Ghost Son di Lamberto Bava


A cura di Gordiano Lupi

Ghost Son (2006) segna il ritorno di Lamberto Bava sul grande schermo con un film scritto e sceneggiato insieme a Silvia Ranfagni e realizzato in Sudafrica da una ricca produzione internazionale. Lamberto Bava aveva già fornito una buona prova con The Torturer (2005), ma con questo lavoro girato su pellicola torna a livelli di eccellenza. Sorprende trovarsi a leggere giudizi sprezzanti e negativi su una pellicola che consiglierei senza mezzi termini, perché molto superiore alla media delle produzioni italiane. Vediamo la trama.
Stacey e Mark vivono una storia d’amore che supera i confini della vita, perché quando il ragazzo muore la donna continua a sentirlo vicino, sogna di fare l’amore e sente le sue parole. Mark spinge Stacey a seguirlo per tornare di nuovo insieme, cerca di farla suicidare, ma un medico la salva dopo che si è tagliata le vene. Un rapporto sessuale, non sappiamo quanto reale o immaginario, fa nascere Martin, un bambino che mostra strani poteri e incredibili reazioni. Morde la madre mentre succhia il latte e si ritrae con la bocca sporca di sangue, vomita spruzzi di cibo liquido stile L’esorcista, cammina come un bambino grande e si trasforma nel padre… Il film è caratterizzato da grandi momenti di suspense durante i quali realtà e fantasia si confondono.
Lo spettatore non comprende se il bambino è indemoniato perché figlio del fantasma o se la madre sta impazzendo. Il regista risolve bene la tensione narrativa, ricorre a un’ottima fotografia africana tra gazzelle, elefanti, giraffe, tramonti e spettacolari riprese di un cielo azzurro, spesso percosso da improvvise piogge torrenziali. Gli attori sono molto bravi, ma una segnalazione a parte la merita Laura Harring, credibile come donna innamorata e terrorizzata che fa rivivere il fantasma del compagno e cerca di salvare la vita al figlio. John Hannah è un ottimo Mark, sensuale quanto basta e inquietante durante le apparizioni da fantasma che tormenta la povera Stacey. Diligenti anche Pete Postlethwaite (il medico) e Mosa Kaiser (la bambina africana). Meno in forma l’italiana Carolina Cataldi Tassoni che interpreta l’amica Beth, ma in ogni caso il suo ruolo è marginale.
Il film ricorda a tratti Ghost di Jerry Zucker (1990), perché la tematica del grande amore che va oltre la vita terrena è identica, anche se qui abbiamo un fantasma in versione horror. La pellicola è un vero e proprio horror romantico, sulla falsariga di lavori come La morte ha sorriso all’assassino e di Buio omega, entrambi del compianto Aristide Massaccesi.

Gordiano Lupi
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