Gaetano Allegra: Il demonio di Sant’Andrea


Citazioni tratte da: Il demonio di Sant’Andrea di Gaetano Allegra

Sotto il vestito d’alta sartoria o la coltre di stracci, , lo stesso è celato un uomo di carne, e tutti hanno simili fattezze. Ma è la conoscenza che rende liberi e forti, ed è l’ignoranza che, viceversa, fa dell’uomo umile un servo.

Segregato nel suo ostinato mutismo, vedeva le giornate scorrergli fra le dita e cominciò fortemente a pensare di essere una delle tante inutili molliche perse a terra del luogo in cui la vita si compie, senza alcuna possibilità se non quella di venire ramazzate in un angolo dopo aver contemplato, immobili, il soffitto del cielo, per tutta la propria misera esistenza.

Ci sono uccelli che non sono fatti per stare in gabbia, ma sono così belli, liberi e leggeri che devono volare in alto, fino ad accarezzare il sole.

Diroccati labirinti di idee soltanto vagamente concentrate fra loro cominciarono ad affiorare fra i meandri del suo cervello come ciuffi di erbacce in un campo lasciato per anni senza cure.

Come presto imparerai tu stesso, io dalla vita ho capito che dentro tutti gli uomini agiscono due forze. Una delle due è stata concepita per costruire, l’altra per distruggere. Non so secondo quale progetto siamo stati creati in questo modo dal Signore, ma ti posso dire che quando nasciamo, in ognuno di noi le due forze si equivalgono.

Quando un uomo sta bene con se stesso e con gli altri, quando si piace ed è felice, allora la forza costruttiva ha il sopravvento sull’altra, e quell’uomo è capace di creare grandi cose con il semplice uso delle sue mani e della sua mente. Ma quando è vessato dall’arroganza e umiliato dal potere, quando è infelice, allora Dio aiuti chi gli sta intorno, perché la forza distruttiva di quell’uomo cresce a tal punto da diventare incontrollabile, ed egli prova i più forti piaceri nella violenza e nella vendetta.

Aveva imparato a guardare negli occhi la vergogna e a giudicarla per quello che era veramente: un errore. Una debolezza umana. Un’erba da strappare fin dal primo germoglio, poiché le azioni di ogni uomo – dal più onesto al più vigliacco – puntano sempre alla convenienza di chi le compie. Che poi si tratti di assecondare i cristallini ideali d’un animo nobile o le bestiali voglie del villano, questo cambia poco: la cosa realmente assurda è vergognarsi di ciò che si è fatto, giacché nessuno può vivere odiando la propria indole senza diventare un’infelice.

Un giorno quando ancora mio padre era vivo, un amico mi disse che tutti gli uomini sbagliano, ma che è proprio l’errore a renderci infiniti. Faticavo a capirlo, ma poi si spiegò meglio. Disse che Dio aveva concepito il mondo in maniera sopraffina, tanto che all’uomo, dopo l’errore, è concesso di non aver imparato, è concesso di peccare ancora, e così sarà per sempre. Puoi fare cento volte lo stesso sbaglio, puoi farlo anche se sai che stai sbagliando e sempre verrai perdonato. Questa è l’umica piccola immortalità che il Padreterno Ha concesso all’essere umano, e a questo serve il compito del prete. L’uomo che mi ha insegnato questa teoria, è un parroco che beve, bestemmia e non crede nell’inferno. Ma è la persona migliore e più devota che io conosca. E tu hai tentato di farlo fucilare!

Una candela è come un uomo (…) Arde e arde di speranza, e pare illuminare tutto e tutti, ma intanto muore dentro un po’ per volta, rubata a piccoli tocchi dalla sua stessa vampa, fino a che un giorno si spegne e di tutto ciò che ha illuminato non rimane che l’inutile ricordo.

Non la felicità, ci dà la dimensione di quanto siamo grandi, ma al contrario la tristezza. Immersi in quel liquido amniotico che è la vita, le membra affogate in una solitudine senza confine soltanto di rado sbrecciata da un sorriso, possiamo vivere accontentandoci di non provare dolore e desiderio, accontentandoci di non chiedere nulla, di non voler custodire e barare, e obbiettare, e osare di truccare le carte a un Dio che mai, forse, conosceremo. Possiamo vivere accontentandoci di essere felici. Oppure ribellarci. Barattare il sonno, la ragione, la serenità, la vita stessa pur di scoprire cos’è che ci lega al cielo, cos’è che ci aspetta altrove. Scegliere di essere infelici, farlo felicemente, in culo agli dei dello zio Crocco, in culo al vino e alla morte.

La gente teme la morte perché ha paura del dolore: se solo sapesse che nella morte il dolore non lo senti nemmeno, forse la vita avrebbe un valore molto differente e forse il mondo intero sarebbe diverso. Ci sono tante persone che dal momento in cui nascono vivono soltanto per rimandare il più possibile il momento in cui moriranno. E’ per questo che accettano di piegarsi all’arroganza, e per questo che il mondo è eternamente diviso fra pochissimi vincitori e moltissimi vinti. La gente non vuole morire: di vivere, non le interessa.

…uno che sogna, uno capace di costruire là dove chiunque altro non sarebbe in grado nemmeno di esistere. A queste persone, pensavo, non bisogna mai dare la chiave per uscire dalle proprie quattro mura, altrimenti vedranno il mondo e vorranno prenderlo tutto e rifarlo più bello, senza capire che il mondo è esattamente come il mare: puoi soltanto sapere di attraversarlo cercando di non morirci dentro, ma non puoi tentare di modellarlo a tuo piacimento. Lo puoi increspare, sì, ci puoi giocare per qualche secondo, ma alla fine riprende la forma che aveva prima. Alla fine è sempre lui ad averla vinta.

Titolo: Il demonio di sant’Andrea
Editore: Edizioni dEste
Data di Pubblicazione: Giugno 2015
Prezzo: € 15.00
ISBN: 8898726449
ISBN-13: 9788898726448
Pagine: 352
Reparto: Narrativa

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