ENRICO RASETSCHNIG. FLUTTUARE TRA LINEE E COLORI


1. L’essenza dell’arte.
C’è sempre qualcosa di inconcluso in ciascuno di noi, al termine della nostra stagione, qualunque essa sia. Sappiamo che qualche indefinita potenzialità se ne va, ma questo non significa necessariamente che sia una diminuzione, anzi capita spesso che quella perdita, quel rovello rafforzi in noi la certezza di un “ritorno”, magari della prosecuzione di un cammino, ( o di una aspirazione) intrapreso tanto tempo fa che si è interrotto,  e che ora possiamo riprendere, ma in altre forme, in altre prospettive, in altre dimensioni, con rinnovate speranze .
E’ quello che é successo al nostro Enrico (Rasetschnig),  64 enne romano, anche se di chiare origini austro – ungariche-istriane, (ma con ceppo napoletano-borbonico), con l’arte,(“L’ESSENZA DELL’ARTE, DEL MITO , DEL SOGNO  E’ NELLA NOSTALGIA E NEL RITORNO DELL’IMMAGINALE”), la sua arte prediletta: il disegno, la pittura, che ha sempre coltivato fin da  bambino.Allora esplodeva come un sussurro o un urlo silenzioso la sua fantasia colorata, quel zampillo di purezza , d’innocenza e di gioia , che gli faceva dimenticare tutto il resto, i compagni di scuola e le corse con gli aquiloni, quel gioco di vento tra cielo e terra che lo trasportava nell’immensità del regno della luce, con l’infinità di azzurri , celesti , bianchi, che avrebbe ritrovato nella sua scatola magica di colori che lui – già allora – percepiva , confusamente,  come un suono , una musica , un’eco della misteriosa voce di Dio , una vocalità che s’insediava nel cristallo della sua anima , tra un fluttuare di immagini, un’armonia di linee , colori e di forme di quel mondo di gioia, che oggi ritroviamo in alcune sue tele evocative come “SENZA TITOLO 1”  che richiamano un po’ sia il cromatismo di Willem De Koonigche le accensioni liriche di Georges Mathieu .

“UN GIOVANE AZZURRO S’E’ GETTATO DA UN GELSOMINO/LE CAMPANE HANNO PERSO LA PAROLA/ LA FERTILE SEMINA DI SPADE/ATTIRA LO SGUARDO DEI FANCIULLI”.

2. Kandinskij
Tu guardi  la serie delle sue tele e scopri la cisterna della  moschea di Santa Sofia, a Istanbul , nell’Islam trionfante, enorme  rospo di pietra grigia congelata, acquattata per terra, incapace di muoversi, spazi chiusi nella nebbia sporca, specchi acquei dai fondali blu scuri, emersioni di relitti, barriere lievi di smeraldi , vaghi ricami di luce, trasparenze architettoniche. Geometrie beige e marroni, il senso onirico delle cose, la purezza delle nuvole in transito, le simmetrie involontarie  di sguardi che lasciano una scia sulla terra, il viola pensoso e dmalinconico, la vinaccia consunta, il blu di Prussia che ti scorre fra le dita. E tutto ciò lo ritrovi nel libro della sua storia personale e segreta in cui egli annota questo flusso ininterrotto di linee e colori , la tristezza struggente del “colore nero”, che ritrova ne “La Pennellata nera”  di Franz Kline, “La dark blu”  di JiroYoshihara” , chesembra avere il suono del violoncello o contrabbasso , simile a un lamento dolente, o  il “Canto Notturno” di Giuseppe Santomaso, che rievoca il suono del  silenzio di un’arpa celeste, o la danza che fanno le galassie nell’Universo. L’arte pittorica, insieme alla musica, alla poesia, alla danza, al teatro creano l’opera perfetta, tutte cose che Enrico studierà a lungo, di giorno e di notte, partendo dal suo geniale assertore , il  grande VasiljiKandinskij, il vero creatore , sia teorico che pratico dei valori spirituali della pittura astratta, uno dei fatti capitali dell’arte del  ventesimo secolo: “Alla fine ciò che conta è l’efficace contatto con l’anima. Il primo ad emozionarsi dev’essere l’artista, perché solo così può suscitare nell’animo di colui che guarda un’emozione corrispondente, un’esperienza dell’anima segreta delle cose che vediamo ad occhio nudo, il pulsare dei nostri sensi , il suono del silenzio, tutto un mondo nuovo mai esistito che viene ad esistere solo nel mondo dell’arte.”

Enrico inizia a dipingere paesaggi da impressionista astratto, con blu alchemici e mentalis, riscuotendo notevole successo .In quella fase blu che separa il bianco dal nero, c’era tutta la liberazione, la consolazione e redenzione dell’animo , una via di uscita dalla confusione, dalla sconfitta e dalle disperazioni. Nel suo procedere verso la riflessione, rielabora le varie esperienze di dadaista , surrealista, ed espressionista  fino ad arrivare  al rifiuto della forma, sia essa figurativa che non figurativa. La poetica informale diventa una sua precisa scelta, che si volge alla ricerca, all’esplorazione di se stessi, alla rappresentazione del proprio stato interiore :“TRASCORRI ANIMA MIA / PERDUTA DI LA’ DELLE STAGIONI /NEL SILENZIO DELLA TERRA/ NELLA SOLITUDINE DEI GESTI INCOMPIUTI/ NEI SORRISI INABITATI/ NELLA BOCCHE CUCITE/…VIENI E TRASCORRI/ TRA I GIARDINI ANCORA POSSIBILI DEL VENTO”

3. L’informale
E gli  echi di tutta quella sequenza di artisti , pionieri e ricercatori dell’Informale,  da lui studiati e approfonditi, – dai Materici(Fautrier, Dubuffet, Tapies e Hartung, Burri, Santomaso, Afro) ,agli  Spazialisticome Fontana e Marc Rothko , dai Segnici(Wols, Yoshihara , Capogrossi,) aiGestuali( Pollock, De Kooning, Kline), – noi  li ritroviamo talora nelle architetture di alcuni suoi quadri, a partire da “SENZA TITOLO 4”, in cui il nero-grigio dell’immobilità di Wols fa da contrappunto il silenzio primordiale del bianco del “Mago dal naso sottile”, che sa essere cinico e spietato , cancellando  con un colpo di spugna tutta la carriera e l’identità di un uomo , come è accaduto a Enrico stesso : “L’UOMO ESCE DA UN UOVO E TORNA DENTRO UN SACCO/UN AMORE ESTINTO/ UN RIFIUTO AMMIOTICO/ CHE CERCA UN ALTRO ESTINTO SUL MAPPAMONDO/ TI ASCOLTA FORSE LA LUNA/ CHE HA NOSTALGIA DEL FUTURO”

L’arte è figlia del suo tempo , si fa cronaca e s’inserisce nel divenire della storia , quale  espressione di valori universali , eterni, che si sottraggono alla caducità del tempo, ma  oggi siamo nell’epoca dei disvalori, o della liquidazione di tutti i valori, famiglia, patria, comunità, e di ciò fa testimonianza anche l’arte, come nel caso del quadro “PAESAGGIO 2” in cui emergono due monconi di palma in un colore elusivo e disfatto o in “PRESENZE“, dove la città è ridotta a segno fluido e acquoso che emerge da un fondo indefinito  di poltiglia in cui piangono uomini invisibili  tra le nubi.“ DALLA CITTA’ DI CENERE /STELLA AZZURRA/DAL DOLCE STUPORE/CARILLON DELLA MIA BIANCA INFANZIA/ DOVE TI RITROVERO’?/ INUTILE CHE DANZATE/ TUTTO E’ CRUDELE NELLA CITTA”

4.Segni e forme
Per moltissimi anni ( fino al 1994, in cui riprese a dipingere) il magico album personale e segreto dei ricordi, dei disegni e delle figure incompiute del piccolo Enrico era rimasto apposta lì, nella sua mente e nel suo cuore , affinché tutto potesse miracolosamente reintegrarsi nei suoi sogni, nei suoi desideri infantili, nel destino della propria storia interiore più autentica, una purezza librata sulla vita del mondo che si univa ai bagliori serali , ai tramonti di sangue, ai canti in lingua veneta, pieni di nostalgia: “DENTRO DI NOI /O IN NESSUN ALTRO LUOGO/ STANNO I REGNI DELL’ETERNITA’/ IL PASSATO E IL FUTURO”.
Era il ritorno alla sorgente pura d’un trasparente e sacro amore materno e per i suoi avi, alle sofferenze di suo padre e dei suoi nonni che avevano fatto le guerre mondiali, di cui si ha una risonanza nel quadro SEGNI E FORME , che ricorda vagamente “La Santa Rossa” dell’ultimo Afro Basaldella. :”SEDUTO SULLA VERANDA DELL’ABISSO/MI INCONTRO ADESSO COI TUOI CAPELLI/ PURA FIAMMA DI CUORE ROSSO E CALDO/ IL DESIDERIO DI ESAURIRMI IN TE/ NELL’ECO DI UNA TROMBA/ CHE SUONA NELLA VALLE / DOVE SI RICONCILIERANNO AMORE E MORTE”

In quell’“altrove” che è il mondo della memoria  si riunivano le ansie, le pene , le passioni della terra , con una carezza di voce che induce al silenzio come una nuova rinascita, a quelle parole mai dette. : “FARE GIORNO PER VIA DI PAROLE D’ORO/MA C’E’ CORRERE, C’E’ MOTO CONFUSO, / C’E’PATIMENTO DI STAMI ROTTI,/ ANTENNE CHE RICEVONO MALE”

5.Il tuo cuore in tempesta
Enrico esplora la materia viva e proietta sulle tele la sua vita, i suoi sogni, le sue disillusioni, le sue frustrazioni, la sua identità intima , la sua anima segreta  in un tutt’uno con un abbraccio di compassione cromatica con la natura. Non sa dove può finire lo spazio e la materia a  lui concessa , dinanzi a lui si schiudono percorsi nuovi e sconosciuti, tra fuori e dentro, tra l’altro e noi, tra istinto animale o collegamento divino,  l’ansia lo sgomenta,  bruciano  le vesti ingrigite degli anni, s’infiltra una passione , in un arte che risiede solo nel “farsi”, a spatolate, a pennellate, a graffi, a uncini, mutandosi nel colore stesso;c’è un odore di caos… un incessante ardore di rinascita( vds, SENZA TITOLO 5)“CI VUOLE IL TUO CUORE TEMPESTATO/IL TUO CUORE DI MARINAIO/SCAPESTRATO, / E LA TUA RADIO RICEVENTE / CHE MI PORTA PER I MARI DEL MONDO”.

6. La terza dimensione

Ecco che Enrico intuisce che la terza dimensione non è più la profondità , la creazione di uno spazio abitabile , ma coincide con lo spazio psichico , qualcosa di enigmatico e indeciso. L’uomo è un essere del futuro . Ora siamo solo ombre, ma un giorno noi saremo visibili. Si immergere nella fioritura degli alberi dell’Axa-Palocco,  tra i grigi silenzi e le svanite epifanie di una primavera senza polvere e senza peso(PAESAGGIO 4)“OGNI OMBRA CERCA LA SUA PERSONA/ E NON TROVA CHE PERSONE IN ATTESA/ CONOSCO I PASSI DELLA TUA MEMORIA / DOVE TU CERCHI  GLI ANELLI/ SPEZZATI DI UNA CATENA / E NON TROVI CHE MISERE SPOGLIE / E QUEL TUO GRIDO ANCORA DA SPREMERE .

Passa in questi quadri un soffio di vento da fondi esterni e inesplorati.  Si sollevano forme potenti come montagne parlanti, stelle di zolfo e di papavero fioriscono sulle labbra del cielo. Ma se non c’è forma né immagine!, solo un fluttuare di linee  e colori!.
Lo so ,lo so. Ma bisogna fare un brindisi sulle rovine di una civiltà alla deriva , mentre l’ombra risucchia la voce . Bisogna andare fuori dal tempo e dallo spazio  dove la speranza può ancora mantenersi pura, senza oggetto, e l’anima correre incontro al nuovo giorno. Ed ecco che adesso fa notte – fa preghiera . Apre le serrature del silenzio, appare la mappa siderale.
Enrico Rasetchnig ricomincia a la sua avventura di pittore , sperando che l’incantesimo duri e quel  raggio di malinconia fugga a ricordare all’uomo e all’universo della loro vera autentica voce: la voce dell’arte, della natura e del cuore, fra qui e l’orlo del cominciamento, quando le spine dorsali stanno tutte stese.

Roma, 27 novembre 2017
Augusto Benemeglio

 

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