Citazioni: Donna Tartt, Dio di illusione


Citazioni tratte da: Dio di illusioni di Donna Tartt

Quella improvvisa attenzione mi confondeva; come se i personaggi di un quadro molto ammirato, assorti nelle loro applicazioni, si fossero voltati a guardare fuori dalla tela per parlarmi.

«Ma anche Platone sapeva che classe e condizione e via dicendo hanno un effetto inalterabile sull’individuo. A me pare che la psicologia altro non sia che una diversa parola per ciò che gli antichi chiamavano Fato.»
«Psicologia è una parola terribile.»

..cominciò parlando di ciò che lui chiamava il peso dell’io, e del perché la gente se ne vuole liberare. «Perché quella piccola voce ostinata nella nostra testa ci tormenta così?» disse, guardandoci. «Forse perché ci ricorda che siamo vivi, che siamo mortali, che abbiamo anime autonome — che, dopotutto, siamo troppo pavidi per cedere, ma che pure ci procurano un grave malessere? È una cosa terribile imparare da bambini che si è un essere separato dal resto del mondo, che niente e nessuno soffre i nostri medesimi dolori di scottature alla lingua o di sbucciature alle ginocchia: che ognuno è solo con i propri acciacchi e le proprie pene. Ancor più terribile, invecchiando, scoprire che nessuna persona — non importa quanto vicina — potrà mai capirci davvero. I nostri io sono ciò che ci rende più infelici, ed è per questo che bramiamo perderli, non credete? Ricordate le Erinni?» «Le Furie» disse Bunny, gli occhi ammaliati e persi sotto la frangia dei capelli. «Esattamente. E come spingevano la gente alla pazzia? Alzavano il volume al loro monologo interiore, portavano all’estremo limite qualità già presenti, rendevano le persone e di tanto se stesse, da non poterlo sopportare.
«E in qual modo possiamo perdere questo io che ci fa impazzire, perderlo del tutto? L’amore? Sì, ma come il vecchio di Cefalo udì una volta da Sofocle, anche l’ultimo di noi sa che l’amore è un crudele, terribile padrone. Uno perde sé stesso ero per giovare all’altro, ma così facendo diviene schiavo e miserabile.

«La morte è la madre della bellezza» disse Henry.
«E cos’è la bellezza?»
«Terrore»
«Ben detto! (…) La bellezza è raramente dolce e consolatoria. Quasi l’opposto. La vera bellezza è sempre un po’ inquietante.»

… il richiamo primordiale – perdersi, perdersi completamente. E perdendosi, rinascere al principio della vita ininterrotta, fuori dalla prigione del tempo e della morte.

E se tu non avessi mai veduto il mare? Se la sola cosa che conoscessi di esso fosse il disegno di un bambino – pastello a cera blu, piccole onde tozze? Riconosceresti il vero mare se avessi visto solo quel disegno? Saresti in grado di discernere la realtà anche dinanzi a essa? Non conosciamo l’aspetto di Dionisio: si parla di un Dio, qui; e un Dio è affar serio.

Le forme del pensiero, divengono differenti se forzate entro i rigidi confini di una lingua non familiare. Certe idee comuni divengono inesprimibili, certe altre, che prima neppure ci si sognava, germogliano alla vita.

Ma se ho imparato una cosa, nella mia breve triste vita, è che quella banalità è una bugia: l’amore non vince nulla, e chi lo pensa è uno sciocco.

Ciò che non si può pensare non si può fare.

Che cosa sono i morti, poi, se non onde ed energia? Luce che brilla da una stella morta?

I morti ci appaiono in sogno, perché è l’unico modo in cui possono farsi vedere da noi; e ciò che vediamo è soltanto una proiezione, trasmessa da una grande distanza, luce che brilla da una stella morta…

Titolo: Dio di illusioni
Autore: Donna Tartt
Prezzo copertina: € 13.00
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Collana: Contemporanea
Edizione: 3
Traduttore: Landolfi I.
Data di Pubblicazione: aprile 2003
EAN: 9788817106825
ISBN: 8817106828
Pagine: 622

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