Gordiano Lupi – Miracolo a Piombino


A cura di Giuseppe Iannozzi

“Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno
di dire che questa è la più bella età della vita.”

Miracolo a Piombino (Historica edizioni) è, a mio giudizio, il romanzo più lieve, delicato e poetico di Gordiano Lupi. Un piccolo Capolavoro di 140 pagine circa, un romanzo che fa abile commistione di quelle tematiche care a Luis Sepúlveda, Antoine de Saint-Exupéry, Dino Buzzati. Ma nella scrittura di Gordiano Lupi è anche possibile riscontrare una vena dolcemente malinconica che strizza l’occhio a quel piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro, oltreché all’immarcescibilità dell’amore, quello tragico e romantico di Johann Wolfgang von Goethe.

Miracolo a Piombino è una storia semplice, che non ha l’assurda pretesa d’insegnare alcunché a nessuno, pur accogliendo in sé una ben nota morale – che, purtroppo, oggi, in questo nostro presente storico sempre più contaminato dalla balordaggine di un egoismo avvitato su sé stesso, abbiamo noi dimenticato: volare, imparare a volare, continuare a volare contro tutto e tutti, anche quando sembra che il cielo ci frani addosso e che tutti gli dèi ci additino la strada per l’esilio, per una disperazione senza fine. In Miracolo a Piombino il tema dominante è il dolore esistenziale, lo stesso che Paul Nizan, in “Aden Arabia”, sintetizzò con dure e veritiere parole: “Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita. Tutto congiura per mandare il giovane alla rovina: l’amore, le idee, la perdita della famiglia, l’ingresso tra gli adulti. E’ duro imparare la propria parte nel mondo”.

Marco è un adolescente e un anticonformista. La ribellione che si annida nel suo animo, Marco un po’ se la conosce e un po’ no, una cosa però la sa con piena certezza: se non si è capaci di comprendere sé stessi, non sarà mai possibile comprendere gli altri. Marco non si nasconde dietro un dito, riconosce che l’adolescenza lo spinge a naufragare nel mare magnum di una inadeguatezza “temuta e aspettata”. Marco ama i cantautori, i poeti, e in particolar modo ama Francesco Guccini e Fabrizio De André, che Gordiano Lupi non manca mai di citare, quasi sempre a forti dosi, attraverso le loro canzoni-poesie, nel corpus narrativo.
Parallelamente alla storia del giovane Marco corre la storia del gabbiano Robert, un gabbiano votato alla solitudine che non crede nella legge dell’appartenenza a un gruppo, né alla misericordia e alla bontà della Natura.

Miracolo a Piombino si configura come una favola moderna dove al meccanicismo si oppone una ben misurata dose di materialismo dialettico, ne consegue che la mente e la coscienza non possono esistere disgiuntamente dal corpo. Citando Friedrich Engels, “ogni sintesi è a sua volta la tesi di una nuova antitesi che darà luogo a una nuova sintesi che risolve le contraddizioni precedenti e genera le sue proprie contraddizioni”; è fuor di dubbio che il lavoro di Gordiano Lupi si risolve attraverso un sistema di contraddizioni, talvolta, ma solo in parte, volutamente inficiate da una carica romantica. E non a caso, l’autore cita anche il controverso film post-sessantottino diretto da Fernando Di Leo, “Avere vent’anni”, con Gloria Guida e Lilli Carati.

Giuseppe Iannozzi

Titolo: Miracolo a Piombino. Storia di Marco e di un gabbiano
Editore: Historica
Data di Pubblicazione: 2015
Prezzo: € 12.00
ISBN: 8899241457
ISBN-13: 9788899241452
Reparto: Narrativa

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