Citazioni: Ian McEwan, Espiazione


Citazioni tratte da: Espiazione di Ian McEwan

Quei pensieri le risultavano familiari e rassicuranti quanto la precisa configurazione delle sue ginocchia con la loro perfetta ma opposta, reversibile simmetria. Un secondo pensiero faceva immancabilmente seguito al primo, ogni mistero generava mistero; chissà se anche gli altri erano vivi quanto lo era lei. Per esempio, sua sorella era altrettanto importante per se stessa, si giudicava altrettanto preziosa? Essere Cecilia era un’esperienza forte quanto essere Briony? Anche sua sorella possedeva una vera se stessa nascosta sotto la cresta di un’onda, e passava del tempo a pensarci, tenendosi un dito davanti alla faccia? Era cosi per tutti gli altri, compresi suo padre, Betty, Hardman? Se la risposta era si, allora il mondo, la società doveva essere complicata in modo inso-stenibile, con i suoi due miliardi di voci, e coi pensieri di tutti allo stesso livello e le pretese di una vita altrettanto intensa da parte di tutti, e con l’unanime convinzione di essere unici, quando nessuno lo era. Uno poteva annegare in tanta irrilevanza.

Anche le prove offendevano il suo senso dell’ordine. Il mondo conchiuso che aveva disegnato con la chiarezza di parole perfette era stato snaturato dagli scarabocchi di altre menti, di altri bisogni; e perfino il tempo, cosi facile da segmentare sulla pagina in atti e in scene, nella realtà gocciolava via a poco a poco in modo inconfondibile.

Un racconto era diretto e semplice, non ammetteva alcuna intrusione tra lei e il lettore -nessun intermediario con le proprie personali ambizioni e incompetenze, nessuna urgenza di tempo, nessun limite alle risorse disponibili. In un racconto bastava desiderare, e poi mettere per iscritto il desiderio, e potevi crearti un mondo; in un dramma invece ti toccava fare con quello che avevi a disposizione: niente cavalli, niente strade di un villaggio, niente mare. Niente sipario. Sembrava talmente ovvio, adesso che era troppo tardi: il racconto era una sorta di telepatia. Attraverso la trascrizione di segni sulla pagina, lei era in grado di trasferire pensieri e sentimenti dalla sua mente a quella del lettore. Era un processo magico, tanto comune che nessuno si soffermava a rifletterci. Leggere una frase coincideva con il comprenderla; come nel caso del gesto di piegare un dito, tra il prima e il dopo non c’era nulla. Non esisteva intervallo che precedesse la comprensione dei segni. Vedevi la parola castello, ed eccolo là, in lontananza, circondato da frondosi boschi estivi, immerso nell’aria dolce e azzurrina tagliata dal filo di fumo che sale dalla bottega del fabbro, con una strada di ciottoli che sparisce serpeggiando nell’ombra verde.

In quel momento, l’urgenza di scrivere era più forte di qualunque idea narrativa. Quello che voleva era smarrirsi tra le pieghe di un’idea irre-sistibile, osservare il filo nero che si srotolava dalla punta del suo pennino d’argento avvolgendosi in parole. Ma come rendere giustizia ai cambiamenti che avevano fatto finalmente di lei una vera scrittrice, allo sciame caotico delle sue impressioni, e al disgusto misto a incanto che provava ? Occorreva imporre un ordine. Doveva incominciare, come aveva stabilito in precedenza, dal semplice racconto di ciò che aveva visto

Robbie e Cecilia si trovavano al di là del presente, fuori dal tempo, privi di ricordi e di futuro. Restava soltanto il brivido crescente della dimenticanza, e il suono di stoffa contro stoffa, e pelle contro stoffa, mentre le loro membra si cercavano nell’inquietudine sensuale di quella lotta. Lui aveva scarsa esperienza in materia e sapeva solo per sentito dire che sdraiarsi non era necessario. Quanto a lei, se si escludono tutti i film che aveva visto e i romanzi e le poesie che aveva letto, non aveva esperienza alcuna. A dispetto di tante limitazioni, non li sorprese scoprire la chiarezza con la quale riconoscevano i propri bisogni. Si stavano baciando di nuovo e le braccia di lei gli serravano la testa. Gli leccava un orecchio, gliene mordeva il lobo. A lungo andare quei morsi lo eccitarono di rabbia, lo incitarono.

La verità era strana e ingannevole, occorreva lottare per scoprirla, resistendo al flusso dell’ordinaria quotidianità

Il concetto era chiarissimo: una persona in attesa di un’altra era come una somma aritmetica, e altrettanto priva di calore. L’attesa. Semplicemente una persona inerte nel tempo, e un’altra in progressivo avvicinamento.

Un romanziere moderno non avrebbe potuto utilizzare trame e personaggi più di quanto un musicista potesse comporre una sinfonia mozartiana. Erano il pensiero, la percezione, i sensi a interessarla, la coscienza come fiume nel tempo, e poi il modo per rappresentarne il fluire, e i corsi d’acqua che andavano a ingrossarlo, e gli ostacoli che ne deviavano il cammino. Se solo fosse riuscita a riprodurre la purezza della luce di una mattina estiva, le sensazioni di una bambina affacciata alla finestra, la curva del volo radente di una rondine su uno specchio d’acqua. Il romanzo del futuro non doveva assomigliare in nulla a quelli del passato.

…ogni persona è, tra le altre cose, un oggetto facile da rompere e difficile da riparare.

Titolo: Espiazione
Autore: Ian McEwan
Prezzo copertina: € 14.00
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Traduttore: Basso S.
Data di Pubblicazione: settembre 2015
EAN: 9788806227340
ISBN: 8806227343
Pagine: 388

 

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