FINALE ROLAND GARROS 1989. IL PRINCIPE E IL RANOCCHIO


1A cura di Augusto Benemeglio

1.Freud
Il vecchio Danko , compagno di corso tennistico , tra una pausa e l’altra, mi fa: Scrivi di “Freud e il tennis”, è una miniera inesauribile di notizie interessanti, che potrebbero essere utili a ciascuno di noi. Vedrai quante affinità ci sono tra il tennis e la psicanalisi. Si, vabbè, dico io, ma sono versanti delicati, quelli, e se non sei abituato a praticarli rischi di cadere nel ridicolo e dire delle bestialità. Non si può improvvisare. Poi , in attesa del nostro diletto “master tennis” , si parla di libri preziosi , d’antiquariato , libri di storia, d’arte, di letteratura , archeologia .

2. La grotta della poesia

Gli dico della “grotta della poesia” di Roca , visitata da Carmelo Bene e da Massimo D’Alema, dove ci sono graffiti risalenti all’epoca del neolitico , e scritte in lingua greca, illirica, messapica , ecc., che inneggiano all’amore. Dice una leggenda che basta entrare là dentro per innamorarsi. In quella grotta vi si recò anche il mitico KenRosewall, che, insieme a Laver, Pietrangeli, Kodes ed altri grandi della storia , ormai molto attempati, era venuto a Lecce , all’inizio degli anni ’90 per quei fantastici tornei ad esibizione. E capitò che proprio in quel tempo mi recassi in uno di quei vecchi sgabuzzini dove i libri si vendono a peso . E nel pacco, oltre a libri , ci trovi un po’ di tutto: mentine, liquirizie , riviste, fumetti, borotalco , sidol per lucidare gli ottoni, ecc. Io ci trovai una rivista di tennis, scrittain inglese, dove si parlava , in particolare, del “principe “Stefan Edberg, fascino, grazia ed eleganza fatto tennis.

3-La finale di Parigi

Si trattava della finale del Roland Garros. A dire la verità, la rivista faceva schifo , unta e bisunta , con pagine strappate, e fui tentato di riportarla indietro, o buttarla via, ma poi ci ripensai, memore di quanto disse Borges: libri e caramelle non sono mai uguali, ognuno ha un suo sapore e un suo odore, soprattutto se datato. Era stato infatti così che avevo avuto modo di leggere “Viaggio al termine della notte” di Celine, un capolavoro assoluto della letteratura mondiale. Nella busta c’era , inoltre, un sacchetto di mentine, un libro sul pianista Glenn Gould, un fumetto di Snoopy…La rivista andò a finire chissà dove , unitamente ad altre cose, completamente dimenticata. Solo molti anni dopo la ritrovai e gli diedi un’occhiata . Parlava , in particolare della finale del Roland Garros del 1989 . Con un bel po’ di fatica, data la mia scarsa propensione alle lingue, cominciai a tradurre l’articolo , a firma di un certo Bill Murger , o qualcosa di simile , che prendeva le mosse dalla semifinale “da sogno”, ovvero quella tra Boris Becker e Stefan Edberg.

1. Amlet-Stefan contro Thor-Becker

Il tedesco ,l’homo faber, la Volontà di Potenza, il Martello di Thor, era andato sotto di due set, ma poi aveva rimontato , e vai con la Cavalcata delle Walkirie! Ma il principe Wiking Amleto-Edberg , tutto nevrosi , combattimento interiore , invocazioni a Odino, con la mistica del “servandvolley”, che aveva infiorettato sempre tutti, – ivi compreso “terminator” Ivan Lendl con la faccia sofferta di El Greco, – riprese a volteggiare nell’aria e tutte le bambine a delirare estatiche per i suoi tuffi sotto rete, le acrobazie divine , le valanghe di aces e stop volley, i passanti di rovescio in corsa che ribaltavano qualunque legge fisica e i sogni di Cartesio.. Un Tennis eroico, fatto di pulsioni visive, sussulti cardiaci e ammirazione. Sì,ammirazione estetica con quelle estasi lì che facevano invidia a San Giovanni della Croce. Cinque ore di magia , fino al quinto set…vero spettacolo e godimento per gli occhi.
Stefan Edberg, come dire il Tennis, il più nobile e gelido Tennis che si sia mai visto dai tempi del Rake (RodLaver) e di Fred Perry. E poi un nasino tagliato all’in su come nei cartoni animati….Il Grande Stefan , per tutti, aveva già vinto il suo primo ( e unico) Roland Garros, ancor prima di scendere in campo, quando…Voi credete alla nèmesi, all’ora perfetta che si lascia cogliere anche nell’ultima città dell’imperfezione, l’ora , l’attimo in cui ogni città muore insieme al dio che la protegge? A quella certa calamitosa pusillanimità del dio che è immortale , ma a tratti lo scopri dormiente, debole, sfiancato da questo immenso Sogno che lo visita, dall’Idea della propria perfezione; un dio che ha sete, e soffre di Sé, finendo persino col farsi sbeffeggiare da un ranocchio sotto forma di cinesinomangiabanane.

2. Il nano mangiabanane

Pseudoprestidigitatore, un tale Michelino Chang, alto un metro e cinquanta, con più di quaranta centimetri nei polpacci…Il Terribile Ranocchio giallo , minuscolo, oscuro impiegato del Tennis, arrivatoper caso sul centrale rosso più famoso del mondo ( “Vive la France, ah, la Grandeur di La coste, Cochet e Borotra!”) . Beh, l’Utopia Pulviscolare Gialla , il Bananaro , che si permise , come l’ultima scamorza tennistica , di servire “da sotto” al centrale del Roland Garros , cominciò a mettersi di traverso , come un macigno , sulla via del Principe Biondo. E ridusse quell’arte nobile del tennis alla noia mortale di mille pallonetti da fondo campo,alla preghiera laica di un musulmano o un buddista ( ai cambi di campo leggeva il libretto di Mao. Gli chiesero perché e lui disse: ” casomai mi venissero i crampi…”) Ahimè, cari lettori, io oggi sono molto triste perché a funestare la grandezza e la luce purissima del principe Edberg, fu un paria , un servo della gleba , un ranocchio qualsiasi a nome Chang che mai più nulla avrebbe vinto. Fu il giorno del sogno cino-americano , del “viva Chang!”, il giorno incredibile in cui il numero settemila del mondo batte il NumberOne !… Altro che David contro Golia!… Quell’indimenticabile giorno fu chiaro a tutti che gli invisibili Dèi ,per invidia e gelosia , fecero vincere il ranocchio giallo mangiabanane pieno di crampi, l’oscuro mugik , il peones dei campi da tennis , congiurando contro la maestà, lo splendore , l’eleganza, la bellezza, il fascino e la genialità dell’ immaginifico principe scandinavo , Stefan Edberg.

Roma, 10 febbraio 2016 Augusto Benemeglio

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