Doris Emilia Bragagnini – Oltreverso


A cura di Augusto Benemeglio

1.La Pantera

Non leggete Oltreverso (il latte sulla porta) di Doris Emilia Bragagnini , ediz.”zona contemporanea”, 2012, se non amate l’enigmistica, il rischio , il labirinto , i voli alla Icaro e le cadute ,terribili , dello spirito , la vibrazione dei cieli più bassi ; non lo leggete se non amate i viaggi , gli smarrimenti dell’io (“attraverso i versi mi cerco, cerco di trovare tracce di me”) e il mare , che è innanzitutto uno stato d’animo, un’inclinazione emotiva , una vocazione congenita alla propria natura. Non lo leggete se non amate i giochi di memoria e le sue vertigini , il latte , i gatti e i felini nobili , soprattutto la “Pantera” di Rilke , che è, secondo l’autrice , la chiave di volta di tutta la prima sezione di liriche , quelle in cui più si riconosce (…”quel lampo – dice Doris – che solo per un attimo squarcia il velo sulla pupilla e poi si smorza nel cuore io lo avverto quando scrivo, solo allora comprendo che “forse” per un attimo esisto”) . Se si va nei seminterrati della sua anima ( Chiamo docili le ore/ lumi di lusinghe instabili/ corde rotte di violino /- gatti da tacere – / a mani sulla bocca- vds.pag.27), o nelle sue oscillazioni e “inclinazioni di luce” ( Potesse uscire/questo squarcio eterno/ arrotolarsi su se stesso e scorrere / come varco tra le nuvole/ inclinazione di luce in bilico-vds.pag. 39) , è facile trovarsi davanti alla Sfinge di Edipo perché la sua poesia è fatta di oggetti linguistici-emotivi (“ Quando uso una parola , essa vuol dire esattamente quello che decido io, né più né meno”), è un rischiare tutto a una sorta di roulette russa della propria ricerca esistenziale , è un arrampicarsi sugli alberi per vedere l’effetto che fa ( veder meglio l’orizzonte , o avvicinarsi di più al cielo?) ; è farsi oracoli involontari , o fare gli indovini di se stessi , e leggere nelle pieghe delle tue mani-versi i profili oscillanti del tuo futuro, che è poi il futuro dell’Umanità .

2.La Parola

“Contro il silenzio e il rumore invento la Parola, libertà che si inventa e mi inventa ogni giorno”, scrive Octavio Paz, e la Bragagnini lo segue come una fedele allieva. La sua è una poesia solitaria, per solitari, spiriti aristocratici , che non cercano la complicità delle passioni, ma la lampada che ti guida all’ingresso del sogno , la bilancia che pesa la verità e il desiderio , l’osso fiorito per attraversare “un labirinto da tradurre/ quella morsa attorno al collo/ come ciondolo di morte”(vds.pag.73). E’ la poesia della solitudine, dell’insonnia,della sterilità, della frammentazione, della disgregazione , della morte. Che non ha paura delle trappole, delle insidie , delle mani vuote, dei movimenti delle nubi , del tremore degli alberi , dello stupore dello spazio, degli assoluti, dell’ eternità con i suoi angeli e demoni . L’inferno e il paradiso stanno già su questa terra . Nessuna chiesa, nessun partito, nessuna ideologia, e persino l’erotismo , il grande feticcio del nostro secolo freddo e crudele , appare come una segreta passione i cui attributi sono la siccità, l’impotenza, l’aridità, l’autodistruzione: … “e se spingo sull’orecchio, dove si annida il fiato/ una colata a bassa distorsione non ti risparmia – accordi osceni -/ corde d’ultimo piacere i nostri vincoli, il mio succhiare – spago -/ che sfilaccia di sapore lungo l’argine che ci siamo dati” (vds.pag 88) //tu vieni e sverni, dentro le fessure della mia levigata inapparenza /un lampo d’improvviso, fame, a incupirti gli occhi/ diagonali di controllo in briglie un po’ allentate, scioglimenti al ruolo/ sotto ciglia di ragazzo, pronto a mietere respiri (vds.pag88
Eppure questa poesia “oltre verso” che va oltre tutte le lacerazioni , gli incroci sui binari , i salti nel buio e i fiumi rossi . questa poesia fatta di parole “contro” , che è senza frastuoni e priva d’ogni retorica , sempre sul filo del rasoio tantrico-poetico-funzionale , questa poesia fedele ai passi cronologici e ai singoli livelli di crescita , non è mai fine a se stessa; si fa ponte fragile di parole , mediazione, diventa voce del linguaggio , particella di realtà e verità osservabile , che è di tutti e di nessuno , dimensione metafisica tra qui e un “altrove” misterioso. E per un attimo , chissà, forse , ti svela quale sia il sentiero da percorrere, la porta o il pertugio , la via di fuga da attraversare , il punto meno buio , il fosfeno che s’accende nella tenebra e ti conduce là dov’è – forse – la vita vera.

3.La Voce

In “Oltreverso” tutto , in realtà, si riduce a voce , voce appena percettibile , di un destino che è misterioso , come il mare , lo sguardo di un bambino , la mano esitante di un vecchio che vorrebbe carezzare o artigliare l’ultimo istante (Credo sia questo essere poeti,- dice l’autrice – aver ricevuto con il dna il dono o la dannazione di un modo di sentire le cose che, per quanto mi riguarda, ho sempre inteso scorticante, inflazionato, “senza pelle”), “Ma qualsivoglia nome vogliamo dare a questa voce – ispirazione, inconscio, azzardo, accidente, rivelazione – essa rimane la voce di ciò che è altro”. E così la sua diventa una vera e propria voce nuova , originale , inaspettata, inattesa, quasi non voluta, ma necessaria, ed ecco il suo “Verso oltre verso”, che nessuna chiesa, nessun partito , nessun sindacato , nessuno Stato può aver interesse a diffondere ( Ogni Governo ammazza almeno un poeta al giorno , diceva , più o meno , Apollinaire) , trova la sua via , il suo spazio, il suo centro e la sua vitale esistenza nel mondo-spazzatura , – ma con qualche oasi , – di Internet , coi suoi blog , i suoi link, i suoi url, i suoi account , etc. Questo mondo virtuale , di cui nessuno può fare a meno nella nostra civiltà , accoglie questa voce dispersa che si fa vaso libro letto disco lampada lapis ritratto musica chiodo tempio vivo , immagine nuda con tutte le sue ferite , le cicatrici , le deturpazioni, i lampi di violenza , le stelle e la polvere , con tutta la sua feroce implacabilità . “ Fu necessario che il guardare artistico – scrive Rilke alla moglie Clara, scultrice – trovasse prima l’animo di scorgere l’esistente anche in ciò che orribile e in apparenza solo ripugnante; quell’esistente che ha gli stessi diritti di ogni altro esistente”. All’artista non è dato di scegliere , ed ecco allora apparire una sorta di cadavere profanato , senza gioielli , privo di ornamenti , coperto solo di poesie ( … come una marea/che – liscia e liscia -/passi questa tomba scabra/ come bocca disseccata e /a nulla vale il latte sulla porta – vds. pag..). Tutto il suo corpo ormai è solo scrittura , e va “verso” qualcosa , in una direzione che può essere liquidazione e distruzione , o barlume di speranza , non lo sappiamo . Ma tutto ciò è bello da vedere e da seguire come un sentiero di canti lungo il fortino rosso , come un albero-dio con un nome immortale , e una corona di spine nel punto più alto: Nel nido più alto/ lo squarcio nel cielo/ induce al raggiro/ che io torni e traduca /il verso oltre verso – vds. Pag.82)

4.Il mare

Quello di Doris è un viaggio di ritorno dalla Lontananza -Dimenticanza, dall’Oblio , dalla Memoria della propria Itaca, luogo nel quale non si è mai realmente mai stati, né mai partiti; è andar per mare senza saper navigare, né nuotare , è prendere il timone con gli occhi bendati e attraversare uno stretto senza carte né fari , entrare nell’ onda bugiarda/ di velieri agitati/ Che torna e ti prende/ mi trattiene e mi squassa/ il mio cuore è una pista in un mare di ghiaccio/ dove in pattini d’oro / tu mi solchi e io vivo.(vds.pag.23)
E’ arrivata in un punto imprecisato dell’immenso mare dell’esistenza, in quel giro di boa , dove un cambio di rotta ti vira la vita , dove un segno anelato nel buio della notte le appare. Ed è lì che l’aspetta qualcuno o qualcosa di fatale e irrevocabile , che unisce e divide, che divora e respinge , che fa veleggiare illusioni e sprofondare emozioni , che imbarca passeggeri di amori clandestini e getta a riva sogni di impossibili passioni. Succede sempre così quando il cuore raggiunge il livello del mare. Ti trovi tra l’abisso e la luce, tra la fuga e lo stallo , dove spesso l’amore diventa dolore. (e io bevevo palpiti/ stagioni di germogli/lampare modulanti e fiotti di veleno/ per riprodurti immenso/ maestrale del mio volo/ sussurro da ingoiare / (un divenire muto- vds. Pag.24)

5.La complice

Ho conosciuto Doris frequentando quell’immenso scenario-palcoscenico globale, quella planetaria mensa mediatica che è face book , diventato ormai luogo di tutti i destini incrociati. E’ una donna intensamente bella e fragile , sensibile e spietata, fatta di comunione amorosa e bisturi , di reverie dell’insonnia leggera , di quella materia ardente e impalpabile di cui son fatti i sogni , una donna elegante , di arpeggi leggeri e bassi arrotondati , stile profondo rosso , ritratto e volo , ciclo notturno, crisi finale , congedo dal suo fantasma notturno , incubo di fiati e cadute nell’inferno , perseguitata , dilaniata , straziata ogni notte dall’angelo terribile , tremendo di Rilke (…”E così mi trattengo e serro in gola il richiamo / dell’oscuro singulto”), una donna che ha le stimmate impresse della poesia , che è conoscenza dell’altrove , ma anche bisogno del divenire . Poesia è , lo slacciare dei non voglio…tremula certezza/che d’amore brucia/ Tormento dell’ardire/… rosa acuminata/rossore che divora/tramonto che non cola.(vds.pag.26) . Ma poesia è anche facoltà di essere nelle cose che riesci a percepire nella loro pienezza , essere tu stesso una cosa sola , formare un tutt’uno con lo spazio, un’unione conoscitiva in una nuova forma verticale , essere continuamente sballottate nelle ascese e nelle cadute dell’anima . La poesia non è scrivania – diceva Carrieri – e tanto meno carta…/produce gelo fuoco/e un certo vuoto…/La poesia è in alto/ e anche in basso/dove crescono semi/fiumi e vermi”. Doris lancia sassi da tutte le parti , “le sue poesie, i suoi corsivi graffiano i vetri e la superficie delle cose e lasciano segni forti, incisivi , è implacabile e spietata, ma soprattutto con se stessa”. E’ come il poeta di Borges. Deve essere la Complice di se stessa, la croce e i chiodi mentre viene crocifissa , il calice e la cicuta mentre beve il veleno , il fuoco e l’inferno mentre brucia , deve giustificare tutto ciò che la ferisce , bere il fiele e dire : Com’è dolce questo fiele/ gronda sensi e mani strette/ segni ai palmi di un resistere/ che assale, stringe il petto / Un sorso solo, non un lamento/ bocca offerta con sorriso di ciliegie / ultimo bacio freddo al cielo / di tormento già concluso (vds. Pag.28)

6. Il latte sulla porta
“Quando scrivo – dice Doris – è come cercare di lasciarmi sovrapporre/abbracciare dalla mia immagine nuda in uno specchio” , e ciò mi rimanda con la memoria a Rilke , a Parigi, stupito , scosso dinanzi all’autoritratto di Cezanne, in cui il grande pittore francese si era guardato allo specchio senza interpretare la sua espressione , o guardarla con superiorità, ma aveva ripetuto se stesso con la più umile fedele partecipe oggettività che può avere un cane che si vede nello specchio e pensa: là c’è un altro cane. Doris non cerca di abbellire se stessa, né adornare la propria spiritualità , si descrive com’è, come farebbe una Emily Dickinson dei nostri tempi( “sono piccola come lo scricciolo , con i capelli di un castano intenso, color della lappa, mentre gli occhi hanno la sfumatura dello sherry rimasto sul fondo del bicchiere degli ospiti”) , e che , tuttavia , pur rimanendo tappata nella sua stanza , senza voler incontrare nessuno , farebbe uso anche lei del computer , e magari si farebbe un blog tutto suo , come Doris , e cercherebbe dei contatti con altre persone sensibili , con i frequentatori di quel nulla infinito e misterioso che è la poesia ( “Se leggo un libro e mi sento gelare in tutto il corpo così che nessun fuoco mi può scaldare, allora so che quella è poesia . Se provo la sensazione che mi scoperchiano la testa, allora so che quella è poesia”) ,anche lei, come la Bragagnini, lascerebbe il latte sulla porta dell’”Oltreverso” , un invito ad entrare, o a far uscire chi è già dentro ( Emily , chiusa nella sua stanza , aveva un topo che le rodeva il fegato, Doris tanti spettri ibseniani). Il latte sulla porta forse come esca, come gioco doloroso , sottile inganno, ma anche come simbolo perenne di maternità, di nutrimento, di creatività femminile .

Augusto Benemeglio

Titolo: Oltreverso il latte sulla porta
Editore: Zona
Collana: Zona contemporanea
Data di Pubblicazione: Novembre 2012
Prezzo: € 10.00
ISBN: 8864383166
ISBN-13: 9788864383163
Pagine: 100
Reparto: Studi letterari

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