Giovani e belli di Dino Risi


A cura di Gordiano Lupi

Giovani e belli (1996) è l’ultima prova da regista cinematografico per Dino Risi e anche l’ultima occasione per vedere all’opera Ciccio Ingrassia come attore. Molti critici lo definiscono un fallimentare remake di Poveri ma belli (1956), ma a nostro avviso la sola cosa in comune con un capolavoro del neorealismo rosa è una vaga assonanza nel titolo. Luca (Edoardo Scatà) è un ragazzo bello, ricco e annoiato, incapace di provare nuovi entusiasmi perché ha avuto tutto dalla vita. Luca è figlio di un politico che a un certo punto finisce in galera e manda la famiglia sul lastrico. Gino (Luca Venantini), giovane borgataro romano che vive alla giornata, stringe una solida amicizia con Luca, dopo una notte passata in discoteca. I due ragazzi mollano le rispettive fidanzate, ma anche le famiglie, per andare a vivere alla periferia di Roma, in un barcone sul Tevere. Tra i due amici si inserisce il personaggio di una bella zingara, Zorilla (Anna Falchi), che si finge cieca per rubare indisturbata. La zingara abbandona il campo nomadi, va a vivere con i due ragazzi e li mette uno contro l’altro, ma finisce per sposare entrambi perché non sa decidere.
Bernardino Zapponi mette la firma su una sceneggiatura sconclusionata, Dino Risi (1917 – 2008) conclude la carriera con un film da dimenticare, girato con tempi televisivi, senza un filo logico, ricco soltanto di incongruenze. Il poeta della piccola umanità, autore di garbate commedie all’italiana, ci aveva abituati a lavori originali che stigmatizzavano con ironia i vizi della nostra gente. Il regista è lontano anni luce dai suoi capolavori che fotografano i comportamenti della povera gente e i difetti umani. Il suo cinema migliore non è lontano dalla lezione neorealista, anche se si tratta di neorealismo rosa che si presenta sotto forma di commedia. Il suo primo successo è Pane, amore e… (1955), sequel di Pane, amore e fantasia e Pane, amore e gelosia di Luigi Comencini, pellicole manifesto della stagione del neorealismo rosa. Vittorio De Sica interpreta ancora il maresciallo Carotenuto, mentre il ruolo femminile passa da Gina Lollobrigida a Sophia Loren. Poveri ma belli (1956) è ancora un successo realizzato in economia che genera due sequel come Belle ma povere (1957) e Poveri milionari (1959). Giovani e belli, quarta inutile puntata, giunge fuori tempo massimo, ma potevamo farne a meno. Preferiamo ricordare Dino Risi per pellicole come Il vedovo (1958), Il mattatore (1959),  Il sorpasso (1962), I mostri (1963), Vedo nudo (1969), In nome del popolo italiano (1971), Primo amore (1977) e altri piccoli capolavori del cinema italiano.
Una critica poco obiettiva definisce Giovani e belli come una scanzonata commedia di costume che unisce folclore gitano e vizietti italiani. Niente di tutto questo. Si tratta soltanto di un calderone di stupidità e luoghi comuni a base di approcci e amicizia tra ragazzi e ragazze. Ricordiamo citazioni a casaccio da Hermann Hesse, divagazioni nella Roma di notte, spogliarelli maschili nei night per signore, vecchi comunisti rimbambiti dopo la caduta del muro di Berlino e zingari che celebrano riti tzigani. La musica di Trovajoli è una delle poche cose da salvare, composta da un interessante mix di Roma nun fa’ la stupida stasera e una serie di orecchiabili stornelli.
Carlo Croccolo si perde nella macchietta del collocatore gay, irritante come i due protagonisti, Scatà e Venantini junior, del tutto incapaci di recitare. Bravo Venantino Venantini, invece, nei panni del vecchio playboy Bubi, ormai in disarmo. Straordinario Ciccio Ingrassia, barba bianca e interpretazione intensa, tra le poche note liete del film, nei panni del re degli zingari che tenta di celebrare il matrimonio combinato di Zorilla. Finirà per sposare la bella ladruncola con i due amici, prima gelosi l’uno dell’altro, infine riconciliati dall’idea di diventare entrambi mariti di Zorilla. Anna Falchi è brava, anche se i dialoghi non l’aiutano, ma sostiene sulle sue spalle il peso di alcune sequenze da tarda commedia sexy e risolve le situazioni con freschezza e simpatia. Giovani e belli è una pellicola scadente, soprattutto perché la sceneggiatura non giustifica la grande amicizia tra i due ragazzi e neppure l’amore che Zorilla dice di provare per entrambi. Abbiamo persino lo struzzo Giuditta  a rendere ancora più ridicolo il soggetto di un lavoro da dimenticare.

Regia: Dino Risi. Soggetto: Bernardino Zapponi, Dino Risi. Sceneggiatura: Bernardino Zapponi, Dino Risi, Cristiana Farina. Fotografia: Maurizio Calvesi. Montaggio: Alberto Gallitti. Musica: Armando Trovajoli. Scenografia: Gualtiero Caprara. Suono: Gaetano Testa. Costumi: Ivan Crnojevic. Coreografie: Leontine Snel. Trucco: Gloria Fava. Operatore alla Macchina: Roberto Ruzzolini. Aiuto Regista: Massimo Carocci. Produttore: Giovanni Bertolucci per Produttori Associati. Distribuzione: Artisti Associati. Interpreti: Anna Falchi, Luca Venantini, Edoardo Scatà, Ciccio Ingrassia, Carlo Croccolo, Venantino Venantini, Carla Cassola, Gina Rovere, Luisa Fiore, Andrea Sottile, Gabriella Barbuti, Adelina Gnisci, Barbara De Nuntis, Americo Palma, Luciano Gubinelli, Massimo Pittarello, Deborah Di Maggio, Salvatore Cammuca, Carlotta Tesconi, José Maria Gonzales, Riccardo Pellegrino, Andrea Sottile, Nanni Tamma.

Gordiano Lupi
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