I motorizzati di Camillo Mastrocinque


A cura di Gordiano Lupi

I motorizzati è un film che risente del tempo passato, ma conserva un sapore fresco e genuino, tipico degli anni Sessanta. Camillo Mastrocinque lo gira in un classico bianco e nero, a tratti pervaso da sfumature gotiche, ma con una fotografia intensa. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Castellano e Pipolo, due veterani della comicità nostrana, che prendono di mira il boom economico e la moda dell’auto per tutti. A livello di curiosità va detto che assistente alla regia è un giovanissimo Tonino Valerii, mentre le musiche – allegre e spensierate – sono niente meno che di Ennio Morricone. I titoli di testa scorrono insieme a una serie di barzellette sulla circolazione stradale, disegnate dal noto umorista Attalo, collaboratore di Domenica del Corriere e Settimana Enigmistica.
Il cast degli interpreti è più che eccellente. Il film è introdotto e guidato dal narratore Alberto Bonucci che rifiuta un’automobile come premio di un concorso, perché è la milionesima auto della provincia di Roma e lui non vuole vivere in mezzo a un traffico congestionato. Bonucci cerca di convincere il pubblico che da pedoni la vita scorre più serena e concede maggiori possibilità di divertimento. Alcuni siparietti sexy esibiscono donne che scendono dalle auto e mostrano le gambe; il binomio donne e motori viene sottolineato da modelle in bikini accanto a macchine di alta cilindrata. Franca Valeri è la classica borghese petulante, moglie insoddisfatta di Aroldo Tieri, vanitosa al punto di far comprare al marito un’auto che non può permettersi, per poi doverla restituire, optando per la classica utilitaria, una Fiat 600. Il primo consumismo è il bersaglio delle battute degli sceneggiatori. Gianni Agus è un eccellente venditore di auto, che fa la cresta sulla doppia vendita all’incauto acquirente, Mario Pisu interpreta un ingegnere che dovrebbe firmare un contratto, ma manda a monte l’affare perché non si fida di uno che gira sopra un’auto troppo costosa. Il vigile imbranato è un bravissimo Mac Ronay, mimo senza pari, che fa ridere senza dire una parola, regola il traffico e affibbia multe a ritmo di twist. Nino Manfredi interpreta uno dei personaggi più riusciti della pellicola, il classico italiano medio innamorato dell’auto, che tratta come una figlia, usandola con cura solo la domenica. Un bel giorno è costretto a farsela sfasciare per combinare un incidente falso con il capo ufficio (Luigi Pavese) e questa cosa lo fa uscire di testa. Finisce per imparare il trucco e vive organizzando truffe alle assicurazioni a bordo di una macchina sportiva che guida in maniera folle.
Ugo Tognazzi è un automobilista distratto che, dopo aver visto un film horror di Mario Bava (La maschera del demonio con Barbara Steele, citato con le scene finali sul grande schermo), confonde la sua auto con quella di una nobildonna svenuta che ritiene morta. Commedia degli equivoci allo stato puro, con Tognazzi che cerca di liberarsi del presunto cadavere, ma alla fine tutto torna a posto per pura combinazione. Un segmento che cita le atmosfere horror di Mario Bava, tra gatti neri che miagolano, notti piovose, lampi e tuoni. Franco Franchi e Ciccio Ingrassia sono due ladri d’auto, il professore e il deficiente, venuti via da Agrigento perché li conoscevano tutti. “Sopratutto la polizia”, sottolinea Ciccio. Vediamo i nostri eroi trafugare pneumatici a due fidanzati che amoreggiano, quindi rubare l’auto alla coppia Tieri – Valeri fingendosi posteggiatori. Ma Franco non conosce Roma, finisce per riportare l’auto al punto di partenza, dopo aver fatto il giro dell’isolato, riconsegnandola ai padroni. Franco aveva detto: “Conosco Roma come mia madre!”. Alla fine deve confessare: “Che colpa ne ho se sono nato orfano?”. Franca Valeri serve al regista per stigmatizzare il comportamento pericoloso e distratto della donna al volante, secondo i più vieti luoghi comuni. A un certo punto la moglie petulante fa l’autostop e due camionisti la scambiano per una prostituta che vorrebbero pagare duemila lire.
Walter Chiari è un imbranato fidanzato che lascia le chiavi dentro l’auto, resta impigliato nel finestrino, viene arrestato come ladro e finisce per passare da pedofilo. Tutto questo grazie a una serie di equivoci che lo portano a fare una pessima figura con i genitori della promessa sposa. Una parte di film che cita a piene mani le comiche del periodo muto e l’avanspettacolo. Nel finale Nino Manfredi investe Alberto Bonucci, con l’auto che quest’ultimo aveva rifiutato, ma si mettono d’accordo per sfruttare la situazione e organizzare una truffa ai danni dell’assicurazione.
I motorizzati è il primo film dopo la motorizzazione vera e propria degli italiani, riflette in forma comica le paure del cittadino medio di fronte a un’invasione di auto per le strade di città che cambiano volto e diventano meno sicure. Sono ben fatte le scene acrobatiche, le parti girate nel traffico e gli incidenti (veri e simulati). Camillo Mastrocinque gira con classe ed esperienza una commedia che si gusta ancora con piacere, nonostante gli anni passati. La morale finale è: meglio a piedi, per non impazzire, ma gli italiani non ascolteranno.
Paolo Mereghetti stronca senza riserve. Un sola stella: “Ironia piuttosto facile sul simbolo per eccellenza del benessere nazionale, sceneggiato da Castellano e Pipolo tirando per le lunghe gag di minimo spessore, con piccoli siparietti affidati a Mac Ronay e Franchi e Ingrassia. Si sorride solo con Franca Valeri, moglie aggressiva e fin troppo intraprendente”. Non condividiamo una parola ma riportiamo per completezza critica. Pino Farinotti aumenta la valutazione a due stelle: “Un discreto film comico a episodi basato sui moderni mezzi di trasporto e sui loro guidatori”. I motorizzati, tecnicamente, non è un film a episodi, ma un film contenitore, tenuto insieme da un narratore, che presenta varie situazioni intersecate tra loro e spesso coincidenti. Una tecnica simile viene usata in tempi moderni – anche a livello di citazione della commedia classica – dai fratelli Vanzina. Morando Morandini sta nel mezzo (una stella e mezzo), ma aggiunge che per il pubblico sono tre stelle: “Alcuni dei più popolari attori comici degli anni Sessanta in storielle di spirito facile e innocuo”. A nostro parere ha ragione il pubblico.

Regia: Camillo Mastrocinque. Soggetto e Sceneggiatura: (Franco) Castellano e Pipolo (Giuseppe Moccia). Fotografia: Antonio Macosoli Hernandez. Montaggio: Renato Cinquini. Scenografia e Arredamento: Aurelio Crugnola. Musica. Ennio Morricone (Nazionalmusic). Canzoni: Vigile twist (canta Edoardo Vianello) e Corri, corri (canta Gianni Morandi). Aiuto Regista: Nino Zanchin. Assistente alla Regia: Tonino Valerii. Operatore alla Macchina. Sandro Mancori. Segretaria di Edizione: Ilde Muscio. Direttore di Produzione: Franco Serino. Produzione Italia – Spagna: Jolly Film (Roma), Tecisa (Madrid). Vignette Titoli di Testa: Attalo. Titoli, Negativi, Effetti Ottici: S.P.E.S. di E, Catalucci. Girato: Stabilimenti Titanus (Farnesina). Interpreti: Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Franca Valeri, Walter Chiari, Alberto Bonucci, Mac Ronay, Aroldo Tieri, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Franca Tamantini, José Louis Lopez Vasquez, Mercedes Alonzo, Gianni Agus, Dolores Palumbo, Luisa Pavese, Gina Rovere, Luigi Bonos, Paola Del Bosco, Mario Brega, Loredana Cappelletti, Peppino De Martino, Franco Giacobini, Mario Pisu, Marcella Rovena.

Per vedere qualche sequenza: http://www.youtube.com/watch?v=how_AuDXXuQ

Gordiano Lupi
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