Elisabetta e Anna Rita Rossi – La loro creatura di parole e immagini


A cura di Alessia e Michela Orlandi

Elisabetta e Anna Rita Rossi emozionano. L’alchimia? Bastano le loro prime parole nel CHI SIAMO. Se non le conosci, se non hai mai ricevuto una loro mail, non sai dello loro schiettezza e non puoi che ignorare l’efficacia del taglio imposto alla comunicazione. Dunque: ti aspetti il consueto panegirico ridondante. È chiara la difficoltà che si incontra nel parlare di sé stesse: non ti conosci, non sai come ti si percepisca. C’è forse qualcuno che non si sia chiesto: Ma questa chi è?

Per cadere in una profonda crisi di identità è bastato registrare la propria voce o guardarsi in uno scatto fotografico mal impostato, dove sei apparsa gravata da chissà quali pensieri mentre, forse, pensavi all’ennesimo bel tipo da spiaggia che aveva da poco attraversato il panorama della mente.

Crediamo che si sia tutti alla ricerca di sé stessi. Lo si fa utilizzando anche ciò che facciamo e pure i volti dei propri figli. È per questo che l’immagine che appare nel web, quella complessiva, non quella che si potrebbe definire umana e reale, essendo corrispondente alla immagine maschile che delle donne si ha, potrebbe indurre in errore. Le donne, per i maschi, sono: un seno, un sedere, una o due cosce (ne basta una!). Le donne, per i maschi, cosa non sono? Non sono mai una persona che non si sia stesa sul tavolo di lavoro del macellaio, per essere sezionata da quello di turno. Nel web accade la stessa cosa. Il giudizio che trai degli altri è spesso determinato da una sola foto, da una frase, addirittura da una sola parola. Prima di lasciarsi andare e farsi una idea definitiva (difficile poi cambiarla), occorrerebbe pazientare, approfondire, verificare le potenzialità di un rapporto che, per quanto virtuale, dovrebbe riconoscersi come rilevante e meritevole delle attenzioni che si ripongono a quelli della vita reale. Elisabetta e Anna Rita Rossi adesso sanno chi sono. Hanno modo di guardare la loro creatura e lo abbiamo fatto anche noi, lasciandoci illuminare da un raggio di luce nel web, che appare tanto più cupo quanto più è chiassoso ed incentrato sull’egocentrismo: http://www.librarsi.net/.

Si presentano così:

«Siamo due sorelle: Elisabetta e Anna Rita Rossi

Tra esperienze di grafica, illustrazioni e scrittura abbiamo deciso di unire le nostre forze e le nostre abilità e autopubblicarci, passando dal cartaceo al mondo digitale con gli ebook e dando vita ai nostri primi libri su vetrine on line.

Oltre alla scrittura ci sono anche altre passioni molto forti: la musica ad esempio, la fotografia e i viaggi.»

Stupefacente. Una botta di sinteticità magistrale, esempio imperdibile di sguardo diritto negli occhi che ti giunge attraverso il video. Come si potrebbe non amarle? Perché si dovrebbe resistere alla voglia di spogliarle, di entrare nel loro mondo fatto di parole, illustrazioni, immagini in genere, musica? Perché non si dovrebbe mettersi in condizione di dire: Io – puntando un dito verso di sé – queste le conosco? Non ancora? e allora diamoci giù pesante. Andiamo a leggere cos’altro scrivono …

Sarà così che si potrà sentire anche attraverso il web le vibrazioni che tratteggiano il volto cangiante di due donne. Sono vibrazioni del profondo, di quella cosa astrattissima che si definisce anima. Il loro è un polimorfismo affascinante e misterioso. Si tratta di delineare le tracce che, apparendo semplici, facilmente accessibili, ti portano ad imboccare una strada che conduce in uno slargo in cui stai benissimo. Elisabetta e Anna Rita Rossi hanno creato il loro sito con l’evidente voglia di condurre nel loro intimo segreto, nel laboratorio dove tutto accade, dove la miscela di parole e immagini si trasmuta. Sarà oro anche per chi vi acceda e non solo per loro? Noi crediamo proprio di sì. Si potrebbero analizzare le varie pagine anche per sottrazione, per elencazione di cosa non ci sia. Non abbiamo rinvenuto ridondanze dell’Io, del Super Io. Nessuna voglia di auto incensarsi. Guardi, leggi ed è come se ti dicessero, senza abbassare lo sguardo e, dunque, dicendo il vero: «Sei come noi. Puoi anche tu fare ciò che facciamo noi … ». Ti specchi, dunque ti riconosci. Non è irrilevante. Procedi. Non trovi le tipiche nevrosi che vengono attribuite alle donne. Ciò significa che non ti imbatti in pregiudizi o rimostranze che dovrebbero lasciar intuire un pensiero profondo, quello ammiccante che dovrebbe indurre a fare comunella, tipo comari da condominio con il cortile interno. Eleganza. Se entri nel sito e ci resti apprendi, ricevi stimoli, ti si accendono idee alla Pitagora maniera. Il contorno scenografico, poi, crediamo riconduca all’ambiente storico, atavico, in cui il femminile non è una edulcorazione del mondo. Non è neppure quando dialoga con il mondo dei ragazzi. Il mondo è tale e basta e le due sorelle lo offrono attraverso la loro esperienza, come fosse un regalo rispettoso di una regola basilare: dire del mondo quel che si coglie, farlo in maniera facilmente condivisibile, ma senza attività affabulatorie. È, in soldoni, la prova che Elisabetta e Anna Rita intendono riconoscere la libertà di chi legga. Sembrerebbe scontato, così non è, così non accade sempre. Nel sito non c’è nulla che ricordi l’arroganza di chi se ne sta seduto al di là di una scrivania o su un balcone, anche quando si scrive. Si pontifica, sovente. Loro no. Loro intendono comunicare e sono aperte alla comunicazione altrui. Un miracolo nel web, altro che a Milano o in altri luoghi fisici! Si può opinare che così si dovrebbe fare sempre. La donna, in tal modo, si fa rarefatta e ricostruibile attraverso le spinte concettuali di immagini e parole. Dall’evanescenza tipica del bidimensionale e delle parole che solo chi legga potrà riempire di significati che saprà amare, le due sorelle ribaltano il meccanismo di riconoscibilità. Chiunque accederà nel loro sito potrà e saprà definirle e, addirittura, arricchirle di carnalità e spessore umano. Potrà, riconoscendosi, a sua volta, restare in quel loro bel mondo e con loro percorrere un tratto di strada, assieme, fianco a fianco.

Alessia e Michela Orlando

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