Enrico Dandolo e la Gallipoli turca 3


A cura di Augusto Benemeglio

1.IL DOGE PIU’ VECCHIO DELLA STORIA

Le cronache narrano che Enrico Dandolo , ambasciatore, ammiraglio e infine il Doge più vecchio della Repubblica di Venezia , morì il 1° giugno 1205, a 98 anni , cavalcando di ritorno a Costantinopoli, dopo un’ennesima battaglia .
Lui che era un “nobilomo da mar”, morì sulla terra in una notte di pece . La notte gli entrò dentro gli occhi ormai ciechi con tutti i suoi alberi , gli insetti e le belve di seta , era una notte di erbe che camminano lievemente sui morti , e lui disse amen , chiese perdono e pietà per tutti gli orrori , i saccheggi, efferati , le torture, gli stupri, lo sgozzamento dei vecchi, delle donne e dei bambini compiuti dai suoi veneziani e dai crociati durante la conquista della città bizantina. E morì. Fu una caduta definitiva, perpetua nelle sue viscere vuote. La salma non fu portata a Venezia, come sarebbe stato lecito pensare, ma rimase lì , sepolta sotto il portico della grande basilica di Santa Sofia, per sua volontà testamentaria.

2.DOV’E’ LA SUA TOMBA?

“Ci sono stata ad Istanbul, in quella immensa Basilica”, ma di lui sembrava non esserci nessuna traccia”, mi raccontò una Valeria Vezzil, una veneziana purosangue da tanti anni ormai trapiantata a Roma ,ma sempre con quella nostalgia canaglia di canali , gondole e scampi fritti nel cuore , e poi il caffè Florian , la trattoria Paganelli , l’Harry’s Bar e l’Hotel Gritti , luoghi mitici per lei , luoghi in cui una volta campeggiava l’immagine dell’eroe di Costantinopoli, il “Grande Vecio” per antonomasia. “Ho visto quelle grandi orride moschee grigie acquattate nel ventre della città come grossi rospi . E poi, finalmente , sono andata nella grandiosa Basilica di Santa Sofia , la Divina Sapienza, con la sua gigantesca cupola d’oro , apice dell’architettura bizantina , che ora è divenuta un museo. Ho chiesto dov’era la tomba di Enrico Dandolo , ma nessuno ha saputo dirmi niente. Dandolo chi?, mi rispondeva la guida, in inglese.

3. LA QUARTA CROCIATA

Nelle ossa esili e bianche del Vecchio Ammiraglio c’era stato un vortice di vento e di mare , una carezza di onde di un secolo intero. Eletto nel 1192 come Doge di transizione ( aveva ottantacinque anni) , il più vecchio della storia, fece subito degli atti rivoluzionari che nessuno s’era mai sognato di fare , come la stipula della promissione dogale , un documento con il quale si impegnava a concedere libertà popolari mai prima di lui godute dai cittadini , a rispettare la tradizioni e consuetudini, e a limitare il suo stesso potere di sovrano, cose da scapigliato , o provvisorio equilibrista della vita . E poi, da vecchio e radicato uomo di lagune , con il mare pieno di braccia , di luce e di vertigini , prese il comando diretto della flotta ,ormai trascurata , ridotta in stato miserabile , rimettendola in riassetto , armandola e andando subito a riprendersi Pola , che i Pisani , in un ardita impresa, avevano occupato. E subito dopo, aiutato dai guerrieri della IV Crociata al Santo Sepolcro ,indetta da papa Innocenzo III , si riprese anche Zara ; infine, sempre grazie all’aiuto dei crociati , conquistò Costantinopoli e Gallipoli ( parliamo della Gallipoli turca), punto strategico fondamentale dello stretto di Dardanelli, come si dimostrerà più volte nel corso della storia, fino alla seconda guerra mondiale.

4. LA GALLIPOLI TURCA

Per il vecchio Doge , l’antica Kallipolis, fondata dagli Ateniesi, importante stazione navale, appartenuta ai Macedoni e poi ai Romani, fortificata da Giustiniano nel 6° sec., fu la conquista più importante , perché proprio lì , trent’anni prima, l’allora comandante della flotta veneziana , Enrico Dandolo, era stato catturato e torturato, fatto accecare cogli specchi ustori dall’imperatore di Costantinopoli Comneno , per punirlo dell’arroganza con cui pretendeva la restituzione di alcuni prigionieri. ..Ora , a novantasette anni, Dandolo consumava la sua vendetta. Aveva guidato personalmente la battaglia, piantando la bandiera di Venezia con il leone di San Marco nella fortezza della capitale dell’impero Oriente , realizzando una delle massime conquiste militari della storia. Era divenuto l’uomo più potente d’Europa , forse del mondo, ottenendo per sé e per i suoi successori il titolo di “Signore di una quarta parte e mezzo dell’impero romano”, con le terre di tutta la regione costiera dell’Albania fino al Mar di Marmara , le isole ionie, le Cicladi , Negroponte , un terzo di Costantinopoli, e – per baratto – l’isola di Candia, più l’Epiro e Gallipoli. ..Vogliono eleggerlo imperatore, ma rifiuta e propone , in sua vece , Baldovino di Fiandra ; in compenso arraffa tutto quanto ci può essere di meglio nella città conquistata e manda a Venezia, tra l’altro i famosi quattro cavalli di san Marco , che erano statue romane portate a Costantinopoli dopo la scissione dell’impero , e poi icone, gemme , e perfino i corpi dei santi ai quali intende far erigere chiese in patria.

5. LE LACRIME VENEZIANE

“C’erano tante scritte di imperatori e santi , ma di lui nulla. Finalmente una signora italiana mi dice, Salga al primo piano ,vada in fondo in fondo , vicino al muro ,e guardi sul pavimento. Così ho fatto e ho trovato una frase spezzata , quasi un delirio sulla piccola lapide che ricorda dove era un tempo la sua tomba . Povero “vecio”, ho detto, e di botto il marmo sotto i miei piedi si è fatto mare , onda bianca , poi onda verde, onda scura , come la vita e la morte. Non ci vedevo più. Erano le mie lacrime che mi velavano lo sguardo e scorrevano sul pavimento , lacrime che non sapevo trattenere .

6. LA MADONNA DELLA PAZIENZA

Il bottino di guerra è immenso , come la gloria del Doge; sembra immortale questo vecchio e incrollabile “nobilomo da mar”. Venezia , grazie a lui , è ora la più grande potenza coloniale marittima del mediterraneo . Era stato anche il capolavoro dell’astuzia di Dandolo, perché la città era stata presa per suo conto dai crociati, i quali non avevano servito il Papa, ma la potenza di Venezia , che si era fatta garante del trasporto per mare e di viveri per la spedizione in terrasanta .Anziché in fiorini d’oro, come era stato pattuito , la Serenessima era stata pagata in battaglie, eccidi , sanguinose conquiste territoriali… Ora poteva anche morire, ma prima voleva recarsi a Kallipolis, dov’era un piccolo santuario, dove era stato condotto , dopo la tortura , con la benda sugli occhi, praticamente cieco. Sapeva che c’era un’icona bizantina della Madonna della Pazienza, con in mano una bilancia che pesa la goccia di rugiada, il grano di luce, l’istante. E le sue braccia offrivano riparo a molte lune. Qui aveva fatto ,trent’anni prima, il giuramento di fedeltà, di forza, di obbedienza, di potere e di vendetta. Ora sarebbe tornato ai suoi piedi per chiedere perdono e pietà alla Vergine. I suoi occhi qualcosa potevano ancora intravedere, erano un accordo tra il sole d’estate e quello d’autunno e incrociavano le galee veneziane alla fonda. Ma ecco la notizia che l’ appena eletto imperatore di Costantinopoli , Baldovino di Fiandra , è stato fatto prigioniero ( poi verrà assassinato) dal re dei bulgari. Enrico Dandolo non esita neppure un istante , viene issato sul cavallo bianco , e con straordinaria miracolosa energia , si mette alle testa delle truppe dirette in Tracia… Al ritorno dalla battaglia per le fatiche sostenute si aggrava l’ernia inguinale di cui soffriva , sopraggiunge una febbre senza fine , e anche il cuore è devastato , la bocca sfatta. Muore all’alba del 1° giugno 1205.E la sua salma viene deposta, con tutti gli onori, nel grande sepolcro della “Divina Sapienza”.

7. UNA FRASE SPEZZATA

“Eccoti , dopo otto secoli , caro vecchio Signore del Mare. Di te, di tutta la tua gloria non è rimasta che una frase spezzata , una sigla sbiadita e illeggibile , su un umile lapide , come se non fossi mai esistito, ormai dimenticato da tutti, tu che fosti quasi un nume del mare, con quella tua barba bianchissima …Io credo che ogni veneziano che si rispetti , che ogni uomo di mare , dovrebbe fare un viaggio qui a Istanbul solo per renderti omaggio , capitano, mio capitano, inimitabile esempio di coraggio e longevità”.

Roma, 13 GIUGNO 2013 Augusto Benemeglio


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3 commenti su “Enrico Dandolo e la Gallipoli turca

  • corrado

    ho visto a costantinopoli la tomba, lapide di marmo, nel pronao di santa sofia, della divina sapienza, e ho riflettuto che dopo il sacco della citta’ nel 1453 la tomba venne aperta dai turchi e le sue ossa gettate in pasto ai cani.Giusta fine per i resti un uomo che con una ferocia e ambizione disumana permise il saccheggio e la distruzione di una citta’ cristiana , una meravigliosa metropoli, come bisanzio, scordando che era uno dei capi di una crociata che avrebbe dovuto liberare le terre dagli infedeli e non macchiarsi di orribili nefandezze come fu il sacco di costantinopoli del 1204. penso tale bestiale agire fosse derivato da spirito di vendetta contro il basileus manuele comneno che si dice lo facesse abbacinare facendogli perdere quasi completamente l’uso della vista, il suo comportamento e odio per i bizantini lo sembrerebbe confermare poi. resta il fatto che nemmeno quando maometto secondo conquisto la citta’ all’alba del 29 maggio 1453 ci fu un accanimento e una furia distruttiva cosi’ primitiva e barbara. questo era l’umo che viene cosi’ esaltato nell’ articolo precedente

  • augusto 43

    E’ vero, tutto vero, quel che dici, caro Corrado. Non fa una piega. Ma era – come hai ben detto – una “vendetta” per la tortura che Dandolo aveva subito trent’anni prima. E si sa, quand’è la vendetta che ti guida si possono compiere nefandezze come quelle. Ma va anche detto che come capitano di mare e condottiero fu grande , di un coraggio e di un’energia davvero rari, e quindi meritevole di essere ricordato come tale.

    • corrado

      questo e’ vero augusto. fu’ un uomo di una tempra e di una tenacia eccezionali. intelligenza e fiuto per gli affari unico e grande condottiero. cio’non giustifica , nemmeno il desiderio di vendetta, l’atrocita’ che egli fece commettere e il grosso errore politico e storico che fu’. permise infatti poi ai turchi di dilagare in europa fino alle porte di vienna, mancando perche’ eliminato l’unico vero baluardo al loro espandersi qual’era l’impero bizantino.