Il Drago del Nord


fiabeFavole raccolte, curate e riadattate da Simone

Tanto tempo fa viveva un terribile drago che, venuto dai freddi dei paesi del Nord, cominciò a seminare rovine e devastazioni attorno a se, mangiando tutti gli animali che poteva trovare, oltre a questi, anche gli uomini e le donne che gli riusciva di agguantare.
Questo Drago del Nord aveva il corpo come quello di un toro gigantesco, le gambe di ranocchio e la coda di serpente lunga 20 metri. Quando si muoveva saltava come un ranocchio ma faceva mezzo miglio per salto. Si muoveva raramente. Di solito stava seduto in un posto per parecchi anni, fintanto che il cibo non smetteva di capitargli a tiro: infatti aveva lo spaventoso potere di attirare indentro le sue mascelle chiunque, animale o persona, l’avesse semplicemente solo guardato negli occhi.
Nessuno lo poteva uccidere, perché le scaglie che gli ricoprivano il corpo erano più dure del ferro o della pietra; non prendeva fuoco, benché una volta gli fosse stata incendiata tutt’attorno la foresta in cui si trovava; non era possibile coglierlo di sorpresa, perché i suoi occhi brillavano come raggi di un sole nascente.
Se capitava in qualche reame, subito il Re offriva in moglie la propria figliola a chi avesse ucciso il Drago del Nord e molti principi ed altri uomini coraggiosi si cimentavano nell’impresa, ma non ottenevano altro che di servire il pasto al Drago.
– Ahinoi! – dicevano i Saggi dei vari reami.
– Non possiamo farci niente. Nessuno infatti può uccidere il Drago senza l’anello di Re Salomone, e quell’anello è andato perduto parecchi anni fa.
Nessuno sapeva neppure da che parte cominciare per mettersi a cercare l’anello, finché un giorno un giovanotto magnanimo e coraggioso decise di mettersi in viaggio verso Est, terra di grande saggezza, per compiere questa ricerca.
Fu più fortunato degli altri, perché nelle sue peregrinazioni, capitò nella casa di un Mago famoso a cui andò tanto a genio che, per aiutarlo nella ricerca, costui gli insegnò a capire il linguaggio cinguettante degli uccelli.
– Per il momento non vi posso ricompensare in nessuno modo – disse il giovanotto – ma se riuscirò ad abbattere il Drago del Nord sarete lautamente pagato per il vostro aiuto.
– Figliolo mio – rispose il Mago – io non desidero alcun pagamento. Ma se trovi l’anello portamelo. Potrò apprendere con esso molti segreti di Magia Bianca, mentre tu, senza il mio aiuto, non saresti in grado di leggere niente di quello che è inciso.
Il giovane si rimise alla ricerca di buon animo e ormai non si sentiva più ed ormai non si sentiva più solo perché, per strada, ascoltava tutto quello che dicevano gli uccelli e dai loro discorsi apprendeva molte cose misteriose e stupefacenti che non avrebbe potuto conoscere altrimenti. Tuttavia il tempo passava ed egli non veniva a capo di nulla. Una sera sedeva tristemente sotto un albero, consumando la sua cena, quando udì due uccelli dalle penne variopinte che parlavano di lui, tra gli alberi, senza rendersi conto che egli poteva capire ciò che dicevano:
– Vedi quello sciocco sotto l’albero ? Io so cosa sta facendo, cerca di trovare l’anello di Re Salomone.
– Non lo troverà davvero, cinguettò il secondo,. Lo potrebbe aiutare solo la Bella Strega – riprese il primo. Non sta mai fissa in un posto per lungo tempo. Sarebbe più facile per lui acchiappare il vento.
– E’ vero – rispose l’altro – Ora per esempio, non ho la minima idea di dove possa essere. Ma una cosa so di sicuro, dove sarà tra tre notti. Sarà allo Stagno Magico, dove si reca ogni luna piena per lavarsi il viso a mezzanotte, in modo da non invecchiar mai e non avere mai le rughe.
– Non lo sapevo – continuò il primo uccello.
– Lo Stagno Magico non è lontano. Perché non andiamo ad osservarla tra tre notti ?
– Volentieri, rispose l’altro, e nascosta la testa sotto l’ala, s’addormentò.
Il giovanotto esultò di gioia per la fortuna che gli era capitata,benché fosse preoccupato che i due uccelli potessero volar via mentre lui dormiva o volassero così veloci da rendergli impossibile il seguirli. Tuttavia fece in modo di svegliarsi la mattina presto e di non perderli di vista per tutta la giornata e, a dire il vero, soltanto il terzo giorno quelli si allontanarono dall’albero sul quale li aveva uditi per la prima volta. Quando se ne volarono via, il giovanotto li seguì facendo finta di fare la stessa strada solo per caso. Prima del tramonto arrivarono ad un misterioso specchio d’acqua nel cuore della foresta e si posarono su un albero. Egli si distese vicino le radici, mangiò e finse di cadere addormentato.
Il sole è appena tramontato – disse uno dei due uccelli – e la Bella Strega non gli può far niente di male a meno che egli non le dia una goccia del suo sangue. Se gliela dà, la sua anima cade per sempre in balìa delle potenze del Male.
– Ma è davvero così crudele la Bella Strega ? – domandò il suo compagno.
– Più crudele di così non potrebbe essere – rispose l’altro – sebbene sia tanto bella.
Venne la notte e la luna si alzo sulla foresta oscura. Si udì un leggero fruscio e dall’oscurità uscì una graziosa fanciulla, scivolando sull’4erba, così leggera che i suoi piedini parevano sfiorare appena il suolo. Il giovane non potè distogliere lo sguardo da quella vision, perché non aveva mai contemplato una creatura così bella. Senza mostrare di aver veduto, la fanciulla s’avvicino allo Stagno Magico, alzò gli occhi verso la luna piena, si inginocchiò e si bagnò il viso nove volte. Rivolse ancora gli occhi alla luna e fece nove volte il giro dello stagno cantando:

Madonna luna ce nel cielo stai
La mia bellezza non spegnere mai!
Tu splendi e dopo ti estingui lassù:
ma sempre io voglio brillare quaggiù!
La tua come dolce carezza,
a me conservi un’ eterna freschezza!

Poi si asciugò il viso con i lunghi capelli d’oro e si volse al giovanotto con un dolce sorriso:
– Ti dovrei punire, forse, per avermi spiato. Invece ti condurrò al mio palazzo dove non ha mai messo piede nessun essere umano. Non posso sopportare di vederti riposare lì sull’erba umida, senza neanche un cuscino sotto il capo!
Il giovanotto andò con la Bella Strega in un suntuoso palazzo circondato da meravigliosi giardini e vi rimase parecchi giorni con lei, banchettando con piatti d’oro e dormendo ogni notte tra lenzuola di candida seta.
Alla fine la Bella Strega gli disse:
– Ma bel principe ! io t’ho amato dal primo momento che t’ho visto. Sposiamoci: così potrai vivere qui per sempre, senza lavorare, circondato da tutto quello che desideri.
Quelle parole fecero paura al giovanotto, tuttavia egli rispose:
– Principessa, il tuo progetto mi riempie di gioia, ma anche di timore. Concedimi qualche giorno di tempo perché io mi abitui all’idea di tanta felicità e tanto splendore.
– Volentieri ! disse la Bella Strega – Ed ora ti mostrerò il mo più grande tesoro – con queste parole lo condusse in una stanza segreta dove c’era un tavolo d’argento con sopra una scatoletta d’oro. Additando lo scrigno disse:
– Là dentro è racchiuso l’anello di Re Salomone, che ti darò come dono di nozze, appena avrai sigillato il nostro patto con tre gocce di sangue dal mignolo della tua mano sinistra.
Il giovanotto tremò ad udire queste parole ma celò il suo timore e la pregò di rivelargli in che cosa consistessero le meraviglie di quest’anello.
– nessun mortale può arrivare a capirlo – fu la risposta – e nemmeno io so leggere tutte le Scritture Segrete e le Parole del Potere che vi sono incise.
– Ma anche con le mie limitate conoscenze, posso operare miracoli. Se mi metto l’anello al dito mignolo della mano sinistra posso volare via come un uccello, se lo metto all’anulare della stessa mano posso diventare invisibile. Se lo infilo al medio né fuoco, né acqua né arma possono farmi del male. Se poi lo metto all’indice in un momento posso creare qualunque cosa voglia, questo palazzo ad esempio, e tutto quello che c’è dentro. E finché porto l’anello al pollice della mano sinistra, quella mano è così forte che posso abbattere muri e rocce.
– Un semplice anello può far tutte queste meraviglie ? – chiese il giovanotto incredulo – non ci posso credere.
– Non ci puoi credere? – gridò la Bella strega – vieni nel cortile e ti farò vedere se è vero!
Così dicendo aprì lo scrigno e ne trasse un anello d’oro che brillava e splendeva, lucente come un raggio di sole. Lo infilò al dito medio della mano sinistra e ordinò al giovane di sguainare la spada e di colpirlo. Egli obbedì: prima per gioco, poi sempre più forte. Ma ogni volta la lama affilata si piegava come se urtasse su un muro invisibile.
Poi uscirono nel cortile e camminando la Bella Strega si mise l’anello nell’anulare scomparendo del tutto, benché il giovane la sentisse ridere allegramente intorno a lui.
Ritornata visibile gli chiese:
– E ora credi alla potenza dell’anello ?
– Sì – rispose il giovanotto – finché è infilato nel tuo dito – ma tu possiedi poteri magici. Per un mortale come me non servirebbe a niente.
– Alla prova ! – disse la Bella Strega, porgendogli l’anello. Mettilo al dito pollice della mano sinistra e poi colpisci una qualunque di queste grosse pietre che vedi disposte tutt’intorno il cortile.
Il giovane si infilò l’anello al pollice e colpì con la sinistra il macigno che gli stava più vicino spaccandolo in mille pezzi.
– Stupefacente ! – esclamò, – Mi permetterai anche tutti gli altri poteri che m’hai descritto ?
– Prova – Gli rispose la donna. Egli si mise l’anello al medio e subito sembrò che ci fosse un muro magico intorno a lui, e che nessuna arma poteva trapassarlo.
– Devo provare un altro dito – egli disse e, mettendolo all’anulare, diventò invisibile.
La Bella Strega osservò:
– Ora non ti posso vedere, finchè non te lo sfili.
Ma il giovane non ci teneva ad essere visto. Ancora invisibile corse all’altra estremità del cortile, poi, passandosi l’anello al dito mignolo, prese il volo come un uccello.
La Bella Strega lo vide e gridò:
– Torna indietro amore dolcissimo ! Lo vedi che ti avevo detto la verità ? Dammi tre gocce di sangue e l’anello sarà tuo per sempre !
Ma il giovanotto si guardò bene di tornare da lei. Volò via lasciandola lì a gridare di rabbia per il modo in cui era stata giocata e giunse dal Buon Mago che gli aveva insegnato a capre il linguaggio degli uccelli.
Il mago fu molto contento di rivederlo e dopo molti giorni di studio fu in grado di leggere tutto quello che c’era scritto nell’anello di Re Salomone e poté spiegare al giovane come fare per vincere il Drago del Nord, liberando il paese dalla paura.
– E ora addio – disse alla fine il Mago – Va’ sicuro e vincerai ! Non mi devi alcuna ricompensa, poiché la saggezza che ho imparato da quell’anello è il più gran dono che qualunque sovrano possa mai elargire.
Il giovanotto si rimise l’anello al mignolo e in un batter d’occhio si trovò davanti a quel Re che aveva promesso la mano di sua figlia e, quando fosse morto, anche il trono (perché non aveva figli maschi) a chiunque avrebbe ucciso il Drago del Nord.
– Io l’abbatterò – promise il giovanotto – se mi darte tutto quello di cui ho bisogno a questo scopo.
– Certo – rispose il Re – Tu non hai altro che da impartire ordini nel mio regno è sarà fatto di tutto per accontentarti.
Il giovane chiese che gli fosse costruito un cavallo di ferro con delle rotelle sotto i piedi ed una lancia lunga quattro metri, tutta di ferro anch’essa, dello spessore di un tronco d’albero, con due punte aguzze all’estremità. Fissate al centro della lancia c’erano due potenti catene, lunghe venti metri ciascuna ed all’estremità di ogni catena era stato assicurato un picchetto di ferro,
Quando tutto fu pronto, il giovanotto s’accorse che soltanto se teneva l’anello al dito poteva smuovere tutto l’apparato. Perciò si mise in cammino seduto sul cavallo, spostando in avanti con la lancia puntata a terra, come se spingesse col palo una barca sul fiume.
Giunse vicino al Drago del Nord, che se ne stava raggomitolato come una molla nel bel mezzo del reame e a quella vista terribile non poté far a meno di tremare. Quando lo scorse, il Drago, invece di balzar su, aprì la bocca e volse verso di lui i suoi occhi terribili. Allora il cavallo cominciò a muoversi da solo, come se il Drago fosse una calamita che lo attirava a sé e si mosse sempre più veloce sin dentro la bocca del mostro.
Ma quando arrivò ai denti, il giovane spinse un’estremità della lancia nella mascella inferiore del mostro e di lì seguitò a premerla verso terra. Poi mentre la mascella superiore stava per abbattersi scrosciando su di lui, smontò da cavallo e smontò da cavallo e balzò da un lato, tenendo in mano una catena. Mentre ne afferrava l’estremità udì un tonfo pauroso, rimbombante come un tuono, e si rese conto che le mascelle del Drago si erano chiuse sulla lancia. Con gran sveltezza piantò a terra il picchetto, poi, precipitandosi dall’altra parte, afferrò la seconda catena e fissò al suolo anche quella.
Ora il drago era in trappola, con una punta della lancia che lo teneva fermo a terra e l’altra punta infilata nel palato. Per tre giorni e per tre notti sbatté la coda per terra cos’ forte da far tremare il suolo fino a dieci miglia lontano, come se ci fosse un terremoto. Ma non riuscì a liberarsi ed il cavallo di ferro gli rimase conficcato in gola impedendogli di poter mangiare.
Alla fine il giovanotto, con l’anello infilato nel dito pollice, afferrò una grossa palla di ferro bruciante di fuoco – che venti uomini non sarebbero stati capaci di sollevare – e colpì il drago in testa così forte che il mostro non sopravvisse.
Questa fu la fine del Drago del Nord ed il giovanotto sposò la principessa con tanti festeggiamenti. Quando fu il momento divennero re e regina e regnarono saggiamente vivendo felici.
Anche perché possedevano l’anello di re Salomone, il dono imprevisto della Bella Strega.

Simone
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