Francesco Massaro, il regista di Miracoloni


A cura di Gordiano Lupi

Francesco Massaro (Padova, 1935), lavora come aiuto regista dal 1960 al 1969, nella bottega di grandi autori come Pietro Germi (Sedotta e abbandonata, Signore e signori, L’immorale, Serafino), Luchino Visconti (Il gattopardo), Dino Risi (Il profeta, Straziami ma di baci saziami), Mario Camerini, Lucio Fulci, Eduardo De Filippo e Marco Vicario.
Il suo primo film da regista è la divertente farsa antimilitarista Il generale dorme in piedi (1972), interpretata da Mariangela Melato, Ugo Tognazzi, Franco Fabrizi, Mario Scaccia ed Eros Pagni. La pellicola racconta i ricordi d’un ufficiale che aspira a diventare generale, un uomo dal carattere instabile ben interpretato da Tognazzi, conteso tra la voglia d’indipendenza e l’obbedienza militaresca. Massaro sceneggia un film satirico sul mondo delle caserme, insieme a Ugo Pirro e Giuseppe D’Agata, che si regge sulle magistrali prove di Scaccia (un allucinato generale che pensa d’essere sempre in guerra) e Tognazzi.
Massaro si specializza in commedie umoristiche, lavori satirici inclini alla pochade e alla farsa surreale. La banca di Monate (1976) è una commedia tratta dal racconto di Piero Chiara (raccolta Sotto la sua mano), interpretata da Walter Chiari, Magalì Noël, Paolo Bonacelli e Vincent Gardenia. Matrimonio d’interesse, finta rapina in banca, vizi della provincia e peccati di un uomo sull’orlo del fallimento sono un bel mix per una gustosa ricostruzione della vita sul lago. Non è solo una storia di corna, corruzione e vizi provinciali, ma si tratta di una buona rappresentazione del dopoguerra italiano, cattiva al punto giusto, con i poveri prossimi a diventare consumisti. Il film è girato a Omegna invece che a Monate (si tratta pur sempre di un paese lacustre), si ricorda per le belle musiche di Armando Trovajoli e per la fotografia di Gabor Pogany.
Il lupo e l’agnello (1980) è una commedia dai risvolti misogini interpretata da Michel Serrault, Tomas Milian, Ombretta Colli, Enrico Luzi, Cariddi Nardulli, Laura Adani e Giuliana Calandra. Il parigino Léon (Serrault) trova a Roma una moglie (Colli), un lavoro da parrucchiere per signora, una suocera ricca ma avara (Calandra) e due cognate. La suocera è l’acquisto peggiore, perché lo obbliga a fingersi gay e lo tratta come uno schiavo. Léon si allea con Milian, che entra in gioco come er Cuculo (una specie di Monnezza redivivo) per depredare moglie e suocera e rifugiarsi a Montecarlo. I due protagonisti sono bravi ma il film è un fiasco colossale, soprattutto perché la sceneggiatura si basa su due personaggi ormai sfruttati. Serrault aveva avuto successo come gay ne Il vizietto (1978) di Edouard Molinaro e Milian come trucido nei vari film di Monnezza e Giraldi. Vengono riproposte le stesse macchiette in un lavoro ad alto budget che però ha un esito penoso. Autori del soggetto sono Amendola e Corbucci che per l’occasione si fanno aiutare da Enrico Vanzina.
I carabbinieri (1981) è un barzelletta-movie interpretato da Diego Abatantuono, Giorgio Bracardi e Leo Gullotta, ma il regista tenta di costruire una trama più o meno credibile basata sulle vicissitudini di un politico coinvolto in uno scandalo, per dare un senso all’operazione commerciale. I carabbimatti (1981) di Giuliano Carmineo è un sottoprodotto comico di pura imitazione, un vero e proprio barzelletta-movie su matti e carabinieri, interpretato da un cast tipico della commedia sexy.
Miracoloni (1982)è il lavoro più interessante di Francesco Massaro, che scrive e sceneggia la pellicola insieme a Enrico Vanzina e al cantautore Gianfranco Manfredi. Produce Galliano Juso. La fotografia è di Giorgio Di Battista, il montaggio di Daniele Alabiso, la musica di Giancarlo Chiaramello. Gli attori sono: Francesco Salvi, Benedetto Casillo, Franco Oppini, Umberto Smaila, Victor Cavallo, Mauro Di Francesco, Sergio Di Pinto, Lucio Montanaro, Sandro Ghiani, Bombolo, Ennio Drovandi, Danilo Mattei, Eolo Capritti, Franco Bracardi, Simona Marchini, Gegia, Ania Pieroni e Nadia Cassini. Moltissime le brevi partecipazioni, tra tutte citiamo Moana Pozzi, che si vede per un fotogramma, vestita di rosso nei panni di una barista sexy.
Il film è un piccolo cult per i collezionisti, perché è stato scarsamente distribuito e per lungo tempo era introvabile. Oggi si può vedere in streaming, a volte lo passano in qualche circuito televisivo privato, ma non è stata ancora fatta un’edizione in dvd. Al cinema non riscosse molto successo, contrastato dai moralisti e osteggiato dalla Chiesa, contraria a una satira in chiave ironico – surreale della vita di Gesù.
Miracoloni racconta la storia di Giosuè (Francesco Salvi), una sorta di Gesù – borgataro romano che vive in via Trucis a Roma, in un condominio che l’amministratore Giuda (Victor Cavallo) tenta di evacuare dai residenti per rivenderlo a caro prezzo. Giosuè è un borgataro vestito di bianco che ama la musica e compie miracoli, cosa che sconvolge le alte sfere del Paradiso, intenzionate a fermarlo con l’aiuto di Sant’Antonio (Smaila), San Francesco (Oppini), San Gennaro (Casillo) e persino Giovanna D’Arco (Cassini), dotata di spada laser come un guerriero Jedi. Massaro cerca di ricalcare il Pap’occhio (1980) di Renzo Arbore, ma confeziona un prodotto meno intellettuale, raccontando la storia di Gesù Cristo – molto liberamente – ambientata nella Roma contemporanea. Barabba (De Pinto) è un ladruncolo di borgata che se la fa con Giuda; Tommaso (Montanaro) se non tocca non crede, per questo approfitta di una procace Maddalena (Pieroni), molto sexy e disponibile; Lazzaro sta sempre a letto, quando muore dentro un Pronto Soccorso romano dopo aver ingerito cozze avariate, Giosuè lo resuscita (“Lazzaro, alzati e cammina!”; risposta: “Con calma e per piacere!”), ma insieme a lui torna in vita tutto l’obitorio, anche un suicida piuttosto contrariato. “Resurrezione, offerta speciale! Tutti vivi!” esclama Giosuè. Per lui Dio è qualcosa di grande, non lo può capire, “è più di Little Tony, di Celentano, persino di Barry White, ma De Niro no, è troppo anche per Dio”. Ennio Antonelli interpreta per pochi istanti una suora rozza e bisbetica. Ponzio Pilato (Capritti) è un maresciallo che “se ne lava sempre le mani”, fino a quando Giuda non lo invita “a farsi un bidè”, perché non ne può più di sentire quella battuta.
Bombolo è un volgarissimo tassista, al meglio della sua comicità mimica e gergale, che vediamo infoiato al punto giusto quando incontra la Cassini – Giovanna D’Arco, che non gradisce le esplicite avance e distrugge l’automobile a colpi di spada. Da citare la battuta di Bombolo alla bella Cassini: “Venga nel mio taxi che è profumato mentre nella carrozza il cavallo fa certe scorregge…”. E poi via con i consueti tsè-tsè, una serie interminabile di mortacci tua e di bestemmie borgatare.
La parte sexy della pellicola è nelle mani di Ania Pieroni, una convincente Maddalena che irretisce Lazzaro e persino Giosuè, salvato dal peccato dai tre santi e da Giovanna D’Arco. La maggior parte dei nudi sono della Pieroni, mentre la Cassini si limita a pochi sculettamenti, canta uno stornello romanesco, sfoggia una mise in bianco con spacchi vertiginosi e si doppia da sola con accento americano. Ania Pieroni cita pure Marylin Monroe quando un soffio di vento artificiale provocato da Lazzaro le alza il vestito e mette in mostra le lunghe gambe. Molto bravi Oppini, Smaila e Casillo come santi che alla fine vengono licenziati dal Superiore, “perdono i super poteri” e restano sulla Terra canticchiando un tema da musical insieme a una Giovanna D’Arco con la spada di gomma. Non manca un cattivissimo Caino (Ghiani), Simona Marchini è Maria, Franco Bracardi è Giuseppe, Danilo Mattei è un Lazzaro tecnologico che inventa congegni elettronici surreali, mentre Gegia è la disperata moglie di Lazzaro. Pietro (Di Francesco) è un imprenditore ittico che tenta di mettersi in società con Giosuè, ma lui non ne vuol sapere.

Molte le trovate demenziali che ironizzano sul Vangelo e si fanno beffe di episodi edificanti. Vediamo la calata dei santi dal cielo come se fossero alieni, che è pure una citazione di Miracolo a Milano (1951) di Vittorio De Sica. Non mancano il lupo di Gubbio che scodinzola davanti al padrone, il flipper fuso dal fluido magico di Giosuè, Caino e Abele che si menano di brutto, San Francesco che dice sempre laudato, una sindone moderna messa in lavatrice e i santi che telefonano in Paradiso con i gettoni. Il massimo del trash si tocca con la canzone interpretata da Oppini – Smaila – Casillo: “Siam tre piccoli santin/ mai nessun ci dividerà…”. Quando Giosuè fa i miracoli, Enio Drovandi (Abele) esclama: “Sto’ Giosuè è meglio di Mandrake!”. Il miracolo del pesce alla griglia durante una comica ultima cena con la Cassini che canta uno stornello romanesco – americano mentre i tre santi suonano il mandolino è uno dei momenti più trash della pellicola. A un certo punto il protagonista legge il Vangelo, si convince che è un romanzo horror e che la resurrezione è soltanto un’idea dell’editore che voleva il lieto fine. Giosuè non ne vuol sapere di assecondare le pagine che sta leggendo. Finisce a fare il barbone insieme a Pietro e persino a Maometto, dopo aver camminato sulle acque, facendo attenzione a mettere i piedi sugli scogli

Piero Mereghetti definisce Miracoloni “una farsa desolante”. Non concordiamo con l’illustre critico milanese, perché il film è ancora oggi molto divertente, pieno di gag e di trovate originali, forse eccessivamente blasfemo, ma senza dubbio coraggioso nella sua ironia ai limiti del turpiloquio che prende di mira argomenti religiosi. Miracoloni è una pochade che finisce in bagarre, cerca di realizzare una comicità alla W la foca! (1982) di Nando Cicero e a tratti ci riesce, mentre in alcuni momenti le battute sono stanche e prevedibili.

Francesco Massaro continua a girare commedie collaborando con il comico Jerry Calà che dirige in due lavori di taglio televisivo, come Al bar dello sport (1983) e Domani mi sposo (1984)

Al bar dello sport è scritto e sceneggiato dal regista insieme a Franco Ferrini, Enrico Oldoini ed Enrico Vanzina. vede tra gli interpreti un mostro sacro della commedia sexy come Lino Banfi, non al massimo della forma, e una sensuale Mara Venier, non ancora  padrona di casa della domenica pomeriggio. Tra gli interpreti citiamo Pino Amendola, Tognella (Armando Russo), Mirella Banti, Franco Barbero, Annie Belle, Sergio Vastano, Enzo Andronico, Ennio Antonelli e Omero Capanna. Jerry Calà è un cameriere muto che aiuta il povero immigrato pugliese Lino Banfi a vincere più d’un miliardo al Totocalcio. Il tema è abbastanza sfruttato, perché mette in gioco parenti avidi (Banti e Barbero) e amici profittatori che frequentano il Bar Sport (Vastano, Tognella e Amnedola) che rendono la vita difficile al neo miliardario. Banfi fugge da Torino insieme al socio muto, trova rifugio Costa Azzurra, ma il compagno non resiste al demone del gioco e perde tutto al Casinò.

Massaro cita solo nel titolo il romanzo di Benni (Bar Sport) perché le trovate comiche sono una continua rievocazione della commedia all’italiana. La coppia Banfi – Calà è inedita e ricca di contrasti, ma diverte, alternando il gusto classico per la battuta pugliese all’invenzione moderna e surreale dell’ex componente dei Gatti di Vicolo dei Miracoli. Lino Banfi veste come Gianni Agnelli, indossa la cravatta sul maglioncino e l’orologio sopra il polsino della camicia. Tra lui e Calà, inutile dire chi fa la parte del leone, anche se l’attore veronese non è male in un ruolo da muto con il cuore d’oro che si ispira alla comicità di Harpo Marx. Mara Venier è molto sensuale, tra l’altro è la ragazza di Jerry Calà, non ha ancora un ruolo televisivo ma si fa notare per interpretazioni sexy in alcune pellicole che mettono in evidenza la sua prosperosa bellezza. Mirella Banti le contende la palma della ragazza più procace e mostra in alcune sequenza le grazie nascoste. Si vede anche Annie Belle

Domani mi sposo (1984) è un’altra commedia scritta e sceneggiata dal regista, con la collaborazione di Enrico Vanzina, Franco Ferrini e Jerry Calà, protagonista di una commedia esemplare per comprendere come si faceva cinema popolare nei primi anni Ottanta. Gli ingredienti base ci sono tutti. Calà va di gran moda presso i giovani che amano le sue macchiette stereotipate e un umorismo surreale che era originale, ma l’attore ha avuto il limite di non sapersi rinnovare.

Calà adesso fa il regista di film invisibili (e invedibili), replicando in eterno il se stesso degli anni Ottanta con storie patetiche come Vita smeralda (2006) e lo squallido remake di Vado a vivere da solo (1982) di Marco Risi,intitolato Torno a vivere da solo (2007). Isabella Ferrari è l’ingrediente sexy che garantisce il successo della pellicola, viene da una serie di film azzeccati e dopo i vari Sapore di mare pervade l’immaginario erotico degli italiani

Tra gli interpreti citiamo la non ancora televisiva Milly Carlucci, il tipico commenda milanese Guido Nicheli, la biondissima Karina Huff, Claudio Bisio e Pupo De Luca. Tutto ruota attorno a Jerry Calà e agli scherzi di un gruppo di amici burloni che gli rendono la vita difficile alcuni giorni prima delle nozze. La promessa sposa è Isabella Ferrari, ma alcune vecchie fiamme tornano dal passato per complicare la situazione. Milly Carlucci – provocante come non mai – è una di queste. Karina Huff è la ragazza offerta dagli amici, pure lei molto sexy, occhi azzurri e  capelli biondi. Si nota lo stile dei Vanzina che prenderà campo, ma per Jerry Calà è l’inizio della parabola discendente. Non si risolleverà più.

Ti presento un’amica (1987) è l’ultimo film girato per il cinema da Francesco Massaro. Il regista scrive e sceneggia con la collaborazione di Suso Cecchi D’Amico, Enrico Vanzina e Franco Ferrini. Interpreti: Giuliana De Sio, Kate Capshaw, Michele Placido, Luca Barbareschi, David Naughton, Carolina Rosi, Micaela Pignatelli, Sergio Fantoni e Angela Goodwin. Si tratta di una commedia sofisticata all’americana, o meglio di come i Vanzina interpretano la commedia sofisticata, perché il prodotto ricorda il loro stile. La storia segue le vicende sentimentali e lavorative di Giuliana De Sio, un’aspirante giornalista televisiva, e di Kate Capshaw, impiegata di alto livello preso una casa di moda
Sembra di assistere ad un remake di Via Montenapoleone (1987) in versione romana e di Sotto il vestito niente (1985) – entrambi di Carlo Vanzina -, ma senza delitti e suspense. Non è un gran film. Dialoghi e personaggi sono superficiali e la storia non decolla mai. La frase di lancio “Un film che assomiglia alla vostra vita” è eccessiva, perché la pellicola non ha niente della realtà contemporanea. Il regista originario doveva essere Citto Maselli, che forse avrebbe potuto realizzare qualcosa di più interessante, ma Francesco Massaro non va oltre una modesta commedia sofisticata

 

A questo punto la carriera di Francesco Massaro si rivolge al più facile mezzo televisivo, anche perché il cinema sforna sempre meno prodotti di genere e i titoli che passano sul grande schermo si contano sulla punta delle dita. Ricordiamo i lavori televisivi realizzati dal regista padovano: Little Roma (1987), Pronto Soccorso (1989), Pronto soccorso 2 (1991), Provincia segreta (1998), Benedetti dal Signore (2004) e O la va, o la spacca (2004). Francesco Massaro è anche valido sceneggiatore di commedie come Paolo Barca maestro elementare praticamente nudista (1975) di Flavio Mogherini, I giorni cantati (1979) di Paolo Pietrangeli e Sposerò Simon Le Bon (1986) di Carlo Cotti. La sceneggiatura di Ti presento un amico (2010)di Carlo Vanzina è il suo ultimo lavoro in ordine di tempo, una sorta di remake al maschile del vecchio Ti presento un’amica.

Per vedere alcune sequenze di Miracoloni: http://www.youtube.com/watch?v=QfK3UMdNcDM

Gordiano Lupi
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