Giotto, l’Italia


A cura di Alberto Figliolia

Ieratico e monumentale, ma anche latore di un’impareggiabile grazia decorativa e di una sublime eleganza coi suoi cieli d’oro (la Crocifissione di San Pietro; la Decollazione di San Paolo), è il Polittico Stefaneschi del 1320, celebre peraltro per essere uno dei più antichi esempi di effetto Droste (vale a dire, un’immagine in cui è contenuta una piccola immagine di sé stessa, un concetto di pittura ricorsiva e senza limiti alla reiterazione in mimimo di quella figurazione). Il trittico di 220 x 245 cm, dipinto nel recto e nel verso – anche se non si sa con certezza qual era il recto e quale il verso – è uno degli incommensurabili gioielli di Giotto in mostra al Palazzo Reale di Milano sino al 10 gennaio 2016 (proprio questo luogo ancora ingloba strutture del palazzo di Azzone Visconti, dove, negli ultimi anni della sua esistenza, Giotto venne a realizzare due cicli di dipinti murali, purtroppo andati perduti).
Giotto di Bondone, in pratica una rock star della pittura in quel basso Medioevo così “sperimentale”, pur attraversando la tradizione, e proiettato verso nuove forme espressive e originali modelli artistici. Giotto come fonte d’inesauribili aneddoti: il cerchio perfetto tracciato con un unico tratto, la mosca dipinta così magistralmente su una tavola da ingannare lo stesso Cimabue che voleva scacciarla… Dalla Basilica del Santo in quel di Assisi a Padova (ah l’incredibile Cappella degli Scrovegni!), da Firenze a Napoli, in cui fu per circa quattro anni ospite del Re e addirittura eletto nella sua cerchia di familiares, da Rimini e Roma a Milano l’allievo di Cimabue seminò, con l’ausilio della propria bottega, capolavori su capolavori, cambiando la concezione della pittura, rinnovandone modi e stilemi: dall’arcaismo bizantineggiante alla modernità il passo era compiuto. Giotto, in un certo senso, è stato il primo artista viaggiatore, nonché eccellente imprenditore di sé stesso, capace di gestire nel contempo più cantieri, lavori e committenze dai più svariati ambiti. Rivoluzionario è, davvero, la parola giusta per Giotto, e già dal giovanile Crocifisso di Santa Maria Novella (1290-1295 circa), con il peso abbandonato del Salvatore a renderlo così umano e vicino al popolo dei sofferenti e dei fedeli.
Son poche le opere del Maestro visibili in questa esposizione, 14 per la precisione (prevalentemente tavole), ma tutte di una sconvolgente preziosità, come il Polittico di Bologna del 1330-34, 146,5 x 217 cm, tempera e oro su tavola in prestito dalla Pinacoteca nazionale di Bologna, firmato sul gradino del trono di Maria “OP[US] MAGISTRI IOCTI D[E] FLOR[ENTI]A” e dipinto nel contesto del ritorno della corte pontificia dalla “cattività” avignonese.
Maestosa e tenera è la Madonna col Bambino in trono e due angeli e dinamiche in un equilibrio mirabile le figure che fungono da “contorno”. Potente e raffinata, “cortese” pur nello sviluppo delle masse, la rappresentazione.
Imponente è il Polittico Baroncelli del 1328 con i suoi 185 x 323 cm (Basilica di Santa Croce, Firenze), frutto di una probabile collaborazione fra Giotto e Taddeo Gaddi, temporaneamente ricongiunto con la sua cuspide, raffigurante il Padre Eterno, conservata nel Museo di San Diego, California. La folla di santi in gloria e degli angeli musicanti e offerenti crea un effetto sorprendentemente avvolgente, una sorta di aurea e multiforme vertigine.
Commovente nel Polittico di Badia è il gesto del Bambino che afferra la scollatura della Vergine, mossa quanto mai umana, il che attenua la gravità dei santi (Nicola di Bari, Giovanni Evangelista, Pietro e Benedetto).
Lungo l’itinerario troviamo ancora la Testa di pastore (o Gioacchino tra i pastori), affresco frammentario staccato, lo spettacolare (anche per dimensioni) Polittico di Santa Reparata, in attribuzione con altre mani, l’Annunciazione (frammento di affresco), la Presentazione della Vergine al tempio (frammento d’affresco), Due teste di apostoli e santi (frammento affrescato), un’altra Madonna con il Bambino, Dio Padre in trono (tempera e oro su tavola dalla cappella degli Scrovegni, Padova, Musei Civici di Padova, Museo d’arte medievale e moderna).
Una galleria impagabile davvero.

Alberto Figliolia

Giotto, l’Italia, mostra prodotta e organizzata da Palazzo Reale e dalla casa editrice Electa. Progetto scientifico di Pietro Petraroia e Serena Romano. Sino al 10 gennaio 2016. Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano.
Orari: lunedì 14,30-19,30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9,30-19,30: giovedì e sabato 9,30-22,30 (il servizio di biglietteria chiude un’ora prima della chiusura).
Info e prenotazioni: tel. +39 02 92800821; siti Internet www.mostragiottoitalia.it e www.palazzorealemilano.it.
Catalogo Electa (pp. 208, 150 illustrazioni, prezzo 35 euro in libreria e 32 in mostra).

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