Georg Trakl, un amore proibito


A cura di Augusto Benemeglio

1.Una sorella per musa.

Cercate nella vita di ogni artista che porta con sé il sentimento dell’angoscia e dell’ossessione e troverete una sorella morta nella prima adolescenza, questo è il caso di Mallarmè, la cui sorella Maria morì a tredici anni , o di Munch , la cui sorella Jhoanne Sofie morì a quattordici anni . “La parola soeur in Mallarmè – scrive Guido Ceronetti – risuonò sempre come un’agonia” e Munch spiò ( e riprese in decine di opere , come un straziante rito funebre ) la morte della sorella , per tubercolosi, quel bianco spegnersi della fanciulla davanti ad una tendina chiara, come in un pallore boreale. Sembra che non si diventi veramente poeti senza essere passati per la morte di una sorella. “Infanzia e adolescenza creative sono inferni assetati di bambine morte”, conclude Ceronetti.
Anche in Georg Trakl , – poeta evocatore della inarrestabile decadenza del mondo e di una solitudine che avvolge ogni cosa( “le variopinte immagine che la vita dipinge/ io vedo soltanto offuscate da crepuscoli che la morte soggioga appena nati”), cantore del tramonto dell’Impero Asburgico, del male e della morte, – troverete una sorella , Grete , che sarà la sua unica vera musa, ma gli sopravviverà, seppur per poco. Tutti e due morirono giovanissimi , entrambi suicidi. Georg , il 13 novembre 1914, a soli ventisette anni, nell’ospedale psichiatrico di Cracovia , dov’era ricoverato ; la sorella Grete qualche anno dopo, a Berlino , povera e malata , a soli venticinque anni .
Georg era il quarto di sei figli di una famiglia benestante di Salisburgo. Suo padre commerciava in ferramenta e possedeva una casa piena di opere d’arte, sua madre , pur dotata di spiccato senso artistico, che passò in eredità ai figli, era una donna piena di fobie e problemi psichichi , e non si occupò mai dei figli. George , fin dalla prima adolescenza , si legò morbosamente alla sorella minore, Grete, in un rapporto sempre più intenso e drammatico che segnerà la vita di entrambi.
L’ombra della sorella aleggia in tutte le poesie di Trakl( Sorella, quando io ti trovai alla solitaria radura/del bosco ed era l’ora del meriggio…) L’incontro con la sorella in luogo isolato è un lutto e l’urlo nel sonno, è la presa di coscienza del male, mentre quando si compie il male si agisce e non si parla: “L’animale che avanza… grande il silenzio dell’animale”. La sorella è il blu “spirituale che balugina… sopra il bosco abbattuto” È il giardino dell’infanzia, mentre ora l’unico suono è quello della campana a lutto:“suona/ a lungo una oscura campana nel borgo”
Nell’ultima poesia di Trakl ( Grodeck), è ancora l’ombra della sorella Grete che aleggia davanti ai soldati morenti.

2.Creatura appassionata e indomabile

Margarete (Grete) era nata nel 1892 a Salisburgo, cinque anni dopo Georg. Era una creatura appassionata, indomabile, allegra, con un grande talento musicale.Georg s’innamorò della sorella fin da piccolissima e quando la fanciulla aveva appena dodici anni scrisse di lei : “è la fanciulla più bella, l’artista più grande, la donna più straordinaria”. Il loro legame si fece progressivamente più stretto, intenso, morboso , mentre Georg cominciava a manifestare i primi segni di instabilità e inquietudine. Interruppe gli studi e andò a fare un periodo di praticantato in una farmacia, dove fu preda delle droghe , di cui fu schiavo per tutta la sua breve esistenza ( morì per un “overdose” ). Introdusse anche la sorella all’uso della droga in un rapporto sempre più complice , totale e ossessivo , fino al punto da soffrire le pene dell’inferno se la sorella , quattordicenne, frequentava altri ragazzi.

3. Farmacista

Dopo tre anni di praticantato , Georg si iscrive all’Università di Vienna e si laurea in farmacia, entrando a far parte del servizio sanitario militare , a Innsbruck. Durante il periodo universitario era entrato in un circolo di poeti e scriveva recensioni su giornali locali. Scrisse e rappresentò , con scarso successo due opere teatrali , Giorno dei morti ( 1906) e Fata Morgana (1906), due drammi dell’orrore , pieni di perverse mostruosità e di sangue, oscillanti tra il naturalismo e il surrealismo. Conosce Kraus e l’architetto Loos, conoscerà anche Kokoschka con cui farà sodalizio.
Intanto, Grete , per proseguire gli studi musicali, nel 1909 , si trasferisce a Vienna, e vi rimane fino all’anno seguente. Questo è il periodo forse di maggiore intimità del loro rapporto che raggiunge anche punte drammatiche e incestuose. Georg alterna febbrili euforie a spaventosi stati depressivi. Grete sta vivendo una tragedia, prigioniera di un legame proibito, sempre più succube della droga.

4. Grete si sposa

Per sfuggire a una situazione del tutto insostenibile, dopo la morte del padre nel 1910, Grete si trasferisce a Berlino, ufficialmente per perfezionarsi in pianoforte con Ernst Von Dohnanyi. Due anni più tardi sposa il nipote della sua padrona di casa, Arthur Langen, un sedicente libraio, di dieci anni più vecchio, un uomo squallido , vile e violento che la perseguiterà fino alla fine con richieste di denaro e nelle cui mani spariranno molte delle lettere di Georg.
Intanto, Georg pubblica la prima raccolta di Poesie (Gedichte, 1913), in cui si sente l’influsso di Baudelaire e di Rimbaud, poeti che lui aveva studiato nella loro lingua originale ed erano una strada aperta per il suo spirito. In Baudelaire lo attirava il mondo dei diseredati come pure la pietà per la creatura debole e priva di forze; al poeta francese era legato dal motivo della prostituta ( anche Trakl aveva avuto a che fare con le prostitute ) e da quello della ricerca di Dio nell’abisso del vizio. Rimbaud lo impressionava con le sue ardenti metafore e la sua incondizionata fuga verso zone inesplorate e ricche di vitalità, e poi trovò Verlaine , le sue note di dolore attutito cui anche la sua anima era intonata.

5. La sposa nel vento

Trakl sente di rappresentare la sua epoca, di incarnarla e assumerla su di sé in tutte le sue lacerazioni, proprio in quanto si sente sradicato da ogni contesto sociale, straniero
alla propria casa, così come alla civiltà e al mondo. L’universalità del la sua poesia è nell’estrema esperienza di un destino che sembra aver privato l’individuo di ogni rapporto con la totalità degli altri uomini. Per Trakl il mondo è costituito da frammenti che vanno alla deriva, da particolari spezzati e disgregati, che nella loro miseria possono esprimere solo la nostalgia di un’unità perduta, sentimenti che ritrova nella pittura dell’amico Kokoschka. I due si frequentavano e si stimavano. Una sera accadde qualcosa di particolare tra loro, in relazione al quadro dal titolo “La sposa del vento”.
Siamo nel luglio del 1914 e la prima guerra mondiale sta per scoppiare. L’artista era impegnato nella conclusione del dipinto, ora conservato al Kunstmuseum di Basilea, opera emotivamente intensa che contiene una chiara allusione alla turbolenta passione tra l’artista e Alma Mahler, vedova del compositore Gustav, una figura di grande bellezza e sensualità che aveva affascinato diversi scrittori , da Elias Canetti a Franz Werfel. ” Una sera – scrive Oskar Kokoshka , il poeta Georg Trakl arrivò nel mio squallido studio, nel quale avevo dipinto di nero le pareti per far risaltare di più i miei colori.[…] l’arredamento della stanza era costituito da un barile vuoto che serviva da sedia. Offrii del vino a Trakl e continuai a lavorare al mio quadro; egli mi guardava in silenzio […]. Il grande quadro che mostra me e la donna tanto amata su un relitto nello spazio era finito. Improvvisamente il silenzio fu rotto dalla voce di Trakl […] (che) vestiva a lutto. Il suo dolore era come la luna che si muove davanti al sole oscurandolo. E lentamente recitò a se stesso una poesia […] Compose così quella sua strana lirica La notte davanti al mio quadro”.Te io canto selvaggio dirupo, nella tempesta notturna erta montagna; voi grigie torri traboccanti di ghigni infernali, animali di fuoco, ruvide felci, abeti, fiori di cristallo. Infinito tormento, che tu insegua Dio, mite spirito, che sospiri nella cascata, negli ondeggianti pinastri”.

6.Il vento del male

Trakl vive fino in fondo, nella poesia e nella vita, questa scissione dell’epoca. Nella sua vicenda privata, agitata da ombre e ossessioni, egli anticipa le catastrofi mondiali, l’agonia del la civiltà che sgretola tutti i fondamenti della vita, sino al calvario della prima guerra mondiale in cui si consuma e distrugge. Il singolo non può prendere partito, la sua unica autenticità possibile è la posizione marginale e sperduta. L’avventura randagia della poesia che scopre la verità della condizione umana, è irriducibile al programma politico perché essa illumina violente mente il nucleo della situazione storica, l’antitesi tra singolo e società che è propria della realtà contemporanea.
Richiamato in guerra, è ufficiale addetto alla sanità nella battaglia di Grodek: assiste da solo un centinaio di feriti gravissimi.
Nell’angoscia tenta, pochi giorni dopo, il suicidio ma viene salvato e ricoverato nell’ospedale psichiatrico di Cracovia dove, in preda ad una follia senza più limiti , una settimana dopo, si uccide con un’overdose di cocaina.
La follia di Georg è determinata dalla colpa incestuosa che determina la sua
morte spirituale, è distrutto dal senso di colpa : “seguirà a lungo dalla finestra la sorella”, ma ormai guarderà soltanto fuori della stanza dell’infanzia e dell’innocenza, guarderà fuori aprendo quella finestra dalla quale entra il “Vento del Male”.
L’io del fratello incestuoso si moltiplica in personaggi partoriti dal delirio(ombre, convalescenti, relitti umani, orfani morti, angeli con le ali macchiate di fango, dannati, il bianco mago che gioca con i serpenti).Una maledizione di timbro biblico è quella che circoscrive l’impianto della poesia trakliana. Il destino che è assegnato al colpevole è la maledizione, il colpo che colpisce una stirpe corrotta, in disfacimento è la discordia dei sessi. Il disfacimento è “l’erompere sfrenato dell’animalità pura
ed egoistica della bestia”. Tale lacerazione e frantumazione conduce la stirpe decaduta a smarrire la capacità della “giusta impronta”.
Quando io presi la tua esile mano/ battesti piano gli occhi rotondi:/ tutto, ora, è perduto./ Ma se una cupa armonia penetra l’anima nivea tu appari al cuore e ai suoi autunnali paesi.

7. Il nome del fratello sulle labbra

Per Grete , che aveva chiamato il fratello al suo capezzale l’anno prima , per un aborto , e che era costantemente in corrispondenza con Georg , è un colpo definitivo.
Con un matrimonio fallito alle spalle , oppressa dai debiti, non riesce a trovare una ragione di vita, né una sistemazione decente. Vive praticamente della carità dei pochi amici rimasti visto che nel frattempo è anche divorziata. Gli unici scritti conservati di sua mano, in una grafia strana, una sorta di scrittura ideografica piena di svolazzi, sono due lettere e due biglietti pieni di figure cabalistiche, la sua ultima passione. Si sottopone inutilmente a cure di disintossicazione da droghe e alcool da cui è sempre più dipendente. Perseguitata dai creditori, distrutta nel fisico e nell’anima, passa da
una crisi all’altra. Il 21 settembre 1917, mentre, apparentemente tranquilla, è in compagnia di altri amici, si allontana in un’altra stanza e si spara un colpo di pistola. Ha solo 25 anni. Probabilmente anche lei muore con il nome del fratello sulle labbra.

8. La poesia non serve a niente

Trakl non riuscì ad amare che se stesso , e amava se stesso nella sorella che era il suo alter femminile. Trakl per questo è un “dannato”. Se siamo dannati come individui, attraverso la poesia è possibile dire anche ciò che generalmente viene occultato. Si può dire anche la colpa. E l’incesto è la sua colpa .La sessualità incestuosa come chiave per la comprensione dei suoi testi . I luoghi spaziali e i luoghi mentali della poesia metafisica di Trakl accennano ad un unico orizzonte: l’Anti-Eden, il contrario del paradiso terrestre, il giardino intossicato dalla devastazione, un inferno di sangue e di escrementi. Il “prima” e il “poi” sono due diverse epoche del rapporto tra l’Anima e la Terra. Il prima è l’età della fanciullezza, del giardino dei giochi infantili, il poi è il tempo della morte per colpa (l’incesto), del giardino infestato di mostri, intossicato dai veleni. La primavera dell’anima coincide con l’infanzia, cioè con quanto resta del paradiso terrestre. La primavera dell’anima si può, però, trovare anche a prescindere dall’infanzia: forse si incontra nella poesia. L’impressione che ricaviamo dalla lettura del testo va in direzione contraria: la poesia non serve a niente.
Niente serve a niente. Semmai la poesia certifica la morte dell’io, ma non sappiamo se
giustifichi o sveli la colpa. Ciò resta del tutto indeterminato. E così sembra
debba essere, per Trakl.
La poesia non disvela i misteri, indica dei simboli e li lascia danzare.

Roma, 9 ottobre 2013 Augusto Benemeglio

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