Gli insaziabili


raccontidi Serenella Menichetti

10 Giugno ore 10 Torre Del Lago Puccini Bagno Lido
Franco, giovane aiuto bagnino, del mitico Bagno Lido, come consuetudine annuale, fa l’appello all’altoparlante dei membri del gruppo “Gli insaziabili” a cui appartengono ragazzi e ragazze dai 18 ai 20 anni. Costituitosi da circa sette anni con lo scopo di fare insieme scorpacciate di divertimento e leggerezza, tutto nel rispetto di ognuno e di quello di tutti.
-Paolo, Gianna, Claudia, Francesco, Carlotta, Alessio-
Cinque le mani che si alzano.
Cinque presenti, uno assente, riferisce con la penna a mezz’aria e gli occhi fuori dall’orbita simulando l’espressione del Bibolotti, noto professore in pensione del liceo scientifico “Barsanti e Matteucci” di Viareggio, cliente decennale del bagno.
-Ma come?- interviene Paolo, quest’anno c’è un’assente?
-Così sembra, manca Gianna- riferisce Franco.
-Ragà, ricordiamoci che sono sette anni che ci ritroviamo e tutti sappiamo come il settimo anno, sia portatore di crisi. Accade anche nei matrimoni più coriacei.- recita Francesco.
“Gianna, Gianna, Gianna, sosteneva, tesi e illusioni”
“Dove vai, con chi ce l’hai? Vieni qua, ma che fai? “ canticchia Paolo.
-Ok, verissimo, sappiamo tutti però quanto Gianna ami ronfare-risponde Alessio.
-Ragà può succedere, aspettiamo fino alle undici, poi tuffiamoci anche senza di lei- propone Carlo.
-Non sono d’accordo- Il primo bagno insieme è uno dei punti fondamentali del nostro regolamento, sarebbe di cattivo auspicio trasgredire.-Ribatte Carlotta.
Non ci rimane che attendere, Gianna avrà sicuramente avuto un contrattempo-conclude Claudia.
-Possiamo farle uno squillo al cellulare?- Chiede Alessio.
-Alessio ma dico, ti senti bene? Ti rendi conto di ciò che dici? Hai già preso un colpo di sole?-controbatte Claudia, recitando a sua volta
il primo comma del regolamento, approvato e sottoscritto da tutti:
“Il 10 Giugno di ogni anno, ogni membro, del gruppo “gli insaziabili dovrà ritrovarsi alla stessa ora, sulla stessa spiaggia, allo stesso mare, ovvero al mitico Bagno Lido, senza che alcuno debba essere invitato e/o sollecitato, pena l’esclusione”
-Basta, adesso non ne facciamo una questione di stato, attendiamo. Punto.- Ribatte Carlotta.

Gianna, disfa la valigia, quest’anno l’emozione è grande.
Immagina che il gruppo si sia già incontrato, questo non sembra metterle fretta.
Le sue dita indugiano sui tessuti degli abiti nuovi: semplicissimi, di gran classe ad ogni abito ha abbinato borsa e scarpe.
Resta ferma, davanti a quei completi, in religiosa ammirazione.
Fino a che la musica del cellulare la riporta alla realtà. Pronto?
-Gianna ti aspettiamo-La voce impacciata di Alessio la reclama.-
-Scusa Alessio, sono in ritardo a causa di un incidente sulla FI PI LI-si giustifica. Ho ancora da fare, ci vediamo nel pomeriggio.-
Ok, cerca di arrivare almeno alle 16, facciamo il bagno e ci prendiamo un gelato alla baracchina. Ti aspetto-
Gianna spegne il cellulare, ha bisogno di stare un po’ sola.
Quel “ti aspetto” sussurrato da Alessio, le ricorda il loro scampolo di storia, dell’anno passato.
Una cavolata durata solo quindici giorni estivi, per lei dimenticata e sepolta.
Sono le 12 e Gianna ha ancora molto tempo per sistemare le sue cose:
Dare aria alla casa, collegare il computer, cambiare la biancheria del letto. Riporre nell’armadio gli abiti.
Un mini appartamento composto da due piccole stanze con balcone, acquistate dai suoi genitori con i risparmi di una vita.
Gianna non riesce a staccare gli occhi dagli abiti, in bella mostra sul letto. Ci si vede dentro, come una donna sicura di sé, elegante, capace di osare.
Pensa a sua madre che ancora oggi, per risparmiare, rovescia i colletti consumati delle camicie del padre.
Ed a lei, confeziona semplici modelli con scampoli acquistati al mercato, per poi guardarla con adorazione.
Se sapesse quanto la figlia odi quegli stracci fatti a mano.
E quanto la infastidisca il suo sguardo mesto, che sembra elemosinare almeno un cenno di riconoscenza.
Basterebbe una briciola di considerazione, un grazie appena accennato, per farla felice. Gianna lo sa, ma non ci riesce e tace.
Possibile che sua madre, non comprenda che quegli abiti, per Gianna rappresentino l’emblema di un marchio di cattivo gusto.
Conviene tacere piuttosto che riversare sulla donna, quella rabbia che la spossa.
Una scorta di sacchi di plastica e addio schifezze e senso di colpa.
Una valigia meno piena.
Per lei pochi i modelli, ma tutti di alta sartoria.
La qualità rispetto alla quantità, adesso questo sarà il suo nuovo motto.
La partenza per il mare ed un mondo nuovo davanti: nuovi incontri, nuovi luoghi, nuove esperienze.

In fondo occorre solo mettersi davanti al computer, accendere la web cam e lentamente a tempo di musica, togliere gli indumenti.
Piano, piano, con grazia.
Usare il suo bel corpo, come una danzatrice.
Una piccola gheisha.
Quando Maria le propose quel lavoro rimase un po’ perplessa.
Poi gettò via tutta la sua reticenza ed iniziò.
Un’arte diceva Maria, questa è una vera arte.
Rimase stupita di non provare né emozione, né vergogna.
-Spogliati e non pensare- le suggeriva Maria.
Ascolta la musica e danza.
Era piacevole lasciarsi andare.
Mentre toglieva gli indumenti, le scorrevano davanti, le immagini dei luoghi della sua infanzia:
campi di grano e papaveri rossi.
Colline verdi con ordinati vigneti.
File di ulivi, sotto cieli pervinca.
Gli indumenti volavano, posandosi ora su spighe gialle, ora su rami di ulivo, ora sui prati verdissimi.
Fino a che rimaneva, il suo giovane acerbo corpo a danzare.
La sua grazia aveva raddoppiato le richieste.
Un lavoro ben retribuito che le veniva pagato da Maria, che sicuramente ci lucrava, ma a lei permetteva di pagare le tasse universitarie e sopratutto gli dava l’opportunità di togliersi qualche capriccio.
Le bastava stringere nel pugno quelle banconote, per sentirsi invincibile e onnipotente, capace di toccare il cielo.
Tastò ancora la morbidezza della stoffa dei vestiti, se la portò alla guancia, quindi li infilò nelle grucce che appese all’asta dell’armadio.
Indossò il bikini, pantaloncini e maglietta e un paio di infradito.
Il campanello della porta si mise a suonare insistentemente.
Chi poteva essere? I suoi sarebbero arrivati a Luglio.
Gianna si affacciò al piccolo terrazzo, e scorse Maria con il marito.
Probabilmente era passata a salutarla ed a portarle il denaro che le doveva.
I ragazzi seduti al bar ascoltavano il tormentone dell’estate.
L’attesa di Gianna che si protaeva, aveva incrinato l’antica atmosfera e
la fastidiosa afa, contribuiva a rendere il gruppo, più nervoso e meno attivo.
-Ragazzi qui si dorme, se non ci si dà una scrollata si cade in trance- annuncia Claudia.
-Basta, mi sono rotto!-sbuffa Alessio
Io mi tuffo!
-No, Alessio, il bagno ancora no!
Magari avvantaggiamoci iniziando dalle confessioni invernali.
Ragazzi chi comincia? Mi sembra giusto rispettare l’ordine alfabetico quindi, forza Alessio- ordina Claudia che conduce il capitolo “Confessioni”
Allora Alessio quanti filarini hai avuto questo inverno?
Alessio si fa rosso scarlatto e comincia-emh, emh, diciamo: quasi uno. Cioè, ci sono uscito una volta.-
-Dai racconta-
-Ho poco da raccontare.
Ho incontrato Camilla alla festa di mio cugino Mario.
Abbiamo fatto il gioco dell’abbina coppia ed il mio nome è uscito insieme al suo e siccome il gioco consisteva nel dover uscire insieme il venerdì successivo, l’abbiamo fatto. Punto.-
-Cosa è che avete fatto?-
-Siamo usciti!-
-E che altro?-
-Niente-conclude Alessio un po’ infastidito.
-Ok, allora anche quest’anno niente di fatto.
Arriverà quel giorno Alessio, non disperare.
No, Alessio non disperava affatto. Custodiva dentro il cuore il suo segreto d’amore, non era ancora giunto il momento di svelarlo. Quest’anno ce l’avrebbe messa tutta per riattivarlo e poi sarebbe arrivato il momento di prendersi la rivincita.
Suvvia adesso ci rifaremo, ragazzi è la volta di Carlotta
Parla, Carlottina, almeno tu donaci quel pizzico di peperoncino che manca!
-Io ho avuto ben due storie piccantisime miei cari.
Ma i particolari li vorrei tenere per me.-
-E, no! Continua, così non vale, i patti sono altri!-
Carlotta che non aspetta che questo, si mette a raccontare i tratti più salienti.
Aggettivi e particolari allo zenzero, scorrono velocemente.
Sembra di assistere ad un film porno.
Verità o Fantasia?
Poco importa ciò che conta è assaporare il divertimento.
-Basta mi vado a bere un succo di mirtillo, sbuffa Alessio-
Le confessioni si susseguono, sempre più forti e stuzzicanti. Le risate ed i gridolini riescono a ricucire e riscaldare l’atmosfera.
Adesso il tempo scorre su binari più fluidi.
Riusciranno i nostri eroi a mantenere la loro vernice brillante e vacanzierà? Sicuramente si, le premesse cominciano ad prospettarsi più rosee.
Intanto Gianna, non è ancora arrivata.
E Alessio si è defilato.
Si dice di Alessio:-Sarà sicuramente andato a farsi un’overdose di mirtillo-
Tutti conoscono la mirtillo-dipendenza di Alessio.
Ci sono giorni i cui invece di pranzare, si scola tranquillamente una dozzina di succhi.
L’aiuto bagnino chiude gli ombrelloni e accantona le sedie a sdraio.
La spiaggia pulita e rastrellata sta in attesa di sorprese notturne.
Domani sarà un altro giorno, ed il divertimento per gli insaziabili assumerà certamente la piega giusta.

Ore sei e trenta, il sole è ancora basso, la spiaggia ancora vuota.
La brezza marina reca buon odore di salmastro.
Il paesaggio mediterraneo e l’enorme distesa di sabbia infondono un senso di libertà, che travalica il limite di un vissuto pieno di ostacoli.
Claudio si gusta tutto questo.
Spiaggia, mare, cielo e un buon libro. A pranzo spaghetti allo scoglio, accompagnati da un buon frizzantino, al ristorante dell’oasi.
Nel pomeriggio:ancora sole, ancora mare.
Sono diversi anni che Claudio, dopo i giorni lavorativi trascorsi in fabbrica, passa i suoi fine settimana in quel luogo, completamente privo di rimpianti per altre mete. Il suo cruccio è però quello, di trovare, troppo spesso sulla spiaggia cartacce e rifiuti.
Non riesce a comprendere come possa la gente non rispettare un luogo così ameno.
Anche stamani è giunto in spiaggia fornito di busta e guanti, per fare un po’ di pulizia, un bel gesto, che compie soprattutto per sé stesso.
Poi si guarda intorno soddisfatto per l’ordine ripristinato.
Un paio di piedi diafani, che spuntano da dietro una duna gli fanno comprendere di non essere solo.
Sicuramente una ragazza che ha passato la notte in spiaggia, pensa, mentre si siede ed apre il suo libro.
Ma quei piedi immobili gli entrano nelle pagine, saltando da una all’altra, come un segnalibro insistente.
Non gli rimane che alzarsi e verificare a chi appartengano.
Il corpo bianchissimo di una giovane donna, giace sulla sabbia.
Riccioli fitti e chiari incorniciano un volto dai lineamenti delicati.
Sul collo si notano delle striature viola.
Non importa essere laureati in medicina per rendersi conto che trattasi di corpo senza vita.
Claudio, armeggia coi tasti del cellulare, fino a che riesce a contattare il 113. Subito dopo, avvisa pure il 118 , sapendo quanto ahimè quella seconda telefonata, possa essere completamente inutile.
Il commissario capo Mariani ed il suo vice Trillo giungono sul posto accompagnati da un’altra volante con due militari in divisa.
Viene rilevato che la giovane è priva di documenti e cellulare.
Per cui al momento l’identità rimane sconosciuta.
I molti villeggianti che via via cercano di raggiungere la spiaggia, vengono, rimandati indietro dai militari.
Dopo una mezz’oretta giunge il medico legale, che autorizza la rimozione del corpo.
La notizia della brutta vicenda , nonostante i giornali non ne parlino ancora, si spande nel paese a macchia d’olio.
Anche al bagno Lido se ne parla.
Gli “insaziabili” eccitati, azzardano mille ipotesi.
A chi apparterrà il corpo?
E chi potrà essere l’assassino?
Carlotta è sicura che sia una ragazza uccisa da un innamorato respinto.
Altri pensano sia una giovane donna dell’est giunta a Torre per fare la vita, soppressa poi, da un cliente insoddisfatto.
La convinzione di Claudia è che sotto ci sia una storia di omosessualità.
Alessio, dice solo che è una brutta storia.
-Niente bagno neppure stamani?-
-Sapete ragazzi che facciamo, se Gianna non arriva entro le una, ci tuffiamo- decide Paolo per tutti.

Alle 10, 15 minuto più minuto meno, tale Mario Nuti, si presenta all’ufficio di polizia con una carta d’identità intestata a Gianna Catelani nata a Laiatico il 25/10/1997. -L’ho trovata in pineta, dice ai carabinieri.
L’uomo viene interrogato e poi rimandato a casa.
Dalla foto risulta evidente che quel documento appartiene alla sfortunata ragazza.

Di li a poco, Franco l’aiuto bagnino, comunica ai ragazzi che purtroppo il corpo è quello della loro amica, Gianna.
I ragazzi ammutoliscono.
La sconvolgente notizia, ha le sembianze di una ruspa che scava nei loro esseri, estirpando, tutto il loro entusiasmo.
-Non è possibile- dice Carlotta con gli occhi pieni di lacrime.
Chi può aver fatto una cosa del genere?
E cosa ci faceva Gianna su quel tratto di spiaggia?-
Gli interrogativi sono molti.

Nel pomeriggio vengono avvertiti i genitori di Gianna, che si recano all’istituto di medicina legale a Pisa.
Lo sconcerto supera quasi il dolore:- La loro figlia uccisa, non può essere vero!
Sono sconvolti e impreparati.
Nel pomeriggio iniziano altri interrogatori.
Il commissario Mariani chiede ai poveri genitori, di parlargli del tipo di vita di Gianna: studi, frequentazioni, sogni.
-Una ragazza semplice, studiosa, al primo anno di lettere all’Università di Pisa. Buona figlia, anche se un po’ chiusa, racconta la madre come in trance.- Il padre annuisce, ma non riesce a parlare.
E’ arrivata a Torre Del Lago ieri mattina, mi ha chiamata al cellulare avvertendomi che era tutto a posto.
Sapevo che si sarebbe incontrata in mattinata con gli amici del bagno Lido, bravi ragazzi. Si conoscono e si frequentano da quasi dieci anni.
-Era in compagnia di qualcuno, quando è arrivata?- domanda Mariani.
-No, è venuta da sola, ormai è grande. Noi saremmo venuti a Luglio.-
-Ma aveva un ragazzo?-
-Non credo- risponde la madre.
Il padre che era stato in silenzio fino ad allora, riferisce che ieri ha telefonato al fisso di casa loro, un’amica di Gianna: Certa Maria Cadeo, chiedendo l’indirizzo della casa di Torre Del Lago, perchè aveva bisogno urgente di comunicare con lei. Ci aveva provato chiamandola al cellulare, ma questo non risultava raggiungibile.
-Lei le ha fornito l’indirizzo? -Chiede Mariani.
-Si, risponde il babbo, anche perchè la signorina telefonava spesso. Conosceva molto bene Gianna, credo collaborassero a impartire lezioni di Latino e greco ai ragazzini.
Penso che abitasse a Pontedera.-
-Trillo scrivi: signorina Maria Cadeo di Pontedera.-
Il secondo interrogato fu Claudio Marrucci, di Arena Metato.
L’uomo raccontò per l’ennesima volta, il modo in cui aveva ritrovato il cadavere, ritenendolo importante fece vedere a Mariani, gli oggetti raccolti nelle vicinanze del povero corpo.
-Trillo prendi nota-
1)Otto fazzolettini sporchi.
2)Tre lattine di birra
3)Cinque bottiglie di plastica
4)Tre bottigliette di vetro, sporche di liquido rosso, tendente al blu.
Al sacchetto che venne riposto in un ripiano in basso della scrivania di ebano, non venne data molta importanza.
Nella caserma faceva un caldo boia, la divisa scura, certo non aiutava.
Mariani e Trillo sudavano come capre tibetane.
Ogni volta che il testimone rispondeva, Mariani si asciugava la faccia lucida, con un grosso fazzoletto giallognolo.
Il povero Trillo, che non poteva togliere le dita dalla tastiera, aveva la faccia completamente imperlata di sudore, le gocce scivolavano dalla fronte, fino a rifugiarsi nel cespuglio rossiccio dei baffi.
Nell’ingresso, in attesa di testimoniare, stavano gli amici di Gianna.
Che furono chiamati uno per volta, ognuno di loro rispose che non vedeva Gianna da un anno. E raccontò di quanto tutto il gruppo l’avesse attesa invano, la mattina del 10 e pure quella mattina.
Dopo poche domande, i ragazzi, furono liquidati.
-Sono sicura che questi due elementi, non riusciranno mai a trovare l’assassino, ma l’avete guardati? Mariani starebbe bene a zappà le prode. E Trillo? Sembra uno che si sia appena fatto du pere. Sbotta Carlotta reagendo all’alta tensione della giornata.
La mattina seguente il commissario Mariani si alza di buon ora e non per andare a fare il contadino, ma per raggiungere il condominio di Gianna, con l’intenzione di interrogare il vicinato.
Mariani suona tutti i campanelli, ma di vicinato ne trovò davvero poco.
Molti degli appartamenti, erano chiusi.
Solo la signora Liliana Ceccardi giunta da pochi giorni, occupava uno degli appartamenti.
-Lei conosceva la signorina Gianna?- Fu la prima domanda.
-Di certo che la conoscevo, l’ho vista bambina, rispose Liliana tirando su con il naso-
-Ieri l’ha vista arrivare?-
-A dire la verità un l’ho vista, ma nella mattinata l’ho sentita discutere-
-E con chi discuteva?-
Liliana si guardò intorno, poi con aria furtiva ed a voce bassa rispose- Un signore di mezza età, molto elegante ed una signorina un po’ in carne con i capelli rossi corti, sono saliti da Gianna.
Li ho sentiti parlare con toni molto accesi, ma nonostante prestassi orecchio, non sono riuscita a capire cosa dicessero-
Dopo una mezz’oretta i signori sono scesi, non con l’ascensore, ma a piedi.
Il signore si rivolgeva alla donna chiamandola Maria-
Mariani rimasto in silenzio, ad ascoltare la signora, si alza e tende la mano.
Aspetti commissario, non ho ancora finito, dice Liliana tirando la manica a Mariani, che sta per uscire.
Deve sapere che dopo, i signori e son ritornati.
Lei aveva in mano una busta della Coop.
Sono saliti a piedi, un hanno nemmen sonato, la Gianna li deve avè dato le chiavi.
Ho pensato avessero comprato qualcosa da mangiare, forse per cena perché erano le diciassette.

Allora Trillo sei riuscito a fare ricerche sulla signorina Maria Cadeo di Pontedera?
Chiede Mariani al vice, appena in Ufficio.
-Si, commissario.-
Maria Cadeo, nata Milano il 16 Marzo 1970 e trasferitasi a Pontedera nel 2004 è la proprietaria del Centro Estetico Girasole in via del Duomo 13.
Ed ho pure scoperto che è stata fermata diverse volte per induzione alla prostituzione.
Il marito è tale Pasquale Boero di Genova.
-E bravo Trillo! Lo sai adesso cosa devi fare?-
-Cosa?-
-Li devi convocare urgentemente in caserma, sento che siamo vicini alla risoluzione del caso-
Nel pomeriggio Maria Cadeo e Pasquale Boero sono in caserma, di fronte ad un Mariani, pimpante e sicuro di sé.
Dopo aver fatto le domande di prammatica, Mariani passa all’attacco.
-Forza chi è stato a strangolare la povera ragazza? Presuppongo suo marito, signora Maria.-
Dove è avvenuto il delitto? A casa di Gianna o sulla spiaggia?
I due guardano sconvolti il Commissario che li incalza.
Gianna si era rifiutata di fare la prostituta?
I due dopo aver detto disperatamente di non essere loro i colpevoli tacciono.
L’interrogatorio dura diverse ore, alle 24 i due non hanno ancora confessato. Per loro viene disposto lo stato di fermo.Mariani

La mattina alle sette l’interrogatorio ricomincia.
-Vi conviene confessare, sicuramente siete stati voi, prima confessate meglio è per voi.- Consiglia il commissario.
I signori Boero, si rifiutano di rispondere, se non in presenza del loro avvocato.
Mariani stanco e visibilmente arrabbiato, suda abbondantemente, il fazzoletto giallognolo è zuppo.
Non demorde.
-Prima o poi dovranno confessare, le prove sono tutte contro di loro-
Trillo, annuisce ed attende, convinto pure lui, che i due siano vicini a confessare.
Il grosso telefono nero, sulla scrivania di Mariani, squilla sobbalzando.
Trillo alza la cornetta- Pronto, una voce rauca a tratti disperata, chiede di voler parlare con il commissario. -Riferisco- dice Trillo-
-Mariani è per te-
-Trillo, digli che chiami dopo, adesso non è il momento-
La persona al telefono insiste, singhiozza.
Mariani prende la cornetta-Pronto chi parla-
Dopo aver fornito le proprie generalità, l’uomo sussurra devo confessare l’omicidio di Gianna.
-Ecco ci voleva anche il mitomane di turno, pensa il commissario sull’orlo di una crisi di nervi. -Dica-
Non vedendola arrivare l’ho chiamata, ci siamo incontrati alle 20 alla spiaggia libera, volevo dirle quanto l’amavo, quanto l’avevo attesa.Mi ha deriso, ha detto che sono un cretino a credere che lei potesse pensare a uno sfigato come me. E quella risata terribile che non terminava più. Le ho solo stretto al collo il suo foulard, continuava a ridere fino a che non l’ho sentita diventare inerte.
Adesso basta, tutti i particolari li troverete in una lettera.
Uno sparo e un grido strozzato interroppe la telefonata.
Trillo accompagna i signori Boero in cella e prepara l’auto, andiamo con una pattuglia al numero 43 di via delle Ortensie.
La porta della villetta è chiusa, i militari forzano la serratura ed entrano.
Sul pavimento verde del piccolo ingresso il corpo di un giovane ragazzo, giace a terra in una chiazza di sangue.
Mariani ne constata il decesso.
Sul tavolino, la cornetta penzola quasi a toccare terra, accanto al telefono tre bottigliette vuote, con visibili tracce di liquido rosso tendente al blu.
Mariani dopo aver messo i guanti, si porta una delle bottigliette al naso per fiutarne il residuo del liquido.
-Succo di mirtillo- Esclama soddisfatto.

Serenella Menichetti

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