Mostra Escher. Palazzo Reale di Milano


Mostra Escher. Palazzo Reale di Milano

Scale che scendono e che salgono? È un concetto relativo… poiché la salita pare discesa e viceversa o entrambe insieme o qualcosa di terzo (Convesso e concavo marzo, 1955). Figure dentro/da figure e figurazioni ai limiti dell’impossibile, dell’assurdo poetico, quinte dimensioni e prospettive inaudite (Altro mondo II, gennaio 1947: loggiati quasi magici, galassie, crateri, corni e comete, creature di una mitologia aliena). Nastri che si snodano e avvolgono e riavvolgono inusitati, a comporre particolari e volti sullo sfondo di mondi (Vincolo d’unione, aprile 1956). E Vortici, Stars, cubi, soffioni e insetti, tassellature surreali e cristalline, mineralogiche e fantasiose, atomizzazioni e immagini interiori, distorsioni e paradossi in una precisione assoluta, metamorfosi e belvederi d’incognita meraviglia…
Funambolico e scientifico. Avveniristico, innamorato delle forme geometriche (un’antica fascinazione per l’Alhambra e per Cordova) e pure, a suo modo, rinascimentale, a tratti psichedelico e sempre classico. Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 17 giugno 1898-Laren, 27 marzo 1972) è un artista oltremodo sorprendente. Maniacale nei particolari, perfetto, un’arte allo specchio, come il suo celeberrimo autoritratto nella sfera che lo riflette nell’atto di tenere in mano la stessa e la mano a giganteggiare in tutta evidenza, come un petalo di carne (Mano con sfera riflettente, 1935) . Spiazzante, ma giammai inquietante.
Maestro dell’incisione e oggetto di appassionatissimo interesse, i suoi bianchi e neri, le sue raffigurazioni e i suoi esseri che mutano in altro hanno da sempre schiere e pletore di ammiratori in ogni parte del globo. Un’icona. Non suoni blasfemo, ma Escher è stato una sorta di Dürer del XX secolo, con una formazione anche italiana, avendo vissuto per numerosi anni nel Bel Paese, avendolo girato non poco (il centrosud in particolare) e avendone colto panorami culturali e paesaggi sentimentali (vedi il magnifico Tempio di Segesta, Sicilia, 1932, o Tetti di Siena, 1932, e Notturno romano: il Colosseo, 1934). Se ne andò in quanto disgustato dall’ottusa protervia fascista dopo che un giorno vide tornare a casa il proprio figliolo  abbigliato e agghindato come si usava allora durante il regime.
Di certo non si interruppe la splendida carriera artistica di Escher, che non avendo preoccupazioni economiche di sorta poteva dedicarsi a tempo pieno alla creazione. Peraltro l’artista lavorava molto su commissione per i privati, anche qui cesellando con originalissima preziosità.
Escher è uno degli artisti più rappresentati e riprodotti di sempre, fino a divenire di culto. E lo stupore coglie sempre innanzi alle sue opere, la cui influenza sulle restanti arti – fumetti, pubblicità, musica – è stata immensa.
Per un mese e poco più, sino al 22 gennaio 2017, si può ancora visitare questa straordinaria mostra, ricca di oltre duecento opere divise in sei sezioni, dedicatagli dal Palazzo Reale di Milano.
Fra incisioni e litografie un viaggio negli splendidi labirinti del sogno.

Alberto Figliolia

Escher. Palazzo Reale di Milano, Piazza Duomo. Sino al 22 gennaio 2017.
Orari: lunedì, 14,30-19,30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica, 9,30-19,30; giovedì e sabato, 9,30- 22,30 (la biglietteria chiude un’ora prima).
Aperture straordinarie: sabato 24 dicembre, 9,30-14,30; domenica 25 dicembre, 14,30-18,30; lunedì 26 dicembre, 9,30-19,30; sabato 31 dicembre, 9,30-14,30; domenica 1 gennaio, 14,30-19,30; lunedì 2 gennaio, 9,30-19,30; venerdì 6 gennaio, normale orario di apertura.
Info e prenotazioni: tel. 02.8929711; sito Internet www.mostraescher.it.

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