FLY “Year of the snake”


A cura di Giuseppe Maggioli

FLY “Year of the snake” (ECM).
I primi due dischi dei Fly (Fly del 2004 e Sky and Country del 2009) il demiurgo gruppo indiejazz formato da Mark Turner al sax e dalla sezione ritmica di Brad Mehldau, ovvero Larry Grenadier al basso e Jeff Ballard alla batteria, ci avevano profondamente impressionato per la loro qualità musicale sempre calda, eccelsa, trasversale e dai lunghi interplay tra percussioni e assoli mai qualunquistici di Turner, vera e propria icona del sax afroamericano. Il nuovo cd ci sorprende in difetto ed è solo una passiva esposizione dei due dischi precedenti. Year of the snake manca di quel fuoco sacro che di solito si respira nei dichi jazz di un certo tipo.
Uno stanco esercizio di stile ben suonato (ci mancherebbe altro) ma in sostanza nelle 12 tracce non troviamo quella verve positiva che alberga nei lavori post bop del terzo millennio, di una musica senza tempo che di solito si trova nei dischi ECM.
L’impressione è che non ci sia una guida adeguata e che il trio in questa seduta si sia azzerato creativamente parlando, a vicenda. Da non tralasciare pezzi anche convincenti come Festival Tune e Salt and Pepper o il soliloquio cool di Kingstone ma privi di quella radice afro jazz che tanto avevamo amato nelle passate edizioni e che inperversa nei locali hipster di New York. Tra le tracks da menzionare c’è da sottolineare la radiosa Year Of The Snake nove minuti di abbagliante visione davisiana con i famosi interscambi tra il sax di Turner e la batteria di Ballard in una esecuzione aggraziata e veramente introspettiva.

Giuseppe Maggioli


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