DYLAN THOMAS? UN GRAN BASTARDO 1


A cura di Augusto Benemeglio

1. Spezzo il pane della mia poesia

Con una poesia aperta al canto e in cui nulla è rifiutato delle esperienze di una tradizione ricchissima (riconosceva come uniche influenze sulla sua poesia le forme spontanee di letteratura, filastrocche e racconti popolari, le più famose storie bibliche e due soli poeti inglesi del passato, Shakespeare e W. Blake, dei quali egli evidenziò l’aspetto magico e mistico.) , possiamo dire , con Roberto Sanesi, che Dylan Thomas è stato forse l’ultimo grande poeta inglese, anche se non tutti sono dello stesso avviso . C’è chi , come Giorgio Polini , ribatte che al di là di una esuberante e compiaciuta onda memoriale , la sua poesia in fondo non ha molto più di nulla.
Attore di teatro , giornalista di cronaca nera , Dylan conduce fin da giovanissimo una vita randagia e dissipata , fino a diventare , soprattutto in America , un conferenziere di successo , uno showman dal fisico rotondeggiante e pittoresco, che declamava nei teatri poesie non solo proprie . Camaleontico , visionario , metafisico a sfondo mortuario , con una falange di immagini dotate di vita propria – ( io fabbrico un’immmagine, o meglio lascio che l’immagine si produca emotivamente in me ) che scandiscono il ritmo del tempo inesorabile , dà vita , movimenti e parole sotto forma di accensioni oniriche , alle parti e alle funzioni del corpo, al seme, alla carne, al cervello, al sangue . La creazione , – nella gamma dei suoi significati e delle sue fasi , creazione divina , concepimento, gestazione, nascita – è metafisicamente trattata ne binomio inscindibile che essa forma con la morte . Questo pane che spezzo è la mia poesia.Mi è utile , o mi dovrebbe essere utile, per una ragione: essa è la registrazione del mio sforzo personale per emergere dall’oscurità a qualche barlume di luce

2. Era un gran bastardo

La verità è che è stato un “gran bastardo”, parola della moglie Caitilin Mac Namara ,confermata dall’ultimo dei figli di Dylan , Colm Thomas , che vive metà dell’anno in Italia , a Scanno, e metà in Australia , dove ha svolto la sua attività lavorativa.
“Dopo i funerali di mio padre , a Laugharne, mia madre , giovane vedova con tre figli piccoli a carico , ebbe una proposta interessante di lavoro e si trasferì in Sicilia con tutti noi , io che avevo appena quattro anni , e i miei fratelli più grandi , Llewellyn , di dodici anni e Aeronwy , di dieci . Di mio padre Dylan non ricordo quasi nulla, ero troppo piccolo quando è morto. Si può dire che lo conosco tramite quello che mi ha raccontato mia madre. Ho però come un’ impressione che il suo sguardo ancora mi segua , quello sguardo che mi demoliva quando facevo qualcosa di sbagliato, perché non sopportava i bambini che piangevano e urlavano. A dire il vero non credo che si curasse molto dei suoi figli.Come diceva la mamma, era un gran bastardo.
Nelle sue liriche , – una sarabanda di miti biblici e di panteismi materici e sensuali, di bisticci di suoni e ritmi frenetici, una giostra di giochi fonetici e trappole sintattiche, assonanze ed allitterazioni a getto continuo, di forzieri senza fondo da cui pescava immagini e storie- , e nei suoi racconti-diaristici , sorta di mitobiografia inventata, trasfigurata , – c’è qualche riferimento alla moglie, un po’ Musa e un po’ Nemesi, ma dei suoi figli niente, neppure un verso, neppure un accenno.

Dopo la sua morte , – continua Colm – a casa nostra , non si parlava quasi mai di papà. Mia madre non voleva, lo fece solo in seguito, quando fu quasi costretta dai biografi, che si interessavano anche a lei come personaggio. Mia madre era stata traumatizzata e devastata dalla sua morte, si era trovata senza sostegni, senza un lavoro, senza soldi , perché mio padre li aveva sperperati tutti, fino all’ultimo , e con tre figli da mantenere .Al biografo, che aveva scritto su di lei, disse: “ Non è stata data sufficiente enfasi sull’alcol, non solo alla fine, ma anche all’inizio: l’alcol divorò tutti i nostri soldi e le nostre esistenze”. Le era maturato dentro un gran risentimento. Vostro padre, con tutte le sue infedeltà, eraun gran bastardo, ripeteva e ogni tanto piangeva, ma senza farsi vedere da noi.

3, Bohèmien in pantofole

Scrive Linnio Accorroni che Dylan Thomas era un bohémien in pantofole , uno scapigliato con nostalgie per i quieti interni piccolo borghesi e triti languori conformisti, un vigliacco che per mascherare la propria pavidità diventava obiettore di coscienza, o si rifugiava sotto “la pila sassosa e scivolosa delle parole”, un uomo falso “dal teschio all’ombelico”, uno che andava protetto dagli altri e soprattutto da se stesso, piagnucolone e logorroico quando era ubriaco . E cioè quasi sempre.
Il figlio Colm è , oggi, un signore sulla sessantina dalla carnagione chiara ,di pelo rosso acceso , tipicamente britannico ( da bambino era biondissimo, come il grano maturo) , ed è un po’ curvo, malandato , un uomo molto equilibrato, con spiccato senso dell’humor tipicamente inglese. Ma parla un italiano perfetto , avendo frequentato il liceo proprio a Roma , dove la famiglia Thomas si era successivamente trasferita al seguito di Giuseppe Fazio, produttore cinematografico, compagno della vedova Thomas , a cui Caitlin avrebbe dato un altro figlio..

4. Un selvaggio buffone

Che effetto fa essere il figlio di quel leggendario “poeta maledetto”, l’iniziatore del “Nuovo romanticismo” o la “Nuova apocalisse” , in cui furono sperimentate tutte le forme visionarie della tradizione inglese , cercando di unire il conscio e l’inconscio , di esprimere l’uomo completo , di penetrare con immagini scelte tutto “il paesaggio pschico” , il Rimbaud del Galles , che a sedici anni scrive: Se fossimo bambini potremmo arrampicarci,/ Sorprendere nel sonno le cornacchie, senza
spezzare un rametto,/ E, dopo l’agile ascesa,/ Cacciare la testa al disopra dei rami/ Per ammirare stupiti le immancabili stelle.
« Offritemi un pranzo e io canto», risponde Colm con un largo sorriso. Poi aggiunge: Primo, sono un gallese; secondo , sono un ubriacone; terzo , amo l’umanità, in specie le donne”.
Sono le mitiche parole di suo padre , il suo essenziale autoironico ritratto d’artista vissuto all’insegna della più pura e totale dissipazione di sé medesimo, perseguita con l’accanimento di un gran cerimoniere istrionico . Dice Paul Ferris , – che lo conobbe bene in vita e ci ha scritto una biografia – che era un dio-bambino capriccioso e perennemente infoiato che collezionava più défaillances che successi, un buffone selvaggio ed egoista, un uomo tra i più sgradevoli e fascinosi che fosse dato d’incontrare sulla terra, uno che faceva innamorare e prudere le mani, uno che era meglio non frequentare, privo com’era delle più elementari norme di educazione, di comportamento e persino igieniche, re dei vanesi e dei bugiardi, un universo di smodati narcisismi e di impalpabili pregi, capace di sfruttare ogni occasione per fini biechi e privatissimi, uno eternamente sul lastrico e piagnone , che non si faceva scrupolo di sfruttare ogni episodio, anche il più risibile e banale, per pubblicizzare tasselli di una automitobiografia menzognera e leggendaria.
A dirti la verità , non so se Ferris gli fosse proprio amico , come dice , anzi, ho diverse perplessità . Comunque la mia è stata un’eredità pesante, una vera rottura di palle, anche perché a me la poesia interessa poco o nulla . E poi non assomiglio per nulla a mio padre, al contrario di mia sorella Aeronwy ( le ha dato il nome del fiume dove nacque) , che è lui , la sua copia al femminile , piccola, magra , capelli ricciuti castano topo , occhi da coniglio marroni e verdi , malata d’asma , come mio pade . E qui finiscono le corrispondenze , perché mio padre era anche un ladruncolo, con le ossa sempre rotte, il boccale di birra scura in mano, la sigaretta penzolante dalle grosse labbra sporgenti , un dente ( incisivo) spezzato al pub delle Sirene , la cravatta d’artista con un nodo grosso come un oceano , fatta con una sciarpa femminile ; e poi indossava camicie scarlatte , voleva dar a intendere d’essere un “duro” , ma era uno che non sapeva far niente , neanche menar le mani . Infatti quando litigavano con mia madre, era lui che le prendeva e di santa ragione. ( Ride coi suoi denti gialli).Certamente non era bello come me. (Ride di nuovo, è calvo, alto , ma abbastanza curvo, macilento) , ma aveva il fulgore fugace del vizioso , e la sfrontatezza che è propria della giovinezza, subito disfatta dalle sbronze e dalla vita dissipata che condusse. Di se stesso diceva che era una bestia , un angelo, un folle. Ed era vero tutto. Dava l’idea d’essere una specie di cucciolo dall’aria spersa che suscitava tenerezza , desiderio di proteggerlo da se stesso, di salvarlo. In realtà era solo un pagliaccio e un bastardo, come diceva mia madre, che, secondo me, tentò perfino di cancellarne la memoria, ma poi ci fu mio fratello , Llewellyn , che divenne uno scrittore anche lui e fu comunque un intellettuale di un certo valore , e , soprattutto , mia sorella , Aeronwy, che curarono tutta la sua opera , edita e inedita . Io attualmente campo, in parte, ancora dei suoi diritti d’autore . Non è granchè , ma insomma mi servono per svernare qui in Italia. Qui , fino alla fine degli anni sessanta , non lo conosceva praticamente nessuno, tranne il suo traduttore fiorentino , Luzi e Bigonciari , col quale passarono qualche giorno all’Isola d’Elba , e qualche intellettuale anglofono.

5.Poeta del mare

In Thomas esiste una sotterranea , ma sensibile vena di religiosità , che si apprezza soprattutto all’inizio dei “Collected Poems” ( “Queste poesie , con tutte le loro crudezze , dubbi e confusioni , sono scritte per amore dell’uomo e in lode a Dio , e sarei un pazzo dannato , se non lo fossero”) . Nel 1952 , Dylan , era considerato un genio, il più grande poeta vivente di lingua inglese. Ma non tutto quello che faceva era “oro”. Era duale, in tutto ,sapeva essere uno scrittore dallo stile cosmico di un John Donne , ma anche quello che va a caccia dell’immondizia culturale. Un poeta dal lirismo ermetico , ma anche il dandy avvolto nella volgarità smargiassa da pub. Insomma , un perenne ragazzo irredento, come il tuo Galles. Tormentato, eccessivo, a tratti fraudolento ( quando il committente era disposto a pagare bene scriveva poesie come poteva, molto in fretta ) , eppure io credo che fosse sinceramente ossessionato dalla sua vocazione.
Era poeta vero nelle sue esperienze di rara felicità e , soprattutto, delle molte sconfitte. E’ anche un grande poeta del mare (Il nome stesso “Dylan” in gaèlico ha il significato di “mare” e “Marlais”, suo secondo nome, equivale a “corso d’acqua”.
) , che è stato l’elemento che più ha suggestionato la sua mente . Il mare viene presentato come grembo universale, e anche come tomba definitiva , ma sempre rigenerante:- Più nulla rimane del mare se non il suono/Sotto la terra il mare clamoroso cammina ,/Sui catafalchi dei frutteti decede il battello / E l’esca si sommerge frai covoni. Dylan fa viaggi simbolici delle Ballate sugli stessi mari già solcati da Coleridge , Rimbaud, Melville. Nel viaggio simbolico di Ballad of the Long-legged Bait (Ballata dell’esca dalle gambe lunghe) , tende profeticamente ad un ritorno alla schiera degli avi , al tentativo di raggiungere l’Ade . Come il Pequod incontra bufere e pirati nel folle inseguimento del capitano Achab , come il vascello spettrale di Coleridge passa attraverso le meravigliose e incomprensibili avventure in un turbine di visioni e di esseri miracolosi e terrificanti, come Le Bateau Ivre di Rimbaud , scorre fra i Leviatani e Behermot , così il peschereccio di Thomas assiste al ribollire dei flutti sconvolti dalle balene e degli esseri marini d’ogni specie . Il pescatore , tramutato nell’immagine di Giove Thor arpiona un’esca viva : la vittima necessaria al sacrificio propiziatorio per cui sarà possibile giungere in porto . Ma essa rappresenta anche l’estrema difficoltà e l’estrema necessità dell’amore, e diviene generatrice e sposa come il mare stesso è grembo tempestoso di nascita e morte. Il mare non è altro che il cuore stesso del poeta , la sua carne viva data in offerta . Ed è questa sua ultima offerta vera, autentica, sincera.
Di mio padre amo “Do not go gentle into that good night” e basta. . “Non andartene docile in quella buona notte,/vecchiaia dovrebbe ardere e infierire quando cade il giorno;/ infuria, infuria contro il morire della luce.//E tu, padre mio, là sulla triste altura io prego,/ maledicimi, benedicimi con le tue fiere lacrime, / non andartene docile in quella buona notte./ Infuria, infuria contro il morire della luce.

6. Bisogno disperato di sesso

Colm Thomas , il terzo figlio del poeta gallese, nato nel 1949 , mezzo inglese, un quarto italiano , dove ha studiato , e un quarto australiano, dove ha lavorato a lungo e continua a vivere gli altri sei mesi dell’anno , ha una sciarpa rossa di lana e un maglione grigio .
Io sono un uomo mediocre, assolutamente normale .Mai andato oltre le righe. Mio padre , invece, ci andava spesso. Al pub tutti giorni , con la neve o la pioggia , o il vento ghiacciato che ti congelava fino alle ossa . Era un animale sociale, aveva bisogno del contatto con la gente. Ma era tagliente, aveva un po’ di Oscar Wilde. La sera usciva, e non era un tipo fedele , le donne le trovava nei pub , e le piacevano assai, ma a dormire tornava sempre a casa, da mia madre , che era un’irlandese di quelle toste, abituata a lottare, e non è che gliela facesse passare liscia , ma alla fine si rappacificavano, in fondo si volevano bene, o almeno così mi piace credere.

In realtà le sue lettere raccontano della sua innocenza molesta, “un’innocenza che proteggeva bevendo”, dice un suo amico , e ci parlano del suo bisogno disperato di sesso nonché il desiderio di grandezza che lo aveva sempre contraddistinto . Raccontano l’arguzia, l’istrionismo, la passione iperbolica per la poesia , l’abile commedia con cui portava in scena ora questo , ora quest’altro sogno o fantasma , ma parlano anche della sua disperazione . E’ vero che “tutte le gradazioni dell’amore, dal farsesco al drammatico , al melodrammatico, sono presenti in questa sua opera quasi involontaria di attore consumato.” Se ho recitato bene, applauditemi, disse il grande Augusto Imperatore. Per lui in fondo fu la stessa cosa.

6.Caitlin Mac Namara, Musa e Nemesi

Io credo che anche in quel freddo novembre di New York , con il vento ghiacciato che ti congela fino alle ossa, anche nel Chelsea Hotel , sulla Ventitreesima Strada , dove mio padre aveva trascorso le sue deliranti notti nella stanza 205, bevendo , uno dopo l’altro, diciotto whisky , che gli avevano bruciato il cervello , anche mentre lo stavano portando al Saint Vincent’s Hospital , sulla Settima Avenue , prima di essere annientato da un’inutile iniezione di morfina, pensò a Caitlin, la compagna di tutta la sua vita (i miei genitori si erano sposati poco più che ventenni nel 1937) .

Caitlin . Solo scrivere il tuo nome. Caitlin. Non devo dire Mia cara, Mio Tesoro, Amoruccio mio, anche se dico queste parole, a te dentro di me, tutto il giorno e la notte. Caitlin. E tutte le parole sono in quell’unica parola. Caitlin, Caitlin, e riesco a vedere i tuoi occhi blu e i tuoi capelli d’oro e il tuo sorriso lento e la tua voce lontana”.

Caitlin era il suo “mondo incantato”, l’abbraccio tiepido che svapora nel ricordo dell’infanzia e del natio Galles ( Soldi zero, ubriachi fradici, nessun futuro, nessuna fedeltà) . A lei raccontava le speranze del sogno americano, l’elettrizzante scoperta di un pubblico adorante nel ciclo di conferenze che all’inizio degli anni Cinquanta lo vedono impegnato nelle maggiori università degli Stati Uniti. Stordito da una consacrazione che in patria stentava ad arrivare ( si lamentava Caitlin: i soldi scarseggiano sempre, e quando ci sono spariscono in un batter d’occhio , bevuti via da lui , o prestati agli amici ubriaconi) Thomas si lascia assorbire dal glamour della vita d’oltreoceano e affresca vividi ritratti dei “canyon di New York”, delle “case lussuose di Washington”, delle “meraviglie di San Francisco”, dell’“inferno provinciale di Vancouver”. Affascina folle di studenti e semplici lettori, guadagna bene e spende di più. Bevendo.

Con Caitlin avevano vissuto come orfani naufraghi , anni di povertà, di eccessi e di successi, un’ unione burrascosa , a volta violenta, sempre prossima alla rottura A lei Thomas aveva dedicato parole roventi di odio e passione. A lei aveva confessato l’inconfessabile , consegnandola ad un paradiso immaginario dell’amore perfetto, simbiotico, speculare.

Caitlin fu il suo alter ego. Splendida, brutale e cialtrona esattamente come lui. Ma in quel momento fu per lui una sorta di Nemesi, perché lui stava per lasciarla sul serio , e lei lo sapeva, lo intuiva. Nell’ultima lettera, del 1953, le aveva scritto: “Stravinskij ci attende entrambi , ad Hollywood per la prossima estate, le diceva. Scriveremo insieme un libretto d’opera; il grande direttore sta facendo costruire uno studio apposta per noi due , in giardino. Vivremo qui e saremo per sempre ricchi e famosi”. Ma il progetto era slittato all’autunno, e in quel novembre tutto era cambiato Thomas, in preda all’ennesimo delirio alcolico muore in un ospedale di New York,

Caitlin lo seppellisce nel cimitero di Saint Martin , a Laugharne , il 29 novembre 1953.

7..L’ultimo dei romantici

L’anno successivo Igor Stravinskij comporrà per lui In Memoriam Dylan Thomas sui versi di Non avviarti mite in quella buona notte.
Se avesse potuto fare il suo elogio funebre , Dylan avrebbe usato forse le stesse parole che aveva scritto per l’amico e critico Henry Treece: Giudico l’inciampare di uno scoiattolo della stessa importanza , per lo meno, delle invasione di Hitler , degli assassini di Spagna, del romanzo d’amore tra Greta Garbo e Stokowski , dei Personaggi Reali, dei disastri minerari , di Joe Louis , dei perfidi capitalisti , dei comunisti santarellini , della democrazia della Chiesa d’Inghilterra , del controllo delle nascite…e della mia morte…Spero di trovare Dio in bottiglia sotto forma di una birra fredda perché ho la lingua calda come la sella di un cammello!”
Come il vento occidentale nell’Ode di Shelley , l’energia che che soffia, preme o scorre nelel liriche di Thomas è distruttiva e salvifica a un tempo. La vita in ogni mia poesia – aveva detto – emerge dal centro; un’immagine deve nascere e morire in un’altra .Dal loro inevitabile conflitto – inevitabile a causa della natura creativa, ricreativa, distruttiva e contraddittoria del centro motivazionale, l’utero della guerra – cerco di costruire quella pace momentanea che è la poesia. Probabilmente , ha ragione Bukoswky quando scrive : “Mi piacciono gli uomini disperati, con i denti rotti, il cervello a pezzi e una vita da schifo. Mi interessano di più i pervertiti dei santi. Mi rilasso con gli scoppiati perché anch’io sono uno scoppiato. Non mi vanno le leggi, la morale, la religione, le regole. Non mi va di essere plasmato dalla società.E’ questo che ha ucciso Dylan Thomas”. Tutta la sua vita fu una sequenza di creazioni e distruzioni, ricreazioni e contraddizioni. E possiamo concludere con le parole di Herbert Read : Dylan Thomas? Fu l’ultimo dei romantici , autore tragicomico della poesia più assoluta del nostro tempo .

Roma, 4 settembre 2013 Augusto Benemeglio


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Un commento su “DYLAN THOMAS? UN GRAN BASTARDO

  • Manrico Murzi

    La sosta all’isola d’Elba nel 1947, avevo 17 anni, Dylan Thomas la passò a Rio Marina ospite del poeta e traduttore Luigi Berti (direttore di Inventario), che lo fece conoscere in Italia. Incontrò appena Luzi e Bigongiari, assieme ad altri, alle Giubbe Rosse. C’ero anch’io. Lo incontrai al mio paese, Marciana Marina, e lo frequentai poi a Firenze….