Giovanni Di Iacovo: scrittore, quindi lettore

| gennaio 24, 2012 | 0 Commenti

A cura di Alessia e Michela Orlando

C’è una coincidenza di vedute con il suo pensiero, che spaventa: assumiamo che chi scriva non legga. La controprova è fornita anche da altri che, curando antologie di narrativa tout court e di genere, hanno scoperto che ogni scrittore si concentri nel leggere solo il proprio contributo.
La voglia di svelare aspetti fondamentali di Giovanni Di Iacovo è venuta a seguito di uno scambio di mail relativamente a una nostra scellerata idea: inventarci un manifesto-provocazione: DOGMA 2012, per ridiscutere le regole del fare arte in questi tempi di crisi.

Ecco il DI IACOVO PENSIERO:

“Consumare culture è la benzina della creatività. Chi scrive oggi spesso non compra libri, non vede film, parla solo di sé. Il mio motto è”prima vivi, poi scrivi”. L’artista vive nelle ferite della realtà. Il resto è banalità, autoreferenzialità o, peggio, è Maria De Filippi”.

Ed ecco il vero Giovanni Di Iacovo, che oseremmo dire in carne e ossa, giacché il pensiero, come la parola, è un figlio dotato di sangue e apparati vari, se è autentico e non poco meditato-consapevole.
Giovanni Di Iacovo, (Londra, 1978) ha pubblicato numerosi romanzi tra il noir e il realismo magico tra cui Sushi bar sarajevo (Palomar 2006) e Tutti i poveri devono morire (Castelvecchi 2011). Quest’ultimo narra di una lobby di aristocratici serial killer che uccidono guidati da una sola regola: si può assassinare solo chi ha un reddito inferiore a quello dell’aomicida, nella loro distorta utopia di eliminare la povertà dal mondo eliminando direttamente tutti i poveri.
Di Iacovo ha vinto numerosi premi nazionali (tra cui il Premio Teramo) ed internazionali (La Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo).
La critica e la stampa nazionale lo hanno definito a volte “il Chuck Palahniuk italiano”(Luca Artioli), altre volte, come nelle parole del critico Filippo La Porta “un autore di cui Ballard si sarebbe innamorato”.
É ricercatore in Letteratura italiana contemporanea nell’Università della sua città, ha ideato e dirige da dieci anni il Festival Adriatico delle Letterature, è Consigliere comunale di Pescara e non passa un solo giorno senza dedicare almeno due ore alla scrittura.Alcuni suoi racconti sono stati messi in scena nello spettacolo Viaggio nelle Metropolis insieme a Stefano Benni e David Riondino. È pronto il suo nuovo romanzo che uscirà nel 2012.

Per conoscerlo meglio:
consigliamo di leggere l’intervita rilasciata al blog di NOUBS edizioni:
http://noubs.wordpress.com/2012/01/17/intervista-inedita-a-quel-geniaccio-di-giovanni-di-iacovo/
nonché qui:
https://profiles.google.com/letterature/about

Dalla intervista rilasciata Noubs, cura del direttore editoriale Noubs, Massimo Pamio,
estrapoliamo:
Giovanni Di Iacovo (Londra, 1978) ha esordito con il volume Sporco al Sole-Racconti del Sud Estremo (Besa-Book Bros, 1998) poi con 11 Under 30 (Castelvecchi, 2000), fino al pluripremiato romanzo Sushi Bar Sarajevo (Palomar, 2006) e ad un volume di “cover” di fiabe famose in versione pulp dal titolo E morirono tutti felici e contenti (Neo Edizioni, 2009).
Vincitore della sezione letteratura della Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo (Sarajevo, 2001), del Premio Teramo 2006 e del Premio Sassari 2011, è da dieci anni direttore del Festival delle Letterature dell’Adriatico, è Consigliere comunale di Pescara e collabora con la locale cattedra universitaria di Letteratura italiana contemporanea. Alcuni suoi racconti sono stati messi in scena nello spettacolo Viaggio nelle Metropolis insieme a Stefano Benni e David Riondino. È pronto il suo nuovo romanzo che uscirà nel 2012.
-Giovanni Di Iacovo è l’autore di “Sushi Bar Sarajevo” che è stato uno dei migliori esordi narrativi degli ultimi dieci anni, un romanzo straordinario. Giovanni che cosa è cambiato da allora?
Molte cose sono cambiate, perché per me scrivere è un percorso. In generale, credo che in tutte le attività la cosa che conta è quello che scopri nel cambiamento, lungo il tragitto, più che il raggiungimento o meno della meta. In questo modo, infatti, mandare uomini sulla luna ci ha regalato le padelle di Teflon. Io scrivo ogni giorno, almeno tre ore al giorno, e la mia vita è immensamente migliorata da quando la vivo insieme ai miei personaggi, e alle mie storie. Scrivere è creare, quindi è anche vivere diverse vite.
-Quali sono i giudici migliori di un’opera narrativa?
Sicuramente i lettori, anche se io nella scrittura utilizzo tre “cavie”. Tre amici diversissimi tra loro che vivono in tre continenti diversi anche se hanno passato l’adolescenza con me, immersi nelle mie stesse culture. Quando termino una bozza la mando innanzitutto a loro. Le osservazione, i feedback o le micromodifiche che ricevo, quando coincidono in tutti e tre, le applico al romanzo.
-Chi sono gli scrittori oggi? Dove e come vivono?
Oggi gli scrittori sono tutti, il che è ottimo come formazione personale, un po’ meno per altri versi, ad esempio il fatto di scrivere e non leggere e non comprare libri. Per scrittori “veri” intendo coloro che lo fanno con mestiere, con continuità, non solo un mettersi a scrivere sull’onda di una qualche emozione passeggera. I veri scrittori, vivono nella ferite delle realtà, per indagarle.
(…)

Alessia e Michela Orlando



Commenti (0)

Trackback URL | Comments RSS Feed

Ancora non ci sono commenti.

Lascia un commento