Georges Simenon – Betty


A cura di Renzo Montagnoli

Storia di una disadattata
Georges Simenon è certamente un narratore di qualità, capace come pochi di delineare perfettamente ambientazioni, di ricreare atmosfere, di scendere in profondità nella psiche dei suoi personaggi e Betty è una di questi, una donna incapace di affrontare la realtà, spesso cruda, se non crudele, della società in cui vive. Già come ci viene presentata, in preda ai fumi dell’alcol, con gli abiti di qualità, ma sgualciti, le calze con le smagliature, smarrita, in preda a uno stato confusionale e soprattutto disperata. È un essere che si lascia trasportare, inerte, dagli eventi, come se avesse i piedi su questo mondo e la testa forse in un altro. Fa tenerezza per questa sua fragilità, ma anche repulsione, per quella sua incapacità di sapersi coscientemente relazionare.
Insomma una che c’è, ma che anche non c’è, un personaggio quasi dalla doppia identità: apatica e rassegnata alla sua incapacità di amare, ma anche tesa alla ricerca di un amore, quell’amore che forse potrebbe salvarla, senza però che ci sia la convinzione in lei che possa essere la soluzione di tutti i suoi problemi.
La potremmo definire una disadattata, una incoerente, una donna che non riesce a trovare una precisa identità e un ruolo nella società che le consenta di esserne consapevole parte.
Si tratta evidentemente di un personaggio al limite, ma che serve egregiamente a Simenon per addentrarsi nella psicologia femminile, a volte tortuosa e complessa.
Considerato il carattere dell’autore, i suoi turbinosi rapporti con l’altro sesso, la sua violenza anche nei confronti dello stesso, non mi stupisce più di tanto che abbia ideato un personaggio come Betty, che ripeto è al limite, per quanto, sia pure con caratteristiche meno esasperate, non sia difficile trovare donne che riescono a mostrare, nel medesimo tempo, due facce della stessa medaglia.
È indubbio che Simenon qui sia riuscito a esprimere il suo virtuosismo ai massimi livelli, ma pur tenendo conto di questo elemento positivo, il romanzo in sé, per quanto di grande successo, mostra alcuni limiti, come per esempio una non impeccabile realizzazione delle atmosfere a cui lo scrittore belga ci ha sempre abituato e anche gli eccessi caratteriali in altre opere sono stati delineati meglio; inoltre la trama è tortuosamente avvitata su se stessa, tanto che la lettura ne risente . È esclusivamente per questi motivi che, sebbene sia dell’opinione che l’opera abbia una sua non trascurabile valenza, comunque non mi sembra in linea con altre che rasentano la perfezione, come, tanto per citarne una, Il piccolo libraio di Archangelsk. Aggiungo che qui è troppo presente l’autore, così che il personaggio che viene proposto e costruito appare come in controluce, laddove la fonte luminosa è identificabile chiaramente proprio in Simenon. Quindi per me è un ottimo romanzo, ma non un capolavoro.

Titolo: Betty
Autore: Georges Simenon
Traduttore: Luzzani G.
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 12
Data di Pubblicazione: Giugno 1992
Prezzo: € 10.00
ISBN: 884590914X
ISBN-13: 9788845909146
Pagine: 141
Reparto: Narrativa

Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatre romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 75 romanzi e 28 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a JeanPauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «… leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».

Renzo MontagnoliSito

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