Georges Simenon – Il fidanzamento del signor Hire


A cura di Renzo Montagnoli

Caccia al mostro
Il brutto, in quanto diverso ed evitato, rappresenta da sempre il classico capro espiatorio, perchè considerato un mostro e che certi aspetti fisici colpiscano in modo negativo la gente é testimoniato anche dal fatto che lo psichiatra italiano Cesare Lombroso pretese di identificare un individuo come criminale attraverso alcuni tratti somatici. Da un bel po’ sappiamo che si sbagliava, ma la sua teoria ebbe largo seguito in passato.
Alla periferia di Parigi, dietro un cespuglio viene ritrovato il corpo, fatto a pezzi, di una prostituta e dato che nei pressi abita il signor Hire, che è tutt’altro che un adone e conduce una vita solitaria e appartata, i sospetti, coram populo, si appuntano subito su di lui, che, cercando di sviare i pedinamenti della polizia, finisce con l’accrescere la convinzione che sia il colpevole. Hire é invece un uomo mite, timido, che non ha rapporti con le donne, ma che ama spiare una vicina, la quale se ne accorge e inizia a condurre una specie di gioco erotico, che attira sempre di più l’uomo. Non vado oltre, perché il romanzo é bello e lascia con il fiato sospeso e anche se si fa largo la convinzione che monsieur Hire non c’entri, resta però un dubbio salutare che appassiona ulteriormente.
L’incapacità del protagonista di relazionarsi, soprattutto con l’altro sesso, é splendidamente descritta da Simenon, con quest’uomo che osserva, interessato, la vicina che si spoglia e che sa di essere guardata; si poteva cadere nel ridicolo, o peggio nel pornografico, ma la misura dell’autore è tale che viene evitato, anche perché il fine di questo tratto voyeuristico non è tanto quello di attirare morbosamente il lettore, bensì è il mezzo per arrivare a dimostrare i complessi di un uomo che è tutto fuorchè un criminale.
E tale é la complessità del soggetto che resta inerte anche quando la vicina gli si offre e lui è incapace di cogliere l’occasione, di manifestarle il suo desiderio, la sua passione, il suo amore, rifugiandosi nuovamente in un’altra realtà a lui dimensionata in cui si sviluppano i sogni, come i progetti per una felice vita in comune, anche se questi tuttavia sembrano vicini a concretizzarsi.
Indubbiamente l’analisi psicologica di Simenon giunge in quest’opera ai massimi livelli, riscontrabili solo in un altro suo romanzo, I fantasmi del cappellaio. Si tratta di autentico virtuosismo, della capacità di sondare, di comprendere e di far comprendere e alla fine proveremo anche noi la stessa pietà dell’autore per un uomo la cui vita è sempre stata contrassegnata dall’infelicità, per l’esistenza di un individuo i cui complessi l’hanno rinchiuso in un bozzolo che non si rivelerà poi protettivo.
Appassionante, coinvolgente, teso come una corda di violino  Il fidanzamento del signor Hire é un romanzo  che  è un capolavoro, l’ennesimo di Simenon.

il-fidanzamento-del-signor-hireTitolo: Il fidanzamento del Signor Hire
Traduttore: Pinotti G.
Editore: Adelphi
Collana: Biblioteca Adelphi
Prezzo: € 15.00
Edizione: 3
Data di Pubblicazione: ottobre 2003
ISBN: 8845918173
ISBN-13: 9788845918179
Pagine: 146
Reparto: Narrativa

Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatre romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 75 romanzi e 28 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a Jean Pauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «… leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».

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