Godzilla e la minaccia atomica


A cura di Gordiano Lupi

Siamo nel 1954 quando il grande curatore degli effetti speciali Eiji Tsuburaya, il direttore della fotografia Togukawa e il regista Inoshiro Honda realizzano il celebre Godzilla, il primo classico del fantastico giapponese prodotto dalla Toho Company di M. Mori.
La paura della bomba atomica si lega al ricordo di un mostro mitologico, perché l’opinione pubblica giapponese sente molto il problema nucleare, avendo fresca la memoria delle tragiche conseguenze dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.  Il regista gira Godzilla per affermare che la bomba atomica può portare a terribili conseguenze per l’umanità. Il sorgere di un nuovo Godzilla rappresenta la minaccia di una futura distruzione del mondo.
Il nome Godzilla è una conseguenza della produzione americana e italiana, perché in Giappone il mostro leggendario risvegliato dall’esplosione atomica si chiamava Gojira, un mix tra la parola inglese gorilla e il termine giapponese kujira, che significa balena. Il soprannome Gojira veniva dato a un tecnico robusto e corpulento della Toho, che ha contribuito a identificare il mostro simbolo delle paure nucleari. Godzilla non nasce come film per ragazzi, ma dovrebbe essere un horror fantastico per adulti e infatti il primo lavoro della serie presenta un tono drammatico, mentre i successivi diventano pellicole per bambini delle scuole elementari, costruiti su trame leggere, combattimenti tra mostri e molti effetti speciali.
Il primo Godzilla è del 1954, sceneggiato da Sigeru Kayana, che attinge al dolore di un’intera nazione, alle paure scatenate dalla bomba atomica, dipingendo un nuovo incubo non a forma di fungo ma di mostro. Il cinema giapponese si era sempre accostato al tema atomico in modo altamente drammatico per studiare l’apocalisse che aveva colpito il loro paese, con pellicole di Tomotaka Tasaka (Le campane di Nagasaki, 1952), Kaneto Shindo (I figli della bomba atomica, 1953) Akira Kurosawa (Testimonianza di un essere umano, 1955). Godzilla segue la stessa falsariga, perché la prima pellicola, girata in un livido bianco e nero, è suggestiva e inquietante, fa prendere corpo alle paure atomiche e negli occhi degli interpreti si legge il terrore per il ritorno di un orribile mostro. I film successivi – di indubbio minor valore artistico – sfrutteranno il successo commerciale del mostro e saranno dedicati a un pubblico di ragazzini pronto ad affollare le sale di seconda e terza visione. Il dramma si trasforma in farsa e l’horror si stempera in situazioni a metà strada tra il comico e il grottesco.
Godzilla nasce dalla paura nucleare dei giapponesi e anche dal confronto con il mostro più classico del cinema nordamericano, quel King Kong che nel 1933 aveva dato vita cinematografica al tema favolistico della Bella e la Bestia, immortalando l’eroina biondo platino Fay Wray. Il risveglio del dinosauro (1953) di Lourie e Harryhausen è un altro antecedente storico importante per la nascita di un mostro popolare e quasi immortale come Godzilla.
Il risveglio del dinosauro racconta la storia di un dinosauro che si risveglia dal suo sonno millenario per colpa di un’esplosione atomica, che raggiunge New York e vi semina distruzione e morte. L’incubo della bomba atomica perseguitava anche i responsabili della distruzione di Hiroshima e Nagasaki, al punto che nel fumetto statunitense nasceranno una serie di supereroi e di super criminali come diretta conseguenza di contaminazioni atomiche. La Casa Editrice Marvel sarà rivitalizzata da Stan Lee, il Disney degli anni Sessanta, che partendo dalla paura atomica partorirà dalla sua fervida fantasia personaggi come Spider Man e Hulk.
Assalto alla terra (1954) di Gordon Douglas è un altro film statunitense che giustifica la presenza di formiche giganti e mostruose con la radioattività e riscuote un grande successo internazionale.

Godzilla è un rettile mesozoico che si ispira ai precedenti successi statunitensi a base di scimmioni orribili e formiche giganti, ma ha qualcosa in più, perché nella sua stessa presenza incarna la bomba atomica, l’orrendo terrore di un pericolo nucleare che potrebbe incombere ancora sul Giappone. Godzilla è un film anche molto spettacolare, gli effetti sono eccellenti, i modellini con cui vengono ricostruite isole e città sono credibili, ma l’atmosfera non è quella del puro divertimento. Godzilla è un film tragico perché nasce da una paura diffusa e immanente nel popolo giapponese. La pellicola è curata nei minimi particolari, Tokyo viene riprodotta in scala su modellini molto simili all’originale, la sceneggiatura è pervasa di simbolismo, la regia di Inoshiro Honda è perfetta e si abbandona a scene grandiose durante le sequenze della distruzione di Tokyo. Molto bravo il creatore del mostro, Eiji Tsuburaya, che getterà le basi per i film futuri e anche per le caratterizzazioni moderne (e inefficaci) di Godzilla. Interpreti principali della pellicola sono Takashi Shimura e Momoko Kochi. Nel 1954 non esistevano altri sistemi tecnici che far indossare a un collaboratore  la tuta gommosa che riproduceva il mostro. Godzilla emana dalla bocca un raggio disintegratore che viene prodotto ricorrendo a un ritocco della pellicola impressionata.
La trama di Godzilla è semplice ma curata. Si verificano numerosi disastri nelle acque circostanti il Giappone, alcune navi spariscono misteriosamente inghiottite dal mare e i superstiti narrano di una cosa orribile emersa dalle acque. Alcuni incaricati governativi indagano sul mistero, sbarcano in un’isola dove incontrano nativi in preda al terrore che raccontano di un dio adirato, chiamato Godzilla, che semina morte nei mari. Godzilla compare per la prima volta nell’isola di Oto, mostra la sua enorme testa sopra una collana, mentre gli osservatori del governo sono stupefatti. Vengono usate le bombe di profondità per eliminare il pericolo, ma il mostro non è morto, riappare nella baia di Tokyo e comincia la sua opera di distruzione. Uno scienziato decide di usare contro Godzilla il distruttore di ossigeno, una potente arma di sua invenzione, ma si tratta di un ritrovato tremendo, un orribile congegno che potrebbe distruggere l’umanità. Per questo l’uomo che usa la potente arma contro Godzilla decide di morire in fondo al mare insieme al mostro e al distruttore di ossigeno. Torna la paura del nucleare anche nel congegno che elimina il pericolo Godzilla, trasformato in uno scheletro, perché la scoperta dello scienziato – se usata da uomini senza scrupoli – potrebbe distruggere il mondo.
Godzilla vede una prima versione giapponese intitolata Gojira (1954) e una successiva produzione statunitense intitolata Godzilla, King of the Monsters (1956), che arriva in Italia come Godzilla. Non sono lo stesso film, perché il distributore statunitense Joe Levine inserisce alcune sequenze girate con attori nordamericani e ambientate negli Stati Uniti. Si tratta di un nuovo film più lungo del precedente di ben diciassette minuti distribuito in tutto il mondo. Godzilla gode di una terza versione, colorizzata, stereofonica e più lunga di circa venti minuti, realizzata in Italia nel 1977 da Luigi Cozzi. Il film viene colorato con una tecnica artigianale, gode di una nuova colonna sonora di Vince Tempera, ci sono nuove sequenze realizzate ritagliando scene dal film prodotto negli Stati Uniti e rimontandole al contrario. Inoltre Luigi Cozzi aggiunge un filmato di repertorio che mostra la distruzione di Hiroshima dopo l’esplosione della prima bomba atomica. Il film colorato con la tecnica Spectrorama 70 – ideata da Cozzi –  è uscito anche in Turchia e persino il Giappone ha voluto acquistare i negativi.
Lo straordinario successo di Godzilla in Giappone e nel resto del mondo ha prodotto altri mostri nipponici sempre basati sul tema della paura nucleare. Gamera – un tartarugone volante – è stato il suo principale rivale in una serie di pellicole che hanno fatto la felicità dei ragazzini degli anni Sessanta. Lo spessore non ha niente a che vedere con il primo film di Inoshiro Honda, qui siamo dalle parti dei manga e possiamo dire che certi film sono i precursori di Mazinga, Goldrake, Gondran e via dicendo. Godzilla e Gamera hanno un destino comune: nascono come cattivi, come pericoli per l’umanità, e quindi si trasformano in buoni, amici della terra, dei bambini, difensori di un mondo in pericolo e protettori della nostra razza. Sono dieci i film dedicati a Gamera – adesso quasi introvabili – ma uno è molto interessante (Godzilla contro King Kong), perché realizza una contaminazione delle avventure dei due mostri amati dai bambini. Infatti quella pellicola del 1969 – che ho visto in prima visione al Cinema Sempione di Piombino – vede protagonisti positivi Godzilla e Gamera in lotta contro la minaccia di un King Kong mostruoso, neppure lontano parente del mito nordamericano. I film della serie Gamera sono come coloratissimi albi a fumetti, divertenti pur nelle loro trame infantili, perché sanno inserire elementi di interesse anche per un pubblico più adulto e smaliziato.
La serie di Godzilla prosegue con Il re dei mostri (1955), girato da Motoyoshi Oda, collaboratore di Inishiro Onda, ma con lo stesso curatore degli effetti speciali, Eiji Tsuburaya. Il film ignora la morte di Godzilla avvenuta in fondo al mare nel film precedente e parte da un suo improbabile risveglio, usando molte scene di distruzione del primo lavoro, per evidenti motivi di risparmio produttivo. In questo stesso periodo viene creato anche Rodan, mostruoso pterodattilo che frequenterà i film di Godzilla, oltre a essere titolare di una sua serie. Rodan, il mostro alato (1956) è il primo film basato sempre sulla paura nucleare, perché lo pterodattilo preistorico viene risvegliato da un’esplosione atomica. Godzilla torna in altri film divertenti, ma dichiaratamente minori e dedicati a un pubblico di ragazzini. Il trionfo di King Kong (1962) è un film che unisce il fascino dello scimmione nordamericano – del tutto nipponizzato – al mostro preistorico ormai assoldato (ma non del tutto) nell’esercito dei buoni. Si pensa soprattutto all’incasso costruendo un film d’azione che diverte i ragazzini ma che ha meno spessore dei precedenti. Watang nel favoloso impero dei mostri è il Godzilla contro Mothra giapponese, che sfrutta molte scene del Mothra originale e ci fa assistere alla lotta tra il popolare mostro preistorico e una fiabesca creatura nata da un uovo e trasformata in una falena volante. Il figlio di Godzilla è un altro film divertente dove incontriamo il simpatico piccolo Godzillino nato da un uovo di dinosauro e diversi mostri cattivissimi come ragni giganti, pterodattili e il fortissimo Gorgo. Godzilla’s revenge è un nuovo lavoro di Inishiro Honda che si ricorda per una trama interessante e non solo per ottimi effetti speciali.
La serie Godzilla si compone di ben 22 pellicole, molte introvabili e alcune mai uscite in Italia, girate dal 1954 al 1999. I titoli: Godzilla (1954), Il re dei mostri (1955), Il trionfo di King Kong (1963), Watang nel favoloso impero dei mostri (1964), Sandai Kaiju: Chikyu Saidai No Kessen (1964 – inedito), L’invasione degli astromostri (1965), Il ritorno di Godzilla (1966), Il figlio di GodzillaIl ritorno di Gorgo (1966), Gli eredi di King Kong (1968), Godzila’s Revenge (1969), Godzilla, furia dei mostri (1971), Godzilla contro i giganti (1972), Ai confini della realtàGodzilla contro Megalon (1973), Godzilla contro i robot (1974), Distruggere KongLa terra è in pericolo (1975), Il ritorno di Godzilla (1984), Godzilla contro Biollante (1989), Godzilla contro King Ghidora (1991), Godzilla contro Mothra (1992), Godzilla contro Supermechagodzilla (1993 – inedito), Godzilla contro Space Godzilla (1994), Godzilla contro il mostro Destroyer (1995, inedito), Godzilla (1998), Godzilla 2000 (1999), Godzilla contro Megagilas (2001).
Il Godzilla (1998) statunitense di Roland Emmerich è il più noto al grande pubblico contemporaneo, ma è il più banale, un film inutile, pieno di giganteschi effetti speciali, ma del tutto privo di cuore e delle motivazioni per cui è nata la serie che ha appassionato i ragazzi di tre generazioni. Il mostro di Emmerich non ha niente del Godzilla nipponico, è una sorta di gigantesco iguana creato con le tecniche della computer grafica e non con l’ausilio di un mimo che indossa un costume di gomma (come tradizione giapponese). Abbiamo un Godzilla moderno, che soddisfa la scarsa fantasia dei consumatori di videogiochi, ma non certo un cinefilo esigente che vuole il rispetto della tradizione e pretende una sceneggiatura meno demenziale. Centoventi milioni di dollari investiti soltanto per far comprare ai bambini un po’ di giocattoli raffiguranti il mostro di Godzilla, ma che hanno affossato forse definitivamente il mito di un mostro nato dalla paura della bomba atomica che pervadeva il Giappone del 1954.
Tra le pessime ultime versioni di Godzilla citiamo il risibile film giapponese Godzilla Final Wars (2004), nel quale vengono riprese sequenze dei vecchi film della serie Godzilla per costruire una nuova storia per ragazzi. La trama racconta un’invasione extraterrestre a opera degli Xiliani (una sorta di Alien che si impadroniscono del corpo umano), contrastata da un esercito di mutanti. Godzilla e altri mostri buoni come Gamera aiutano il genere umano a scongiurare la minaccia. Il film è da ritenersi un lavoro di montaggio (poco riuscito), perchè unisce parti realizzate in studio a spezzoni di battaglie tra mostri prelevate da vecchi film di successo.

Per approfondire: Luigi Cozzi – Godzilla & company – Profondo Rosso – Seconda edizione dicembre 2001 – Pag. 250 – Euro 21,00

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
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