Georges Simenon – Il caso Saint-Fiacre


A cura di Renzo Montagnoli

Un’indagine sul filo dei ricordi
Georges Simenon, scrittore belga di lingua francese, è stato autore di una produzione copiosissima, con centinaia di romanzi e di racconti, di diversi generi, ma con una spiccata preferenza per il giallo e in quest’ambito a lui si deve la creazione di uno dei personaggi più amati in letteratura, cioè il commissario Jules Maigret. Sono numerose le trame (ben 75 romanzi e 28 racconti) che vedono protagonista il riflessivo poliziotto parigino, un investigatore a cui piace immergersi nell’atmosfera propria dei luogo in cui è stato commesso il crimine, seguendo il suo istinto, il suo fiuto di segugio, che non viene meno anche in presenza del fumo della sua immancabile pipa.
I gialli che lo vedono protagonista differiscono da quelli in auge fino agli anni ’20 del secolo scorso, caratterizzati da perfette geometrie proprie di delitti perfetti, o quasi, da investigatori che sembrano dei superuomini, con ambientazioni di prestigio, o comunque altolocate.
Maigret è tutto fuorché perfetto, è riflessivo, ma è l’istinto che lo guida, così come l’ambiente è quello più assai diffuso, cioè quello popolare e anche piccolo borghese.
Più che la vicenda, i ragionamenti per arrivare a individuare il colpevole, per Simenon ciò che conta é l’individuo in quanto tale, anche con i suoi sentimenti, con i suoi motivi per i quali è giunto al crimine.
Alla fine del racconto in cui ci sé deliziati della caratterizzazione dei personaggi e dell’atmosfera, sempre particolarmente curata, è inevitabile poi che Maigret arrivi a scoprire il colpevole.
Non è così, però, in Il caso Saint-Fiacre, con il nostro investigatore che, a seguito di un messaggio anonimo che annuncia una prossima morte, si reca in tutta fretta da Parigi a Saint Fiacre, paesino di campagna che prende il nome dal nobile del posto, di antica casata.
Per Maigret è un ritorno alle origini, perché lì ha trascorso la giovinezza, perché lì è sepolto suo padre, che era proprio l’intendente del conte di Saint-Fiacre.
E’ autunno, è freddo, la campagna è spettrale e proprio alla prima messa, come indicato nel messaggio anonimo, la contessa viene a mancare all’improvviso. Delitto o morte per cause naturali? O una via di mezzo fra l’una e l’altra possibilità?
Nella gretta atmosfera di un piccolo borgo agricolo, Maigret si lascia condurre quasi da spettatore degli eventi; annota, però, indaga in silenzio, ma la verità, che lui aveva già intuito, sortirà al termine di una cena grottesca al castello dei Saint-Fiacre, l’ultimo baluardo di una famiglia in estinzione, di una nobiltà ormai decaduta.
Lo stile è scarno, diretto, ma si respira a pieni polmoni l’aria di sospetto che si aggira in quel luogo, dove più d’uno poteva aver motivi per commettere il crimine, ma fra i quali uno solo è il colpevole, smascherato per di più da uno dei sospetti.
Da questo straordinario romanzo è stato tratto nel 1958 un film altrettanto famoso, Maigret e il caso Saint-Fiacre, diretto da Jean Delannoy e interpretato, nella parte di Maigret, da un grande Jean Gabin.
Il romanzo è assai piacevole e quindi la lettura è senza dubbio consigliata.

Titolo: Il caso Saint-Fiacre
Autore: Georges Simenon
Traduttore: Pinotti G.
Editore: Adelphi
Prezzo: € 10.00
Collana: Gli Adelphi. Le inchieste di Maigret
Edizione: 9
Data di Pubblicazione: Ottobre 1996
ISBN: 8845912396
ISBN-13: 9788845912399
Pagine: 149
Reparto: Gialli > Giallo classico

Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 75 romanzi e 28 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a Jean Pauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «… leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».
Le Centre d’études Georges Simenon et le Fonds Simenon de l’Université de Liège si trovano all’indirizzo: www.ulg.ac.be/libnet/simenon.htm.

Renzo MontagnoliSito

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