Il Cavaliere Rolando


favoleFavole raccolte, curate e riadattate da Simone

C’era una volta un re nei paesi del Nord che aveva tre figli e una figlia. Un giorno in cui i tre principi giocavano a palla con la loro sorella, la bella damigella Ellen, la più giovane dei tre, il cavaliere Rolando, dette un calcio così forte alla palla che la mandò a finire sulla chiesa. La damigella Ellen andò a cercarla, ma non tornò più indietro e, benché fugassero da ogni parte, su e giù, da est ad ovest, non trovarono alcuna traccia della bella principessa e tutto il paese ne pianse la morte.
Alla fine il fratello maggiore chiese aiuto ad un Mago Famoso perché nessuno sapeva dire dove mai si trovasse la principessa.
– Vostra sorella, la principessa, è stata portata via dalle fate – rispose il Mago – e si trova nella Torre Oscura, presso il re degli Elfi. Neppure il più valente cavaliere del mondo cristiano sarebbe capace di riportarla a casa.
Il principe dichiarò che avrebbe liberto sua sorella, per quanto l’impresa potesse essere pericolosa e il mago gli disse da che parte andare e come comportarsi, se voleva che l’impresa avesse successo.
Il giovane montò in arcione e partì pieno di rosee speranze, ma non ritornò più alla corte del padre. Allora il secondogenito si mise in viaggio a sua volta, per liberare la damigella Ellen dalla Torre Oscura, ma neanche lui tornò più indietro.
Toccava al più giovane, al cavaliere Rolando, mettersi in viaggio e, benché la regina lo pregasse con molte lacrime di non muoversi fino al ritorno dei fratelli, niente lo distolse dal suo proposito. Allora la regina lo benedì, il re gli dette la sua spada magica che non colpiva mai invano e il cavaliere Rolando si mise in cerca del mago conosceva la strada per il paese degli Elfi.
Il Mago gli dette tutte le istruzioni e terminò dicendo:
– Ricordati soprattutto due cose. Nel paese delle fate non dovrai né mangiare né bere, altrimenti non vedrai più brillar il sole sulla tua terra. Tieni anche presente che i servitori del re degli Elfi debbono rispondere sempre il vero alle tue domande. Tuttavia, chiunque tu incontri, uomo o donna, per quanto buono o bello possa sembrare, non è altro che un Elfo malvagio che ha assunto per opera di magia nera. Perciò, quando avrai saputo cosa desideri, sguaina la spada e tagliagli la testa senza pietà, perché essi non avranno pietà di te, dei tuoi fratelli, ne tanto meno di tua sorella, la dolce damigella Ellen.
Il cavaliere Rolando ringraziò il vecchio Mago promettendo di eseguire a puntino i suoi ammaestramenti. Poi si mise in viaggio e passò monti e valli, guadò fiumi oscuri che sembravano striati di sangue, finché non giunse al paese delle fate, dove per non sciupare la pelle, il sole non brillava mai.
Come aveva detto il Mago, arrivò ad un prato dove pascolavano i cavalli del re degli Elfi.
– Dove vai ? baldo principe di terra ? – gridò il guardiano reale.
– Cerco la Torre Oscura dove abita il re degli Elfi – rispose il cavaliere Rolando
– Segui questa via – rispose il guardiano – finché non arrivi alla Collina Verde su cui si eleva la Torre Oscura. Ma quanto ad entrarci, no so darti nessun consiglio.
– Grazie bell’Elfo, per le tue parole, ma questa è la ricompensa che il Mago mi ha ordinato di darti. E con queste parole, sguainò la spada e gli tagliò la testa.
Il corpo sparì all’istante e un piccolo Elfo nero scappò strillando nel folto degli alberi.
Il cavaliere seguitò il suo cammino e giunse ad un altro prato dove pascolava il bestiame del re degli Elfi.
– Dove vai ? baldo principe di terra ? – gli gridò il guardiano.della mandria reale
– Cerco la Torre Oscura dove abita il re degli Elfi – rispose di nuovo il cavaliere Rolando.
– Segui questa via – rispose l’altro guardiano – finché non arrivi alla Collina Verde su cui si eleva la Torre Oscura. Ma quanto ad entrarci, no so darti proprio nessun consiglio.
– Grazie bell’Elfo, per le tue parole, ma questa è la ricompensa che il Mago mi ha ordinato di darti.
Così dicendo sguainò di nuovo la spada e tagliò la testa anche a lui.
Il corpo sparì all’istante e un altro piccolo Elfo nero scappò strillando nel folto degli alberi.
La solita cosa avvenne quando il cavaliere Rolando si imbatté nel guardiano delle capre, e così accadde col guardiano dei porci e col guardiano delle pecore.
Alla fine il giovane arrivò alla Torre Oscura che s’ergeva su un’alta collina verde. Ma non c’era il sentiero che menasse su per il pendio, né finestre, né porte sulla parete a picco della torre.
Mentre vagava ai piedi dell’altura cercando il modo di entrare nell’edificio, il cavaliere Rolando incontrò una comare che badava ai polli del re degli Elfi.
– Dove vai ? baldo principe di terra ? – gli gridò la guardiana reale.
– Cerco una via d’ingresso nella Torre Oscura – rispose il cavaliere Rolando – perché vorrei scambiare due parole col re degli Elfi.
– Allora devi fare tre giri attorno all’altura – soggiunse la donna – ad ogni giro devi dire “Apriti, apriti Collina Verde e fammi entrare!”. La terza volta si aprirà una porta sul fianco dell’altura e tu potrai entrare.
– Grazie bell’Elfo, per le tue parole, ma questa è la ricompensa che il Mago mi ha ordinato di darti.
Così dicendo sguainò la spada e tagliò la testa. Il corpo sparì all’istante e un piccolo Elfo nero scappò strillandolo dai suoi compagni nel folto degli alberi.
Allora il giovane fece come gli aveva detto la guardiana dei polli: girò tre volte intorno all’altura in direzione contraria al corso del sole ed ogni volta grido: Apriti, apriti Collina Verde e fammi entrare ! – La terza volte si apri una porta nel fianco dell’altura ed egli poté entrare,
La porta gli si chiuse subito alle spalle ed il giovane si trovò a passare per un corridoio appena illuminato dalla luce dei cristalli e pietre preziose incastonate nella roccia dall’una e dall’altra parte. Continuò a camminare finché non giunse davanti a due porte larghe ed alte, coi battenti semiaperti.
Il cavaliere Rolando li spalancò ed entrò in una vasta sala che gli sembrò come l’altura stessa. Era il posto più straordinario che avesse mai visto, certo il più splendido di tutto il paese delle fate.
I pilastri erano d’oro e d’argento e gli architravi erano costellati di diamanti. Dal mezzo del soffitto pendeva una catena d’oro che reggeva una grande lampada fatta con una sola perla d’incredibile grandezza. Nella perla c’era una cavità contenente un carbonchio magico che mandava una luce così intensa da illuminare tutta la sala.
Ad un’estremità, seduta su uno splendido divano sormontato da un ricco baldacchino, il cavaliere Rolando vide sua sorella, la damigella Ellen, che si pettinava i capelli con un pettine d’oro.
– Ahimé ! esclamò la fanciulla alla vista del cavaliere Rolando. – Perché non sei rimasto a casa, mio caro fratellino ? Se tu avessi cento vite, se tu ne avesti anche mille, il re degli Elfi te le troncherebbe tutte quante. Se ti troverà qui, infatti, ti toglierà di mezzo. Ormai non c’è più scampo per te, perché si accorgerà subito che ti trovi dentro la Collina Verde.
Ma il cavaliere Rolando non si perdette d’attimo.
– Dolce sorella Ellen – disse avanzando verso di lei – sono venuto qui per ricondurti nel regno delle Terra, dove i nostri genitori piangono notte e giorno la tua perdita. Devo ritrovare anche i miei fratelli, e riportare a casa anche loro. E’ per questo che ho affrontato tanti pericoli sulla mia strada e non mi darò pace fino a quando non avrò avuto modo si provare la Spada Tagliente che il re, nostro padre, mi ha affidato perché la portasi a fianco, contro tutte le potenze del regno degli Elfi. Per questo sono giunto fino alla Torre Oscura e non mi lascerò persuadere a tornare indietro.
– Così detto il cavaliere Rolando si sedette la presso la sorella, la damigella Ellen e le narrò quanto gli era accaduto durante il viaggio. Terminò dicendo:
– Ed ora, prima di incominciare il duello col re degli Elfi, ho bisogno di mangiare e di bere, anche pochino, perché mi sento quasi venir meno dalla fame e dalla sete.
La damigella Ellen si alzò in piedi sospirando, un incantesimo le impediva di avvertire il fratello del pericolo. Uscì tristemente dalla sala e ritornò poco dopo con una tazza d’oro piena di pane e latte. Rolando prese in mano la tazza e portò il cucchiaio alle labbra. Ad un tratto ricordò le parole che il buon Mago gli aveva detto tanto lontano di lì, nel regno della Terra. Allora gettò lontano da se la tazza, gridando:
– Damigella Ellen, non mangerò fino a quando non ti avrò liberata !
Appena ebbe pronunciato queste parole, il portone si aprì con un frastuono terribile e nella sala irruppe il tremendo re degli Elfi, gridando:

Pamplino, pamplone, pamplano !
Qui c’è odore di sangue cristiano !
Se trovo un uomo, parola d’onore,
con la mia spada gli trapasso il cuore !!!

– Colpiscimi allora, Elfo malvagio del regno dell’Oscurità ! – rispose il cavaliere Rolando sguainando la spada.
I due campioni si precipitarono l’uno contro l’altro e ingaggiarono un duello che non si può descrivere a parole. Alla fine il re degli Elfi cadde a terra e l’altro gli fu sopra con la Spada tagliente, pronto a vibrare il colpo letale.
– Rendimi mia sorella, la damigella Ellen, e i miei fratelli, liberi da ogni tuo incantesimo – gridò Rolando – se no ti taglierò subito la testa !
Il re degli Elfi rispose:
– Lo farò con piacere, perché sei riuscito a sfuggire ad ogni mio sortilegio e mi hai vinto in un combattimento leale. Su tutta la Terra non v’è principe alcuno più coraggioso di te.
Poi li portò nell’ ambito della Torre Oscura dove giacevano gli altri due principi immersi in un sonno incantato; versò su di essi e sulla damigella Ellen tre gocce di un liquido magico che brillò di un rosso sfavillante per sparire poi subito. I due fratelli si svegliarono come da un letargo, abbracciando il fratello, e furono felici di trovare Ellen incolume. Quando si guardarono intorno, il re degli Elfi era scomparso.
Rolando li condusse giù dalla Torre Oscura, attraverso il salone ed il corridoio. Giunti che furono alla porta, gridò tre volte:
– Apriti, apriti Collina Verde e lasciaci uscire !
la terza volta la porta si spalancò ed i quattro uscirono, poi attraversando il paese delle fate, ritornarono sulla terra.
Giunsero felicemente alla città dove sorgeva il castello del re loro padre. Il re e la regina vennero loro incontro e le campane suonavano gioiosamente, perché il cavaliere Rolando era tornato a casa vittorioso riconducendo con sé i due fratelli, e la meravigliosa sorella, la damigella Ellen.

Simone
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