Due mafiosi contro Goldginger di Giorgio Simonelli


A cura di Gordiano Lupi

Franco e Ciccio sono due fotografi professionisti incaricati di scattare una foto a un noto personaggio politico, ma invece di fotografarlo lo uccidono. Non è proprio così, come vedremo, perché grazie a una caotica sceneggiatura il morto risorge, uccide 007 (Hilton) e abbandona il bagagliaio dell’auto dove era stato nascosto. Il folle criminale Goldginger (Rey), appassionato del gioco degli scacchi, cattura i due siciliani mentre tentano di tornare in Sicilia facendo l’autostop. Divertente la scenetta della finta gamba di donna agitata da Franco che dovrebbe servire a fermare gli automobilisti mentre provoca solo un incidente tra un prete e un camionista. Goldginger fa prelevare i due siciliani dal suo maggiordomo nero e muto, che si esprime con versi gutturali, vorrebbe ucciderli, ma loro riescono a scappare e finiscono nelle mani dei servizi segreti inglesi che li usano come agenti per catturare il criminale.
Giorgio Simonelli (1906 – 1966) è un buon regista, i suoi film interpretati dal duo comico siciliano sono superiori alla media del periodo, soprattutto si basano su vere sceneggiature e limitano al massimo l’improvvisazione. La serie che rende famoso il regista alla guida di Franco e Ciccio è quella de I due mafiosi, pure se in questo caso la mafia non c’entra proprio niente e serve solo come pretesto per continuare un cliché di successo. I due mafiosi contro Goldginger è il terzo film della miniserie, dopo I due mafiosi (1963) e Due mafiosi nel Far West (1964), mentre il quarto sarà Due mafiosi contro Al Capone (1965). Giorgio Simonelli è un giornalista che nel 1928 comincia a interessarsi di cinema, dirigendo Maratona, insieme a Nicola Fausto Neroni, senza alcuna esperienza precedente. Si ricorda Simonelli come sceneggiatore del primo film sonoro italiano (La canzone dell’amore, 1930 – di Gennaro Righelli), come aiuto di Guido Brignone e soprattutto come ottimo montatore. Il suo primo film da regista è la versione italiana di Melodramma (1933), ma è interessante anche Le due tigri (1941), tratto dal romanzo di Salgari e sequel de I pirati della Malesia (1941) di Enrico Guazzoni. Giorgio Simonelli è soprattutto un abile montatore di film, molto richiesto fino al 1940, anno in cui decide di ricominciare a girare pellicole in proprio. Resta tra i registi più prolifici e meno considerati del cinema italiano, proprio per questo si adatta bene al cinema di Franco e Ciccio, che necessita di produzioni rapide e realizzate senza tanti fronzoli. Simonelli va di pari passo con il cinema comico italiano, perché il suo nome lo troviamo alla guida di attori come Totò (Due cuori tra le belve, 1943), Eduardo e Peppino De Filippo (Non mi muovo!, 1943), Carlo Dapporto, Nino Taranto, Renato Rascel, Ugo Tognazzi e Silvana Pampanini(La paura fa 90, 1951), Macario (Io Amleto, 1952), Walter Chiari e Alberto Sordi (Accadde al commissariato, 1954), Aldo Fabrizi e infine Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. La coppia composta da Ugo Tognazzi e Walter Chiari è molto attiva sul finire degli anni Cinquanta nel cinema comico italiano. Giorgio Simonelli li dirige in tre pellicole divertenti come I baccanali di Tiberio (1959), Un dollaro di fifa (1960) e I magnifici tre (1961). Le undici pellicole girate da Simonelli con interpreti Franco e Ciccio sono gli ultimi prodotti di un’intensa carriera: Gerarchi si muore (1961), Due samurai per cento geishe (1962), I tre nemici (1962), I due mafiosi (1963), Due mafiosi nel Far West (1964), I due toreri (1964), Due mafiosi contro Goldginger (1965), I due sergenti del generale Custer (1965), Due mafiosi contro Al Capone (1965), I due figli di Ringo (1966) e I due sanculotti (1966).
Due mafiosi contro Goldginger non fa mistero di essere una scanzonata e irriverente parodia di Agente 007 – Missione Goldfinger (1964) di Guy Hamilton, interpretato da Sean Connery. Il terzo film della serie 007 viene saccheggiato e citato a più non posso: il maggiordomo nero muto e letale che uccide con le scarpe esplosive invece della bombetta – ghigliottina, il cadavere della donna verniciato d’oro disteso sul letto, la follia del pericoloso criminale che vuole scatenare una guerra nucleare, i trucchi tecnologici dell’auto di James Bond e la squadra femminile, addestrata in questo caso da un’avvenente Gloria Paul. Per non parlare dell’incipit ironico con i due comici che emergono da una piscina con paperette in testa e smoking sotto la tuta da sub. La passione per le carte di Goldfinger viene sostituita da quella per gli scacchi di Goldginger, che sfida Franco, aiutato a mezzo auricolare da Ciccio in una paradossale imitazione della scena del film di spionaggio. George Hilton è credibile nei panni di 077, solo che muore dopo poche sequenze e lascia i nostri eroi padroni del campo in una lotta che li vede come sempre inadeguati, ma alla fine vincitori. Molte le battute memorabili, tra tutte è notevole lo scambio con James Bond che si presenta come “007, licenza di uccidere” mentre Franco risponde: “Io solo licenza elementare”.
Le musiche di Piero Umiliani sono brillanti e adeguate, intonate al film comico ma in tema con la spy story di riferimento. Ricordiamo Nino Terzo – per l’occasione doppiato – nella scenetta da avanspettacolo del vigile urbano che vorrebbe multare Franco e Ciccio, ma finisce vittima dei congegni di 077. Fernando Rey non è biondo come l’originale ma caratterizza da par suo un criminale folle con la monomania del gioco degli scacchi. Gloria Paul guida la sezione femminile di Goldginger ed è molto sexy in alcune pose sensuali ai bordi della piscina, unica nota erotica in un film molto casto. Piccola parte anche per Rosalòba Neri, sottoutilizzata viste le sue potenzialità. Le vittime dipinte d’oro ricordano il film originale, mentre Franco gioca sul termine licenza, anche quando afferma di avere la licenza di amare. La partita a scacchi tra Franco e Rey è il massimo della comicità genuina e spontanea, soprattutto quando termina con il comico siciliano che mangia letteralmente il pedone al rivale. Divertente la scuola per agenti segreti, il trucco da perfetti idioti che ai due siciliani viene naturale, ma pure Ciccio scambiato per asino non è male, così come la partita di rugby che li vede schiacciati dagli avversari. Il film presenta una serie di scenette da avanspettacolo che spesso sembrano improvvisate, ma la sceneggiatura è solida e il regista pretende il massimo dagli attori. Lino Banfi interpreta una piccola parte da vigile francese, perché la pellicola ci porta a Madrid, Parigi, nei paesi arabi, anche se spesso siamo soltanto a Roma. La trama è elaborata e vive di momenti comici da puro cabaret come la battuta “Quant’è buono il Cremlino alla panna!”, oppure la scenetta della pace con il tormentone del fatto. Divertenti anche i due siciliani vestiti da arabi che si lasciano andare a battute di grana grossa ma efficaci. Il finale vede i nostri eroi tornare a casa a bordo di una scassata auto inglese che si fonde durante il viaggio. Non resta che fare l’autostop, ma siccome indossano il tipico gonnellino scozzese, si ferma un gay che li propone di continuare il viaggio con lui. I nostri eroi fuggono a gambe levate. Molte battute razziste sui neri e sui gay non hanno niente di politicamente corretto ma vanno storicizzate ai tempi.
Un film che si apprezza ancora volentieri e che è stato saggiamente riproposto da Ecofina nella serie da edicola Mitici Dvd – I grandi film di Franco Franchi e Cicco Ingrassia.

Per apprezzare alcune sequenze: http://www.youtube.com/watch?v=2ggQPE-uNDw

Regia: Giorgio Simonelli. Soggetto e Sceneggiatura: Sandro Continenza, Dino Verde e Amedeo Sollazzo. Musica: Piero Umiliani. Aiuto Regista: Giuliano Carnimeo. Interpreti: Gloria Paul, Fernando Rey, Andrea Bosic, Luis Peña, Alfredo Mayo, Nino Terzo, George Hilton, Rosalba Neri, Lino Banfi. Produzione: Italia/Spagna.

Gordiano Lupi
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