Frida Kalho


Frida Kahlo, pittrice messicana nata il 6 luglio 1907, è un emblema della femminilità, che racchiude forza e dolcezza al tempo stesso.
Libera e passionale Realista e visionaria Fragile e determinata Sofferente e coraggiosa. Saldamente ancorata alle proprie radici eppure anticonformista, lottò tutta la vita, prima per una poliomielite che la colse all’età di sei anni e che le lasciò una gamba più piccola dell’altra, poi per uno spaventoso incidente su un torpedone, durante il quale venne trafitta al pube da una sbarra corrimano. Incidente che le spezzò la spina dorsale in tre punti, costringendola su una sedia a rotelle a diciott’anni.
Nonostante le enormi difficoltà, Frida riprese con grande caparbietà a camminare e a vestirsi coi costumi tradizionali messicani, pieni di colori, fiori tra i capelli, immersa nella natura e accompagnata dai suoi animali: scimmie, cani, gatti, pappagalli…
Amò appasionatamente la vita e riuscì a realizzare la sua vocazione, la pittura. Si dipinse sempre così com’era: piccola, scura, con le sopracciglia foltissime e peluria evidente sopra il labbro. Subì oltre trenta operazioni alla colonna vertebrale, non riuscì ad avere figli, abortì due volte, e questa sua esperienza -per lei così drammatica- è rappresentata in un quadro a dir poco impressionante, “Il letto volante”.
Nonostante ciò Frida ebbe ammiratori e amanti -sia uomini che donne- e riuscì a sposare l’uomo che aveva scelto (Diego Rivera, allora il più grande muralista dell’America latina) che, nonostante i ripetuti tradimenti, l’amò fino alla fine, considerandola pittrice più grande di lui.
Di lei Picasso scrisse, in una lettera a Diego: “Né Derain, né tu, né io siamo capaci di dipingere una testa come quelle di Frida Kahlo”.
André Breton la volle a Parigi, nel movimento surrealista (di cui lei però non si sentiva parte), Trotsky se ne invaghì perdutamente. Morì a 47 anni nella sua amata terra, in seguito a brevi soggiorni in Francia e negli Stati Uniti, dopo aver presenziato all’ultima mostra in suo onore, sul letto di morte.

Daniela Cattani Rusich

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