Edda Ciano donna in fuga 1


Edda CianoA cura di Augusto Benemeglio

1. Eroina nietzschiana registrata come figlia di madre ignota

Edda nasce a Forlì il primo settembre 1910, lo stesso giorno in cui si proclama la nascita dei “poeti crepuscolari “ , che esprimevano “la torpida e limacciosa malinconia di non aver nulla da dire e da fare”. Anche i genitori di Edda , – Benito Mussolini, un ventisettenne facinoroso e perditempo , uno squinternato agitatore socialista , e la diciassettenne Rachele Guidi , l’arzdora , allora conviventi non sposati, – sembrava che non avessero nulla di meglio da fare che mettere al mondo quella creatura “illegittima” , registrata all’anagrafe solo dal padre e con un grosso N.N. al posto del nome materno (a lungo si insinuò che non fosse figlia di Rachele bensì di Angelica Balabanoff). In omaggio alle rigide convinzioni anticlericali dell’ambiente, Edda, che traeva il proprio nome dalla superdonna nietzschiana, protagonista di un dramma di Ibsen (Hedda Gabler), non fu battezzata. Lo sarebbe stata solo molti anni dopo alla vigilia del Concordato.

2. La vera gloria è la fuga dalla vita

Edda nasce lo stesso giorno in cui Carlo Michelstaedter comincia a pensare che la vera gloria , la vera vita non è il vivere , ma la fuga dalla vita , il morire. La vita , comunemente intesa , è per chi “è già morto”: Ritornate alle case tranquille/alla pace del tetto sicuro,/che cercate un cammino più duro?
Ritornate alla via consueta/e godete di ciò che v’è dato: non v’è un fine, non v’è una meta/ per chi è preda del passato./Ritornate alle mani amorose/allo sguardo che trema per voi/ a coloro che il primo passo/vi mossero e il primo accento,/che vi diedero il nutrimento/che vi crebbe le membra e il cor”.

3. Zingara

E anche Edda sarà una donna irrequieta e torpida , sfrenata e malinconica, una donna sempre in fuga. Ma come furono i suoi primi anni? Un lattaio che andava a portare ogni mattina il latte ai Mussolini, all’epoca in cui abitavano a Milano, dice che era bruttina, magrissima, un vero maschiaccio che faceva a cazzotti con tutti nei cortili e lungo le scale della casa “di ringhiera” dove abitavano. Giocava a biglie, correva e urlava, non sentiva i richiami della madre . Erano tempi duri, tempi di miseria e i Mussolini erano poverissimi ; vivevano praticamente del latte e spesso erano in arretrato con il pagamento dei conti, ma donna Rachele , ormai signora Mussolini – dice il lattaio – era molto affabile, molto umile , molto magra ( pesava trentotto chili) e molto disperata , un po’ per tutto , ma soprattutto per quella figlia discola, a cui non riusciva ad insegnare un minimo di disciplina ed educazione. Quando nacque il secondo figlio, Vittorio, la nonna Annina , a cui non lesinava degli scherzacci, disse a Edda:“Ora non sei più la dispotica figlia unica. Non le hai tutte vinte , hai finito di comandare a bacchetta tuo padre. Sei finalmente scesa di uno scalino, la festa è finita, per te, zingara!”.

4. Nella terra di nessuno

E la madre , che le imponeva di fare sciarpe di lana per i soldati in guerra, e non di sognare l’impossibile e stare dietro ai racconti degli zingari, la portò alla disperazione. Un giorno scappò di casa e pensò davvero di unirsi agli zingari coi quali aveva stretto amicizia, affascinata da un ragazzino della sua età che suonava il violino , ma arrivò tardi, trovò solo un mucchietto di cenere ancora calda, unico residuo di un accampamento misteriosamente scomparso, così com’era misteriosamente apparso.
“Quel giorno mi chiusi nel gabinetto per ore e ore, finché sfondarono la porta.. Mi sentivo sul confine della pazzia , avevo come una sbarra di fuoco dentro; stavo ore e ore affacciata a un davanzale sempre in bilico, in procinto di cadere, ero in una linea d’ombra ; vedevo le altre ragazze della mia età che erano felici, che sorridevano , che facevano progetti , avevano intorno a sé un territorio ampio di vita .Io stavo nella terra di nessuno. Dentro confini in cui non si può sfuggire , non avevo scampo. In me c’era solo la sofferenza, l’umiliazione e il dolore. Soffrivo terribilmente. Ecco perché volli andare in collegio, a Firenze.

5. Figlia del Duce

Ma non è che nel collegio si stava tanto meglio, era una specie di carcere…sì, carcere. Resistetti pochi mesi.”
Fu allora che capì, confusamente , che ognuno deve essere salvatore di se stesso, non può attendere la salvezza da altri: neanche da Dio. “Cristo ha salvato sé stesso poiché della sua vita mortale ha saputo creare il dio: l’individuo”, ma “nessuno è salvato da lui”, se non si ottiene la salvezza da se stesso.
Passano un po’ d’anni ed ecco che cambia scena, la ritroviamo figlia del Duce, diciottenne sulle spiagge di Riccione, scambiata quasi per una damigella dell’aristocrazia inglese , se non fosse stato per quell’espressione velata di profonda tristezza , e se gli occhi del padre non avessero conferito al suo viso qualcosa di demoniaco. Edda non è bellissima , ma in compenso mostra di avere una personalità spiccata , ostentava un atteggiamento sicuro , anzi spavaldo. Guarda gli uomini diritto negli occhi e mai abbassa i propri, magnetici , mefistofelici

6. S’innamora di un ebreo

E’ tra le prime ragazze italiane a guidare l’automobile , a indossare i pantaloni come facevano Lidya Borrelli e Isa Pola ,
va in bicicletta in Romagna come un’arrotina impazzita , con le gonne svolazzanti e le gambe scoperte , al mare indossa i primi costumi succinti , mentre tutte le altre ragazze si coprono fino alle caviglie , comincia a fumare le prime sigarette , con grande cruccio del padre, che le invia un ritaglio d’articolo: “ Per le donne che fumano , s’avverte che la nicotina imbruttisce e guasta la salute” Ma lei non se ne dà vinta , fuma due pacchetti al giorno.
La ragazza è fonte di preoccupazione per i genitori , in casa la chiamano la cavallina matta . E’ bizzarra, sventata, capace d’indicibili colpi di testa , sempre pronta ad innamorarsi ora di questo ora di quest’altro giovanotto , con la polizia che vigila sulle sue amicizie e su i suoi incontri , per ordine naturalmente del Duce. E di innamoramenti ce ne sarà uno pericoloso. Edda infatti si innamora di un ebreo che vuole assolutamente sposare . E il Duce sbotta con Rachele : “ L’Edda deve seriamente riflettere prima di arrivare ad un passo che se fosse compiuto riempirebbe di clamore il mondo, senza contare che il novanta per cento dei matrimoni misti non sono fortunati. Io ne ho molti esempi notevoli sotto gli occhi.”Edda fu costretta a rinunciare al suo amore ebreo e quasi subito si fidanzò – e si sposò.

7. La Signora Ciano

L’incontro con il suo futuro marito, il conte Ciano, sembrò del tutto casuale , il classico colpo di fulmine, amore a prima vista , ma in realtà fu tutta una messa in scena , a sua insaputa, orchestrata dall’entourage fascista. Un deputato siciliano segnalò allo zio Arnaldo la figura di un baldo giovanotto ventiseienne , un diplomatico alle prime armi , Gian Galeazzo Ciano , figlio di Costanzo , prima eroico ammiraglio e poi ministro delle comunicazioni, fedele seguace di Mussolini. Il padre di Costanzo Ciano era un venditore di saponette , ora lui era diventato un nobile , un conte , e la famiglia appariva potente, prepotente e danarosa.
Di Galeazzo si diceva che era distinto ma molle, screanzato ma intelligente , incolto ma simpatico , perdigiorno , ma dotato di un certo fascino.
In poche battute si fidanzarono , il 15 febbraio Gian Galeazzo era già a Villa Torlonia per chiedere a Mussolini la mano di Edda – e due mesi dopo erano marito e moglie, nonostante Rachele mettesse in guardia Galeazzo: “ Dovete sapete che mia figlia non sa nemmeno rifarsi il letto . Non sa fare niente . La casa è come se non esistesse per lei. Non sa cuocersi un uovo. E in quanto al carattere è meglio non parlarne”.
Ma il 24 aprile del 1930 si sposarono, con l’organo , il quartetto d’archi , il quartetto vocale e tutta la fastosità e la solennità possibile nella Basilica di San Pietro . Poi a Capri , con la neocontessa Ciano alla guida di un’Alfa Romeo ( Ciano non amava guidare), seguita da altre due macchine, una con gli agenti di scorta e l’altra con il padre e la madre. Ad un certo punto l’Edda, spazientita e irritata di quel morboso rigurgito di gelosia del padre , si fermò e gli gridò: “ Fin dove vuoi arrivare, papà? Sei ridicolo e mangi soltanto polvere”
“Stavo per tornare indietro”, balbettò umiliato il Duce.

8. A Shangai

Ma con il marito “Gallo” le cose non funzionarono granchè, e fin dall’inizio. Dice Edda: “Al momento di andare a letto andai in bagno e mi chiusi dentro. Dopo un po’ Gallo bussò e allora gli dissi. “Non apro. E tu non fare niente , altrimenti vado sui faraglioni e mi butto di sotto. Da Capri andammo a Rodi, l’isola delle rose. Appena salii a bordo di uno yacht , dove ci avevano invitati, ci fu una scena comica. Incontrai un vecchio corteggiatore , a cui non volevo far sapere che ero sposata. Costui era un pazzo squinternato e drogato , mi propose una passeggiata sul ponte dell’imbarcazione e appena salimmo subito cominciò ad abbracciarmi e baciarmi. E proprio in quel momento venne Gallo. Lì per lì fece finta di niente. Ma poi quando rientrammo in albergo mi dette due ceffoni…Intendiamoci , niente di più…Ma da allora capii che il matrimonio non era una cosa piacevole…”
Dopo i due sposi si trasferirono a Shanghai dove Galeazzo Ciano era console. Ma nel 1932 rientrano in Italia con il figlio nato nel frattempo, Fabrizio detto Ciccino. Si può dire che sono “carichi di gloria”, poiché non hanno abbandonato la città malgrado i tumulti interni e i giapponesi alle porte.

9. I figli

In realtà , Edda è in fuga perenne da se stessa, ama il gin e il tavolo da gioco (dove perde somme favolose per trovare le quali non esita a ricorrere al segretario del padre), predilige i quadri di De Chirico di cui addobba il suo salotto, e s’interessa di politica. L’ha respirata fin da piccola, la politica, è un’ammiratrice decisa di suo padre e può essere definita una fascista convinta.
Tornati, il genero del duce è sempre indaffarato con gli impegni inerenti la sua posizione di giovanissimo Ministro degli Esteri e di impenitente donnaiolo. (Gallo non è un soprannome che la moglie gli ha dato a caso) . Edda fa vita di società, svolge con piglio il suo ruolo di moglie del numero due italiano, oltre ad avere altri due figli: Raimonda detta Dindina nel dicembre del 1933, Marzio nel dicembre del 1937. Ciano fa la guerra d’Abissinia, Edda vive con i figli nella grande casa ai Parioli e la domenica a pranzo va dai genitori a Villa Torlonia, come qualsiasi sposa borghese. In famiglia l’educazione è rigida, militaresca, la madre che tutti, figli compresi, chiamano l’Edda, li fa filare con la voce, i suoi ordini non si discutono, il padre, quando c’è, è quello che impartisce sonori scapaccioni e non si deve piangere, altrimenti ne arriva un altro. Per i ragazzi le visite domenicali ai nonni Mussolini sono una boccata d’ossigeno, poiché l’etichetta è lasciata fuori dal cancello e: “Nonna Ele cucina come una dea”.

10. La crocerossina

Dopo lo scoppio della guerra, Edda parte con le crocerossine per l’Albania e la nave ospedale dove è imbarcata, la Po, è silurata dagli inglesi mentre è all’ancora nel porto di Valona, dove affonda in quattro e quattr’otto con un alto numero di morti. Edda si lancia in mare, nuota, si pone in salvo su una scialuppa. E continua la sua vita di crocerossina, lasciando i figli affidati alla governante tedesca dalle mani pesanti . Ai figli manda di tanto in tanto una cartolina già intestata , “quando si ricorda”. In famiglia sono sempre stati poco espansivi, con le parole misurate, anzi avare. A Edda non importa più di tanto di morire, anzi sposa un po’ la teoria di Carlo Michelstaedter:“…la morte temuta dai figli della terra non è l’abbandono, ma il coraggio: “il coraggio di sopportare / tutto il peso del dolore”, di navigare verso il mare libero, di non adeguarsi solo per non perdere comodità e affetti. Il porto, il rifugio dei figli del mare è la furia dello stesso mare in tempesta “quando libera ride la morte / a chi libero la sfidò”.

11. La fame nera dei siciliani

Dice Edda: “Ci sono momenti per ridere e scherzare e momenti per fare sul serio e rimboccarsi le maniche e lottare. Ho molto sofferto nel vedere lo sfacelo del nostro paese , nel toccare con mano, soprattutto in Sicilia , l’estrema sofferenza e l’estremo dolore della povera gente , che oltre ai bombardamenti e l’orrore pativa la fame cronica, la fame nera, paesi dove mancava tutto , acqua, medicinali, indumenti , mezzi di trsporto, telefoni, viveri ; i nostri soldati erano impotenti; da nessuno parte , neanche in Albania e in Russia , ho visto le cose che ho visto a Palermo , a Monreale : gente vivere lungo i margini delle strade o dentro le grotte, sotto le rocce Migliaia e migliaia di siciliani che ogni giorno morivano di fame e di freddo e non ho potuto fare niente.Io ero sola, mi sentivo sola. E tutte queste cose ho registrato nella mia mente. Ogni cosa che vedevo diventava memoria delle atrocità della guerra.La guerra continua, ma Edda non è più crocerossina, va in vacanza con i figli, finchè si arriva al 25 luglio del 1943. Lei è al mare con i ragazzi, quando il marito le fa sapere di rientrare subito a Roma. Galeazzo Ciano ha votato contro il suocero, il fascismo è caduto, mentre Ciano sta chiuso in casa, l’Edda cerca di patteggiare con i tedeschi l’espatrio della sua famiglia, dopo che il Vaticano ha rifiutato loro asilo. I tedeschi fingono di far espatriare la famiglia Ciano al completo, destinazione Spagna, invece li fanno prigionieri in Germania.

12. Non dovevo piangere

Intanto , Mussolini viene liberato, si costituisce la Repubblica di Salò, Ciano è arrestato il 18 ottobre del 1943 e rispedito in Italia. L’Edda inizia la sua dura battaglia solitaria per salvare la vita del marito, cercando di barattarla con i diari del medesimo, critici verso la Germania. Con l’aiuto di qualche amico fidato mette al sicuro i figli in Svizzera, recupera i diari del marito, ricatta il padre facendo leva sui sentimenti, ricatta Hitler con i diari, ma l’11 gennaio del 1944 Galeazzo Ciano sarà fucilato a Verona.
“Non dovevo piangere , non avevo tempo per piangere. Dovevo salvare mio marito, il padre dei miei figli , salvarlo dalla morte. Ero sua moglie, ero la sua donna e non l’uomo che avrei desiderato magari essere in quel momento. E come donna dovevo farlo. Era il mio ruolo , il mio destino. Non ho fatto altro che assolverlo questi compiti, il resto non conta. Brava moglie, o cattiva moglie, sono parole, parole che non contano nulla”.

13. Il futuro dell’umanità è solo donna

Io non sono certo una Penelope, né Antigone, né Elettra , né quell’indomabile donna come qualcuno mi ha descritto. Ma il mio corpo e il mio spirito sono stati duramente segnati, come tante altre donne forse. E porto ancora dentro di me le cicatrici , le ferite, che sanguinano ancora. Niente mi è stato risparmiato. Forse è giusto così , forse ciò era nel mio destino di donna , era il tributo che doveva dare , era il solo modo per ricuperare appieno il mio ruolo e la mia identità di donna…
Ho capito che il futuro dell’umanità può essere solo donna. Sono esse le eredi del destino dell’umanità e non solo perché fanno figli. Ad esse sono state sempre affidate le cose più ributtanti e rivoltanti: le donne assistono i moribondi , lavano e vestono i morti , le donne pregano per i morti , le donne sono guardiane dei morti…Le donne hanno pietà, mentre gli uomini continuano a fare la guerra, e sempre la faranno e sempre si scanneranno , gli uomini sono speciali per fare del mondo e della natura un ammazzatoio perenne. Ad esse ora viene affidato questo mondo infetto , questo semicadavere agonizzante e puzzolente , incancrenito che è oggi il mondo , e loro devono cercare di ridar vita a tutto ciò. Ormai è rimasta la donna , l’ultima donna quale ultima speranza di salvezza dell’umanità

14. Un vagabondare senza pace

Edda resta con i figli in Svizzera, anche se saranno spesso separati, la alloggiano per lo più in case di cura o manicomi, i soldi scarseggiano, l’aiuta il padre.Fucilato Mussolini, dopo quattro mesi gli svizzeri la fanno sloggiare su richiesta degli italiani, ma hanno la pietà di consegnarla agli alleati per evitare che sia fatta giustizia sommaria. Condannata a due anni di confino con grotteschi capi d’accusa, è mandata a Lipari, dopo un anno beneficia di un’amnistia e si ricongiunge ai figli. Inizia la sua battaglia per il recupero della salma del padre, per riavere i beni di famiglia sequestrati. I decenni seguenti
saranno spesi in lunghi viaggi che assomigliano a un vagabondare senza pace tra la piccola casa che ha conservato ai Parioli, la Romagna, Capri e il mondo. A farle compagnia solo i ricordi, che il tempo ingigantisce, ma di cui almeno tempera lo strazio.

15. Dissi cose terribili contro mio padre

Dirà Edda, ormai ottuagenaria: “Scrissi e dissi delle cose terribili contro mio padre . Gli dissi che lo odiavo, lo disprezzavo, che non era più mio padre . Gli dissi che era un burattino in mano ai tedeschi Gli dissi che mi faceva schifo e lo disprezzavo con tutta me stessa. E cominciai a urlare: “Pazzi, pazzi, la guerra è perduta . Tu lo sai benissimo, e in queste condizioni lasci che uccidano Gallo… non c’è più niente da fare, te ne rendi conto? E tu vuoi condannare mio marito, solo per soddisfare la richiesta di quattro fascisti estremisti. Sei pazzo, pazzo, pazzo… Ero tentata di aggredirlo, saltargli addosso, graffiarlo , prenderlo a schiaffi, come avevo fatto una volta, da piccola, rifiutando una medicina. Invece me ne andai bestemmiando e sbattendo la porta.
Avevo solo trentaquattro anni, ma ne sentivo addosso cento, ero come una spada spezzata , costretta ad affrontare un orribile futuro. Ero già stanca dell’esistenza , mi si era spenta la rabbia e il sorriso…ma dovevo continuare a vivere. E ci riuscii… Certo , dover dire ai miei figli che il loro nonno aveva fatto ammazzare il loro padre non è stata una cosa…facile.
Quello per mio padre è stato un amore-odio. Mi sono sentita tradita per quell’egoismo gretto , disumano , che non poteva essere di mio padre , ma soltanto dell’uomo di Stato. Solo i politici sono capaci di portare al parossismo estremo il loro egoismo.

16. Rimane il dolore

Ma io credo che l’uomo sia un vicolo cieco…non decide lui , sono gli dei che decidono, sono loro i padroni del nostro destino…E poi credo che mio padre sia stato amato anche da molti altri, che poi l’hanno odiato in modo furibondo , perché si odia particolarmente ciò che si è molto amato, e io sostengo che anche lo scempio di piazzale Loreto fosse ancora un gesto d’amore.

Che cosa rimane di tutto ciò a Edda, donna in fuga?

Il dolore , rimane il dolore che mi ha fatto ritrovare mia madre e anche mia suocera…Il dolore , la tragedia che ci ha colpiti ci ha anche riuniti…Il dolore, il senso della memoria del dolore ha dato un senso alla mia vita…Sa, il dolore se non ti uccide o ti fa uscire pazza … ti purifica.

Augusto Benemeglio


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