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Fëdor Dostoevskij – Le notti bianche

10 novembre 2009 | 281 viewsCommenta

Le notti biancheA cura di Claudio Arzani
Titolo: Le notti bianche
Autore: Dostoevskij Fëdor
Editore
: Einaudi
Prezzo: € 12.00
Data di Pubblicazione: 2006
Collana: Einaudi tascabili. Classici
ISBN: 8806178857
ISBN-13: 978806178857

Quattro notti. Per sperare, per soffrire, quattro notti d’illusione, di sogno, di felicità, di vita. Lui, un ventiseienne giunto nella città non si sa da dove. Lei, in attesa sul ponte di quell’uomo che, un anno prima, le ha promesso di prenderla in sposa per poi andarsene altrove, nella lontana Mosca in cerca di fortuna. Prima notte, scende il buio, la nebbia avvolge le luci dei lampioni che si fanno ovatta e, di quell’uomo, dello sposo promesso atteso per un anno intero nessuna traccia. Così avviene l’incontro. Lui, straniero da poco arrivato a Pietroburgo. Lei, una donna addossata al parapetto del canale, appoggiata coi gomiti alla ringhiera, pareva fissare con grande attenzione l’acqua torbida del canale. Abbigliata con un cappellino giallo assai grazioso e una civettuola mantiglia nera, piangeva. Ed il giovane gentiluomo, per quanto timido con le donne, non poteva certo abbandonare la gentildama. Inizia così un rapporto che lei subito intende porre nei corretti limiti del possibile: sarebbe tornata, l’indomani, nello stesso luogo, nello stesso punto, alla medesima ora e, se lui avesse voluto essere presente non era l’intenzione sua negar la possibilità. Ad un patto! “Non innamoratevi di me… questo non si può, ve l’assicuro. Per l’amicizia sono pronta, eccovi la mia mano… Ma innamorarsi non si può, ve ne prego!” Seconda notte ed ancor dello sposo promesso non v’è traccia ancorché si sappia che è giunto in città. Non resta ai due giovani che raccontarsi, storie di sé, racconti dei sogni loro, racconti di quei cantucci a Pietroburgo ove vivono quelle strane persone come son loro: i sognatori. Racconta di un eroe sognatore, il giovane timido, racconta di strade percorse, di amori sfiorati, di un’identità ancora cercata. In cambio racconta una storia di sé Nàstenka, la storia di quell’uomo che, un anno prima, in procinto di partire per Mosca, le prometteva di tornare e di sposarla. Racconta dell’attesa, della lunga, interminabile ma fedele speranzosa attesa. E’ passato un anno giusto. Egli è tornato, è già qui da tre giorni e… e… “e finora non s’è fatto vedere!”. Lacrime e Nàstenka corre via, piangendo, ritorna a casa, appuntamento alla terza notte. Come prosegue, come finisce la storia di quelle notti del lontano 1848? Poco importa. Poco importa se, come spera il lettore, la bella Nàstenka dimenticherà il suo promesso sposo, poco importa se quell’uomo si farà vivo, alfine. Quel che conta sono le ore passate dai due protagonisti, a raccontarsi, a scavarsi nel profondo dell’animo. Vivendo insieme istanti di felicità e se anche rimanesse circoscritta ad un solo minuto, di felicità, quel minuto varrebbe e sarebbe una delicata, romantica, vita intera. Delicatezza, romanzo d’altri tempi, di amori diversi, che accarezza il cuore.

Fëdor DostoevskijNote biografiche dell’autore:
(tratta da Wikipedia)
Fëdor Mikhajlovic Dostoevskij (Mosca, 30 ottobre/11 novembre 1821 – San Pietroburgo, 28 gennaio/9 febbraio 1881) è stato uno dei più grandi scrittori russi dell’Ottocento e, in generale, di ogni tempo.
Fëdor, secondo di sette figli, nasce a Mosca da Michajl Andrevic, un medico di origine lituana e dal carattere stravagante e dispotico che alleva il ragazzo in un clima autoritario.
La madre, Marija Fedorovna Necaeva, proveniva da una famiglia di commercianti. Il suo carattere era allegro e semplice, amava la musica ed era molto religiosa. Sarà lei ad insegnare a leggere al figlio facendogli conoscere Aleksander Puskin, Nikolaj Zukovskij e la Bibbia.
Nel 1828 il padre, Michajl Andrevic, è iscritto con i figli nel libro d’oro della nobiltà moscovita.
Nel 1831 Fëdor si trasferisce con la famiglia a Darovoe in provincia di Tula dove il padre ha comprato un vasto terreno e nel 1834, insieme al fratello Michail, entra nel convitto privato di L.I Cermak, a Mosca.
Nel 1837 muore la madre, da tempo ammalata di tisi, e il giovane, insieme al fratello, viene iscritto al convitto preparatorio del capitano Kostomarov, in attesa degli esami d’ammissione all’Istituto di Ingegneria e il 16 gennaio 1838 entra alla Scuola Superiore del genio militare di Pietroburgo, dove studia ingegneria militare, frequentandola però controvoglia essendo i suoi interessi già orientati verso la letteratura.
L’8 giugno 1839 il padre, che si era dato al bere e che maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente dagli stessi.
Nell’agosto 1841 Fëdor viene ammesso al corso per ufficiali subalterni e l’anno seguente viene promosso sottotenente.
Nell’estate successiva entra in servizio effettivo presso il comando d’ingegneria di Pietroburgo.
Il 12 agosto 1843 Fëdor si diploma, ma nell’agosto 1844 dà le dimissioni, lascia il servizio militare e, rinunciando alla carriera che il titolo gli offre, lottando contro la povertà e la salute cagionevole, comincia a scrivere il suo primo libro, Bednye ljiudi (Povera gente), che vede la luce nel 1846 e ha gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov.
In questo suo primo romanzo, il novello scrittore rivela già quelli che saranno i suoi temi maggiori: la sofferenza per l’uomo socialmente degradato e incompreso.
Nell’estate Dostoevskij inizia a scrivere il suo secondo romanzo, Dvojnik (Il sosia), storia di uno sdoppiamento psichico che non ha però il consenso del primo romanzo e a novembre, in una sola notte, scrive Roman v devjati pis’mach (Romanzo in nove lettere).
Nel 1847 ha il primo forte attacco di epilessia, male del quale soffrirà per tutta la vita.
Nel 1848 vedono la luce alcuni racconti su vari numeri di rivista, tra i quali il romanzo breve Belye noci (Le notti bianche).
Morì, in seguito a emorragia, il 28 gennaio 1881

di Claudio Arzani

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