Il messaggio di Jorge Mario Bergoglio


A cura di Arturo Casalati

Prescindiamo, per un momento, dal fatto che Jorge Mario Bergoglio è il Pontefice della Chiesa Cattolica. Consideriamolo, solo per un momento, come un uomo dotato (anche) di un’eccellente preparazione teologica.
A differenza di Joseph Ratzinger, Bergoglio non è soltanto un eccellente teologo, ma anche, e soprattutto, un uomo che è nato e cresciuto in un Paese in piena esplosione economica, sociale, demografica, culturale. Un Paese che ha mille difficoltà: l’Argentina.
Bergoglio è un uomo che è sempre stato in contatto con gli esseri umani più poveri di quel Paese: i diseredati, i nullatenenti, i disoccupati, coloro che hanno la sfortuna di nascere, vivere e morire in quei gironi infernali che sono le favelas.
È là che Bergoglio ha imparato cosa vuol dire, per migliaia e migliaia di persone, vivere in mezzo alla miseria, alla sporcizia, alla prepotenza, alla violenza, alla disperazione di coloro che non ce la fanno più a tirare avanti e si rassegnano a vivere circondati dall’ingiustizia sociale, dai soprusi, dalle cose più orribili che possano capitare agli esseri umani su questa terra.
Ora torniamo al fatto che Bergoglio è il Pontefice della Chiesa Cattolica e, quindi, un uomo che ha un enorme potere nel mondo. Un potere spirituale ma anche un potere materiale. Non è un mistero per nessuno che il Vaticano è uno degli Stati più ricchi e potenti del mondo.
Spesso lo Stato del Vaticano è stato rappresentato da Pontefici paragonabili al Cardinale Bertone. Non è un mistero per nessuno che, mentre Bergoglio vive in un appartamento di 70 metri quadrati, Bertone vive in un attico di 700 metri quadrati, lui e la sua suora di servizio, in mezzo a un lusso e a una ricchezza senza limiti.
Sono gli uomini come Bertone che rappresentano la Chiesa Cattolica o gli
uomini come Bergoglio? Purtroppo la storia ci insegna che sono molto più
spesso gli uomini come Bertone che rappresentano la Chiesa Cattolica.
Succede, però, da un po’ di tempo, che la Santa Romana Chiesa sia rappresentata, eccellentemente, da un uomo come Bergoglio.
Ora, succede che Bergoglio ha avuto il coraggio di dire e ripetere pubblicamente quello che gli uomini più potenti del mondo, da Barak Obama in giù, non solo non hanno mai detto ma, soprattutto, non hanno mai pensato.
Ha detto e ripetuto, pubblicamente, che la guerra è la peggiore delle follie del genere umano, che con la guerra non si risolverà mai nessun problema, anzi, lo si aggraverà in modo spaventosamente terribile.
Se questo non bastasse, il 7 Settembre 2014, all’incontro “La pace è il futuro”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio ad Anversa (in Belgio), Bergoglio ha detto:
“La guerra non è mai un mezzo soddisfacente a riparare le ingiustizie e a raggiungere soluzioni bilanciate alle discordie politiche e sociali”. […]
“Ora è giunto il tempo che i capi delle religioni cooperino all’opera di guarire le ferite, di risolvere i conflitti e di cercare la pace”.
Quindi mi chiedo, e chiedo a voi, una cosa molto semplice: è mai possibile che un ex parroco argentino abbia chiaro in mente qual è la differenza tra la pace e la guerra, mentre gli uomini più potenti del mondo, uomini che governano Paesi sconfinati, non sappiano distinguere tra ciò che è bene e ciò che è male… ?

Arturo Casalati

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