Due bianchi nell’Africa nera di Bruno Corbucci


A cura di Gordiano Lupi

Due bianchi nell’Africa nera è uno dei film interpretati da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel 1970, anno che li vede impegnati su ben nove set distinti. Bruno Corbucci è un regista non molto vicino al loro tipo di comicità, ma li lascia liberi di improvvisare. Il fratello Sergio lavora molto con la coppia comica e realizza diverse cose interessanti; Bruno lo ricordiamo solo per I due pompieri (1968), Lisa dagli occhi blu (1969) e Nel giorno del signore (1969). Il regista romano gira diversi film comici e qualche spaghetti western, ma è famoso soprattutto per i Tomas Milian movie, serie il maresciallo Nico Giraldi (delitti e squadre).
Franco e Ciccio lavorano in un circo insieme allo scimpanzé Filiberto che stringe con il primo un rapporto di amicizia, al punto che i due parlano, si scrivono, si comprendono, litigano come due veri amici. Nel circo lavora la bella Frida (la meteora Francy Fair), figlia del cacciatore Otto Krauser (Alfredo Rizzo), che fa perdere la testa a entrambi. Si parte per una spedizione di caccia grossa in Africa con l’aiuto di Filiberto, ma nel continente nero accadono cose imprevedibili: la scimmia si innamora, libera gli animali catturati e abbandona la spedizione. I nostri eroi cercano Filiberto, incontrano il comico avventuriero spagnolo Miguel Berrendero (Enzo Andronico), che prima li vende ai mercenari tedeschi e subito dopo li salva dalle sabbie mobili per poi consegnarli a una tribù di cannibali in cambio di diamanti. Franco e Ciccio si salvano grazie a Tarzan e subito dopo si vendicano rubando l’auto dello spagnolo con il trucco del motore che perde olio. Berrendero viene catturato dai cannibali, ma i nostri eroi rischiano di finire fucilati dai soldati perché hanno disertato. Tarzan in persona risolve la situazione, irrompendo nel teatro della fucilazione come un deus ex machina, insieme alla scimmia Filiberto. Resta lo spazio per una storia d’amore tra Tarzan e Frida che decidono di sposarsi, ma sulla nave che li porta in Europa il re della giungla comprende che non può fare a meno della libertà. Tarzan e Frida si gettano in mare e tornano sull’isola, seguiti da Franco e Ciccio che scappano dalla civiltà per riabbracciare Filiberto. La parola Fine compare sulle note di “Filiberto, voglio venire in Africa con te!”, cantata da Franco Franchi.
Il film è una farsa di modesto spessore, interessante perché contamina un sacco di generi in voga e li stravolge in parodia: mondo movie, avventuroso, cinema cannibale, comico-esotico, Tarzan in gonnella (Gungala, Tarzana…), pochade, Tarzan-movie, film circensi, romantico-avventuroso e le pellicole con protagonisti gli animali. La pellicola è dedicata a un pubblico di bambini che ancora oggi sono in grado di apprezzarla e di sorridere alle evoluzioni di Filiberto. La scimmia ammaestrata è una vera attrice: scrive a macchina, fa la barba a Franco, apre le gabbie, mette i vestiti in valigia…I siparietti con Franco sono molto comici, anche perché l’attore – dotato di un volto mobile – è bravissimo a imitare la scimmia. Riferimenti alti si possono trovare nella moda della commedia terzomondista stile Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa (1968) di Ettore Scola, ma in alcuni dialoghi viene citato anche Africa addio (1966) di Gualtiero Jacopetti. Bruno Corbucci saccheggia molti documentari africani e qualche mondo movie per le sequenze (con diversa fotografia) che implicano la presenza di elefanti, leoni, giaguari, serpenti e altri animali esotici. Elefante e scimpanzé sono veri e provengono da un circo. L’Africa è periferia di Roma, campagna del litorale laziale, perché il film è girato al risparmio e il regista stringe il campo delle immagini per non fornire mai uno sguardo d’insieme e cerca di far credere – con qualche trucco scenografico – che siamo nella savana.
Due bianchi nell’Africa nera è anche una parodia del Tarzan-movie, sulla scia di Totò Tarzan (1951) di Mario Mattòli, anche se sarebbe stato davvero divertente vedere Franco Franchi nei panni di un comico re della giungla, come è cfapitato in qualche programma televisivo. Ricordiamo un’ironica parodia di Tarzan interpretata per la TV da Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, come sigla finale del varietà del sabato sera Noi… no! (1977). Indimenticabile il motivetto “Ma quant’è forte Tarzan!”.
Tra gli attori, sono molto bravi Alfredo Rizzo nei panni del cacciatore tedesco, Enzo Andronico come truffatore spagnolo e Luciano Catenacci cattivissimo mercenario tedesco, mentre Francy Fair mostra le lunghe gambe, ma resta una presenza coreografica. La bella tedesca passa come una meteora nel cinema italiano: Anche gli angeli mangiano fagioli (1973), Alle dame del castello piace molto fare quello (1970), Favole calde… per svedesi bollenti (1970) e il televisivo Salto mortale (1969(), sono le poche interpretazioni in carriera. Sylvester Herbert è un Tarzan ingessato, tipico del cinema comico. Franco Franchi e Ciccio Ingrassia danno libero sfogo alla comicità genuina che li contraddistingue, improvvisando sulla base di un esile canovaccio, senza lesinare su battute e doppi sensi verbali.
Franco: “Sei un barone!. Ciccio: “Effettivamente possiedo antenati nobili”. Franco: “No, sei un baro, un grosso baro! Sei un imbroglione!”. Franco delizia il pubblico imitando scimmia, cavallo, gallina, muovendo il volto nei modi più impensati, strabuzzando gli occhi e gridando a più non posso. Quando i due comici finiscono nel bel mezzo di un’esercitazione militare ed esplodono bombe, Franco esclama: “Li mortai loro!”. Ancora (citando Jacopetti): “Non vedo l’ora di dire Africa addio!”. Non mancano espressioni sicule come: “Corna e ricorda la iella ritorna”. Si citano canzoni romantiche stravolte in un dialogo comico: “Vieni c’è una strada nel bosco, il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu…”. Apprezziamo ancora comicità mimica quando Franco affamato mangia una banana a un bambino africano, che gliela porge mentre la mamma non vede. La scena delle sabbie mobili è la più divertente della pellicola, in seguito citata da molti film, ultimo dei quali  il cinepanettone Natale in Sudafrica (2010) di Neri Parenti, dove Belen Rodriguez soccorre Massimo Ghini ed Enzo Panariello e finisce per mettere in scena una sequenza sexy. Franco che si toglie la cintura e la getta nelle sabbie mobili non è la stessa cosa di Belen che rimane seminuda davanti agli esterrefatti esploratori. Altre parti comiche le ricordiamo nel villaggio dei cannibali: “Esploratore vecchio fa buon brodo”, dice Andronico, mentre Franco afferma: “Tutti i mali vengono per cuocere”. Franco chiama Tarzan con l’appellativo Don e quando precipita dalla capanna ricavata in cima a un albero chiede: “Don Tarzan, perché non mettete l’ascensore?”. Franco e Ciccio vestiti con abiti da Tarzan sono esilaranti, ma ancor più divertenti risultano in un pezzo da avanspettacolo con Alfredo Rizzo che ride e loro interpretano le risate a tempo di musica. Franco cita pure Il barbiere di Siviglia: “Uno alla volta per carità!”, quando il cacciatore tedesco dà ordini a ripetizione e lui non capisce più niente. Nel finale la farsa evolve in pochade stile torte in faccia e rissa nel saloon, con Tarzan che risolve la situazione e come premio chiede la mano della bella Frida. Ottimo il discorso sulla civiltà: “Io ne ho sentito parlare della civiltà… povero Tazan, lo abbiamo fregato bene con la civiltà! Respirerà gas, pagherà le tasse, farà il servizio militare…”, dice Franco. Il messaggio finale prevede un ritorno alla natura, perché la cosiddetta civiltà non è così buona. Rizzo chiude la pellicola: “Mia figlia ha preferito Africa nera”. “E tu?” chiedono altri passeggeri della nave. “Io… Europa bianca!”.
La critica alta stronca il film o lo omette volontariamente. Merghetti e Morandini stendono un pietoso velo di silenzio. Pino Farinotti è il più buono, concede due stelle, giudica i due comici spassosi, ma non va oltre. Marco Giusti, invece, è estasiato: “Cultissimo immortale. Uno dei più grandi film di Franco e Ciccio diretti alla grande da Corbucci. Ma forse è vincente solo l’idea di spedirli in Africa sul tipo di Riusciranno i nostri eroi… o di mettere Franco a recitare assieme a una scimmia. Il film è di una tenerezza paurosa con le sue vecchie gag e le sue battute per bambini. Da non perdere. Franco e la scimmia Dun Dun sono scatenati”. Siamo molto vicino all’impostazione di Marco Giusti, anche se il giudizio benevolo è condizionato dalla simpatia nei confronti di una comicità che ha accompagnato la nostra infanzia. Due bianchi nell’Africa è una farsa sgangherata e bislacca, tenuta in piedi solo dalla presenza dei due attori siciliani che la ravvivano con smorfie, lazzi e trovate geniali. Distribuito in Francia come Deux corniauds dans la brousse. In Germania come Zwei Trottel in Africa.

Regia: Bruno Corbucci. Soggetto e Sceneggiatura. Mario Amendola, Bruno Corbucci, Luciano Ferri. Montaggio: Daniele Alabiso. Fotografia: Fausto Zuccoli. Musica: Willy Brezza. Scenografia: Fabrizio Frisardi. Direttore di Produzione: Tommaso Sagone. Produzione: Sergio Bonotti per Mondial Te- Fi.. Distribuzione: Titanus. Interpreti: Franco Franchi, Francy Fair, Alfredo Rizzo, Enzo Andronico, Luciano Lorcas, Luigi Pagnani, Luca Sportelli, Sylvester Herbert, Ignazio Balsamo, Armando Bottin, lo scimpanzé Dun Dun del dottor Luciano Spinelli. La canzone Filiberto, cantata da Franco Franchi è di Minelli – Corbucci – Brezza.

Alcune sequenze del film (la scena in cui un Franco affamato mangia la banana al bambino): http://www.youtube.com/watch?v=TajynUs_8e8

Gordiano Lupi
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