Il gatto di Brooklyn aspirante detective di Oscar Brazzi


A cura di Gordiano Lupi

Il gatto di Brooklyn aspirante detective è il secondo film interpretato da Franco Franchi come solista, dopo Il figlioccio del padrino (1973) di Mariano Laurenti, proprio mentre Ciccio Ingrassia lavora con Federico Fellini sul set di Amarcord. Il gatto di Brooklyn sembra quasi un sequel del film precedente perché nelle prime sequenze vediamo un padrino mafioso che telefona per raccomandare l’aspirante detective. La coppia comica siciliana vive la sua prima crisi, Ciccio Ingrassia ha già lavorato con Florestano Vancini (La violenza: quinto potere, 1972), sente di poter fare di più e decide di esprimere le grandi potenzialità come attore drammatico. Per contrasto Franco Franchi vive il periodo più estremo della sua carriera, interpretando film basati quasi esclusivamente su smorfie, trovate da avanspettacolo e comicità pura. Il gatto di Brooklyn aspirante detective è tra i lavori meno riusciti, perché Luigi Pistilli come spalla che si sforza di imitare Ciccio Ingrassia lascia a desiderare e per evidenti limiti di regia.
Tony Mangialafoglia  (Pistilli), detto “la volpe della metropoli”, è un detective spiantato che vive in un monolocale ma non paga l’affitto, per questo viene braccato dal portiere nelle vesti di esattore. Il detective assume il siciliano Frank Lonego (Franchi), detto “il gatto di Brooklyn”, ma incapace e codardo come pochi. La poca arguzia dei due investigatori viene messa in evidenza dalla caccia al mungitore solitario che nottetempo deruba un contadino del latte di una mucca. Il film entra nel vivo con i nobili de De Porcaris (Agus, Incontrera, Keaton) che incaricarono i nostri balordi detective di scoprire se a Villa Allegra ci sono i fantasmi. Alla fine ci rendiamo conto che gli spettri non esistono, ma si trattava di una manovra del conte Bacherozzo De Porcaris (Agus) per non far ereditare la villa alla nipotina che voleva usarla come scuola destinata ai bambini poveri. I detective vengono assunti come bidelli, ma Pistilli si innamora della bella Keaston, anche se il loro figlio in carrozzina è il ritratto di Franco.
La pellicola è puro avanspettacolo, una farsa greve che comincia come poliziesco comico e finisce come horror grottesco. Si parte con i doppi sensi legati ai cognomi. Pistilli: “Mangialafoglia”. Franco: “Non mi piace”. E subito dopo, Franco: “Lonego”. Pistilli: “No, è proprio vero”. Il tema del Padrino ritorna spesso come un refrain musicale quando Franco ricorda al detective che non può licenziarlo. L’auto di Franco cade a pezzi e serve a costruire altre gag comiche da cinema muto. Comicità slipsteek allo stato puro, ma anche pochade a base di travestimenti (Pistilli truccato da prete), scambi di persone, situazioni ai limiti del paradossale. Sembra di essere in un fumetto di Alan Ford, personaggio ideato da Magnus e Bunker: sede scalcinata, detective senza soldi, criminali assurdi come il mungitore solitario, contadini che prendono a fucilate i malcapitati. L’horror comico prende il posto del poliziesco ironico e grottesco quando nostri eroi accettano di recarsi a Villa Allegra su incarico dei nobili De Porcaris (“Che bella famiglia di porcus!”, dice Franco). La trama sembra una parodia della scommessa di Edgard Allan Poe nell’horror gotico Danza macabra (1964) di Antonio Margheriti. Le situazioni da horror comico sono molte: il campanello che suona a morto, Salvatore Baccaro nelle vesti dell’orribile maggiordomo Golem, la madre strega che cucina pietanze orribili, armature con fantasmi che fanno le pernacchie, vampire che seducono Franco, pipistrelli, scheletri che appaiono e scompaiono, vassoi con teste mozzate. Il film sembra ispirarsi agli horror farseschi interpretati da Gianni e Pinotto (William Abbott e Lou Costello), parodie prodotte dalla Universal, che negli anni Cinquanta andavano per la maggiore e vedevano i due comici statunitensi affrontare nemici come l’Uomo Invisibile, l’Uomo Lupo e Frankenstein. Abbiamo anche in questo film un licantropo trash e soprattutto ricordiamo Franco Franchi nelle vesti di un compassato Frankenstein.  Il tono della pellicola è trash ma tutto sommato la storia diverte grazie a un Franchi in gran forma che sovrasta un modesto Pistilli, molto più convincente in ruoli drammatici e psicologici. Ricordiamo Luigi Pistilli (1929 – 1996) interprete drammatico del teatro di Brecht, ma anche in alcuni ruoli western (Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo) e noir (Reazione a catena). La sua fama si deve al film televisivo La piovra 5 – Il cuore del problema (1990), dove interpreta il ruolo di Giovanni Linori. Muore suicida nel 1996, dopo la fine della relazione con Milva e durante le repliche  dell’opera teatrale Tosca. Gianni Agus è diligente come sempre, Annabella Incontrera è una seducente vampira erotica, Camille Keaton, lontana parente di Buster Keaton, fresca playmate del mese sulla rivista Playmen, non ha grande personalità. Franco Franchi è libero di sfoderare il suo enorme repertorio di versacci, risate sguaiate, battute a base di doppi sensi (“Un piccolo caso è risolto, un casino!”) ed espressioni idiomatiche come “uora uora arrivai!”. Franco chiude in bellezza dichiarando che “piange a secco”, senza lacrime. Un momento di bagarre a base di cazzotti e torte in faccia, con tutti i personaggi sulla scena, anticipa il finale e serve a sottolineare il collegamento con il cinema del passato e con la comicità del periodo muto. L’ultima sequenza, ripetuta spesso nei film di Franchi e Ingrassia, inquadra un bambino in carrozzina che presenta il volto di Franco in età adulta. Surreale fino in fondo.
Oscar Brazzi (1918 – 1998 ) è un modesto regista – fratello del noto attore Rossano – che non si misura spesso con il genere comico. Conosciuto per una manciata di film erotici come Il diario segreto di una minorenne (1968), Vita segreta di una diciottenne (1969), Intimità proibite di una giovane sposa (1971) e Il sesso del diavolo (1971). La sua commedia trash si ricorda per film di rozza fattura come Atti impuri all’italiana (1976), Il vangelo secondo San Frediano (1978) e Champagne e fagioli (1976), interpretati da Ghigo Masino. Il gatto di Brooklyn è una delle pellicole girate con maggior cura. Ed è tutto dire. Sceneggiatore e produttore con la Chiara Film per le pellicole sue e del fratello.
La critica non è tenera con Il gatto di Brooklyn aspirante detective. Persino Marco Giusti affonda il coltello nella piaga: “Incontro poco fortunato tra Brazzi senza fratello Rossano e Franco senza partner Ciccio. La storia è sciocchina, con il detective Franco Franchi che deve scoprire il mistero di una casa infestata dai fantasmi. Brr… Franco canta anche una sua canzone, Il gatto di Brooklyn”. Morandini e Farinotti concordano nel concedere una misera stella, senza perdere tempo a dare giudizi, mentre Mereghetti fa finta che il film non sia mai stato girato. La pellicola è modesta, se giudicata con parametri da critico rigoroso, girata male, spesso con una fotografia errata (si passa dalla notte al giorno senza soluzione di continuità) e con un montaggio dilettantesco. Il tono trash consiglia indulgenza perché Brazzi vuol solo divertire senza complicazioni intellettuali.
La casa stregata (1982) di Bruno Corbucci, interpretato da Renato Pozzetto e Gloria Guida, sembra legato a identiche suggestioni, ma è indubbiamente più riuscito. In ogni caso è il corto La casa stregata (1921) di Buster Keaton ed Eddie Cline a gettare le basi per tutti gli horror comici girati in una villa.

Regia: Oscar Brazzi. Scenografia: Francesco Ramacci. Costumi: Monica Salinelli. Soggetto e Sceneggiatura: Roberto Leoni, Gianfranco Bucceri. Musiche. Ubaldo Continiello. Montaggio: Marcello Malvestito. Fotografia. Luciano Trasatti. Aiuto Rergista: Gino Marturano. Segretario di Produzione: Egidio Ippoliti. Interpreti: Franco Franchi, Luigi Pistilli, Annabella Incontrera, Gianni Agus, Camille Keaton, Giovanni Petrucci, Salvatore Baccaro, Alfonso Tomas, Alberto Sorrentino, Leopoldo Bendani, Giuliana Del Balzo, Mario Del vago, Mario Cecchi, Imelde Mariani, Sergio Serafini. Girato Stabilimenti Palatino/Elios Film. La canzone Il gatto di Brooklyn è scritta (testo e musica) e cantata da Franco Franchi. Produzione: Chiara Film di Oscar Brazzi.

La sigla di testa del film: http://www.youtube.com/watch?v=O4Wd0AXpQu8
Il film completo: http://www.youtube.com/watch?v=hfaZzM5bFaI&feature=related
Il film è reperibile in edicola, edito da Hobby & Work.

Gordiano Lupi
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