Giorgio Faletti – Pochi inutili nascondigli


A cura di Massimo Ghelfi

Sette racconti che rappresentano, a mio parere, un’assoluta conferma della abilità narrativa di Giorgio Faletti, anzi si può dire, quasi la sicurezza che il racconto italiano oggi ha conquistato uno dwei suoi migiliori rappresentanti.
Proprio la dimensione del racconto rappresenta la giusta ampiezza narrativa che impedisce quello che potrebbe essere stato un limite, in particolare dell’ultimo romanzo Fuori da un evidente destino: voler inserire troppo materiale narrativo complicando forse in modo eccessivo la storia. Ecco invece che proprio l’articolazione di sette diverse vicende, chiuse in sette racconti, alcuni di maggiore ampiezza altri più brevi, permette un buon equilibrio e lo svilupparsi di un’unica trama, pur consentendo dei flash-back o delle necessarie divagazione su alcuni personaggi chiave, ma anche con forti elisioni e sottintesi che rendono ancora più attivo il ruolo del lettore.
Esiste il male, può essere terrificante, può creare devastazione, ma non può essere fermato perché nasce da qualcosa di superiore alla ragione stessa dell’uomo, anche se ne è spesso un prodotto. la vittoria dell’inconscio che è così forte da materializzare ciò che desidera con forza. Nei racconti di questo genere, penso in particolare al primo, il riferimento è Stephen King e certi romanzi horror che gli hanno garantito il successo mondiale. Una gomma e una matita è il primo racconto, forse uno dei più belli. Ciò che muove il personaggio principale è il desiderio di vendetta e l’odio è un sentimento così forte, così dominante che porta a compiere gesti orribili. Appunto “orrore”: molte pagine portano il lettore a rabbrividire davanti allo scempio che viene fatto di corpi umani, ma non manca una forma di pietà per questo assassino che si trova nelle mani un’arma straordinaria che è poi la realizzazione di certe fantasie che spesso gli uomini sofferenti costruiscono nella loro mente e che, naturalmente, non possono (né quasi mai vogliono) tradurre in realtà.
Ne L’ultimo venerdì della signora Kliemann i fattori extrasensoriali sono davvero secondari: è l’elemento di suspence, d’attesa che caratterizza il racconto, è la consapevolezza del lettore fin dalle prime righe che le cose stanno diversamente da come ai personaggi viene fatto credere… e in realtà stanno diversamente anche da come ogni lettore di certo s’immagina.
Questo racconto è ambientato all’isola d’Elba e gode della perfetta conoscenza di Faletti di luoghi e persone che là vivono che sono caratterizzati con pochi tratti e grande acume. Quest’abilità è espressa sia nei protagonisti che nei personaggi secondari. Al di là della specifica vicende narrata, questo racconto interessa anche per la capacità di creare un vivacissimo ritratto di una situazione reale: l’isola, chi vi abita, il modo di stare insieme degli uomini, il rapporto tra di loro e quello con i turisti…
C’è un racconto, La ragazza che guardava l’acqua, in cui viene compiuto un delitto, ma non solo è più che giustificato, e il lettore tira un sospiro di sollievo quando il “cattivo” muore, ma chi lo compie non è, né potrebbe essere, punito. Oltre a tutto fin dalle prime righe ispira una simpatia e un affetto incredibili per cui il lieto fine con cui si conclude il racconto (l’unico dei sette) è dovuto: non verrà qui detto chi sia questo protagonista perché è una sorpresa molto divertente che non va rivelata.
In altri racconti centrale è l’analisi psicologica del personaggio e tutto ruota intorno a lui e alla sua odiosa solitudine, alla grettezza mascherata da cortesia nel gioco costante di riportare ciò che viene pensato, ben diverso da ciò che viene detto. Critica esplicita a chi giudica gli uomini solo dalle apparenze perché molto spesso la maschera della mitezza copre individui sgradevoli e meschini. Eppure anche per il protagonista di Graffiti c’è pietà: avere alle spalle un’infanzia e una giovinezza senza l’amore e la stima dei genitori non può che produrre disastri.
Ma come non accennare almeno all’ultimo racconto: un tema classico del genere horror, qui ripreso in chiave d’attualità oltre a tutto con la perfetta conoscenza da parte di Faletti dell’ambiente in cui viene inserita la vicenda. Un set cinematografico, un regista, un attore: si sta girando un film dell’orrore, ma l’orrore vero è tutto fuori dal set. Ancora una volta è la gelosia la miccia che provoca l’esplosione bestiale di violenza.
Questi brevi cenni possono di certo aver giò reso l’idea della varietà dei racconti racchiusi sotto un titolo molto significativo: gli uomini cercano di nascondere tanti loro pensieri, tante pulsioni, ma prima o poi questi troveranno un pertugio, usciranno allo scoperto insomma sono proprio inutili i nascondigli in cui cerchiamo di mettere quello che non vogliamo che il mondo veda, cioè i mostri che abbiamo dentro di noi.

Massimo Ghelfi

Titolo: Pochi inutili nascondigli
Autore: Giorgio Faletti
Editore: Dalai Editore
Prezzo: € 11.90
Collana: Super Tascabili
Data di Pubblicazione: Aprile 2009
ISBN: 8860735203
ISBN-13: 9788860735201
Pagine: 376
Reparto: Gialli

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