Il gioco della mosca di Andrea Camilleri


Il gioco della mosca
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«C’avemu» (che abbiamo), «paisà?». Poi si ritrovò a tavola a mangiare pasta con le sarde con un vecchio che era stato amico di suo nonno.

RUVINA Di LA ME’ CASA! Rovina della mia casa! Vien detto, ma scherzosamente, di un uomo maldestro nell’accudire certi lavori che sono propri della donna. Sul finire del secolo scorso, durante la festa di san Calogero, tra i banchi di venditori di dolciumi ne apparve uno assolutamente nuovo: vendeva «strattu», cioè conserva di pomodoro ma, cosa mai vista, dentro scatole di latta sigillate. Le femmine di casa sapevano come fare a tenere la conserva: in recipienti di vetro o vasi di terracotta. Di quelle scatole di latta, con dentro la conserva già pronta, ne ebbero subitanea diffidenza E poi:
«U sapi Diu chi fitinzia c’è dintra», lo sa Dio che porcheria c’è dentro.
Non era cosa fatta da gente conosciuta, veniva da lontano, da Napoli addirittura. Il bancarellaro ebbe scarsa fortuna, vendette non più di quattro o cinque scatole ai signori del paese. Una però la comprò Brasi Fradelia, contadino di larghe vedute, e se la portò a casa in campagna. La sera, messi a letto la madre paralitica e i quattro figli piccoli, Brasi, rimasto solo con la moglie, sgombrò la tavola, al centro vi pose la lattina ed eseguì le istruzioni del venditore, che erano di mettere un pezzetto di brace sulla parte superiore della scatota, dove c’era un buco ricoperto di stagno. Il calore avrebbe fuso lo stagno formando un’apertura dalla quale la conserva poteva defluire. Stettero in silenzio

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Titolo: Il gioco della mosca
Autore: Andrea Camilleri
Editore: Sellerio Editore Palermo
Collana: La memoria
Edizione: 14
Data di Pubblicazione: Ottobre 1997
Prezzo: € 8.00
ISBN: 8838913870
ISBN-13: 9788838913877
Pagine: 104
Reparto: Narrativa

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