Il mattatore di Dino Risi


A cura di Gordiano Lupi

Il mattatore è una delle commedie più importanti degli anni Sessanta, contribuisce a lanciare Vittorio Gassman come attore comico e al tempo stessa detta le regole fondamentali della commedia all’italiana. La sceneggiatura sarà imitata a più non posso da molti autori della commedia sexy, della farsa scollacciata e in epoca contemporanea anche dai fratelli Vanzina. Il film è un contenitore di truffe e di personaggi, interpretati da un Vittorio Gassman (Gerardo) in gran forma, splendido malandrino e attore mancato. Dino Risi si sbizzarrisce nel girare una serie di scenette esilaranti, interpretate da attori come Peppino De Filippo (il truffatore Chinotto), Mario Carotenuto (il truffatore Lallo), la spalla per antonomasia Luigi Pavese (l’imprenditore Rebuschini), Fosco Giachetti (il generale Nesci), ma anche da due bellezze come Dorian Gray (Elena, la collega di Gerardo) e Anna Maria Ferrero (la moglie di Gerardo). Vediamo la mora Anna Maria Ferrero (nome d’arte di Anna Maria Guerra, ex compagna di Gassman, sposata con Jean Sorel dal 1962) mostrare le lunghe gambe in alcuni numeri di varietà, mentre la bionda Dorian Gray (nome d’arte di Maria Luisa Mangini, 1928 – 2011) amoreggia con Gassman in un letto matrimoniale. Sequenze audaci, visti i tempi.
Il contenitore di truffe comincia con un tentativo di gabbare Gerardo da parte di un imbroglione napoletano, al quale l’ex truffatore – redento dalla moglie – racconta una vita di prodezze.  Il film è un lungo flashback che parte con i fallimentari esordi teatrali, prosegue narrando la galera, l’amicizia con Chinotto, una serie di truffe organizzate insieme al compare e alla bella Elena, persino dei finti matrimoni per rubare collane di brillanti e diademi. Ricordiamo la truffa al gioielliere che riceve pasticcini in cambio di orecchini d’oro, ma anche l’inganno ai danni di un commerciante di pasta all’uovo che vorrebbe pagare una tangente a un generale per assicurarsi una fornitura per l’esercito. Chinotto è il maestro di Gerardo, conosciuto in carcere, amico inseparabile e una sorta di guida spirituale, ma l’allievo diventa così bravo da mettersi in proprio. La truffa finale è organizzata della futura moglie con la complicità di Chinotto, perché sposa Gerardo nel corso di una cerimonia che il compagno inconsapevole crede finta. Il marito si vendica, comunque, perché organizza un finto arresto da parte di un collega imbroglione che si spaccia prima per truffatore napoletano e poi per commissario di polizia. Fuga verso la libertà insieme a Chinotto e soci, verso nuovi obiettivi truffaldini. L’ultima scena è a colori, mentre il resto del film è girato in un intenso bianco e nero. I nostri eroi compiono una truffa internazionale: rubano i gioielli della regina d’Inghilterra.
Gerardo si realizza come attore, utilizza doti da scalcinato imitatore di voci e dialetti per organizzare colpi da maestro e deliziare una platea di lettori di cronaca nera. La sceneggiatura de Il mattatore segue un canovaccio simile a I tromboni (1956) di Federico Zardi, commedia interpretata da Gassman in teatro. Il film ricostruisce uno spaccato di storia italiana di fine anni Cinquanta, poco prima del Boom, raccontando piccoli sogni di famiglie borghesi, ambizioni legate al matrimonio, alla famiglia e al posto fisso. Il mattatore è anche il trionfo dell’arte di arrangiarsi, la messa in scena della truffa come sistema di vita, la spensieratezza contrapposta alla grigia tranquillità.
Paolo Mereghetti concede due stelle e mezzo: “Il film che segna l’incontro di Gassman con Dino Risi è una carrellata di caratteri e di situazioni in cui l’attore può mettere in mostra le proprie abilità mimetiche (particolarmente riuscito il travestimento da generale dell’aereonautica); ma è anche un ritratto cinico e spassoso della voglia di arricchirsi (e di divertirsi) alle spalle dell’ingenuità  nazionale, alle soglie del Boom. E infatti a pagare, alla fine, sono le aspirazioni piccolo-borghesi (lavoro fisso, stipendio, rispettabilità) della moglie di Latini, l’unico personaggio che sembra aver tradito le proprie origini precarie (faceva la soubrette in varietà di quart’ordine). Solo una furbata del produttore Mario Cecchi Gori l’omonimia con lo spettacolo televisivo che Gassman aveva condotto con successo nel 1959”. Pino Farinotti concede tre stelle ma si limita a registrare un breve riassunto della trama. Morando Morandini (tre stelle di critica e quattro di pubblico): “Commedia brillante, diretta con mano sicura da Dino Risi, è soprattutto un’esibizione dello strepitoso fregolismo di Gassman che passa da un personaggio all’altro”. A nostro giudizio un caposaldo della commedia all’italiana, un modello da imitare e da studiare per molti autori di cinema brillante. Il film è classificato opera di interesse nazionale, per questo motivo viene curata una versione restaurata che circola sui canali satellitari del circuito Sky.

Regia: Dino Risi. Soggetto: Tratto da un racconto di Age (Agenore Incrocci) e Furio Scarpelli. Sergio Pugliese, Sandro Continenza, Ettore Scola, Ruggero Maccari. Sceneggiatura: Sandro Continenza, Ettore Scola, Ruggero Maccari. Produttore: Mario Cecchi Gori. Fotografia: Massimo Dallamano. Montaggio: Eraldo Da Roma. Musiche: Pippo Barzizza. Scenografia: Giorgio Giovannini. Costumi: Marisa D’Andrea, Romolo Martino. Interpreti: Vittorio Gassman, Dorian Gray, Peppino De Filippo, Anna Maria Ferrero, Mario Carotenuto, Alberto Bonucci, Fosco Giachetti, Luigi Pavese, Linda Sini, Gianni Baghino, Vincenzo Talarico, Aldo Bufi Landi, Nando Bruno, Mario Scaccia, Armando Bandini. Nomination Orso d’Oro al Festival di Berlino (1960). Produzione: ITA/FRANCIA.

Una sequenza memorabile de Il mattatore – Gassman recita (da finto attore cane) Giulio Cesare di Shakespeare per i colleghi carcerati: http://www.youtube.com/watch?v=-tvYzjVzL44

Gordiano Lupi
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