubblicato in un volumetto edito da Il delfino di Napoli con una prefazione di un mio coetaneo, avevamo vent’anni, Giancarlo Alfano diventato un eccellente critico, sicuramente con Andrea Cortellessa tra i più “attrezzati” in Italia. Era passato un tempo ragionevole, diciamo che la polvere accumulata sulle orme giovanili rischiava di cancellare ogni traccia, per riprendere l’immagine usata all’inizio della nostra intervista. Così ho raccolto tutte le poesie d’amore scritte in questi anni articolandole in diverse sezioni. Si tratta di poesie in alcuni casi antologizzate, in altri pubblicate su riviste, alcune tradotte in altre lingue fino ad arrivare alle ultime pubblicate su facebook.

- Su facebook?
Sì, si tratta delle due sezioni, Poesie Dora Markus, sulle gambe di una sconosciuta e Poesie della TIM (per una ricarica telefonica). Nl primo caso come ho scritto. è un esperimento omaggio a Eugenio Montale e soprattutto alla sua amicizia con Bobi Bazlen che in un biglietto datato 25 settembre 1928 scrive: «Gerti e Carlo: bene. A Trieste, loro ospite, un’amica di Gerti, con delle gambe meravigliose. Falle una poesia. Si chiama Dora Markus».
Dalla fotografia allegata Eugenio Montale ne trasse una delle sue più belle poesie. Così avevo chiesto a chiunque di fare lo stesso e dalle fotografie inviate, compresa una con le gambe di un tavolo, ha avuto origine questa sezione.
Nell’altro risalgono a quest’estate. Ero a Parigi e, come spesso capita quando si è all’estero, ero rimasto senza credito telefonico. Quando si è all’estero se non si ha credito sul telefono si è invisibili ovvero non in grado nemmeno di ricevere le telefonate. Così invece di chiedere come al solito a mio fratello Thèo di provvedere alla cosa ho lanciato un SOS ricarica su FB offrendo in cambio di una ricarica di 10 euro una poesia. Così nel giro di un’ora tre magnifiche lettrici avevano accolto il mercato.

- Perché questo titolo?
Il titolo è arrivato per caso, in quei fortunati casi in cui a una parola segue immediatamente un’immagine. Avevo da poco tracciato un bilancio della mia vita affettiva e sperimentato quello scarto, la caduta di cui ti ho detto prima. Il Ciao era un simbolo della nostra infanzia adolescenza, un ciclomotore assolutamente inaffidabile, rosso fiammeggiante il cui peso da fermo si annullava in velocità al punto di farne un mezzo assai pericoloso per la sua leggerezza. La raccolta è la mia personale cartografia all’interno di quella che un amico poeta Massimo Rizzante, definiva l’essere sospesi tra “l’etica della distanza ed estetica dell’abbandono”. Poi devo dire che l’entrata in scena di Gianfranco Fabbri dell’Arcolaio è stata fondamentale. Davvero un editore in gamba e con un vero progetto editoriale alle spalle.

- Cosa diresti ai giovani che non hanno mai avuto modo di assaporare versi (al di là, magari, delle esperienze scolastiche, talvolta “coercitive”) per farli innamorare della poesia?
recentemente con Francesca Tini Brunozzi e insieme ad altri poeti ho partecipato alla realizzazione della serata DIALOGHI FRA POESIA E MULTIMEDIALITÀ, che si è tenuta venerdì 19 ottobre 2012 all’Archivio di Stato di Novara, una collaborazione fra il Liceo Artistico Statale Casorati di Novara e la Casa della Poesia di Vercelli. Ho scritto per loro una lettera come scritta dal giovane poeta di risposta a Rilke e alla sua celebre lettera a un giovane poeta. Il mio non più giovane poeta un po’ come Celan ribadiva tutta la propria inadeguatezza pur avendo seguito alla lettera i consigli del maestro nel potere asserire quanto e come la sua poesia fosse buona. E per questo ci sono i lettori, gli unici che possono davvero comunicarti se è valsa la pena

* * *

Francesco Forlani è nato a Caserta nel 1967 e vive tra Parigi e Torino. Ha collaborato e collabora a riviste come Baldus (Milano), Atelier du Roman (Parigi), News from the Republic of letters (Boston), Reportage, Corriere Nazionale, e attualmente dirige la rivista letteraria Sud. È presente in rete come redattore del più importante blog letterario italiano: Nazione Indiana Ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano, fra cui Métromorphoses (Ed. Nicolas Philippe, 2002), Il manifesto del comunista dandy (Blu di Prussia-Edizioni La Camera Verde, 2007), Autoreverse (Edizioni Ancora del Mediterraneo, 2008), Chat noir (disegni di Raffaella Nappo; Manhattan Experiment, 2010). Traduttore dal francese, di diversi autori fra cui Fernando Arrabal, Lakis Proguidis, François Taillandier, Philippe Muray, Louis Ferdinand Cèline, Blaise Cendrars, ha tradotto e pubblicato con Alessandra Mosca, L’insegnamento dell’ignoranza, di Jean-Claude Michèa (Edizioni Metauro, 2005). Ha portato in scena (Torino, Milano, Bologna, Napoli, Caserta, Lerici) l’operetta Patrioska e Cave canem. Ha da poco pubblicato per Lite-editions il racconto erotico, Il compasso, e con la casa editrice L’Arcolaio, Il libro di poesie “Il peso del Ciao”.
A Febbraio 2013 uscirà per Laterza nella collana Contromano il romanzo Parigi senza passare dal via.
Conduttore insieme a Marco Fedele del programma radiofonico Cocina Clandestina, fa parte della nazionale scrittori Osvaldo Soriano Football Club (maglia numero 16) di cui è uscita nel giugno 2010 l’antologia Era l’anno dei mondiali (Rizzoli-Corriere della Sera).

Massimo Maugeri
© http://letteratitudine.blog.kataweb.it
http://letteratitudinenews.wordpress.com/
http://letteratitudineradio.wordpress.com/



Commenti (1)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. […] Cocina Clandestina sull’emittente RGP. Il consiglio di lettura che vi diamo è il volume Il peso del Ciao, uscito per la casa editrice L’Arcolaio due anni fa per raccogliere, dopo più di un […]

Lascia un commento