Due marines e un generale di Luigi Scattini


Luigi Scattini con la figlia Monica

A cura di Gordiano Lupi

Luigi Scattini (Torino, 1927 – Roma, 2010) si laurea in giurisprudenza ma sin dai primi anni Cinquanta si dedica al cinema come assistente alla regia. Il suo primo film da regista è L’amore primitivo (1964), ma tutti lo ricordano (non sempre in positivo) per Due marines e un generale (1965), interpretato da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ma soprattutto dal geniale Buster Keaton. Questa pellicola comica resta un esempio unico nel quadro di una cinematografia votata al documentario (Sexy magico, 1963; L’amore primitivo, 1964; Svezia: inferno e paradiso, 1968; Angeli bianchi… angeli neri, 1969; Questo sporco mondo meraviglioso, 1971; I vizi segreti della donna nel mondo, 1972) e al genere erotico (La ragazza dalla pelle di luna, 1967; La ragazza fuoristrada, 1973; Il corpo, 1974, La notte dell’alta marea, 1977; Blue Nude, 1978). Tra i suoi film migliori citiamo Duello nel mondo (1966) e La sfinge d’oro (1967). Regista di buon mestiere, padre dell’attrice Monica Scattini e direttore di un gruppo di doppiaggio. Abbandona la regia nel 1978.
Due marines e un generale (1965) non è la migliore pellicola di Luigi Scattini, perché non era il regista più adatto a girare un comico puro, una farsa plautina che cita il periodo d’oro del cinema muto. Scattini, in ogni caso, studia a fondo le caratteristiche comiche di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e soprattutto quelle di Buster Keaton (1895 – 1996) prima di dirigerli sul set di un film epocale. Il soggetto è del produttore Fulvio Lucisano, sceneggiato da Castellano e Pipolo, con dialoghi di Vittorio Vighi, fotografia di Fausto Zuccoli, musiche (che citano il cinema muto) di Piero Umiliani, montaggio di Renato Cinquini e scenografie di Gastone Carsetti. Interpreti: Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Buster Keaton, Martha Hyer, Fred Clark, Barbara Loy (Maria Teresa Gentilini), Franco Ressel, Tommaso Alvieri, Alessandro Sperlì, Alfredo Adami, Ennio Antonelli, Renato Chiantoni, Willy Colombini, Consalvo Dell’Arti, Luciano Pigozzi, Lino Banfi, Angelo Santi, Ignazio Dolce.
Il film resta di culto, anche se Roberto Provenzano lo definisce “squalificante” per il grande comico statunitense. Pare che l’attore fosse ridotto in condizioni di estrema povertà e che per sopravvivere dovesse scrivere per altri e accettare ogni tipo di produzione. Questo non toglie che Due marines e un generale sia un film dignitoso, niente affatto imbarazzante per il grande comico del muto. Buster Keaton morirà un anno dopo, ma il suo ultimo lavoro sarà il cortometraggio Film (1966) di Schneider, tratto da un’idea di Samuel Beckett. Oscar alla carriera nel 1960, dopo aver partecipato a Luci della ribalta (1952) di Charlie Chaplin, Buster Keaton è un grande comico che non sorride mai, dotato di un umorismo corporale, gestuale, mimico, la sua maschera tragica e impassibile resta impressa nella memoria degli spettatori. Ispira Jacques Tatì, Woody Allen, in piccolo persino Maurizio Nichetti. “La tragedia è un primo piano, la commedia è un campo lungo”, diceva.
Due marines e un generale non viene accettato dai fan di Buster Keaton ed è stroncato pesantemente dalla critica, come tutti i film interpretati da Franchi e Ingrassia. In realtà la comicità corporale di Buster Keaton si sposa molto bene con le smorfie clownesche del duo siciliano. Resta mitico il fatto che Buster Keaton lanciasse noccioline a Franco Franchi durante le pause di lavorazione, definendolo “una scimmia”. Lui le raccoglieva, le sgusciava e le mangiava, contento come un ragazzino. I due siciliani consideravano Buster Keaton un maestro, un mito irraggiungibile, da lui accettavano qualsiasi cosa, persino una feroce presa in giro. La gioia di girare un film accanto al divo preferito era troppo grande. La pellicola è una farsa che si basa su una modesta sceneggiatura, girata quasi tutta in interni e ricostruita in sala montaggio con immagini del litorale laziale e documentari d’epoca. Luigi Scattini è bravo a montare, è dotato di grande mestiere, guida con saggezza i comici e ne sfrutta al meglio le potenzialità.
La trama si racconta in poche righe. Franco e Ciccio – del tutto involontariamente – sventano i piani di un generale tedesco prima in Africa e quindi ad Anzio, dove distruggono un super cannone germanico, favoriscono lo sbarco degli alleati e compiono imprese eroiche combinandone di tutti i colori. Alla fine si travestono da tedeschi per portare a compimento la missione. Franchi imita Chaplin ne Il grande dittatore quando fa la parodia di un improbabile Adolf Hitler. Buster Keaton è il muto e impassibile generale Von Kassler, la volpe delle dune (invece della volpe del deserto), che vuol essere lasciato in pace, desidera suonare il piano e pare stufo della guerra. Pronuncia solo una parola (grazie), rivolta ai due comici siciliani, quando lo lasciano andare dicendo che è stato il nemico più simpatico che abbiano mai avuto. Buster Keaton lascia la scena di spalle, con la tipica andatura da comica e indossa il famoso abito di scena visto in molte pellicole.
Mereghetti afferma: “Stringe il cuore vedere il grandissimo Keaton, vecchio e stanco, annegare in un mare di banalità”. Morando Morandini rincara e parla di “patetica presenza di Keaton”. Non condivido. La critica colta è piena di pregiudizi nei confronti della farsa, non scorge i nobili antecedenti del teatro greco e latino. La pellicola è una parodia del genere bellico che cita le comiche, il periodo del cinema muto, sfruttando la gestualità di Keaton e la mimica di Franchi, coadiuvato da un diligente Ingrassia. Lino Banfi recita quasi un cammeo, si fa chiamare Pasquale Zagaria, è più magro e ha molti capelli in testa, ma è divertente come soldato tedesco ingannato dai due siciliani nascosti sotto una barca che fuma. Divertenti anche se popolari e per niente colte alcune battute di Franchi. “Siamo americani, sì, ma mica scemi!”, “Mi appello alla convenzione di Genoveffa”… Al di là delle battute, sono le gag mute di Keaton la parte importante del film e le sequenze che vedono Franchi e Ingrassia liberi di recitare un repertorio da avanspettacolo. Ricordiamo la cena finale, la birra al veleno per liberarsi dei tedeschi, la fuga con il generale e la parte in cui Franchi impersona Hitler.
Gli esterni del film sono girati a Foce Verde, alla stazione di Cisterna di Latina e lungo un tratto di ferrovia dismessa (Civitavecchia – Capranica – Orte), addizionati da documentari d’epoca sullo sbarco di Anzio. Scattini si documenta da un punto di vista storico, a parte un anacronismo su Gilda, ma soprattutto ricorda il cinema di Buster Keaton e insiste sul suo amore per il piano. Basti pensare alla citazione di The general, il capolavoro di Keaton, ricordato nella sequenza del treno, ma anche Lo spaventapasseri, nella scena finale. Interpreti femminili molto belle, come spesso accade nei film interpretati da Franchi e Ingrassia, ma altrettanto castigate. Barbara Loy, vista in molti spaghetti western, è diligente e misurata; la statunitense Marta Hyer è un’ottima attrice che in passato ha rischiato persino di prendere l’Oscar. Un film da rivedere per sorridere senza tanti pregiudizi, riproposto con un accurato commento critico il 18 agosto 2011 da La valigia dei sogni su La Sette, un programma intelligente di una rete televisiva in grande ascesa.
Per apprezzare alcune sequenze del film: http://www.youtube.com/watch?v=Aiz7L1EvLgQ
Il blog di Luigi Scattini con il parere autentico del regista scomparso: http://luigiscattini.wordpress.com/category/due-marines-e-un-generale/

Gordiano Lupi
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