Farinelli e le voci tagliate col coltello 1


A cura di Augusto Benemeglio

1. Il maestro Chiappinelli
Facciamo quattro chiacchiere con il maestro Massimiliano Chiappinelli , un foggiano trapiantato ad Ariccia , che fa il segretario dell’Associazione Amici della Puglia, a Roma, via Aldrovandi, 16. Ma Max è anche – e soprattutto – un artista, un concertista in progress che suona divinamente il pianoforte, ed è anche un musicologo di riconosciuto valore, un insegnante creativo , laureato in letteratura con indirizzo musicale, reduce dalla visita allo Handel Museum di Londra , dove ha visto una mostra sui castrati, “un abominio che ha creato voci angeliche“, i loro tormenti, la loro fortuna.
“Farinelli, il più famoso, il più celebrato di essi – dice Max – era un pugliese come me (lui era di Andria ) e non era affatto una checca, come qualcuno immagina che fossero i castrati. Era un usignuolo gigante , alto un metro e novantadue, con una potenza, una portata e un’estensione, un ‘agilità di voce mai più raggiunta da nessun altro dopo di lui, anche se molti castrati dell’epoca lo hanno avvicinato, primo fra tutti il Senesino, protetto da Handel, che scrisse per lui opere sublimi e creò personaggi ad hoc come Radamisto, Giulio Cesare, Orlando; e poi ce ne sono altri come l’Appianino, il Cortona, il Porporino, il Farfallino, il Nicolino, tutte voci di eccezionale qualità, ma la classe, lo stile, l’eleganza e i polmoni di Farinelli, – questo gentiluomo rispettato da tutti, tenuto a corte da principi e re ed esibito come un fiore all’occhiello, come un mazzo di rose rosse profumatissime -, non l’aveva nessuno di loro. I suoi polmoni erano dei mantici poderosi, erano come fiati lunghissimi, e l’emissione della sua voce era di una qualità rara, di una tecnica e di una competenza musicale raffinata, davvero eccelsa. Io credo che se noi la potessimo ascoltare oggi quella voce angelica tagliata col coltello, la voce del castrato Carlo Broschi detto Farinelli, un uomo colto, piacevole d’aspetto, ottimo conversatore e sicuro di sé, ne saremmo travolti come lo furono nel settecento le corti e i pubblici di tutta Europa.

2. Farinelli cavaliere di Calatrava
Ci fu chi, come il re di Spagna, il malinconico Filippo IV, afflitto perennemente da depressione, lo volle tenere tutto per sé, a corte, pieno di onori e titoli e beni. Gli corrispondeva uno stipendio di 2000 ducati, una cifra enorme, ma lui non doveva cantare per nessun altro. Farinelli divenne ben presto “criado familiar” dei re di Spagna, e con l’ascesa al trono di Ferdinando VI, – che lo nominò cavaliere di Calatrava, (la più alta carica onorifica, che fino ad allora era stata riservata solo ai gentiluomini che potevano provare la nobiltà e l’antichità delle loro famiglie) – Carlo Broschi-Farinelli esercitò una grande influenza sulla corte e anche sulla politica interna spagnola. Si devono a lui i primi lavori di bonifica delle rive del Tago, e fu lui che persuase re Ferdinando a instaurare un teatro d’opera italiano a Madrid. In Spagna, Farinelli, stette molti anni (dal 1737 al 1759). Rispettato da chiunque, sommerso di doni, adulato sia dai diplomatici avversi alla Francia, sia da quelli francesi che avrebbero voluto vedere la Spagna firmare il Patto di famiglia, conservò questa posizione di rilievo fino all\’avvento di Carlo III, il quale, probabilmente a causa dell’eccessiva influenza del cantante, lo allontanò nel 1759. Allora se ne tornò in Italia, a Bologna, la sua città d’elezione. Amava moltissimo la città felsinea. Lì aveva frequentato l’Accademia Filarmonica, lì aveva sconfitto l’idolo locale , il celebre castrato Bernacchi, meritandosi la stima, l’ammirazione e l’affetto dei bolognesi. E lì visse fino al termine dei suoi giorni nella sontuosa villa che aveva fatto costruire in vista del suo ritiro dalle scene (fuori Porta Lame, oggi distrutta). Malgrado le numerose visite che vi ricevette (tra cui quelle dell’adolescente Wolfgang Amadeus Mozart , e di Giuseppe II d’Austria), Farinelli morì nella sua grande casa in uno stato di totale depressione, tristezza e solitudine, nel 1772, all’età di 77 anni. Ma il mito della sua voce continuò a tramandarsi in tutta Europa fino ai nostri giorni.

3. La sfida con il trombettista tedesco
Per avere un’idea della potenza e dell’effetto incredibile della sua voce dobbiamo citare un aneddoto rimasto famoso nella sua storia. Siamo nel 1722, a Roma. Farinelli è appena un ragazzo, ha solo 17 anni, ma è già famoso nel Regno napoletano (ha esordito a Napoli due anni prima, nella serenata “Angelica e Medoro” del maestro Porpora, su testo del Metastasio, che diverrà suo grande amico, ed è stato un vero trionfo), e lancia una sfida contro un trombettista tedesco, sulla tenuta lunga di una nota altissima. Così la descrive Charles Burney : “.. Aveva luogo ogni sera una gara tra lui ed un famoso esecutore di tromba che accompagnava col suo strumento un’aria cantata dal Farinelli. Sembrò sulle prime un’emulazione amichevole, di carattere semplicemente sportivo, fino a che il pubblico incominciò ad interessarsi alla contesa, parteggiando per l’uno o per l’altro; dopo che ognuno, separatamente, ebbe emessa una nota per dar prova della forza dei propri polmoni tentando di superare il rivale in vivacità e in potenza, eseguirono insieme un crescendo ed un trillo a distanza di una terza e lo sostennero a lungo mentre il pubblico ne attendeva ansiosamente la fine poiché entrambi sembravano esausti; e infatti il suonatore di tromba, sfinito, cedette, convinto tuttavia che il suo antagonista fosse altrettanto stanco e che tutto si sarebbe concluso in una battaglia senza vincitori né vinti. E invece si sbagliava. Farinelli ne aveva ancora e risultò vincitore”.

4. L’ultimo castrato della storia
I romani deliravano per lui e lo videro andar via con molto malincuore, avendo una grande nostalgia di lui e delle ambite voci dei castrati, tant’è che – nonostante la castrazione fosse ormai fuori legge da moltissimi anni, furono proprio loro che ascoltarono dal vivo la voce dell’ultimo castrato della Storia (siamo già nel 1902), quella di Alessandro Moreschi, detto “l’angelo di Roma”, solista del Coro della Cappella Sistina , l’unico ad averci lasciato una testimonianza sonora registrata di quelle voci angeliche tagliate col coltello. Si dice che il pubblico della capitale, innamorato della sua voce, come lo era stato al tempo di Farinelli, travolto dalla passione lo applaudisse gridando con atroce entusiasmo : viva il coltello!” Ed era quella la tragica verità; la gente, il pubblico, gli appassionati del canto, gli stessi grandi musicisti dell’epoca, avrebbero voluto ancora i castrati sulle scene, avrebbero voluto che continuasse quel fenomeno abominevole che era la castrazione , “Un abominio però – dice Nicholas Clapton, controtenore e professore di musica e canto – che ha creato vere e proprie “voci angeliche” e che ha ispirato alcune delle più belle pagine di musica mai scritte al mondo”.

5. Rossini e Handel: viva i castrati!
E’ risaputo come Gioachino Rossini delirasse per i castrati , al punto tale che non volle più ascoltare altre voci , quando gli stessi furono man mano sostituiti dalle voci femminili. I castrati , con le loro voci angeliche tagliate con il coltello, nel seicento, ma soprattutto nel settecento, furono le vere superstar dell’epoca barocca. Erano ricchi, famosi e ricercatissimi dalle corti e dai teatri dei tutto il mondo , sia per la curiosità, ma soprattutto per la qualità della loro voce, straordinaria. Handel considerava la loro voce superiore a quella di qualsiasi altro essere umano perché racchiudeva in sé le migliori caratteristiche delle voci bianche, maschili e femminili, con una maggiore estensione e un impatto emotivo unico “Farinelli , – disse Quantz, quando lo ascoltò la prima volta , a Milano, nel 1726, – ha tutto nella voce, purezza di timbro ed estensione di scala, la nitidezza di trillo e l’inventiva, è un fenomeno unico nella storia della musica. Nella sua voce si trovavano riunite la forza, la dolcezza e l’estensione, e nel suo stile la tenerezza, la grazia e l’agilità.» Il suo canto ebbe un’influenza certa sullo stile delle opere composte in quel periodo. Alle sue qualità artistiche, Farinelli aggiungeva quelle umane. Affabile e modesto malgrado la sua fama e il suo talento, di perfetta educazione, seppe guadagnarsi l’affetto del pubblico e la simpatia dei grandi. Farinelli non solo cantava, ma suonava anche strumenti a tastiera e la viola d’amore. Occasionalmente componeva, scrivendo il testo e la musica di un Addio a Londra aria, e un’aria per Ferdinando VI, così come sonate per tastiera. Per la fenomenale estensione vocale rivelata nella sua carriera, per la versatilità dimostrata nei vari stili di canto, per l’eccezionale capacità di tenuta dei fiati, per il trascendentale virtuosismo di cui fu capace, per le sue doti di attore, Farinelli è ancor oggi ricordato, con consenso praticamente unanime, come il più grande cantante nella storia dell’opera lirica.

Augusto Benemeglio


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Farinelli e le voci tagliate col coltello

  • augusto

    Dopo aver visto l’orribile , pessimo film stasera alla TV ( La 7 D),Farinelli voce divina, o qualcosa di simile , in cui si salvano solo le scenografie, i costumi e le ambientazioni, – in cui Farinelli è ridotto ad un esibizionista e latin lover senza sesso, ad amori a tre in compartecipazione con il fratello Riccardo Broschi ( figura squallida e forse completamente inventata ) , con recitazione davvero di basso livello, regia ridicola , mi sono rimesso a leggere questo mio articolo, per ritrovare un po’ di verità e di straordinaria grandezza dello spirito, dell’intelligenza, delle straordinarie qualità artistiche e umane del Grande Farinelli.