Francesca Mazzucato – Kaddish profano per il corpo perduto


A cura di Bettina Todisco

“La scrittura della Mazzucato è un miracolo” (Gianni Riotta). E la sua narrativa è molto vicina alla poesia. Lo è anche in questo romanzo nel quale la scrittrice racconta molto di sé.
Del corpo di una donna obesa. Di una scrittrice obesa. E del suo rapporto con un corpo debordante, e come tale inaccettabile, dall’infanzia sino alla raggiunta maturità.
Un corpo che vuole uscire allo scoperto e che riflesso sulle vetrine dei negozi è ingombrante, imbarazzante, “perduto”. Un corpo perduto al quale dedicare un kaddish (una delle più antiche preghiere ebraiche) profano, come lo stesso titolo suggerisce.
Un corpo con il quale fare i conti in un agosto troppo caldo per fermarsi in città e nel quale la protagonista del romanzo si ritrova a partire per Budapest convinta da un suo ex compagno, rimastole amico negli anni.
Ma nella musicale Budapest, piena di incontri e di volti e di storie è con la sua storia che lei deve fare i conti. Ricostruendo quel disagio che trae origini dai lontani dolori della sua infanzia.
Una donna, un corpo grasso e gli anni che paiono scivolare via come sabbia tra le dita. Perché a quarantadue anni il tempo si accorcia e subentra l’urgenza di comprendere i propri dolori nella speranza di una nuova consapevolezza e di una raggiungibile serenità.
Un romanzo coinvolgente, doloroso e forte, quello della Mazzuccato, con un debito e un omaggio al premio Nobel ungherese Imre Kertész (suo il romanzo Kaddish per il bambino non nato).
Un viaggio carnale fra luoghi, seduzioni e antichi dolori seppelliti con violenza nel corpo.

Bettina Todisco

Titolo: Kaddish profano per il corpo perduto
Autore: Francesca Mazzucato
Editore: Azimut (Roma)
Collana: Aión
Data di Pubblicazione: Aprile 2008
Prezzo: € 12.50
ISBN: 8860030633
ISBN-13: 9788860030634
Pagine: 194
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

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