Giovanni 1


di Mario Ughi

Giovanni mi guarda dall’interno di un locale molto illuminato. Il suo sorriso si riflette sulla vetrata prima di raggiungermi, e in qualche modo sembra distorcersi. Ma gli occhi sono amichevoli. Anche il suo amico mi guarda e sorride, mentre scatto la foto. Giovanni è uno dei due, ma adesso non saprei dire quale, e in fondo non ha importanza. Giovanni è un sorriso giovane oltre una parete trasparente, tesa quasi a significare la distanza che ci separa. Ma questa è solo un’illusione, o meglio, il senso di una condanna che non esiste se non nelle nostre menti, le quali si immaginano separate.
I nostri occhi calcolano le distanze, in metri, anni, speranze. Il senso del tempo mi porta naturalmente a pensare di avere alle spalle una maggiore esperienza, quindi potrei entrare nel locale, sedermi di fronte a Giovanni e cominciare a spiegargli quanto la sua vita potrà risultare simile alla mia, in modo inevitabile, dati pochi dettagli di partenza e un conforme atteggiamento verso le cose del mondo. Oppure potrei tentare di metterlo in guardia, alimentando i sospetti nei riguardi di un sorriso troppo facile e di una speranza troppo semplice, di quelle che l’universo si diverte a distruggere. E lui non mi ascolterebbe, perché io sono un altro. Qualcuno che non è lui. Perché lui ha una immagine perfetta di sé, dentro la mente, e questa non assomiglia in nessun particolare a quello che io sono. O a chi potrò essere. Il suo sorriso è una frontiera che non arriverò mai a superare. In qualche modo, mi taglia fuori. Entrambi ne siamo consapevoli. Lui in un modo, io in un altro. La realtà stessa sembra possedere due aspetti differenti, mentre per pochi istanti i nostri occhi si incrociano: io in mezzo a una strada, solo e in cerca di una voce, lui immerso nella perfetta luce di un locale alla moda, la forza della presenza di un amico al fianco, mentre la sera calando gli porta mille promesse.
Accenno un saluto con un breve movimento del capo che forse lui neanche nota, poi mi incammino verso casa. Ben presto la curiosità di Giovanni, verso lo strano tipo che ha fotografato una vetrina e due volti sfocati dalla troppa luce, si dissolverà nelle abituali confidenze e scambio di battute con l’amico.
Insieme si alzeranno, con nei movimenti fluidi un senso di invincibilità. Affronteranno la notte, che mai hanno immaginato buia, sentendosi possenti nel reciproco sostegno. Da qualche parte un’automobile li attende. Avvolti di luce e musica, sfrecceranno sul lungomare battuto dalle onde di un mare amico, guardando alla vita come attraverso brevi fotogrammi di una corsa senza fine. Qualcuno, in fondo al viale è già in attesa. Di un bacio, una carezza, un abbraccio gentile e poi appassionato. Occhi nei quali specchiarsi. Poggerà le labbra, Giovanni, sulla pelle morbida di un amore gentile, sfiorandola come il petalo di una rosa.
In quella notte, come in tutte le altre prima, ogni promessa mantenuta viene ordinata in fila, come una collana di perle alla quale molte altre sono in attesa di aggiungersi, in una catena infinita ma leggera. L’universo ha giurato al suo figlio prediletto, e per questo troverà una felice soluzione ad ogni più piccola speranza. Le stelle ruotano silenziose formando un grande arco nel cielo, a dimostrare come nella perfezione del movimento senza sforzo non esista la possibilità di sbagliare. Così è stato da sempre, e così per sempre sarà.
Io porto in tasca l’immagine di Giovanni, con la quale ho catturato un momento perfetto, e mentre cammino verso casa sorrido pensando a come lui sia ancora lontano dal capire che quell’istante è destinato a non ripetersi, per quanti sforzi si possano mettere in atto nel tentativo di riportarlo in vita. E’ un frammento del passato, qualcosa che per molti versi non esiste più, se non nella memoria. E anche se Giovanni questa notte può ancora pensare che quello è comunque il suo sorriso, un giorno capirà che non ne avrà un altro uguale. Non lo stesso, e non per sempre, ma soltanto per quel preciso momento, quando uno sconosciuto ha fissato in una manciata di bit la sua immagine invincibile.
Sperando che possa conservarla a lungo.

Tratto da: Livorno – Cronache immaginarie
Mario Ughi


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Un commento su “Giovanni

  • Enzo Maria Lombardo

    In questa pagina, una delle più belle e appassionate fra quelle che ho letto di Mario Ughi, il personaggio della cronaca immaginaria è lo stesso io narrante, ladro di sorrisi e di momenti irripetibili, ripresi da una ipotetica vetrina che emblematicamente divide uomini e mondi.
    Ed è attraverso quella vetrina che le mille luci della giovinezza spensierata e perfetta di un qualsiasi Giovanni, con tutte le sue promesse sperate (e spesso mantenute), i suoi domani, gli incontri, le carezze e gli amori, filtrano sulla pagina e si attutiscono nella pacata consapevolezza dello scorrere inesorabile del tempo.