Fuga di cervelli di Paolo Ruffini


A cura di Gordiano Lupi

Fuga di cervelli è un film che vorremmo non aver visto, ma ora che il peggio è passato sentiamo il dovere morale di scriverne. Prima di tutto siamo di fronte a un remake dello spagnolo Fuga de cerebros di Fernando Gonzáles Molina, campione d’incassi nella penisola iberica. Non l’abbiamo visto – e non siamo curiosi di recuperarlo – quindi non azzardiamo paragoni con l’originale. Paolo Ruffini è un regista che si è formato sui sacri testi, roba come American Pie, Una notte al museo, Animal House, persino sulla filmografia di Ciro Ippolito (ma ha imparato poco) e sulla serie dei Cinque matti interpretata da Les Charlots. Il suo esordio alla regia lo vede alle prese con una commedia demenziale che si propone di raccontare le vicissitudini di cinque amici problematici. Incontriamo un cieco logorroico (Ruffini), un gay non dichiarato (Matano), un timido patologico (Peracino), un handicappato (Pisani) e uno strano tipo che gira con una zebra (Scilla). Alfredo, Lebowski, Franco e Alonso sono quattro amici in fuga di studio (si fa per dire) a Oxford, impegnati a far trionfare l’amore tra il timido Emilio (Peracino) e la bella Nadia (Kent), ma durante la permanenza in terra britannica ci sarà per tutti una svolta esistenziale.
Il film è girato quasi interamente a Torino con una tecnica approssimativa ed elementare, da television-movie, piena di movimenti di macchina avvolgenti, inutili, persino pacchiani. Ruffini inventa un sottogenere per il quale forse passerà alla storia, facendo impazzire i futuri esegeti del brutto: lo stocazzo-movie, declinabile come abbestia-movie, con varianti da puppa-movie e venature di scorreggia-movie del Duemila. Una fastidiosa voce fuori campo (l’onnipresente Ruffini) introduce la storia dei cinque amici imitando pateticamente Virzì con un incipit da Ovosodo trash. Ruffini è anche attore (parola grossa), interpreta il cieco arrogante che s’innamora di una non vedente e tormenta da sempre il povero Emilio con scherzi da caserma. Frank Matano è più insopportabile di Ruffini con la battuta storica riciclata da Zelig: “Ottimismo!”, aprendo le mani e mimando un otto. Si toccano vette di comicità con l’assonanza tra sciopero e Schopenauer, le seghe mentali strusciando le mani alle tempie, i dialoghi assurdi con finti inglesi.
Battuta memorabile di Ruffini al patetico Peracino: “Secondo me sei uscito dal culo perché di fica non ci capisci una sega!”. Ma anche: “In camera sua si studia e si tromba abbestia!”. Forse la gag migliore è la mancata dissezione anatomica di Peracino che viene scambiato per necrofilo quando si agita in modo innaturale sopra un cadavere. E poi via, tra scorregge, rutti, flatulenze, alcune scene onirico – erotiche con la bella Kent, divagazioni shakespeariane in salsa trash con Romeo e Troietta, cena con Ruffini che colpisce nelle parti basse un cameriere e Peracino che confessa di amare le vecchie in casa della futura fidanzata.
Vero che siamo di fronte a una commedia demenziale e che il senso non va cercato dove non può esserci, ma anche gli Squallor facevano comicità surreale e il loro Arrapaho è rimasto nella storia, così come Attila di Castellano & Pipolo, interpretato da Abatantuono, è un monumento al trash intelligente. Fuga di cervelli è immune dalle battute spiritose, punta tutto sulla comicità adolescenziale e sulle situazioni volgari degne del Vernacoliere. Viene da chiedersi se servivano ben tre soggettisti e tre sceneggiatori per scrivere una simile sciocchezza.
Non solo: la fotografia è anonima, la musica orrenda, il montaggio poco serrato e i tempi comici sono inesistenti. In compenso Ruffini pretende di farci la morale ed esprime la sua concezione della vita quando lo sfigato si ribella e accusa gli amici di stare insieme solo perché diversi. Ruffini rincara la dose in uno stucchevole lieto fine: “Nessuno è sfigato se ha degli amici!”. Non perdete i titoli di coda, subito dopo una comparsata di Diego Abatantuono che passeggia con il cellulare, perché sono la cosa migliore del film. Potete gustare una divertente raccolta di errori con le sequenze tagliate da Fuga di cervelli. Cinque milioni di euro d’incasso. Persino troppi. Nonostante tutto Paolo Ruffini è uscito con un nuovo film: Tutto molto bello (2014). Un titolo che presta il fianco a facili battute. Registriamo lo sconforto per un mercato cinematografico in cui giovani di talento faticano a realizzare progetti originali mentre prodotti indefinibili escono sotto l’egida di Colorado Film e Medusa.

Regia: Paolo Ruffini. Soggetto: Andra Noj, Alessia Crocini, Nicola Gaglianone. Sceneggiatura: Paolo Ruffini, Guido Chiesa, Giovanni Bognetti. Fotografia: Federico Masiero. Montaggio: Caludio Di Mauro. Musiche: Andrea Farri, Claudia Campolongo. Produttori: Maurizio Totti, Alessandro Usai. Casa di Produzione: Colorado Film, Medusa Film, Mediaset Premium. Distribuzione: Medusa Film. Durata: 100’. Genere: Commedia (?). Interpreti: Luca Peracino (Emilio), Paolo Ruffini (Alfredo), Guglielmo Scilla (Lebowski), Frank Matano (Franco), Andrea Pisani (Alonso), Gaia Messerklinger (Claudia), Olga Kent (Nadia), Giulia Ottonello (Karen), Niccolò Senni (Chamberlain), Daniel McVicar (Dean Perry), Biagio Izzo (zio di Franco), Rosalia Porcaro (madre di Franco), Marco Messeri (padre di Alfredo), Michela Andreozzi (madre di Lebowski), Michele Manca (Pino La Lavatrice), Andrea Buscemi.

Gordiano Lupi
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