ArteRecensione: Due respiri, un passo. Sara Alavi-Coquelicot Mafille


Siriano 23 anni.
Era più facile trovare armi che latte in polvere e medicine.
Non ho potuto proseguire gli studi in medicina.

Croato, francese, greco, inglese, tedesco… da anni che siamo in giro per trovare un posto dove poter rimanere. Non riesco più a cominciare a imparare un’altra lingua.

Passa il tempo… il tempo passa… ho perso il senso per misurarlo.
Ero intensivamente sotto pressione. Sono scappato in tre ore. Ora il tempo si dilaga all’infinito. Sono qua…
Questo contrasto mi spezza.

Vorrei rimanere in un posto e non cambiare più la mia città. Negli ultimi anni sono stato vagabondo tra Turchia, Bulgaria, Grecia, Austria, Germania, Francia e Italia. Sono stanco, molto stanco…

Testimonianze dure, struggenti. E ve ne sono di anche più pesanti e strazianti. Sono riportate e trascritte su bigliettini bianchi inseriti in buste poi incollate a una parete, altrettanto bianca, come luce abbacinante. Ciascuna busta infine è contrassegnata da un numero, a propria volta collegato a una barca di terracotta. Tanti sono i bigliettini e le buste, tante le barche. E tante le storie – vere, drammatiche, tragiche  – che essi han trasportato e contengono. Storie di profughi, sfrattati dalle proprie terre e famiglie a causa delle guerre, della miseria e di tutti quei guai che affliggono l’umanità per colpa dell’umanità (almeno quella deviante per la logica del mero profitto e dell’oscuro potere: i signori della guerra…).
Biglietti, buste e barche sono un’installazione ideata da Sara Alavi, iraniana di stanza a Milano, ospitata da Gli eroici furori Arte contemporanea (via Melzo 30). Della persiana cosmopolita Sara, visual artist, sono esposte varie installazioni, tutte di estrema suggestione, anche se questa delle barche più di tutte ruba l’occhio e il cuore. Sono sculture parlanti, dipinti tridimensionali, camere oscure e sangue, fluidi che salgono o scendono, sospensioni, corde e grafie. Affascinante speculazione filosofica con gli strumenti di una sapiente tecnica artistica.
Invero sarebbe più corretto parlare di… Due respiri, un passo, dal momento che alla Alavi si accoppia l’esposizione di Coquelicot Mafille, parigina di madre franco-danese e padre italiano. Anche nel caso di quest’ultima possiamo dire di un potente sguardo al mondo, di incroci, di meditazione sull’identità. Soltanto in apparenza più convenzionale poiché  la sua scelta pare virare maggiormente sulla rappresentazione pittorica (per quanto prevalga sempre la commistione di tecniche), anche la Mafille affronta un discorso analogo a quello proposto dalla collega iraniana. Radici e spaesamento, (dis)integrazione e identità, assimilazione, riscoperta e (r)innovazione… innumerevoli sono gli spunti offertici dal duo. Le installazioni di gran malia dell’una  –  un intellettualismo non disturbante, bensì emozionale, di formidabile impatto  –  convivono con l’esplosione di colori dell’altra, felice mescolanza delle più disparate influenze culturali, divaricazioni e ricomposizioni oltre effimeri confini, sia nelle opere di piccole dimensioni che in altre di più vasto respiro/superficie spaziale.
Credo che la cosa più sconosciuta e oscura a noi siamo noi stessi, perciò ogni tentativo di chiarimenti sull’identità è solo un’illustrazione di un percorso trascorribile individualmente. Perciò non nascondo che la poesia mi ha trascinato a illustrare le mie percezioni poetiche dai testi persiani. Quindi queste sculture installative sono le illustrazioni ispirate dai testi poetici di Omar Khayyam. Il poeta ed astronomo persiano dell’undicesimo secolo. Così si esprime Sara Alavi riguardo al proprio lavoro. E in effetti alta è la qualità poetica dei suoi lavori pur così materici (del resto le parole hanno imponderabile peso…) e atti a raccontare anche le sventure del nostro tempo.
Le stratificazioni di identità tramano il tessuto della nostra essenza e vitalità; arriviamo da lontano e da molteplici linguaggi, siamo perennemente in dialogo e in viaggio, mutualmente e mutevolmente scambiando informazioni preziose. L’andirivieni tra identità individuale e collettiva, interiore ed esteriore, intima e condivisa si manifesta nella capacità di fluire tra le frontiere e tra le definizioni, di accogliere amplificazioni di sé e ad aprirsi ad incessanti scambi con l’altro da sé.  Tale invece è la “definizione” di sé e del proprio mondo ideativo-creativo che dà Coquelicot Mafille.
E per chiudere: “Due grandi artiste per un universo di idee e un’arte piena… Due respiri sono il tempo di attesa verso il riconoscimento, l’accoglienza a braccia aperte, scoprendo che l’Altro non è che una parte di noi. Questa presa di coscienza è il motore del nostro primo passo. Verso infiniti altri passi attraversando il mare magnum, scintillante distesa di profondo blu, mare aperto che ci sta di fronte”.
Magnifica e coinvolgente mostra, piccola ma grande. Se transitate per Milano provate a visitarla.

Alberto Figliolia

Due respiri, un passo. Sara Alavi-Coquelicot Mafille. Fino al 28 marzo. A cura di Silvia Agliotti. Gli eroici furori Arte contemporanea, via Melzo 30, Milano (MM1 Porta Venezia).
Orari: martedì-venerdì 15,30-19; mattina e sabato su appuntamento.
Info: tel. +39 0237648381; cell. +39 3478023868; sito Internet www.furori.it; e-mail silvia-agliotti@furori.it

 

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