Gramsci e il liberalismo antiliberale di Federico Romano


Gramsci e il liberalismo antiliberale
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che era ancora rimasto in Italia. Il governo deliberava l’annul-lamento di tutti i passaporti, l’uso delle armi contro chi tentasse l’espatrio clandestino, la soppressione dei giornali antifascisti, lo scioglimento dei partiti e delle associazioni contrarie al regime, la istituzione della pena di morte e del tribunale speciale. La mattina del 6 novembre un quotidiano fascista, Il Tevere era uscito con la mozione Farinacci che proponeva la revoca del mandato parlamentare per i deputati dell’Aventino per la sistematica diserzione dei lavori parlamentari. Questo motivo, almeno formalmente, non poteva essere addotto per quei gruppi come il comunista e il popolare che, staccatisi dall’Aventino, avevano ripreso il loro posto nell’assemblea. Nella seduta del giorno 9 la Camera avrebbe discusso le leggi liberticide approvate il 5 novembre dal Consiglio dei Ministri. La sera dell’8 Gramsci dette incarico al collega Riboldi di intervenire l’indomani contro il ripristino della pena di morte e contro la mozione Farinacci. Ma ecco in serata il colpo di scena. « Avvenne », ricorda Riboldi, « che verso le 20 Mussolini chiamò a Palazzo Chigi, dove risiedeva, Farinacci e Augusto Turati e comunicò che bisognava aggiungere all’elenco i deputati comunisti. Farinacci fece presente che l’ordine del giorno motivava l’espulsione con l’abbandono, da parte degli avventiniani, dei lavori parlamentari, mentre i comunisti vi avevano sempre preso parte. Mussolini rispose che « la Corona voleva cosi ». Il re s’era inserito nella preparazione del colpo di stato e l’avrebbe appoggiata, ma a questa condizione. Sul tardi, non sospettando la svolta dell’ultimo momento, Gramsci lasciò Montecitorio diretto a casa, fuori Porta Pia. Alle 22,30 fu arrestato benché protetto dall’immunità parlamentare. Aveva trentacinque anni quando incominciava per lui il lungo calvario che si sarebbe compiuto solo con la morte. Dopo l’arresto, la prima destinazione fu al confine di Ustica, una isoletta di otto chilometri quadrati con 1.500 abitanti, seicento dei quali coatti per delitti comuni. Gramsci abitava con altri cinque: l’ex deputato riformista Giuseppe Sbaraglini di Perugia, l’ex deputato massimalista Paolo Conca, due compagni abruzzesi e il suo più tenace avversario nella lotta delle correnti dentro il partito, Amadeo Bordiga. C’era fra loro, nonostante la diversità delle idee e delle battaglie che fino a poco tempo prima li avevano divisi, la più perfetta intesa. « Io partecipo ad una mensa comune e proprio oggi mi spetta fare da cameriere e da sguattero: non so ancora se dovrò sbucciare le patate, preparare le lenticchie o pulire

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Titolo: Gramsci e il liberalismo antiliberale
Autore: Federico Romano
Editore: Cremonese
Prezzo: € 2.48
Collana: Uomini e problemi
ISBN: 887083459X
ISBN-13: 9788870834598
Pagine: 128
Reparto: Politica e società > Politica

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