FABER IL POETA


A cura di Augusto Benemeglio

Omaggio a Fabrizio De Andrè

1.Portami a vedere il colore del vento

E venne nella notte, / nell’esatta luce / irreversibile e pura / altera e lodata/ sora nostra morte corporale/; attraversò il vasto e casto sudario/entrò silenziosa nel giardino di rose/ e portò una musica lieve /nel colore azzurro del vento./ Fabrizio De Andrè staccò la spina per sempre / E allora tutte le nostre solitudini / furono una soltanto/ nello specchio d’acqua della sua fontana/, nel marmo del tempo,/nella roccia dov’era conficcata una spada/ che in realtà era una chitarra/ che si profilava come un’ancella mora/ sulla serenità di una terrazza bianca/ che scorgeva tramonti e distese / e un angelo in volo /che gli tese le mani. / E fu allora che lui si ridestò dal coma / e disse: portami a vedere il colore del vento….

2. Pettirosso da combattimento

Ed io rividi d’un tratto tutta la sua vita da uccello canterino , da pettirosso da combattimento, vita magica e profonda / allegra triste folle ribelle/ d’ombre aurore e buio, vita da Una e Mille Notti / fu rivissuta quasi per caso, come un’anomalia , inconsapevole marea di emozioni che salgono durante le notti genovesi da bagordi che rividi il giovane Faber a bere sul muro d’ombra e fuoco , a scherzare atrocemente con Fracchia Villaggio , Mauro , Pippo e Rino , a far beffe, e poi cenare a fagiolame e cotiche sulla passione della brace pietosa ; e poi ancora ubriachi a far sesso come viene , da Gorilla o Bocca di Rosa , senza dir parola – “tu ridi nuda, fanciulla , frutti di fuoco e di artificio i sensi s’aprono “ . E così col Sali e Scendi in un fusto di rame , in una scala del pozzo , tra confusioni taciturne , senza misura , senza nessuna misura , ma anche intenerirsi per i casi umani come quello di Piero Repetto , completamente paralizzato ( portami con te nel mondo reale, nella favella reale , nel reale dell’irreale) , e lui a portarlo di peso fra la gente più strana , farlo sentire vivere e cantare con scintillio sulla fronte e le giocare a dadi, il rotolare dei numeri , per vincere tanti soldi e poter comperare una fattoria con tanti animali e fiori di lillà ; sì, era un gattaro , Fabrizio, e ci credeva alla loro divinità , come gli egizi , e sognava di fare un villaggio tutto per loro , la loro solitudine sotto la luna e il loro segreto inaccessibile ; sognava la stagione dei melograni e si esibiva al teatrino della Borsa di Arlecchino con quella voce da carezza flautata e la prima chitarra che strimpellava appena ( la madre gli aveva pagato tante lezioni di violino tutta andate a puttane), e il padre a rincorrerlo con lo sguardo e i telai del linguaggio , perché finisse gli studi e prendesse finalmente la sospirata laurea in giurisprudenza…Poi fai quel che ti pare nel tempo che t’avanza, vai anche nelle fogne dei sonnambuli , nel letto dei rasoi, ma fino al venerdì…sei l’avvocato Fabrizio De Andrè, belin!

3. Voglio essere ricordato come amico

Non posso pretendere che i miei errori mi siano perdonati , dissed. Così come non posso dare il coraggio che non ho ( noi artisti siamo tutti dei gran fifoni, alla fin fine, anche se cantiamo la libertà e il coraggio) . Io ti posso dare la speranza , o l’illusione di una speranza anche per te che conti zero virgola zero . Ma voglio essere ricordato meno come poeta che come amico; per questo vado a cantare sull’albero che sanguina a mezzanotte, per questo vado sulla Croce a vedere “sbiancare come un giglio /uno che ebbe un nome ed un volto: Gesù. E’ questa da sempre la sua milonga senza musica, con la mano che indugia sulle corde della chitarra e anche sulla patta dei” blue jeans”, e le parole che andavano e venivano come fanno le parole con gli esagerati sgangherati sentimentalismi dei ventenni, cavalieri di rovi e di more, dei giorni segreti della merla dove stanno tutti i giorni sempre uguali , amici sigarette scopate whiskey beffe e agonie e impiccati per amore come Michè ( si è impiccato ad un chiodo perché/non poteva restare vent’anni in prigione/ lontano da te… //Domani alle tre/nella terra bagnata sarà/ e qualcuno una croce/col nome e la data / su lui pianterà. E poi non la smette più , è una germinazione di incubi , un pugno di luce e di risate beffarde , e dai allora nuvole barocche , la ballata dell’eroe , e altre mille dissacranti canzoni e ballate di oggi e di ieri , rulli di tamburi e re , torri , regine e castelli, eroi innamorati , fannulloni e camorristi , Ofelia e le acciughe , Giovanna d’Arco e il Suonatore Jones , storie di impiegati , Rimini Lama e Fellini , Erode Tito e i re magi . E naturalmente Gesù e la Buona novella, “la mia migliore canzone” . E’ un amico, leale, sincero, incapace di mentire in quelle notti condivise davanti al mare coi miracoli quotidiani e i testimoni della risurrezione che lo trovavano sul letto alla quattro e mezzo del pomeriggio a sognare, rigorosamente a sognare che cosa?, un altro whisky, un’altra donna, un’altra chitarra.

4. Il terrore del palcoscenico

“Ha stravolto i canoni della canzone italiana con le sue ballate, sempre sospese tra mito e realtà. E ha sfidato gli arroganti di ogni tempo con il linguaggio sferzante dell’ironia. Senza mai cedere alle “leggi del branco”, ma ha sempre avuto il terrore del palcoscenico”. La sera della prima alla Bussola di Viareggio , il 18 marzo 1975, lo salvò Marco Ferreri il regista, che aveva una laurea in veterinaria e gli fece credere che il suo polso fosse regolare – ( in realtà era in pieno marasma tachicardico , con mezza bottiglia di Whisky in corpo) e lo spinse dolcemente sul palcoscenico ( “Questo è il gesto più eroico che abbia compiuto. Lui era un artista di levatura internazionale, proprio perché era essenziale , un signore che mi ha dato molte emozioni e soprattutto un vero amico che ti riempiva d’affetto, parlavamo solo di pillole, medicine e donne, naturalmente”), ma in seguito , durante i tour, capitarono serate in cui era talmente sbronzo da non poter salire sul palco: “Tu sei uno stronzo – gli disse Gianni Bellemo dei News Trolls – certe figure sul palco a noi non ce le fai fare. Ti proibisco di bere ancora Whisky”. E lui disse che aveva ragione, e che non avrebbe più bevuto. Alla prossima occasione era con una bottiglia di Petrus.
Gli anni son passati , un’inquietudine dà orrore alla mia veglia, non dormo più da cent’anni, prima era oro e amore , ora è quieto tumulto , è l’inutile ridirmi del ricordo di ieri , è il sogno che non sognai mai , è la mia solitudine che mi percorre tutta la via del corpo e dell’anima , cerco una notte antica e definitiva , e tuttavia continuo a vivere sui palcoscenici dove mi manca l’aria , mi manca il corpo, mi manca di finire in ospedale perché ogni volta me la faccio sotto , non sono capace di affrontare il pubblico , al primo impatto mi viene sempre una vertigine, prima o poi sarà un infarto e ci lascio le penne !
O Cristo mio, le tue braccia m’offrono riparo alle molte lune , so che il tuo potere è obbedienza , è perdono , un tutto è ciascuno, in un altro tutto, in un altro uno…Ma tu sei uomo , come me, fratello grande, enorme, fratello di tutti del mare e degli alberi e di ciò che mi alza e mi regge e mi lascia cadere. Lo spernacchiarono per questo , i ragazzini del Palasport di Roma , e gli gridavano dietro “scemo ,scemo” e gli altri dell’organizzazione di sinistra li avevano presi e sbattuti giù dai gradini in maniera selvaggia .Poi avevano preteso la divisione degli incassi, con richiesta di altre percentuali, una vera e propria mafia. Ma tu De Andrè che cazzo di ribelle contestatore senzadio, provocatore, sei , che parli di Cristo , di San Giuseppe e della Madonna! Ma che stamo a fa’ i pupi der presepio? Il tuo è un cammino senza avanzare, anzi vai indietro,vai negli angoli polverosi delle parole infrante, nell’arcaicità delle tavolette cuneiformi , nei pozzi aridi dove l’acqua è bruciata da secoli e gli orizzonti sono tutti fuggiti, noi siamo accerchiati dai padroni, borghesi come te ,tu sei tornato al tuo posto ,sei tornato alla partenza, infame borghese!

5. Creuza de Ma

E quando tutto il suo filone lirico sembrava esaurito , ecco la grande musica che viene da lontananze storiche , dall’islam, dai paesi mediterranei, dalle torri piazze cinture paesaggi ponti levatoi fiumi riarsi paesaggi deserti, ecco le generazioni di marinai di Creuza de Ma, ”Ombre di facce, facce di marinaio, da dove venite, dov’é che andate: da un posto dove la luna si mostra nuda e la notte ci ha puntato il coltello alla gola e a montare l’asino c’é rimasto Dio, il Diavolo é in cielo e ci si é fatto il nido. Usciamo dal mare per asciugare le ossa dell’Andrea, alla fontana dei colombi nella casa di pietra”. Ed ecco le notti sotto le ascelle dello scirocco, anni a percorrere questa mulattiera tra i muri a secco e il respiro del ventre del mare, vele di pirati che urtano contro gli orizzonti, di maestri d’ascia che tirano a secco le barche , le ginocchia contro i denti, rattrappiti come vecchi pianisti che con dieci dita tambureggiano sotto gli scalmi , lungo la carena , le loro teste che vacillano nei rollii della passione senile e brontolano a sera come gatti schiaffeggiati; sudori e fiori di catrame , la fatica e la magia d’un arte che annienta la realtà nel mistero e a sera vino o birra a go go , per la “ciucca” rituale , ed eccoli lì , riversi nel loro tugurio-sogno sputando pollini e moccio azzurro.. Rieccolo, Faber, che delira ,e la città gli si dispiega come una Nuova Donna che Fa innamorare , ecco che rientra nei sobborghi a cerca di sesso innominabile, sesso di gorilla, o di Peppino, e disciolti i capelli nella tempesta delle terrazze bianche, calati gli scuri, l’altra faccia del tempo, l’altra piramide di Genova dove sono scolpiti gli urli di tutti i marinai e le loro rughe e la loro fronte e l’acqua salata che li insegue anche tra le pietre nere e cantano pure con la lingua tagliata e l’usignuolo spiaccicato sul muro, Creuza de Ma. Ma “chistu è pacciu!”. Non venderà neppure un disco , e invece…eccolo con la chitarra il canto e le sue vertigini ( e la bottiglia sempre a portata di mano, ora che ha cominciato la serie dei nuovi concerti dove c’è anche il figlio Cristiano che suona il violino e pure l’ultima della cova , la figlia Luvi, che canta!)

6. Spoon River

Poi ci saranno “Le nuvole di Aristofane” , non più barocche , e le “Anime salve”, a chiusura del ciclo, ormai va verso i sessant’anni ( ma non ci arriverà!) ; oggi sono niente, sei ancora quasi un ragazzo con una preghiera di bronzo da decifrare , ma vent’anni fa erano ancora tanti per il suo cuore smisurato , e soprattutto per il suo intestino e i suoi polmoni da tre o quattro pacchetti di sigarette al giorno . Ma ecco che è passato dalle ribellioni alle beffe , dalle ballate ai sarcasmi giovanili, fino alla visionarietà dolente della smisurata preghiera degli ultimi anni, una stupefacente varietà di ritmi e di registri , dove in ogni verso la forza della lingua viva permane a lungo nella nostra mente , anche quando la musica è finita. Con lui, dice Vasco Rossi. “è ’ arrivata la luce abbagliante : i suoi testi , la sua ironia feroce…la sua grande poesia , lui è il padre di tutti noi cantautori , il più mordente, il più contro …La buona novella, Non al denaro non all’amore né al cielo , traduzioni ( non sempre fedeli) delle poesie più belle dello “Spoon River di Lee Masters ad esempio, sono stati dischi molto importanti per la mia formazione personale artistica. In quelle canzoni , spesso piene di metafore, di simboli, di occasioni, di memorie , di tristezze, di indignazioni, di pietà, si canta anche l’invidia che ciascuno di noi si porta dietro , sta dappertutto , l’invidia. Nel nostro mondo poi travalica , è come una peste , ti impedisce di guarire i ciliegi , e ti fa finire in prigione a sfogliar tramonti, ma l’unica cosa che conta è la disponibilità che dai di te stesso, l’unica cosa che conta è l’amore…E Fabrizio ha scritto bellissime canzoni d’amore. La sua – dice Fernanda Pivano – è una versione moderna delle poesie di Lee Masters , e le sue sono certamente più belle. I poeti come lui sono esistiti da sempre ed esisteranno sempre, grazie a Dio . Gente libera, fuori dai sepolcri imbiancati, incapace di discriminazioni, con gli occhi spalancati sulle ingiustizie del mondo, con ironia bruciante per i falsi poteri e tenerezza senza confini per le debolezze degli uomini, con inorriditi pensieri per la guerra e ostinate speranze di pace. Sembra retorica, eppure non lo è. Il mondo di questi poeti è denso di un’ umanità infinita. Fabrizio è un grande poeta, uno dei massimi del nostro tempo.” Nelle sue canzoni , – campi di ortiche , flauti spezzati , sfogliati tramonti e un rider rauco, e poi dolce luna, tango-notti, la domenica delle salme, gente in divisa, minuscola fica e pozzo di piscio e cemento, – noi troviamo, o ri-troviamo la colonna sonora della nostra vita e forse lo specchio della nostra esistenza. De Andrè è memoria di bellezza e di tristezza, di sassi, marciume e libertà che ti fa riacquistare quel sapere del sapere che è la poesia, la musica , l’arte …Me lo ricordo negli anni del terrore , lotte, rivendicazioni sindacali , violenza per le strade e l’infinita tensione che fa scoppiare le cose, me lo ricordo in quel pianto trattenuto che lui aveva sempre quando cantava tra il sorriso timido e la caduta , i polsini aperti e i calzoni chiusi fino alle caviglie, alla ricerca di una verità, o di uno sprazzo di verità, che non ebbe mai timore di gridare con quella sua miracolosa voce da basso flautato. Il giovanissimo Piero, ucciso da un uomo che aveva «la divisa di un altro colore», va «triste verso l’ inferno», «in un bel giorno di primavera». Viene ucciso «senza un lamento» e s’ accorge che «il tempo non sarebbe bastato / a chieder perdono per ogni peccato». Così dorme «sepolto in un campo di grano», vegliato da «mille papaveri rossi», in un trionfo della natura, che forse Fabrizio amava sopra ogni cosa.

7. Tutti morimmo a stento

Fabrizio aveva cantato con la rabbia l’insonnia il sole l’alcool l’ironia l’eleganza e la chitarra come il prolungamento di un braccio , aveva cantato con la sua voce unica calda e fonda le mille storie di coda di lupo , dei fratelli tute blu, del dio senza fiato , ma anche delle prostitute , le ballate di impiccati e tossicodipendenti , emarginati , rifiuti Aveva cantato per r tutti quelli che viaggiano in maniera ostinata e contraria /col suo marchio speciale di speciale disperazione, il suo satirico beffardo testamento : Quando la morte mi chiamerà/nessuno al mondo si accorgerà/che un uomo è morto senza parlare,/senza sapere la verità. /Che un uomo è morto senza pregare , fuggendo il peso della pietà./ Cari fratelli dell’altra sponda/cantammo in coro giù sulla terra/amammo in cento l’identica donna,/partimmo in mille per la stessa guerra/ questo ricordo non vi consoli,/ quando si muore, si muore soli. Inizialmente s’era ispirato agli chansonnier francesi ( in particolare George Brassense ) , e tradusse anche qualche loro canzone , ma Lui era e rimase cantore di periferia , delle calate dei vecchi moli , di prostitute e dei travestiti di via del Campo. Era la sua fantasia e la sua curiosità culturale lo faceva spaziare un po’ su tutto , dal gusto barocco delle fiabe noir alle canzoni di protesta , dalle stupende canzoni d’amore alle filastrocche di varie tradizioni italiane; dal sarcasmo cattivo di Cecco Angiolieri al surrealismo popolare. Egli viveva la vita di altri uomini e vi si calava fino in fondo e la soffriva senza alternative , totalmente . E’ stato sempre un artista profondamente partecipe della realtà delle cose intorno a lui, della sua storia. E che tutto ciò lo esprima in umorismo o nel sarcasmo crudo di Francois Villon non significa niente , è un alibi della sua amarezza , del suo doloroso e disperato canto di pietà del “tutti morimmo a stento”(1968) “ Ho licenziato Dio /gettato via un amore//per costruirmi il vuoto/nell’anima e nel cuore. Non c’è nessuna imitazione con i vari Brassens, il suo stile era suo unico straordinario , egli era uno che apriva nuove porte , nuove vie , e lo faceva da solo, perseguendo i propri sentieri che conoscevano l’ipocrisia del mondo e la fredda asettica morale che giudica prima di comprendere e di compatire , si fermava per le vie e gli immondezzai a raccattare i drogati e gli impiccati per amore e disperazione; si metteva lì per lì a comporre con l’alcool e la pietà e lo spazio di vetro, i rumori dei ragni e la notte che lo circondava , il vetro era l’aria e dal vetro guardava il fogliame scuro con i suoi rami che accendevano man mano il giorno abituale. Lo trovavano sempre così, mezzo sbronzo coi fogli sparsi e la chitarra poggiata come un’ancella preziosa. Ma un giorno disse basta , disse addio ai protagonisti delle sue ballate , dei Valzer per un amore, delle vie della povertà, i Delitti di paese , i Gorilla e le Bocca di Rosa , -un vasto mosaico di stracci e pietrine colorate sulla solitudine e sull’infelicità dell’uomo, che subiscono l’ingiustizia di un mondo spietato e feroce , a cui aveva dedicati i suoi primi anni , e smise di credere di poter cambiare il mondo con le sue canzoni. Tuttavia andò avanti per una giustizia sociale che ancora non esiste.

8. La Sardegna

Una cosa che nessuno si aspettava e che fece clamore alla TV e sui giornali era quella di “perdonare” pubblicamente i suoi sequestratori , dopo i famosi fatti dell’estate del 1979 ( “Mai sapremo chi forgiò la parola e il grido / mai sapremo del sacrificio delle pecore nere / e della cifra dello spazio stellato, /mai sapremo delle spine/ che lacerano la carne e il piede nudo / di tutti gli spossessati delle loro terre”) che, anzi di più: di giustificarli dal punto di vista storico e antropologico , e – nonostante tutto – di continuare ad amare la terra che aveva scelto come terra d’elezione, la Sardegna. Fiume Sand Creek è una delle canzoni che nacque dalle riflessioni di quei quattro mesi passati in catene e imbavagliati con i rapitori sardi. Faber , una volta libero , si era immerso nella letteratura indiana leggendo “Memorie di un guerriero Cheyenne”. Nei suoi rapitori egli aveva visto non un’organizzazione mafiosa , ma piuttosto gli esponenti di una tribù indiana americana , che lottava per la sopravvivenza . Nei sardi aveva vedeva qualcosa di molto simile al destino degli indiani d’America, sterminati da Custer e Chiwington , ghettizzati nelle riserve dal potere dei bianchi invasori , che avevano rapinato le loro terre… Anche i Sardi erano stati cacciati sui monti prima da cartaginesi, poi confinati dai romani nella Barbagia. E allora era normale che quei pochi indiani di Sardegna assaltassero le diligenze del padrone per riprendersi in fondo parte di quel che era stato loro tolto. “Si sono presi il nostro cuore sotto una coperta scura/sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura// ora i bambini giocano nel letto del Sand Creek”
Fabrizio è stato sempre molto criticato dalla sinistra per le sue origini borghesi e per il suo atteggiamento un po’ snob , la sua ostentazione culturale , anche se il cantante rock Michele Maisano , profondo conoscitore di musica americana, che collaborò con lui , dichiarò ” Quando dicono che Fabrizio ostenta mi fanno incazzare come una bestia. Ha una cultura della madonna! Ha due coglioni così! Eppure è generoso, si mette alla pari con te. Anzi ha la capacità incredibile di cogliere il meglio di te , riesce a tirarti fuori le cose che hai dentro e non immaginavi di avere. Ho avuto la fortuna di vederlo lavorare sui testi due o tre volte, , cosa difficile perché lui è un solitario quando compone, . Ho visto tanti parolieri, ma bravi come lui mai. E’ micidiale come organizza i testi, come li compone , li riscompone, li rimugina , è unico!

9. Amico fragile

Amico fragile è una canzone completamente autobiografica , dirà lui stesso che “è l’unica canzone che mi appartiene totalmente. Perché le canzoni che scrivo mi appartengono solo in parte , mi rendo conto che quando sviluppo un’idea resta poca parte di me, sento di essere preso da forze esterne che mi sfruttano, sfruttano la mia tenacia, la mia pignoleria, il mio modo di comporre e mi fanno scrivere quello che gli pare, affiorano memorie che non dovrebbero appartenermi, cose che non ho vissuto , come faccio a ricordarmele? E invece sono come risucchiato da queste cose,devo necessariamente mettermi a scriverle. Io divento un mezzo attraverso la quale la canzone viene fatta. Le canzoni hanno una loro vita, sono storie che appartengono soprattutto a se stesse. Io c’entro pochissimo solo quel tanto per metterle assieme. Amico fragile invece è un pezzo di vita mia”. Nacque in un momento di rabbia e di alcol, a Portobello di Gallura ,nel 1975, dopo una serata in compagnia di persone con le quali avrebbe voluto discutere di ciò che stava succedendo in Italia in quel periodo, ma la gente insisteva perché lui suonasse anche quella sera e lui li mandò tutti al diavolo ; così, evaporato in una nuvola rossa, di WISKEY se ne andò a rintanarsi dove non poteva essere disturbato e compose questa canzone in una sola notte. Amico fragile è forse l’elogio della sconfitta di chi ha scelto nello stesso tempo il ruolo dell’inquisitore e dell’eretico, del sacerdote e della vittima sacrificale, del moralista e del libertario. Il risultato è una dichiarazione di amore-odio di un borghese pentito alla propria gente.

10.La solitudine

” Ogni disco , come ogni libro, credo, nasce da qualcosa, da una sensazione . Questo disco, Anime salve, nasce dal senso di solitudine. La solitudine può avere origini dalla follìa, o dal desiderio della persona che si sente sola perché vuol star sola. E questo è proprio il caso dell’artista, secondo me: l’artista di solito ha bisogno di solitudine per crearsi o per assecondare una sua visione. Infine la solitudine può essere il risultato dell’emarginazione. Emarginato e quindi solo può essere un individuo, ma anche un gruppo, un intero popolo. Pensiamo solo per un attimo ai Rom. Un popolo antichissimo , visto che già Erodoto ne parlava, dicendo di loro che esercitavano il mestiere di maghi e indovini…E come sarebbe bello poter vivere anche oggi di un mestiere come questo….”
Ormai Fabrizio dialoga con la propria anima , anima solitaria, anima libera , anima diversa , anima di cristalli sottili , anima legata ai giorni della merla ,al freddo gennaio, mese in cui morirà, mese in cui era stato pubblicato il suo primo album ufficiale , che si apriva appunto con “Preghiera in gennaio” , scritta , nel 1967, la notte prima del funerale di Luigi Tenco , morto suicida . Ed ecco , sempre in gennaio, ma trent’anni dopo , “Anime salve” .che chiude il ciclo E’ racchiuso qui, il nostro cuore , nella memoria poetica e musicale di tutti quelli che hanno ascoltato le sue canzoni come un dono prezioso , un miracolo, di tutti coloro che hanno letto le sue poesie e poi l’hanno viste farsi musica , per divenire ciò che sono ora : silenzio, armonia, spazio infinito dell’anima.
L’ultima cosa che ha scritto Fabrizio De Andrè , è “Smisurata preghiera”, vero e proprio testamento spirituale. Il testo è diviso in due parti: il soggetto della prima è la maggioranza ed è una forte accusa a questa società , mentre la seconda è la preghiera vera e propria, profonda, intensa , smisurata rivolta a Dio per tutti i vari personaggi che hanno popolato per quarant’anni le sue canzoni. Dio avrà certamente misericordia di questi uomini e ciò rimarrà sempre un’anomalia poiché questi personaggi che viaggiano in direzione ostinata e contraria avranno sempre opposta quella maggioranza intransigente composta da quei benpensanti sempre fedeli alle leggi del branco. Dirà Alvaro Mutis che soltanto una grande anima avrebbe potuto scrivere una cosa così, una preghiera davvero smisurata, con eleganza, forza, grazia , versi vestiti di una musica di nuvole, come di sogno, non potevano che provenire dalla mente e dal cuore di un artista immenso:ricorda Signore questi servi disobbedienti/ alle leggi del branco/ non dimenticare il loro volto/ che dopo tanto sbandare/ è appena giusto che la fortuna li aiuti/ come una svista/ come un’anomalia/ come una distrazione/ come un dovere
Siamo nell’estate del 1998, Fabrizio è in Tour estivo, con la sua Band favolosa composta da artisti di primissima grandezza, ci sono anche i figli Cristiano e Luvi ; dovunque vanno riscuotono successi stratosferici. Iniziano con Palinuro, poi Roma e Pontassieve. Faber avverte i primi dolori forti al petto, ( “Mi tolsi la giacca, mi stesi sul letto e tornai a sognare le tigri” )ma con il ricorso a qualche analgesico la situazione sembra sotto controllo. L’8 agosto Fabrizio è ad Arenzano, i dolori sono giardini neri di cristallo, diventano spasmi ( “Sono l’unico uomo sulla terra, ma forse non c’è terra, né uomo. Forse un dio mi inganna. Forse un dio mi ha condannato da tempo, quella lunga illusione”)
Il 24 agosto è ad Aosta , sviene sul palco, l’anima gli fugge via ( Ho sognato la sera e la mattina del primo giorno// “Ho visto Nina volare tra le corde dell’altalena/un giorno la prenderò /come fa il vento alla schiena”) . Ricoverato in ospedale, la Tac non lascia speranze. Tumore ai polmoni con metastasi diffuse dappertutto. Inoperabile. (Ho sognato la mia spada) La marea nera delle sillabe copre il foglio del referto . Tutto precipita. C’è un vento freddo che ci assottiglia , ci stranisce, ci diminuisce , ci annichilisce. Ecco il giallo , l’azzurro, il rosso. Ho sognato la mia fragile infanzia. E’ l’11 gennaio 1999 , è notte , qualcuno spalanca una veranda sull’abisso ,e lo accompagna in quelle regioni sconosciute da cui nessuno fa più ritorno . Sono le 2,15 esatte su Milano , ed è ferma la notte. Ho sognato il giorno di ieri. Forse non ebbi ieri. Forse non sono mai nato.

Muore Fabrizio Cristiano De Andrè.

“Nel grembo umido, scuro del tempio / l’ombra era fredda, gonfia d’incenso;/l’angelo scese , come ogni sera, / ad insegnarmi una nuova preghiera; poi ,d’improvviso, mi sciolse le mani/ e le mie braccia divennero ali, quando mi chiese – conosci l’estate – / io, per un giorno, per un momento corsi a vedere il colore del vento”

Roma, 14 luglio 2013 Augusto Benemeglio

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