Diego Cimara – Amararmenia 6


Grande successo di vendite e critica per AMARARMENIA di Diego Cimara,uscito per i tipi della Ararat edizioni Milano.

Inchiesta,romanzo, libro di storia, saggio sul bene e sul male, riflessione filosofica, religiosa, diario intimo del nonno Kostja,giornalista,poeta, filosofo-movimen tista degli anni 20 nella Parigi di altri grandi informatori:Hemingway, Picasso, Chaplin, Toynbee,Cendras,Modigliani e tutta la rive gauche degli esuli polacchi-italiani-armeni-russi in Francia.Storia di un uomo e sua moglie Takuì,grande concertista a Costantinopoli, armena-ebrea,che dopo la fuga del marito dal carcere,(Kostan è leader dei giovani armeni che compiono attentati contro i giovani turchi e gli ottomani autori di feroci pulizie etniche)una fuga come il film “fuga di mezzanotte” moltiplicata 3,perchè per 3 volte riesce a scappare,con l’aiuto di partigiani armeni dalle carceri turche prima e tedesche dopo,assieme ad altri fuggiaschi nel 1915 dal corno d’oro con una nave di disperati,arriva in Italia dove Takuì partorisce la mamma di
Diego Cimara :Nwarth, nel 43 conosciuta come “ombra” durante la resistenza romana perchè salva con uno stratagemma 112 tra ebrei ed antifascisti.Storia di combattenti e vittime.Di sangue ed onore.Di religione e crudeltà.L’orrore e la speranza di un popolo,visto attraverso gli occhi di un poeta: Zarian,grande collaboratore di Lemkin all’Onual quale porta 154 mila pagine di resoconti,analisi,criptografie,documenti registrati,foto rubati ai russi,ai tedeschi,ai siriani,agli ucraini,ai greci,agli ungheresi per inserire la codificazione di “genocidio”. Un documento unico, dal valore inestimabile se si considerano i pochi dati del Genocidio scampati all’intelligence Russo-tedesco-turka che nei decenni ha polverizzato tutto,come se nulla fosse accaduto, cementando i barranchi dove sono buttati migliaia di cadaveri e persone ancora vive,uccidendo coloro che hanno documenti originali di migliaia di testimoni,foto,registrazioni,articoli. Ancora più prezioso se si pensa al doloroso fardello portato nel cuore per un secolo dall’esigua rappresentanza di Armeni della terza generazione. La diaspora non potrà mai perdonare l’avidità di sangue dei turky, nel cuore di un deportato non c’è più posto nemmeno per l’odio. Ad accomunare questi anziani la voce di un poeta che lascia il diario di una vita al nipotino: un ricordo indelebile.Dice Kostja a Diego: “L’ artista di talento é destinato ad essere infelice: ogni volta che ha appetito e apre la sua cassaforte, vi trova dentro solo ricordi,sogni, ispirazioni.”
11 mila fogli indelebili,lanciati in una bottiglia nel mare o nel vento dei capitoli di storia. Libro-documento inedito sulla pulizia etnica orchestrata dai tedeschi dietro le quinte degli interessi Turky e russi nell’area dell’Armenia Occidentale dal 1895 al 1923: scritto come memoria privata come diario per i suoi figli .Zarian porta inedite prove e testimonianze sul genocidio degli Armeni e delle altre minoranze cristiane – in particolare greci e siriaci – a opera dei turky dal 1913 in poi. E’ opera di uno dei più autorevoli specialisti del settore da 50 anni sul campo,tra carta stampata,radio e 40 anni di Tg1,che dimostra, attraverso un vasto numero di documenti ufficiali sia turky-ottomani, sia della Germania e dell’Austria imperiali, alleate politiche e militari della Turkya durante la Prima Guerra Mondiale, l’irrefutabile volontà genocidaria del governo della mezzaluna bianca. 40 anni di lavoro per ricavare da migliaia di documenti una storia che sappia più di romanzo che di documento, consente alla diaspora e al nostro Paese di avere una fonte informativa tra le più dettagliate ed esaustive sull’intera questione, collocando il Metz Yeghérn(grande male) in una analisi storica che parte dai conflitti d’interesse tra le Grandi Potenze, preludio della Prima Guerra Mondiale, fino a concludersi con un capitolo dedicato alla comparazione tra l’Olocausto Armeno e la Shoah.Il libro esce mentre i turky si stanno preparando a soffocare il 100 ° anniversario dell’Olocausto contro gli Armeni cristiani dell’Impero Ottomano nel 1915 con commemorazioni della loro vittoria sugli alleati a Canakkale (Gallipoli) nello stesso anno. Takuì armeno-ebrea, musicista a Costantinopoli negli anni 1910 e moglie di Kostja, porta una prova ulteriore – nella testimonianza degli occidentali – di ciò che la Turkya ancora nega ufficialmente: che l’olocausto degli Armeni è una pagina di storia, tratta da documenti ufficiali che registra l’ulteriore agonia degli Armeni. Zarian include il destino degli Armeni del Caucaso, come i turky cercano di diffondere il loro dominio pan-turko a est nel 1918 -dopo il massacro di 2 milioni di Armeni 3 anni prima.Fuggendo in modo rocambolesco da Costantinopoli e girando mezzo mondo come informatore-giornalista e professore di filosofia, racconta al suo diario di una vita,la Parigi di Utrillo,Apollinaire,la strage dei Kulaki,le canzoni della Piaf e le epurazioni dei curdi e degli azeri. Tra le altre cose il libro parla del figlio Hovan della seconda moglie di Kostja l’ americana Francis Brook, spia anche lei:Hovan è un fisico nucleare,ucciso sulla sua imbarcazione d’altura al largo delle Azzorre mentre porta 5 valige di documenti determinanti per l’individuazione dei lager turky in Armenia occidentale a Nwarth,la madre di Cimara. Grande preparazione, accurata documentazione a monte di questo lavoro: emerge dalla precisione dei riferimenti storici, ambientali e culturali, dalla efficace rielaborazione di foto inedite nella memoria collettiva, da come in così breve spazio i fatti sono stati concatenati, in un armonico equilibrio tra le vicende dei singoli e quelle dei popoli.La feroce pulizia etnica è vista con gli occhi dei sopravvissuti: gente comune, travolta da eventi imprevisti e non concepibili. 2 in particolare i protagonisti: un giovane filosofo Armeno,scampato ai massacri e poi diventato informatore in tutto i mondo, e sua moglie Armena-Ebrea e madre di 3 figli, che lo porta in salvo con una fuga rocambolesca in Italia. Sono testi sconosciuti e inediti di Zarian ucciso dall’Mit (servizi segreti turchi) nel 1969 in via Abovian n.5 a Yerevan e dell’Nkvd, servizi segreti russi che da sempre hanno fatto di tutto per far scomparire la grande documentazione sull’olocausto di 2 milioni di cristiani, uno dei più brutali massacri del secolo breve che pure ne ha conosciuti parecchi. Un riconoscimento pubblico turko favorirebbe la purificazione della memoria.

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6 commenti su “Diego Cimara – Amararmenia

  • Arà Zarian

    Riesaminando il percorso biografico dello scrittore, poeta, filosofo e critico d’arte armeno Costan Zarian che il giornalista Diego Cimara ne fa da principale soggetto nel suo libro ‘’Genocidio Turco degli Armeni’’, Editing Edizioni s.a.s. Treviso, 2006, vengono alla luce delle rivelazioni agghiaccianti. Basandomi sulla mia conoscenza delle opere letterarie di Costan Zarian finalmente, quasi tutte pubblicate in Armenia negli ultimi trent’anni tradotte anche in italiano, in francese, in inglese, in russo, in spagnolo, in greco e lanciate da case editrici come Editions Parentheses, Aux Editions Du Seuil e Editions Thadde’e e conoscendo bene il suo vasto archivio contenuto in tre bauli che il sottoscritto ha legalmente ereditato per testamento di Costan Zarian e di seguito, dal padre, l’architetto Armen Zarian, promotore e coordinatore degli scambi culturali e studi sull’architettura cristiana degli armeni coinvolgendo varie università italiane e l’Accademia delle Scienze di Jerevan, posso constatare con assoluta affermatezza che i dialoghi, i dati biografici, e le numerose sceneggiature attribuite a Costan Zarian e descritte nel libro in questione, non sono altro che delle palesi menzogne. Ora, il giornalista Diego Cimara, ci propone un’altra sua fatica “AmarArmenia”, Edizioni Ararat (Gruppo Editoriale di Silvia Denti), 2014, dove, dall’anteprima, si deduce che l’onore e la dignità verso i membri della mia famiglia non sono di suo interesse. Anzi, in questa lista di personaggi da lui disprezzati, si aggiunge un nuovo membro della famiglia nella sua trama fittizia, il letterario, lo scrittore e lo storico di letteratura armena, il marito di mia sorella maggiore vergogniosamente considerato da D. Cimara come ladro di ‘’presunti documenti segreti’’ e ipoteticamente ammazzato a Beirut, ovviamente cosa falsa. Peccato che D. Cimara nel suo intento coraggioso di offrire al lettore italiano una visibile stesura dell’orrendo Genocidio culminato nel 1915 per mano dei turchi che continuano ha negare il fatto, nel libro, si evidenzia una trama di vicende essenzialmente fasulle attribuite ingiustamente a mio nonno, Costan Zarian. Ritengo importante che, prima di tutto, un giornalista dovrebbe attendersi ai fatti senza alternare la realtà. Non è assolutamente un decalogo morale. Il libro di D. Cimara ‘’Il Genocidio degli Armeni’’ rimane un prezioso riferimento storico anche personalmente sofferto. Apparte i membri della sua imminente famiglia, nei confronti dei quali mi riservo a esprimere un giudizio, sono ridotti in avventurieri senza scrupoli uno scrittore, una pittrice, un astro-fisico e ultimamente un professore di lettere, inquinando così anche la loro vita. Un’affermazzione è valida sola se si presenta la possibilità di una verifica. Dopo aver chiesto a Diego Cimara per diverse volte, in questi ultimi anni, una prova dell’entità di questi migliaia di documenti di qui frà tutti i nipoti solo lui né è a conoscenza, per poi leggere di suo pugno che una parte di questi documenti sono spariti nella Rai, un’altra, vaporizzati per un presunto furto da parte del genero, qualcosa comincia a non quadrare. Da parte mia sono assolutamente disponibile a mettere sul tavolo tutte le carte dell’archivio che documentano minuziosamente l’intera biografia di Costan Zarian. Ben vengano gli studiosi e gli interessati. Ci sarà una risposta valida per qualsiasi domanda.
    Dott. Arch. Arà Zarian

  • Arà Zarian

    IN OCCASIONE DELL’INTERVISTA DI DI MARE A DIEGO CIMARA, RAIUNO, UNOMATTINA DEL 12.01.2015

    Egregio sig. Franco Di Mare

    Da ex romana di nascita seguo con interesse i programmi culturali e di attualità della RAI dal Canada. La puntata di “Unomattina” andata in onda il 12/01/2015 era di particolare interesse per me non solo per il commento delle terribili vicende accadute di recente a Parigi, ma anche per la testata dedicata al Genocidio degli Armeni.

    Gentile Sig. Di Mare. Lei è un esperto giornalista, uno scrittore colto di lunga carriera ed esperienza e le Suo opignioni hanno un vasto riscontro pubblico. Rimasi molta turbata dall’intervista al giornalista Diego Cimara ma, non per le Sue domande ben concise, ma dalle risposte dell’autore di “Amararmenia”. Ho passato l’infanzia romana con mio cugino Diego e nonostante la differenza di ca dieci anni più giovane di lui, ricordo perfettamente la ns. nonna, pianista e musicologa Taguhì Shahnazarian. Sono rimasta assolutamente scioccata dalle menzogne che Diego è riuscito a inventare in pochi minuti dicendo una buffonata ironica, scherzosa, tra l’altro replicata anche da Lei, di una storia d’amore tra una pianista per metà ebrea e un ex miliardaio, pertanto noto poeta e scrittore armeno Costan Zarian che collaborò con Antonio Giulio Bragaglia, Enrico Prampolini, Alberto Moravia, Ungaretti e tanti altri artisti del 900. Ottorino Respighi rimase profondamente colpito dal poema di Costan Zarian “Tre canti per dire i dolori della terra e i dolori dei cieli” tradotto dal francese e pubblicato da Carabba nel 1916 che di seguito, nel 1936, con la concessione da parte dell’autore, compose un’oratoria per orchestra e coro. A questo punto mi chiedo quali sono i limiti per romanzare a spese dell’onore e del pudore della mia famiglia falsificando fatti, deformando biografie, creando nuove identità fasulle e tutto ciò citando nomi validi di familiari noti per la loro impeccabile integrità, onestà sia in Armenia sia nella diaspora. Mia nonna Taguhì Shahnazarian provviene da un’antichissima nobile famiglia di principi del casato di Varand della Regione armena di Artzakh. La storia dei ns. antenati, il Conte Shahnazarian è ben nota e conosciuta dagli storici armeni grazie a numerose pubblicazioni. La famiglia ha composto l’albero geneologico dall’anno 1582 e ripristinato lo stemma della famiglia. Ancora oggi, nonostante il conflitto etnico e gli scontri armati nell’attuale Regione del Gharabagh Montano (Nagorno Karabagh), si possono ammirare le rovine del castello e della residenza dei principi Shahnazarian. Presso il monastero di Ganzasar tutt’oggi si conservano numerose lapidi in grapar – armeno classico, riferenti alle sepolture dei membri di questa nobile famiglia. A proposito, è da segnalare il libro del nipote Haik-Georg Zarian “The Court Jester and his Duke”, dove sono raccolte le storie della nonna Taguhì trapassate da una generazione all’altra e del clown della Corte degli Shahnazarian, l’unico che poteva permettersi di prendere ingiro il principe. In fine, per contestare la falsità della dichiarazione del giornalista Diego Cimara a proposito delle origini di mia nonna, riporto la frase di una lettera scritta da Costantinopoli ad Antonio Fogazzaro in data 30.01.1911, in occasione dell’uscita del romanzo “Leila”, pubblicata dallo storico Luciano Morbiato: -non sono ebrea ma cattolica -.
    Un’altra bugia del giornalista Diego Cimara avvenne, quando durante la trasmissione Unomattina, espose la fotografia scattata nel 1945 quando il nipote in braccio alla nonna Taguhì, aveva un anno, visto la data di nascita, 12/11/1944. Nella foto il bimbo dimostra un’età superiore. Il diario della nonna menzionato durante l’intervista, lo conosco benissimo poiché di mio possesso, scritto in francese a penna stilografica che è una fonte storica, biografica preziosa con citazioni e foto di artisti profondamente umanisti di calibro internazionale. In tutto sono 640 pagine e non 4000 come vergogniosamente dichiara l’autore del libro. Il diario della nonna Taguhì, da dove si è ispirato il giornalista Diegi Cimara per produrre i suoi romanzi, è un’epopea della loro vita e non un documento che registra il genocidio degli armeni. Nulla di niente! Per me i dati e i fatti devono essere precisi e verificabili. Tutto il resto fa parte della fantasia romanziera. Perquanto concerne ai ricordi del giornalista Diego Cimara, la nonna non avrebbe mai raccontato a un bambino, al posta di hayr mer (Padre Nostro) di “teste mozzate” anche perché, per puro miracolo, lei stessa, con la sua famiglia, nel settembre del 1914, prima dei massacri e delle deportazione in città, fuggì in treno da Costantinopoli per la Bulgaria e non fu testimine oculare dei fatti attroci.
    Gentile Sig. Di Mare. Mi chiedo se non si fanno delle verifiche in RAI di un ex giornalista dello stesso canale televisivo che presenta un libro in diretta pieno di menzonie e gravi fatti favorendo in questo modo alla disinformazione?
    In fine, voglio specificare che sia il recente libro “Amararmenia”, sia quello precedente “Genocidio turco degli armeni” del giornalista Diego Cimara è frutto di un enorme sforzo per una persona ignorante della storia, della cultura e della lingua armena. La mancanza di una bibliografia per le due pubblicazioni che trattano un periodo storico delicato e tragico per il popolo armeno, minuziosamente documentata negli archivi in Armenia, dove si trova il più grande archivio di testimonianze sul Genocidio degli Armeni prima, durante e dopo il 1915, lascerà perplesso il lettore colto. Scrivere sul genocidio degli armeni e cercare la verità sui fatti attroci, sullo sterminio di un’intera popolazione sul proprio territorio d’origine è una missione importante e responsabile in un mondo che cerca la verità, ma ha spese di una manipolazione mostrosa e senza limiti nei confronti della mia famiglia, nò. Non è proprio il caso di romanzare una tragedia attribuendo fatti, ruoli, vicende assolutamente falsificati che offendono, feriscono tutta la generazione dei ns. figli e nipoti. Io, mia sorella mio fratello e l’altro fratello, l’Arch. Paolo Arà Zarian che risiede nel Veneto, siamo disposti a fornire documenti originali e a dimostrare tutta la falsità concentrata negli ultimi due libri del giornalista Diego Cimara. E’ vergognioso presentare al pubblico, in TV, un autore privo di dignità e morale che senza nessuna preoccupazione ha ferito la sensibilità e la dignità della ns. famiglia disonorando l’immagine dei nonni.

    Cordialmente,
    Anais Zarian
    Quebec, Canada, 15.01.15

  • cimara

    E’ un best seller il grande e affascianante affresco storico Amararmenia di diego cimara,salito propotentemente in cima alla hit delle vendite per successo di pubblico e critica grazie sopratutto alla diaspora armena d’ Europa. Nato come soggetto cinematografico ,ispirato alle fantomatiche gesta del nonno Eghyaspia,leader del giovani armeni agli inizi del secolo breve in quell’Anatolia dove gli uomini della mezzaluna bianca radevano al suole case dei cristiani e mandavano in polvere le chiese cattoliche degli Armeni perché si rifiutavano di scegliere il credo coranico e servire come manovalanza per le grandi manovre tedesche per accaparrarsi le risorse aurifere armene,quelle di tugseno e di petrolio a Baku dove migliaia di armeni possediedono centinaia di pozzi petroliferi;Eghyaspia da giovanissimo organizza la resistenza contro la ferocia dei turky che ammassano gli armeni come animali da macello nei carri merci per portarli ai lavori forzati relegati in improbabili campi di concentramento dove manca tutto,soprattutto la legna per scaldarsi.Un soggetto cinematografico affascinante,ine dito,reinventato da storie impossibili di impropabili parenti, grande coinvolgente quadro di questo parziale romanzo storico di fantasia (perchè di documenti sconosciuti anche agli armeni Cimara ne possiede per fare altri 10 romanzi come questo e forse più affascinanti e crudeli di questo) uscito per i tipi della Ararat edizioni ,che con questo libro inaugura la linea armena di testi dedicati al grande popolo del giardino dei giusti. Aprendo questo libro su una pagina a caso ci ritroviamo immersi agli inizi degli anni del secolo breve, in giro per l’Europa in fiamme. Bastano poche righe di questo diario d’avventure per sentirci rapiti dalla magia del racconto di fughe,attentati,testimo nianze drammatiche di migliaia di sopravissuti alle feroci torture dei turky. Cimara schiudendo anno per anno le pagine del diario del nonno Kostja diventa come lui viaggiatore che attraversa terre sconosciute e affronta innumerevoli pericoli per raccogliere le testimonianze dagli scampati al cinico genocidio della mezzaluna bianca musulmana che usa i curdi come manovalanza di tagliagole e stupratori per occupare senza sporcarsi le mani il territorio armeno.
    Il sole è accecante, la terra arida, che si dischiude su acque di laghi turchese. Siamo di fronte ad un capolavoro letterario.L’Armenia non è il luogo del Diluvio Universale, ma della rinascita dopo la tragedia. E prima diventare cristiani, nascendo come popolo protoceltico, tramanda nel settimo secolo a.c. la discendenza da Noè, da Iafet, fa nascere il primo vitigno di Sagrantino al mondo attraverso la terra benedetta da San Gregorio Illuminatore. E il distillato Ararat, che se ne ricava, è il miglior cognac che esista.A Erevan c’è il monumento dell’orrore, avvolto di pietà, perché gli armeni coltivano anche il perdono. Ridotta ad un fazzoletto di terra, meno di 30mila km quadrati, inferiore alla decima parte dell’Italia, meno del 90% del territorio che storicamente le apparterrebbe, è di dominio turco.L’Armenia è colonizzata e soggiogata dai Russi pagando il prezzo di un governo da decenni non eletto da popolo ma dal Kremlino. Bisogna ricordare che nel cuore del Caucaso c’è un piccolo Stato cristiano che è Europa. E’ la sfortuna di abitare in un territorio strategicamente decisivo: tra il Mar Nero e il Mar Caspio, difesi dalle montagne a Nord e Sud. Chi possiede questa terra ha in mano il perno dell’Asia e dell’Europa.In 5 mila anni sono arrivati qui mongoli, turchi, arabi, persiani e poi ancora turchi, a distruggerla, depredarla,rubarne i neonati per islamizzarli a divorarsi l’essenza stessa del cuore cristiano di un popolo tanto intelligente quanto umile, poi sono atrrivati come i mongoli: i comunisti sovietici,ma l’armeno ha tenuto,non si è fatto plagiare,si è rifugiato sulle montagne o è fuggito all’estero, portando con sé i libri antichi trascritti di padre in figlio e tutte le testimonianze delle atrocità avvenute per 5 anni di seguito nell’Anatolia del nord,di cui nessuno ancora racconta nulla. La cultura armena è infinita. Non solo nel senso della quantità, ma nella tenace forza d’identità. Questi sanno chi sono. Per questo sono un patrimonio imperdibile proprio per noi che non sappiamo più chi siamo ma guardando loro abbiamo nostalgia. Ora questo popolo, che ha ritrovati magri confini, è circondato dall’Islam.Cimara sfida una religione, che per riscrivere il diario del nonno ha rischiato di essere ucciso a Mosca. Per tutta la lettura, siamo coinvolti tra nomi e segreti di caste, assassini e improbabili coincidenze, e la cosa grandiosa è che tutto è ovvio, quasi che tutto sia naturale. Inchiesta,romanzo, libro di storia, saggio sul bene e sul male, riflessione filosofica, religiosa, diario intimo reinventato del nonno Kostja,giornalista,poeta, filosofo-movimentista degli anni 20 nella Parigi di altri grandi informatori:Hemingway, Picasso, Chaplin, Toynbee,Cendras, Modigliani e tutta la rive gauche degli esuli polacchi-italiani-armeni-russi in Francia.Storia di un uomo e sua moglie Takuì,grande concertista a Costantinopoli, armena-ebrea,che dopo la fuga del marito dal carcere,(Kostja è leader di resistenti che compiono attentati contro i giovani turchi autori di allucinanti pulizie etniche)una fuga come il film “fuga di mezzanotte” moltiplicata 3,perchè per 3 volte riesce a scappare,con l’aiuto di partigiani armeni dalle carceri turche prima e tedesche dopo,assieme ad altri fuggiaschi nel 1915 dal corno d’oro con una nave di disperati,arriva in Italia dove Takuì partorisce la mamma di Diego Cimara :Nwarth, nel 43 conosciuta come “ombra” durante la resistenza romana perchè salva con uno stratagemma 112 tra ebrei ed antifascisti.Storia di combattenti e vittime.Romanzo epico di sangue e onore,di religione e crudeltà.L’orrore e la speranza di un popolo è visto attraverso gli occhi di un poeta: Zarian, grande collaboratore di Lemkin all’Onu al quale porta 154 mila pagine tra filmati,registrazioni di testimonianze, resoconti,analisi,criptografie, documenti depositati negli archivi dei servizi occidentali,foto rubate ai russi,ai tedeschi,ai siriani,agli ucraini,ai greci,agli ungheresi per inserire la codificazione di “genocidio”. Documento unico, dal valore inestimabile se si considerano i pochi dati del Genocidio scampati all’intelligence Russo-tedesco-turka che nei decenni ha polverizzato tutto,come se nulla fosse accaduto, cementando i barranchi dove sono buttati migliaia di cadaveri e persone ancora vive,uccidendo coloro che hanno docu menti originali di migliaia di testimoni,foto,registrazioni, articoli. Testo fondamentale se si pensa al doloroso fardello portato nel cuore per un secolo dall’esigua rappre sentanza degli Armeni della terza generazione. Ecco la voce di un poeta che lascia il diario di una vita al nipotino: un ricordo indelebile tratto da 11 mila fogli indelebili, scritti a mano una pagina al giorno per una vita,da Takuì e Kostja,lanciati in una bottiglia nel mare dei capitoli di storia,consegnati al momento di morire,come eredità degli armeni dalla nonna a “diegolino”. Romanzo-documento inedito sull’olocausto orchestrato dai tedeschi dietro le quinte degli interessi Turky e russi nell’area dell’Armenia Occidentale dal 1892 al 1923: scritto come memoria privata come diario per i suoi figli ,Zarian porta inedite prove e testimonianze sull’epurazione degli Armeni nelle miniere dove centinaia di migliaia vengono murati vivi perché rifiutano di andare a lavorare all’edificazione dell’utopica ferrovia Berlino-Bagdad,dei campi di raccolta e concentramento, delle feroci torture e del rapimento di 500 mila neonati convertiti all’islam e dell’annien tamento delle altre minoranze cristiane – in particolare greci e siriaci dal 1913 in poi. AMARARMENIA è opera di uno dei più autorevoli specialisti del settore da 50 anni sul campo,tra carta stampata,radio e 40 anni di Tg1,che dimostra, attraverso un vasto numero di documenti ufficiali sia turky-ottomani, sia della Germania e dell’Austria imperiali, alleate politiche e militari della Turkya durante la Prima Guerra Mondiale, l’irrefutabile volontà genocidaria del governo della mezzaluna bianca. 40 anni di lavoro per ricavare da migliaia di documenti una storia che sappia più di romanzo che di documento, consente alla diaspora armena nel mondo(si attendono le tradu zioni) di avere una fonte informativa tra le più dettagliate ed esaustive sull’intera questione, collocando il Metz Yeghérn (grande male) in una analisi storica che parte dai conflitti d’interesse tra le Grandi Potenze, preludio della Prima Guerra Mondiale, fino a concludersi con un capitolo dedicato alla comparazione tra l’Olocausto Armeno e la Shoah.Sono le storie del Paese Perduto. Quante volte le hanno ruipetute i vecchi sopravvissuti al Metz Yeghérn sparsi dappertutto per il vasto mondo, quanti particolari raccontano sui parenti scomparsi nel ferro e nel fuoco, sulle piccole memorie di piccoli eventi vicini al loro cuore di bambini strappati al nido e al caldo conforto della mamma! E come è irrimediabile la profonda malinconia: sanno che non c’è rimedio possibile, si parlerà mai più di ritorno, e lo shock dell’abbandono e della solitudine non si cancellerà mai.Un popolo in diaspora, scacciato per sempre – attraverso la morte o l’esilio – dalle sue terre ancestrali per la funesta volontà politica del triumvirato che controllava l’impero Ottomano, e che aveva deciso di farla finita con le minoranze cristiane. Giacomo Gorrini, console italiano a Trebisonda,scrive uno dei più documentati rapporti sull’eliminazione degli armeni dal Mar Nero: le barche cariche di gente fatte colare a picco, gli uomini e i ragazzi finiti a colpi di accetta; e poi stupri, rapimenti delle giovani donne, schiavitù dei bambini.Ma cosa lega questa tragedia, avvenuta durante la Prima guerra mondiale, alla Shoah ebraica durante la Seconda? Quali sono le somiglianze fra Hitler e i tre massacratori degli armeni, i ministri Talaat, Enver, Djemal? Il genocidio degli armeni è uno dei frutti avvelenati del naziona lismo ottocentesco, attecchito nell’impero Ottomano (sotto le mentite spoglie di una lotta ai vecchi costumi e alla corruzione del governo dei Sultani) col colpo di Stato del 1908, che porta al governo il partito dei Giovani turchi. Una teoria ideologica a sostegno della preminenza dei «turchi di sangue» viene elaborata ; una sistematica opera di de-umanizzazione e di pulizia etnica lanciata per poter operare fino in fondo con successo (e per coinvolgere la popolazione turca, chiamandola alla guerra di religione contro gli armeni cristiani) ci voleva l’occasione adatta: il conflitto mondiale.Gli armeni diventano il capro espiatorio ideale, una personale ossessione. Qui i motivi per chiamare questa tragedia genocidio. Uno sterminio preparato a freddo, organizzato, totale, che ha come bersaglio un popolo intero, senza fare differenze fra uomini, donne, vecchi, bambini bottino di guerra: lo scopo è l’eliminazione di un gruppo etnico dalla sua patria ancestrale.I 3 quarti del popolo armeno in Turchia scompare, nei mille modi dell’orrore: gli uomini subito uccisi, le donne avviate alla morte lenta della deportazione nel deserto.Usati vagoni piombati, primitive camere a gas, eliminazioni collettive: le tecniche usate per l’annientamento degli armeni sono un modello che sarà ripetuto nel corso del Novecento, prima di tutto contro gli ebrei.L’affinità fra armeni ed ebrei appare negli agghiac cianti parallelismi nella sistematicità e nella ritualità delle esecuzioni, e anche nella spietata efficienza dei carnefici. Provocando brividi di orrore, oggi la televisione esibisce immagini di decapitazioni di ostaggi, che seguono un preciso percorso rituale. Ma nel Dna degli armeni sono incise analoghe, terribili foto risalenti a cent’anni fa, e anche di più: teste tagliate di intellettuali, sgocciolate dal sangue, venivano esposte davanti al fotografo con garbo e un pizzico di soddisfatto orgoglio, come monito e segno di disprezzo verso i deboli appartenenti a un volgo sconfitto. Questa è l’ombra lunga del 1915, la profondità dell’abisso del male da cui ogni tanto ci illudiamo di essere usciti: eppure la scelta umile e coraggiosa della vita è sempre possibile, come la tenace diaspora armena dimostra.Il libro esce mentre i turky si preparano a soffocare il 100 ° anniversario dell’Olocausto contro gli Armeni cristiani dell’Impero Ottomano nel 1915 con commemorazioni della loro vittoria sugli alleati a Canakkale (Gallipoli) nello stesso anno. Takuì armeno-ebrea,nota musicista a Costantinopoli negli anni 1910 e moglie di Kostja, porta una prova ulteriore – nella testimonianza degli occidentali – di ciò che la Turkya ancora nega ufficialmente: che l’olocausto degli Armeni è una pagina di storia, tratta da documenti ufficiali che registra l’ulteriore agonia degli Armeni. Eghyaspia include il destino degli Armeni del Caucaso, come i turky cercano di diffondere il loro dominio pan-turko a est nel 1918 -dopo il massacro di 2 milioni di Armeni 3 anni prima. Fuggendo in modo rocambolesco da Costantinopoli e girando mezzo mondo come informatore-giornalista e professore di filosofia, racconta al suo diario di una vita,la Parigi di Utrillo,Apollinaire,la strage dei Kulaki,le canzoni della Piaf e le epurazioni dei curdi e degli azeri. Tra le altre cose il libro parla del figlio Hovan della seconda moglie di Kostja l’ americana Francis Brook, spia anche lei:Hovan è un fisico nucleare,ucciso sulla sua imbarcazione d’altura al largo delle Azzorre mentre porta 5 valige di documenti determinanti per l’individuazione dei lager turky in Armenia occidentale a Nwarth,la madre di Cimara. Grande preparazione, accurata documentazione a monte di questo lavoro: emerge dalla precisione dei riferimenti storici, ambientali e culturali, dalla efficace rielaborazione di testimonianze inedite escluse dalla memoria collettiva, da come in così breve spazio i fatti sono stati concatenati, in un armonico equilibrio tra le vicende dei singoli e quelle dei popoli. Lo svilupparsi della trama naufraga lentamente verso l’improbabile, degna di quel gusto tutto russo per la morte e l’omicidio testimoniato dalla relazione della polizia di Erevan,quando nel 1969 Zarian viene ucciso nel suo appartamento con l’appropriazione di una cartella contenente centinaia di dcoumenti criptati.La relazione della polizia dice:omicidio per rapina,ma nulla è stato portato via al di là di alcune pagine criptiche di analisi di comunicati di intelligence.Pochi giorni dopo la rivendicazione del Mit (servizi segreti turchi) in via Abovian n.5 a Yerevan e dell’Nkvd, servizi segreti russi che da sempre hanno fatto di tutto per far scomparire la grande documentazione sull’olocausto di 2 milioni di cristiani, uno dei più brutali massacri del secolo breve che pure ne ha conosciuti parecchi. Tutti i riferimenti a personaggi esistiti o esistenti sono puramente casuali come in ogni romanzo che si rispetti,ma se molti sono coperti da pseudonimo,tanti altri sono presenti nel giardino dei Giusti.L’armeno che ha messo la testa sotto l’ala e umilmente ha rinunciato a protestare,anche nella poesia,nella musica,nella narrativa figlia della fantasia,va a braccetto con i negazionisti. I turchi ancora oggi visceralmente li odiano, li vogliono distruggere,far scomparire dalla faccia della terra. Gli armeni non si sottomettono, non possono farlo. C’è un fuoco dentro questo grande e saggio popolo. Da qui sgorga la bellezza dell’arte, della lingua, dei libri, nelle liturgie insopportabile per chi sia convinto che fuori dal Corano non c’è salvezza.Eppure la croce armena è fiorita. Non è mai scolpita, disegnata, colorata, senza contenere un germoglio. Komitas, genio musicale sopravvissuto al genocidio, dopo la tragedia è rimasto in silenzio per 20 anni, fino alla morte. Bisogna romperlo quel silenzio. Parlare dell’Armenia.

    • cimara

      Negazionismo,tratto da Amararmenia di diego cimara, Ararat edizioni.Frank Chalk e Kurt Jonassohn ci dicono che è“una forma di uccisione di massa commessa solo da una parte, in cui uno stato o altra autorità intende distruggere un gruppo, per come il gruppo e l’appartenenza ad esso sono stati definiti dal perpetratore”.
      La parola sterminio sarebbe forse quella più corretta da usare, evoca la disinfestazione da insetti, pidocchi o lombrichi. Infatti, per potersi mettere in affari con le uccisioni di massa occorre prima recidere le connessioni umane. Bisogna vedere le vittime come sub-umane, parassiti la cui eradicazione sia considerata un servizio alla società. Come nel racconto del massacro dei Nativi Americani ‘Pequotes’ – da parte di puritani inglesi guidati da John Mason – in Connecticut nel 1636 : “Quelli che fuggivano dal fuoco furono trafitti dalla spada, alcuni fatti a pezzi . Faceva paura vederli mentre friggevano nel fuoco e la puzza era orribile ma per la vittoria apparve come un dolce sacrificio”.
      La negazione del genocidio e’ una variante sul tema, rispetto al vecchio trionfalismo assetato di sangue. Si sviluppa come risposta alla doppia morale del 19esimo secolo, quando l’Europa si dota di forme limitate ma nuove di democrazia e diritti di cittadinanza, mentre simultaneamente stermina milioni di persone nelle sue colonie. Improvvisamente paesi e governi cominciano a negare o a tentare di nascondere i genocidi da loro commessi. Come dice Robert Jay Lifton: “la negazione e’ come dire che, in effetti, gli assassini non hanno assassinato. Le vittime non sono state uccise. La conseguenza diretta della negazione e’ un invito a futuri genocide”.
      Olocausti e genocidi sono diventati una impresa, un business multinazionale, elementi quali l’oscillazione del prezzo di un barile di petrolio, o di una tonnellata di uranio, il permesso garantito ad una base militare o il grado di apertura economica di un paese, possono essere decisivi perché un governo si aggiudichi il fatto che un genocidio non e’ in realtà successo. O se un genocidio succederà o non succederà. E se succede, se verrà riportato dalla stampa, e in che misura. Per esempio : la morte di 2 milioni di persone in Armenia passa inosservata.
      La negazione del genocidio e’ un invito ad altri genocidi.
      Martin Marutian, un 84nne sopravvissuto alla pulizia etnica e residente negli Usa, intenta una causa contro la compagnia di assicurazione New York Life pretendendo la somma di 3 miliardi di dollari per conto di quegli Ar meni che, vivendo nell’Impero Ottomano, erano assicurati presso questa compagnia e vittime del genocidio. Nessuno degli eredi di questi assicurati ha mai ottenuto un indennizzo. Il processo, secondo la legislazione ame ricana, è una causa collettiva.
      Nel 2010 la Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti Usa decreta che “i massacri perpretati dai tur ky sono Genocidio,aprendo.così,una crisi diplomatica con la Turkya.Erdogan dice:“i nostri opposi tori dovranno subire 10 volte tanto” Alla denuncia del problema, Erdogan fa seguire l’indicazione di una soluzione: l’ingresso della Turkya in Europa. Guidata da un partito fondamentalista, avverso alla libertà, a Israele e a chiunque non sia disposto a sottomettersi all’islam,Erdogan è noto per i suoi virulenti insulti e, presentare la prospettiva del l’acquisizione della cittadinanza europea da parte di milioni di musulmani come un contributo alla lotta al razzismo e non come parte di un progetto politico di sottomissione dell’Europa all’islam, è soltanto indice dello stato retro grado della cultura che lo ha partorito, alla quale parla e lo ha votato.
      L’esito delle elezioni europee del 2014 dimostra che le preoccupazioni circa il razzismo e l’aumento di attacchi razzisti in Europa sono “legittimo-dice Erdogan-l’ingresso nella Ue della Turkya, Paese a maggioranza musulmana, è un antidoto e abbassa le cifre della pulizia etnica anatolyca portandole a 200 mila vittime (più di 1,5 milioni e 500 mila disperse). Insomma, nessun limite all’ignominia.Gul rifiuta di riconoscere l’Olocausto perchè i suoi predeces sori non hanno mai alzato la voce o almeno tentato di aprire le porte del loro passato (negli archivi,i documenti sul l’Epurazione sono coperti dal segreto di stato). Hillary Clinton, ha chiesto al Congresso di evitare di mettere ai voti un testo in cui si parla, di Genocidio Armeno.
      La comunità degli storici,accademici,analisti deve dare un contributo concreto alla ricostruzione della cancel lazione di un’etnia intera in opposizione al provocatorio negazionismo dei turky, e ad ogni loro pratica che tenda a occultare responsabilità e dimensioni della orribile strage compiuta dai loro progenitori 100 anni fa! Ci sono ferite che non guariscono, è scritto al centro di Piazza Taksim a Istanbul. Intorno, migliaia di persone sedute in silenzio, tra le mani fotografie degli intellettuali Armeni deportati dal 1913 al 23.La deportazione e l’eliminazione dell’elite è la prima tappa del piano sistematico delle autorità ottomane per eliminare i cristiani dell’Armenia occidentale. In tutta l’Anatolya sono evidenti i segni della crudeltà, come chiese di 2 mila anni fa,cimiteri e monumenti tutti dati recentemente alle fiamme e tritati da enormi trattori:polvere alla polvere.La morte di Hrant Dink ha lasciato un vuoto incolmabile. Nessuno e stato capace di produrre idee in grado di mettere in crisi le menzogne ufficiali come ha fatto lui. “ I negazionisti-ci ha detto Dink- non vanno portati davanti a un tribunale. I turky non conoscono la realtà di quello che hanno combinato dal 1913. Difendono quello che credono di sapere. Questo non è negazionis mo, è ignoranza, e non si può fare una battaglia intelligente contro l’ignoranza”, continua Dink, che mette anche in guardia da qualsiasi strumentalizzazione di una tragedia storica fatta a fini politici.
      “Se gli europei sono sinceri” ci dice Dink alla fine dell’intervista, “devono lasciare che la Turkya progredisca verso la democrazia scrollandosi di dosso l’islamismo settario e retrogrado”. Ma perché possa svilupparsi quel “travaglio della coscienza” che anche la Turkya sta conoscendo attraverso le testimonianze e i dibattiti, si deve esigere che tutti i testi storico-scolastici del mondo parlino della pulizia etnica Armena,come parlano del Risorgi mento o dei gulag. “Un milione e mezzo, più uno”scrive Arundhati su un cartello, e a Istambul si e’ diffuso un nuovo logo: il berretto bianco usato dall’assassino e’ di moda tra i giovani della capitale che manifestano la loro solidarietà con chi ha ucciso. Una carrellata di genocidi, quelli del passato e quelli del presente, quelli della destra e quelli più scomodi per noi, fatti in nome della sinistra, quelli etnici, quelli religiosi. Una donna che aveva 8 anni nel 1913 ricorda il senso di allarme destato dall’arrivo di uno sciame di cavallette nel suo villaggio vicino a Van. Gli anziani sanno che si tratta di un cattivo auspicio. Da li’ a poco, quando il grano è maturo, il villaggio non esiste più, gli uomini sonno stati uccisi e le donne deportate. Nel 2008 piu di 30mila cittadini turky sottoscrivono una lettera di scuse indirizzata agli Armeni per i fatti del 1913. La comunità curda è sensibile a questo tema, ma ci sono anche intellettuali musulmani che hanno preso posizione sulla questione Genocidio. Nessun dialogo per risolvere la crisi con l’Armenia e la tensione con la dias pora rimane altissima.
      La Turkya esprime livelli di violenza che la retorica nazionalista produce denunciando 800mila Armeni per aposta sia.Nulla è cambiato da secoli in Iran; mancano adeguate tradizioni politiche per risolvere le questioni importanti. Ha un passato imperiale e grandi ambizioni per il futuro dell’impero dell’Islam ma si sente in un ambiente ostile e percepisce i gruppi confinanti come una minaccia per la vita dello Stato persiano . Il perdurare di conflitti che consente all’Iran di resistere alla competizione con gli altri gruppi etnici leader del divide et impera.La posizione Iraniana riguardo gli Armeni è legata alla minaccia turka contro l’occidente Armeno per rafforzare gli interessi dell’Iran e l’Azerbaijan sull’oleodotto di Baku.L’Iran utilizza l’Armenia come alleato nel confronto con i turky , come il rapporto con Israele nel mondo arabo musulmano .
      L’ Iran è contro la costruzione del gasdotto Trans- Caspian per il trasporto delle risorse energetiche dall’Asia centrale verso l’Europa perchè, prima o poi , il rapporto tra Iran e Occidente si normalizzerà diventando un hub di transito per il trasporto di petrolio e gas dall’Asia centrale verso l’Europa attraverso la Turkya .
      I missili di medio raggio che possiede l’Iran , non sono in grado di raggiungere gli Stati Uniti , possono arrivare in Russia e Turkya , per non parlare di Azerbaigian e Armenia.
      In Turkya esistono ancora i reati di opinione, in base a una legge che punisce le offese all’identità turka.In Azer baijan dire,oggi, “figlio di Armeni”è una grave offesa che va lavata con il sangue. L’Ue ha chiesto al governo di An kara di eliminare dal codice penale turko gli articoli che si prestano ad una criminalizzazione delle opinioni.La liber tà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sem npre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere,riducendoli a semplice cassa di risonanza del gover no.Anche le altre manifestazioni del pensiero sono nel mirino,nessuno risparmiato: intellettuali, scrittori, registi… perfino le arti figurative sono strettamente controllate e censurate.La repressione colpisce tutte le forme di autono mia dell’individuo,in primo luogo le opinioni, le idee personali,che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre il pensiero unico.
      Ayse Nur Zarakolu Ayse Nur Zarakoglu, moglie di Ragip e madre di Deniz, è ricordata con un albero nel Giar dino dei Giusti di Milano per aver testimoniato la verità sul Grande Male commesso nel 1915 ai danni del popolo Arme no dal governo dei Giovani Turky. Nel nord-est della Siria c’è la regione di Geziré (isola) dove vi è una fiorente comunità Armena, con chiese, scuole ed organizzazioni culturali e sportive varie. Qui vi sono “arabi” e “curdi” discendenti degli Armeni qui deportati e forzatamente convertiti all’Islam.Il sistema tribale musulmano, difende i diritti dei propri membri- anche questi discendenti di Armeni che si sono costituiti in clan e così si è cos tituita la “Tribù Armena musulmana” cambiata in “Tribù della diaspora Armena”.Il capo-tribù è lo sceicco Ely Hovaghimi an. Attivo, nell’organizzare il gruppo è anche Mohamed Ibrahim Mahmud, nome Armeno: Mihran Hekimian. 25 mila esponenti divisi in 2 gruppi principali: gli arabizzati:beduini arabofoni, ed i curdizzati, che parlano curdo: tutti musulmani sunniti, casi sporadici sono quelli della eparchia armena e si fanno battezzare. Un figlio di Mihran Heki mian, trasferitosi in Olanda, si è fatto battezzare ed i suoi figli si chiamano Daron e Sevag.
      La casta è chiusa ed incoraggia il matrimonio fra componenti del clan, mentre vengono scoraggiati i matrimo ni misti per cui se uno, deve sposarsi con un membro di un’altra tribù, deve essere autorizzato dello sceicco capo-tri bù. Le donne,a differenza delle vere arabe, pur indossando obbligatoriamente il velo, danno la mano agli uomini. La tribù ha un proprio statuto e regolamento per cui tutti i maschi dai 17 ai 70 anni devono pagare una tassa per sopperire alle necessità del gruppo. Abdullah Mustafà (figlio di Nazaret Ciorbagian) cioè Mohamed-Sakò (primo nome arabo, secondo Armeno…, come il fratello, Ahmed Garò) amico di un curdo separatista racconta di un agente della polizia segreta che lo spinge in un androne e gli grida che lui, in quanto Armeno, non deve immis chiarsi negli affari curdi.La casa di Mohamed Ibrahim Mahmud, nome Armeno: Mihran He kimian, è tappezzata di tricolori Ar meni, del bassorilievo del re Armeno Tigrane il Grande e delle foto dei 5 ragazzi di Lisbona. Negli ultimi 90 anni gli Armeni curdizzati si sono trasferiti in Armenia, mentre un tentativo del capo-tribù, lo sceicco Ely Hovaghimian, di un trasferimento più massivo nella piana dell’Ararat (dalla parte Armena) per la coltivazione del granoturco, fino ad ora non è andata in porto perchèi Russi(che si sentono ancora padroni del territorio) la osteggiano.Sono Armeni, che hanno perduto lingua e religione, ma non la coscienza delle proprie origini,con le loro 2 identità,spesso contras tanti, sono la vivente perpetuazione del genocidio.Parlare della pulizia etnica Armena non è politically correct. Parlare di pulizia etnica anatolyca significa irritare molto i turky, che da decenni ricattano economicamente,esigo no energie e uomini in un’opera costante di negazione.Parlare dell’Olocausto cristiano-armeno significa insultare i poteri forti, a destra come a sinistra, sensibili al miraggio di un potenziale mercato di decine di milioni di acquiren ti. La Turkya è uno dei 2 alleati strategici degli Stati Uniti nel Mediterraneo Orientale (l’altro è Israele, e questo aggiunge difficoltà a un problema già difficile); la lobby Armena negli Usa, per quanto molto attiva e di rilievo culturale, non è nean che lontamente paragonabile ad altre caste etni co-religiose, che esercitano un’influenza più diretta e pesante sulla politica estera della Casa Bianca, e ne condizio nano le scelte in maniera determinante. Quello che resta dell’Armenia storica, cioè l’attuale Repubblica Armena, l’enclave della capitale Yerevan, ha il torto di essere stata salvata dalla distruzione, nel primo dopoguerra, dall’avan zata dell’esercito russo, e di avere passato 90 anni di storia nell’orbita dell’Unione delle Repubbliche Socialiste So vietiche, l’Impero del Male. E’ una delle frontiere dirette fra la zona di influenza sovietica e quella occidentale, costituita, appunto dalla Turkya. L’Occidente, nel Secondo Dopoguerra, e durante la Guerra Fredda, non ha nessuna voglia di irritare un alleato indis pensabile per soddisfare una richiesta di risarcimento morale avanzata da una pulce nel panorama geopolitico ,an che se ferita mortalmente da un’ingiuria:l’annientamento di un popolo umi le, innocente,fatalista e inerme. Crudele e cinico l’operato delle corti marziali turke, condizionate dalle pressioni anglo-francesi, che emrgono dai document ti acquisiti dai tribunali perché gli originali sono oggi andati perduti.E’ un fatto storico non solo lo sterminio, ma la costruzione politica dell’evento. La soluzione genocidaria è una risposta politica quasi empirica a uno stato di crisi che precipita l’Impero Ottomano nella xenofobia, nella ricerca del nemico interno che viene identificato con la comunità armena (che fino a pochi decenni prima godeva invece della reputazione della comunità più fedele all’Im pero). La pulizia etnica degli armeni è testimoniata “in tempo reale” dagli ebrei di Palestina, preoc cupati dalla politica turka: a giusta ragione, perché anch’essi vengono poco dopo (con conseguenze di minore gravità, stante la disfatta dell’Impero Ottomano) sottoposti alle medesime misure di deportazione, come in modo diverso le vittime della politica genocida ottomana le comunità curda (che pure hanno avuto un ruolo di primo piano nello sterminio degli Ameni) e assiro-caldea. Il genocidio ha cambiato irreversibil mente il cammino storico degli armeni, privandoli della propria Patria, ipotecando irrimediabilmente il loro futuro. Per non parlare dei danni di natura materiale, culturale e sociale.Tutto questo non può essere liquidato con un semplice “Siamo colpevoli, chiediamo scusa”.Troppo facile,troppo comodo.Si deve restaurare,ripristinare e restituire ciò che è possibile, e si deve, restitui re.I Turky oltre che un indennizzo in termini di denaro ed una restituzione di beni mobili ed immobili, devono pagare anche un risarcimento territoriale con una restituzione all’Armenia di territori oggi Turky. E’proprio il riser cimento territoriale che frena dall’ammettere le colpe della mezzaluna insaguinata, perchè, secondo l’ interpretazio ne del diritto la modifica dei confini è un tabù intocca bile per cui si preferisce il perpetuarsi di un’ingiustizia, piut tosto che sanarla eticamente davanti al mondo e alla storia. La Turkya è colpe vole, ma non bisogna ammetterlo, perché altrimenti si modificherebbero i suoi confini. Più o meno come avere tutte le prove che uno è un assassino, ma non ammetterlo per non doverlo condannare. Il riscontro che nelle regioni orientali Turke non vi siano più Armeni non può essere pretesto per non restituire i territori scippati manus militari; né lo può essere il fatto che una restituzione comporterebbe spostamenti di popo lazioni.E’ arrivato il momento che con la richiesta di riconoscimen to del genocidio si rivendichi anche quella del risarcimento, visto che senza questa rivendicazione, sarebbe un atto di ipocrisia. Il risarcimento da parte Turka sarebbe la tangibile dimostrazione di un sincero pentimento, oltre che la garanzia che una simile tragedia non si ripeterebbe in future.La Turkya è military mente alleata di Israele: parados so di un governo negazionista,difeso nel suo negazionismo proprio da coloro che condannano ed esecrano il nega zionismo lasciando un’immensa macchia di sangue innocente sul certificato di nascita della Turkya che vorrebbe autodefinirsi “moderna”. Ad Aprile 2014,il premier turko Erdogan ha fatto ipocrite condoglianze ai pronipoti degli Armeni trucidati dai boia della mezzaluna bianca, in modo così cinico e ipocrita che ha provocato nausea da parte dei diretti interessati. Obama scrivendo all’Armenian Weekly dice: “una delle peggiori atrocità del XX secolo”,ma dimentica la parola “genocidio”mentre migliaia di Armeni del Kessab, al confine con la Turkya, sono obbligati a fuggire per un’invasione di miliziani fondamen talisti islamici aiutata e appoggiata dal governo di Ankara, e le loro case e chiese saccheggiate e profanate. La Turkya è tanto anticristiana che negando l’epurazione la convalida e ufficia lizza la pulizia etnica di 2 milioni di Armenocattolici con esperimenti chirurgici su cavie,asportazione di organi per il traffico internazionale delle mafie mediche,furto nelle cave di uranio,rame e coltan,stupri,incapret tature, circoncisione,infibulazione,se questro negli harem,cancellazione dello“ian”dai cognomi:più di 554 mila disperse. La negazione è un delitto miscelato con l’arroganza dell’identità turka nello Stato-nazione islamico.L’ identità del credente si coniuga al delitto .La mezzaluna deve ripristinare l’ identità turka nell’affrontare la pulizia etnica rendendola componente del concetto di identità.L’ignoranza,madre di tutti i colo nialismi e massacri per occupare territori con la forza, fa parte della classe politico-islamica che mette in risalto tabù sepolti per secoli sotto il peso della dottrina militare–nazionalista(questione curda , alevita , greca , armena , assira ). Venezia maledice Maometto “bùsaro, inquo e can”, ma non è mai arrogante e produce montagne di libri su usi e costumi del Turko. “Se ‘ndé dal sultan dei Turky – dicono le mamme ai bambini – parlèghe in venezian. El vega da capir”. Venezia può permetterselo perché sta in mezzo.E’ ambigua, così come le riproverano il Papa e la Spagna.Protegge ebrei, musul mani e Armeni per capire l’Oriente. Oggi il mondo gira solo verso Ponente. L’Europa ha europeizzato l’America, oggi l’America americanizza la Cina. E la Cina, americanizzata, cinesizzerà noi. Un incubo.Ancora violentati dal trauma della pulizia etnica e dell’ opposizione sistematica al suo riconosci mento ,gli Armeni lottano contro l’igno ranza miope di un popolo cinico che nega testardamente l’evidenza di un crimine contro l’umanità . I Turky sono plagiati dal predominio tradizionale di una ideologia nazionalista che li riporta indietro agli Assassini turky, altri menti conosciuti come Assassini ottomanni o Assassini Selijuk.Iniziano le prime operazioni sotto il dominio bizan tino, i Templari sono minaccia per gli Assassini anche dopo la loro caduta per mano degli ottomani. Durante il XV secolo sono guidati dal Gran Visir instauratore dell’alleanza tra Assassini e ottomani. L’identità Armena si esprime in modo diverso nei vari angoli del mondo . Che coscienza ha chi ha islamizzato i bambini Armeni scippati dal seno delle donne cris tiane che nel 1913 hanno 5-8 anni, circoncidendoli e togliendogli lo IAN,perchè il suo pronipote oggi non prende le distanze dall’olocausto e cerca di indi viduare gli Armeni che si sono nascosti confondendosi nella diaspora ridandogli almeno lo Ian, cancellato dal cognome e chiedendo scusa a tutto il mondo civile per non aver riconosciuto fino ad ora un orrore così grande. La Turkya si trova nel territorio del centro storico dell’Armenia, porta la gente al punto di cercare di riconoscere un Armeno in mezzo alla folla che lo chiama con disprezzo: Spur kahay. Incontro in Armenia Occidentale un Armeno di nome di Serdar che non parla Armeno . Perché non può parlare Armeno ? I turko-curdi dell’Anatolya proibiscono parlare il dialetto Armeno antico,pregenocidio.Nella piccola Bethel dove è nato un cimitero,usato come chiesa,le autorità locali lo hanno demolito. Così è la Turkya, esaltata per il suo progresso economico,che non tollera di far dire l’ultima preghiera per i morti cristiani. R’ouhouna Fat’iha ,La gente è costretta a cambiare religione per rimanere in vita . Decapitato Massis,giovane Armeno che ha rifiutato di abbracciare l’Islam.Questi linciaggi sono previsti da una unità di guerra non convenzionale, in simbiosi con le organizzazioni paramilitari che coprono le brutalità ciniche della polizia, della giustizia e del governo, il più grande promotore della violenza sugli innocenti.E’ un atteggiamento che utilizza il linciaggio come strumento e mi naccia implicita lo stato di emergenza . Il nazionalismo turko e il conservatorismo islamico sognano il grande Stato che parte dalle falde dell’Ararat ed arriva al Maghreb:il califfato di Maometto e Bin Laden. Questo sogno è un dirit to,chi lo contesta è un provocatore, definito Delikanlı (sangue pazzo) . L’istituzionalizzazione del diritto de facto, riporta alle dittature ed alle pulizie etniche davanti alle quali i genocidi diventano piccole epurazioni provinciali.In tutti i rami del nazionalismo turko , la religione è una componente dell’identità Nazionale.Questo vale per il naziona lismo kemalista accettato come laico .“Così puoi vedere che il mondo è governato da personaggi che neanche im¬maginano quelli che non riescono a vedere dietro le quinte”. Questa frase, scritta più di un secolo e mezzo fa dal primo mi¬nistro britannico Benjamin Disraeli, è la formulazione più felice della teoria del complotto, l’idea, ostinata e pervicace, che la storia non sia quella che si vede.Che vi siano altri livelli, altre menti, altre trame.Meglio accorger sene per tempo.Gli eventi che ci circondano ci inducono a pensare cosa è diventato l’uomo e cosa il mondo, mentre la domanda più giusta da porsi è: “dove ci porterà il mondo e cosa diventeremo”. Siamo entrati in un’epoca dai tempi difficili, in cui i problemi economici ed energetici por teranno gli individui sempre più vicini allo scontro di civiltà, in uno stato di guerra perenne e controllata.L’incapacità di affrontare il passato provoca la distruzione dell’i dentità:una camicia di forza in cui si sono intrappolati da più di in secolo .Ricordate:mamma li turky? La Mezzalu na Bianca con alla guida un leader islamico, ora tenta disperatamente, utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione, e facendosi forte del proprio ruolo politico e so prattutto militare, di ottenere il visto d’ingresso per l’Europa. Il 17 novembre del 2000 la Camera dei deputati italiana, sulla scia del Parlamento europeo e dello Stato Vaticano, vota una risoluzione che riconosce l’olocausto e invita la Turkya a fare i conti con la propria storia. La mezzaluna bian ca, avendo eliminato con gli Armeni, i greci e altre minoranze, la parte più europea della sua realtà etnica, è andata incontro ad un “suicidio politico” (così come è accaduto alla Germania hitleriana che con la distru zione degli ebrei, ha distrutto cultura,scien za,letteratura,poesia,filosofia,musica,l’arte ai livelli più alti).Senza il negazionismo,la Tur kya sarebbe in Europa. L’ostinato negazionismo , non fa altro che rinvigorire la memoria degli Armeni, compattare la diaspora in tutto il mondo (7 milioni) e congiungerla saldamente con la madre patria (3 milioni).
      La memoria del bene, le figure esemplari dei giusti, dei testimoni di verità,dei resistenti morali, entrati a pieno titolo nella ricerca storica, hanno affiancato i temi classici della riflessioni sulla Shoah e sui genocidi del XX secolo, get tando una nuova luce sull’età dei totalitarismi. Bisogna rileggere quell capitolo di storia che va al di là di ogni reto rica sul califfato o il 68 turco. Si tratta del rifiuto di Erdogan di collegare alle misure di democratizzazione annun ciate dopo le proteste di Gezi Park una promessa di liberazione dei 7.000 detenuti politici del Paese.
      Tra i prigionieri ci sono personalità come Ragip e Deniz Zarakoglu, padre e figlio, il primo accusato di antitur kycità per il suo impegno a far conoscere con la sua casa editrice la verità sul Genocidio Armeno, l’altro arrestato solo per far pressione sul genitore; Fazil Say, un geniale pianista reo di aver twittato un commento forse un po’ facilone sull’imam della sua moschea – “la fa tanto breve perché lo aspetta qualche amante?”, ha digitato sulla tastiera dopo aver sentito un richiamo alla preghiera di soli 22 secondi; Ragip ha la moglie incarcerata e torturata dalla democratura turka sempre per il suo impegno pacifista.
      Ragip Zarakoglu è accusato dalla Turkya di essere membro dell’organizzazione illegale curda Pkk.Zarakoglu scrive che l’arresto è avvenuto poco prima della sua partecipazione a conferenze che lo avrebbero portato in giro per il mondo. L’intellettuale è in prigione perché a casa sua sono stati trovati libri pericolosi: Giornalisti senza stato di Dogan Özgüden´s, Processo di pace di Yüksel Genç´, un paio di bozze di lavori che riguardano il genocidio e la storia orale armena riscritta da Zarian per la Berkley University.Arrestato anche suo figlio Deniz, anch’egli editore.
      Ragip Zarakoglu con sua moglie Ayse Nur in questi anni è stato uno dei grandi protagonisti del dialogo turko-ar meno ed una delle prime voci in Turkya che ha cercato di aprire una discussione nella società sulle dinamiche del Genocidio.
      E’ un esempio morale per chi si batte contro il negazionismo e opera per il dialogo e la riconciliazione. Il suo arresto è il segno tangibile del fatto che ancora oggi la dirigenza turka voglia colpire tutti gli intellettuali che si battono per il riconoscimento del Genocidio Armeno.
      Soltanto tenere una conferenza su Aristotele in Turkya porta dritti in galera. Per questo un gruppo di attivisti, do centi, giornalisti, membri di Ong e altri intellettuali hanno costituito il collettivo “Vigilanza Armena contro il Ne gazionismo”, aderiscono Serge Klarsfeld e Taner Ackam. Nell’Italia del deprecato ventennio, nella Germania na zista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell’America Latina, così come nelle mo derne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi sono stati messi all’indice, fino ai roghi nelle piazze, e gli sto rici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all’esilio o rinchiusi in carcere.
      Il totalitarismo è entrato nelle case imponendo il controllo all’interno della famiglia, dove domina la paura di essere traditi perfino dalle persone più care. Si è innescato così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si prefe risce rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a … pensarle.Non rimane che omologarsi alla dottri na espressa dal leader al potere.
      Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.Rauf Mirkadyrov, editorialista Azero per Zerkalo, viene arrestato in Turkya, dove viveva da 3 anni, ed estradato nel suo paese con l’accusa di spionaggio a favore dell’Armenia. Secondo Reporters Without Borders, il giornalista “è solo l’ultima vittima della campagna governativa dell’Azerbaigian contro la stampa critica”. A Yere van,Là, sulla “Collina delle Rondini”, è stato reso onore anche a un italiano, il console Giacomo Gorrini che a Trebisonda ha assistito alla deportazione e ai massacri e che ci ha lasciato una testimonianza scritta, preziosa a fronteggiare la riscrittura della storia in opposizione al negazionismo dei nuovi barbari della mezzaluna e ad ogni loro pratica che tende ad occultare responsabilità e dimensioni della indicibile strage compiuta dai loro progenito ri? Una sentenza della Corte europea per i diritti umani ha accolto il ricorso di Doğu Perinçek, leader del partito turko dei lavoratori che nel 2005, a Losanna, affermò pubblicamente che la questione del genocidio era una men zogna internazionale. Citato da una associazione elveticoarmena, Perinçek fu condannato per discriminazione razziale. Oggi la Corte europea accoglie il suo ricorso, affermando che negare il genocidio Armeno non va consi derato un crimine e che non si possono stabilire similitudini con la Shoah. La Corte,sostiene che la ricerca storica non è ancora pervenuta a prove certe, chiare, irrevocabili, circa fatti, dinamica, entità, e che dunque una legge bloc cherebbe la ricerca della verità oltre a censurare la libertà di espressione, cosa ammis sibile solo in caso di verità incontestabili. E’ una sentenza che rende priva di senso l’attività di pressione sui parlamenti nazionali perché rico noscano il Genocidio Armeno, aprendo così la strada a leggi e sanzioni sulla sua negazione. La Corte europea vani fica in partenza una simile strategia. La ricerca è difficile dalla indispo nibilità, degli archivi russi e turky, e dall’in terferenza di interessi dell’uno e dell’altro governo che usano la storia a fini politici. Al Museo Archeologico di Milano, nel 1995, all’indomani dell’inaugurazione della mostra che esponeva le fotografie dell’ufficiale tedesco Armin T. Wegner, testimone oculare del genocidio degli Armeni nei deserti della Mesopotamia, il console turko di Milano l’ha fatta chiudere. Poi,dopo l’intervento del sindaco, la mostra è stata riaperta;nel 1996 le spoglie di Enver Pascia, responsabile del genocidio furono traslate dall’Asia centrale e portate in Turkya per essere onorate e anche recentemente sono stati eretti monumenti a ricordo dei carnefici;a Lione, nel 2008 è arrivato un nutrito gruppo di rappresentanti dei Lupi grigi turky,(partito estremista dell’MHP) per impe dire la commemorazione del Genocidio Armeno del 24 aprile: scontri e tafferugli,nessun turko fermato:27 Armeni arrestati per adunanza sediziosa perchè chiunque attesti la storicità del Genocidio finisce nella lista nera della Turkya, e se per caso il malcapitato si trova entro i confini del paese, rischia il carcere. appartenente

  • cimara

    AMARARMENIA

    IL FUTURO ARRIVA SUBITO CHI NON LO HA PREVISTO LO PERDE
    RETROCOPERTINA
    Per non dimenticare per non ripetere
    Di tutti gli ultimi della terra devi ricordare le sofferenze e dare loro un volto ed un nome
    Soltanto la consapevolezza potra’ farci reagire e solo l’ informazione ci rendera’ consapevoli
    Quarta di copertina
    Metz Yeghérn l’Armenia chiede asilo politico all’Europa. Strage di stato ordita per motivi religiosi dall’impero Ottomano alla fine dell’800 e durante la Prima Guerra Mondiale(1913-23) Deportati,torturati,islamizzati e uccisi 2 milioni di Armeni Cristiani :57,562 bambini tra uno e 12 anni dispersi.Gli Armeni esigono che i responsabili della distruzione di 1575 tra le più antiche e preziose chiese rase al suolo dai turky vengano ricostruite dalla comunità internazionale.L’8 maggio 2014 Papa Bergoglio: “Il mistero della croce, così caro alla memoria del vostro popolo, rappresentato nelle splendide croci in pietra che adornano ogni angolo della vostra terra, è stato vissuto da innumerevoli vostri figli come diretta partecipazione al calice della Passione,-ha detto il Papa senza citare il termine genocidio-La loro testimonianza, tragica e alta insieme, non deve essere dimenticata”. Amararmenia è un libro-documento inedito sulla pulizia etnica orchestrata dai tedeschi dietro le quinte degli interessi Turky e russi nell’area dell’Armenia Occidentale dal 1895 al 1923: scritto come memoria privata come diario per i suoi figli dal grande filosofo Armeno Gostan Eghyazarian porta inedite prove e testimonianze sul genocidio degli Armeni e delle altre minoranze cristiane – in particolare greci e siriaci – a opera dei turky dal 1913 in poi. E’ opera di uno dei più autorevoli specialisti del settore da 50 anni sul campo,tra carta stampata,radio e 40 anni di Tg1,che dimostra, attraverso un vasto numero di documenti ufficiali sia turky ottomani sia della Germania e dell’Austria imperiali, alleate politiche e militari della Turkya durante la Prima Guerra Mondiale, l’irrefutabile volontà genocidaria del governo della mezzaluna bianca. 40 anni di lavoro per ricavare da migliaia di documenti una storia che sappia più di romanzo che di documento, consente al nostro Paese di avere una fonte informativa tra le più dettagliate ed esaustive sull’intera questione, collocando il Metz Yeghérn in una analisi storica che parte dai conflitti d’interesse tra le Grandi Potenze, preludio della Prima Guerra Mondiale, fino a concludersi con un capitolo dedicato alla comparazione tra l’Olocausto Armeno e la Shoah.Il libro esce mentre i turky si stanno preparando a soffocare il 100 ° anni versario della loro Olocausto contro gli Armeni cristiani dell’Impero Ottomano nel 1915 con commemorazioni della loro vittoria sugli alleati a Canakkale (Gallipoli) nello stesso anno.Ma il libro di Diego Cimara,nipote di Eghyazarian, figlio di Nwarth(ombra per la resistenza a Roma),nipote di Takuì ebrea, grande concertista a Costantinopoli negli anni 1910 e moglie di Eghya, porta una prova ulteriore – nella testimonianza degli occidentali – di ciò che la Turkya ancora nega ufficialmente: che l’olocausto degli Armeni è una pagina di storia, tratta da documenti ufficiali che registra l’ulteriore agonia degli Armeni. Eghyazarian include il destino degli Armeni del Caucaso, come i turky cercano di diffondere il loro dominio pan-turko a est nel 1918 -dopo il massacro di 2 milioni di Armeni 3 anni prima.Fuggendo in modo rocambolesco da Costantinopoli e girando mezzo mondo come informatore-giornalista e professore di filosofia,Eghya, racconta al suo diario di una vita,la Parigi di Modigliani,Utrillo,Hemingway,Chaplin,Apollinaire,la strage dei Kulaki,le canzoni della Piaf e le epurazioni dei curdi e degli azeri. C’è una grande preparazione, un’accurata documentazione a monte di questo lavoro: lo si evince dalla precisione dei riferimenti storici, ambientali e culturali, dalla efficace rielaborazione di alcune foto d’archivio, da come in così breve spazio i fatti sono stati concatenati, in un armonico equilibrio tra le vicende dei singoli e quelle dei popoli.La feroce pulizia etnica è vista con gli occhi dei sopravvissuti: gente comune, travolta da eventi imprevisti e non concepibili. 2 in particolare i protagonisti: un giovane filosofo Armeno,scampato ai massacri e poi diventato informatore in tutto i mondo, e sua moglie Armena-Ebrea e madre di 3 figli, che lo porta in salvo con una fuga rocambolesca in Italia. Su testi inediti e originali di Gostan Zarian filosofo-poeta condannato a morte nel 1913 dai Giovani Turky in quanto leader dei Giovani Armeni e ucciso dall’Nkvd-Mit nel 1969 in via Abovian n.5 a Yerevan .Il libro è un sintetico diario della vita di un uomo che per 50 anni è stato al soldo di varie intelligence,fuggito 3volte dalle carceri turke.Sintetico perché le pagine da cui è tratto sono 11 mila e in parte archiviate nella segreteria del Congresso Usa,e in parte trafugate dal marito di una nipote di Montreal che con il malloppo originale è stato ucciso a Beirut.Un libro si stampa-diceva-per non stare tutta la vita a correggerlo.Il figlio Hovan della moglie americana Francis Brook, spia anche lei: fisico nucleare,ucciso sulla sua imbarcazione d’altura al largo delle Azzorre mentre porta documenti determinanti per l’individuazione dei lager turky in Armenia occidentale alla madre di Cimara, Nwarth,famosa durante la resistenza a Roma nel 1943 per aver salvato 112 tra antifascisti ed ebrei.La madre di Nwart,nonna di Diego, Takuì,’è figlia e nipote di una dinastia di ebrei russi. Diego Cimara,cronista parlamentare,ex reporter Gr rai e Tg1 per 40 anni,autore di numerosi tv7 nel 1969,72, 75 e 89 sul ritrovamento di centinaia di barranchi in Armenia occidentale(Anatolya-foibe aperte di montagna contenenti 8-9 mila cadaveri ognuna,poi, nell’80 cementate dai turky),dove filma decine di campi di concentramento e di sperimentazione eugenetica;le centinaia di miglaia di morti per fame per la costruzione dell’utopica ferrovia Berlino-Bagdad,su regia tedesca,con senso russo e manovalanza curda;le centinaia di migliaia di morti nelle miniere chiuse dall’alto come delle immense foibe dove per morire ci si impiegano giorni,è testimone delle colline di ossa di cadaveri, pazientemente numerati dai preti geregoriani di Mardin, Kar,di Van e dei paesi della valle di Lori dove si svolge il primo e più cruento genocidio Islamico contro i cristiani,milioni le fedi di ferro ritrovate, oltre ad aver raccolto allora le testimonianze del vero numero di epurati, delle carceri e delle torture.Documenti che in Rai sono scomparsi. Altre volte ha subito attacchi da parte del Mit,ed oggi,basta che scriva una riga su fb sugli Azeri,su Erdogan o sulla pulizia etnica e come è stata cinicamente attuata(dai documenti e testimonianze del nonno Gostan) gli bruciano immediatamente,oscurando,tutti i siti, i cellulari per settimane. La storia orale è un fondamentale complemento dell’analisi storica di tipo scientifico e accademico, Cimara intraprende un progetto di ricerca molto lungo, elaborato e rigoroso. Le testimonianze rilasciate spesso in prima persona, con l’immediatezza che solo un racconto dal vivo può avere, sono armonicamente collegate ad una serie di documentazioni storiche e di archivio che attestano la veridicità degli eventi riferiti. Il primo capitolo illustra in sintesi il contesto storico in cui il progetto genocidario è maturato, e molto ricco di informazioni, curiosità ed immagini vivaci risulta la parte che descrive la serena, bucolica vita europea a Parigi durante la cinica pulizia etnica.I racconti di deportazioni, torture, perdite,abbandoni, attentati,delazioni spionistiche, la fatica dell’impropabile inizio di una nuova vita, sono momenti dolorosi per i sopravvissuti, che accettano con tenacia e coraggio di rivivere i sopiti traumi infantili. Un libro-film,un romanzo che racconta la rocambolesca fuga di Eghya con la moglie incinta di Nwarth e due bambini,in giro per l’Europa inseguiti dal controspionaggio,il carcere,3 fughe,il lager,gli attentati dinamitardi e il movimentismo artisti a Parigi con Picasso,Emingway,Cendras,Apollinaire,Modigliani ed Edith Piaf.E’ il racconto di nonno Costia e nonna Takuhì, sopravvissuti al genocidio del 1915 e approdati in Bulgaria,Italia e, dopo un lungo peregrinare,lui grande poeta-filosofo,a parigi e a Boston. Una storia inizialmente tutta privata, intima e familiare, che gradualmente si allarga, per abbracciare i destini di Eghyaspia che diventa istruttore di altre spie fino a costruire una centrale di intercettazioni Ponza.Nessun messaggio che possa istigare all’odio, e nemmeno nessun facile buonismo, anzi, una sorta di catarsi finale:l’uccisione di Zarian al ritorno in patria, da parte dei servizi segreti russi che da sempre hanno fatto di tutto per far scomparire la grande documentazione sull’olocausto di 2 milioni di cristiani, uno dei più brutali massacri di un secolo, il XX, che pure ne ha conosciuti parecchi. Un riconoscimento pubblico turko favorirebbe la purificazione della memoria. Talat Pasha è dal 1909 al 1912 Gran Maestro del Grande Oriente Ottomano della massoneria, un’obbedienza legata al laicissimo Grande Oriente di Francia, e in tutti i gradi della catena di comando del regime giovane-turko durante la Prima guerra mondiale domina una corrente massonica di impronta positivista e anti-religiosa. Quello dei Giovani Turky è uno Stato massonico.L’Armenia, ha sostituito ipocritamente in diversi documenti la formula “vittime della Turkya” con quella “vittime del regime dei Giovani Turky”. Ma il confine tra Turkya e l’Armenia di oggi è ancora chiuso (per decisione di Ankara), e tra i 2 Paesi non sono mai state stabilite relazioni diplomatiche.Pulizia etnica negata,osteggiata, dimenticata che, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, cancella un popolo colpevole di appartenere ad un ‘etnia ,a una religione a una cultura diverse.
    di Diego-Dylan e Bibi CIMARA
    Eghyaspya romanzo-FINZIONE di un poetarmeno
    GRANDE MALE NEL REGNO DELLE PIETRE URLANTI
    DOVE IL FUTURO HA MIGLIAIA DI ANNI
    DIEGO CIMARA TG1 RAI.Nasce a Roma il 13 novembre 1944 dalla scultrice e pittrice d’origine Armena Nwarth Zarian(staffetta partigiana nel1943-44nome di battaglia “0mbra”, informatrice del controspionaggio russo dal 1939 al 1977 assieme a suo marito Mario Cimara,anch’esso spia,(nell’archivio Aise e Nsa)ma da parte americana per il piano Marshall,prima Enzi e poi Fao fino al 1980 Nipote dello scrittore poeta e filosofo Eghyazarian,detto “EGHYASPYA”condannato a morte dai giovani turky,di sua moglie Takuì ,grande musicista a Costantinopoli e a Sofia,armena di padre ebreo e del noto attore di teatro italiano Luigi Cimara. E’ giornalista dal 1963.Prima a «Paese Sera» poi al «Giornale Radio RAI» e dal 1975 al TG1 come inviato di cronaca,degli speciali e alla redazione cultura. Ha raccontato per il TG gli anni di piombo giorno per giorno, la guerra Somala e le imprese dello spazio , le recensioni letterarie e teatrali.Dipinge da sempre, esponendo anche in numerose mostre.Ha scritto alcuni libri, tra cui Denise,fatti, non parole.Il futuro non è più di una volta, (Ragusa 2002), A Dio piacendo (Torino 2002), sull’11 settembre, Il genocidio turko degli armeni (Treviso 2006), Stragi di stato. Parole ultime cose,Un modo di dire e un modo di vedere ,Inchiostro di Reporter…
    Questo libro è interamente realizzato con i testi inediti di Armeni trucidati,tratti da articoli di Herald,Le Matin, Times,Il Secolo ,Corriere della Sera,La Stampa e altri,da lezioni ad Harward,Yale e Columbia university,da ricordi e interviste poi dalle news di diego e Dylan Cimara ,dei servizi e degli speciali del Giornale radio Rai e del Tg1 andati in onda a firma Cimara dal 1965 al 2014 :gli speciali sono,soprattutto Tv7,tam tam,ping pong,Italia sera,Mixer,La notte della Repubblica,Cronache italiane,3 minuti di,obiettivo su,Odeon,primissima,prisma e tante altre:Cimara oltre a decine di ambiti riconoscimenti è stato insignito nel 1981 del premio cronista dell’anno e nel 1989-2002 del premio giornalista dell’anno dal Presidente della Repubblica.
    ROMANZO tratto da documenti di storia vera di Eghya,Nwarth,Takuhì e Hovan.
    Pulizia etnica
    pianificata ed eseguita come “Soluzione finale” che si conclude con lo sterminio di 2 milioni di martiri cristiani

    La Turkya, stato laico con alla guida un leader islamico, tenta disperatamente, utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione,facendosi forte del proprio ruolo politico-militare, di ottenere il visto d’ingresso per l’Europa. Le re lazioni tra Armenia e Turkya sono in un vicolo cieco.3 protagonisti sono coinvolti:mezzaluna bianca, Armenia e diaspora Armena . Il 17 novembre del 2000 la Camera dei deputati italiana, sulla scia del Parlamento europeo e dello Stato Vaticano, ha votato una risoluzione che riconosce l’olocausto e invita la Turkya a fare i conti con la propria storia. La mezzaluna bianca, avendo eliminato con gli Armeni, i greci e altre minoranze, la parte più euro pea della sua realtà etnica, è andata incontro ad un “suicidio politico” (così come è accaduto alla Germania hitleria na che con la distruzione degli ebrei, ha distrutto cultura, scienza, letteratura, poesia, musica, l’arte ai livelli più alti). Senza il negazionismo, la Turkya sarebbe nell’ Europa Unita. L’ostinato negazionismo dei turky, non ha fatto altro che rinvigorire la memoria degli Armeni, compattare la diaspora in tutto il mondo (7 milioni) e congiungerla saldamente con la madre patria (3 milioni).
    I cittadini europei-Armeni rivendicano il proprio diritto alla memoria, alla verità storica e combattono una battaglia culturale, religiosa ed etica, di civiltà contro la prepotenza e la negazione.Gli opinionisti si interrogano sulla stabilità di Ankara, sul futuro dell’Unione e sui rischi connessi all’ulteriore allargamento della comunità, alto l’imbarazzo dei più attenti osservatori politici, da qualunque parte si guardi. I cittadini europeoArmeni rivendicano il diritto alla memoria, alla verità storica e combattono la propria battaglia culturale, religiosa ed etica, di civiltà contro la prepotenza e la negazione. E’ inaudito che l’Europa dei diritti umani, della libertà e dell’uguaglianza ipo tizzi soltanto di annettere al suo interno ,senza condizioni, un paese che dimostra di non avere nulla da condivi dere con gli ideali europei. Lo stato turko, ha tante caratteristiche in comune con i regimi fascisti: un duce, il naziona lismo, autoritarietà dello Stato, strapotere dei militari, mancato rispetto dei diritti civili, annichi limento delle mino ranze, esibizione comica ed anacronistica della forza.Come in ogni fascismo che si rispetti anche in Turkya c’è un capo che comanda;con l’unica differenza che in tutti gli Stati a regime fascista il capo, duce, führer o caudillo che sia, è una persona vivente , mentre in Turkya il capo non c’è più: Mustafà Kemal Atatürk che, si è scelto il cogno me Atatürk cioè padre dei turky.Atatürk è il duce della Turkya, il suo ritratto gravita ovunque come un’icona,un santino in tutti gli uffici pubblici;in ogni scuola è immancabile il cosiddetto “Angolo di Atatürk”. Venerato come un santo o un salvatore della patria la sua me moria è sacra e inviolabile,non si può fare nulla che contraddica i principi da lui stabiliti.Atatürk in Turkya,Mussolini in Italia,Hitler in Germania, Franco in Spagna, Salazar in Por togallo, Horthy in Ungheria, Pilsudski in Polonia, Metaxas in Grecia ecc. Ovunque i dittatori sono stati cancellati, rinnegati, sconfessati, dimenticati mentre Atatürk in Turkya è ancora sugli altari del proprio diktat. Grandi striscioni ovunque hanno la scritta“Beato colui che può dirsi turko”. Sebbene siano tanti i non turky, tutti , per legge sono turky e tali devono dichiararsi. I kurdi non sono kurdi, ma “turky di montagna”. Come Mussolini ha fatto in Alto Adige con gli abitanti di etnia tedesca. Sono stati turkyzzati i toponimi Armeni o greci.La Turkya è l’unico paese, che vorrebbe dirsi “europeo”in cui vi sia come detentore del potere un Consiglio per la Sicurezza Nazionale nel quale i militari la fanno da padroni. L’espansionismo, come nella Germania nazista, è normale pratica nella politica turka: l’invasione di Cipro, gli sconfinamenti in Irak, il contenzioso con la Grecia per il mar Egeo, la minacciata invasione dell’Armenia,il contenzioso del settembre 2011 con Israele,che risale a 2mila anni fa, l’affermazione del presidente della Repubblica turka Demirel (predecessore dell’attuale presidente) che la “zona d’influenza” turka (eufe mismo che ricorda il “leben sraum” di hitleriana memoria) va dall’Adriatico alla Cina. Una ventina di anni fa l’allora presidente Özal, senza tante perifrasi, minacciò l’Armenia di ripetere ciò che le era stato fatto all’inizio del secolo scorso, cioè un altro genocidio, o nel migliore dei casi, un “buon” massacro.Al bando la Turkya per il man cato rispetto dei diritti umani.Basti pensare al trattamento riservato ai carcerati,ed alle persone arrestate in genere, che vengono torturate. Per non parlare poi dei processi per reati d’opinione.Aris e Gulnur fanno parte della minoran za Armenocristiana Turka. Si sono sposati in segreto per sfuggire recrimi nazioni loro famiglie. Un secolo dopo l’e purazione Armena, Ankara ancora rifiuta di riconoscere i propri delitti e il loro caso è emblematico delle tensioni tra le 2 comunità .Il Mit possiede nei suoi archivi da più di un secolo, migliaia di documentazioni fotografiche de gli esperimenti medici sui corpi dei feriti Armeni nelle stalle organizzate a gabinetto medico,si fa per dire,dei chilo metrici treni pieni di deportati,dei campi di raccolta-lager,dei barranchi con colline di cadaveri,di Armeni crocefissi razzolate tra tombe,chiese prima di essere rase al suolo e sopratutto nelle migliaia di case delle centinaia di centri urbani distribuiti nell’Armenia occidentale dove i dipendenti della Provi dence Tool Company dei fucili dell’ unghe rese Martini Von Friedrich dell’esercito austriaco ,che nascondono mac chine fotografiche antidiluviane nelle loro casse cariche di armi coperte da carne in scatola , scattano di nascosto per più di un anno prima di essere scoperti e catturati dai militari della mezzaluna e dai servizi tedeschi attivissimi tra il 1913 e il 1917 nell’occultare qualsiasi cosa accade in Anatolya e nella regione di Lori.Le foto,in parte distrutte dagli uomini di Enver,negli anni 20,vengo no poi sequestrate e fino ad ora si sa che esistono ,protette in speciali cas seforti,ma non si può sapere dove.Dati come dispersi I dipendenti della Martini,che prima di essere catturati hanno dato le macchine fotografiche ad emis sari inglesi che si spacciano per giornalisti: dimostrazione di una pulizia etni ca da sempre negata,sia da turky,dai Kurdy(che oggi l’ammettono schierandosi dalla parte degli Armeni)che dai servizi Russi che mettono mano a Lon dra e ad Ankara sul famoso archivio che fa da testo per la Shoa. L’impunità è un pre-requisito essenziale per le uccisioni genocide.
    Di tutto si parla a Bruxelles, tranne che degli aspetti legati al genocidio e, più in generale, alla questione Arme na… anzi, della politica negazionista della Turkya si preferisce non parlare per non essere costretti ad imbarazzanti incidenti diplomatici o “ritorsioni”.E’ inconcepibile che l’Europa dei diritti umani, della libertà e del l’uguaglianza ipotizzi soltanto di annettere al suo interno,senza condizioni,un paese che sta dimostrando di non condividere nulla con gli ideali europei.Il riconoscimento della tragedia epocale Armena da parte dell’Europa, e di alcuni Stati nazio nali, è stato tardivo e contestato dai governi ottomani che si sono succeduti fino ad oggi.I testi di Eghyazaryan,las ciati a suo nipote Diego,sono una denuncia al mondo intero dell’olocausto di un popolo umile, lavoratore e paci fico,quel popolo errante che vive da sempre alle falde dell’Ararat dall’Anatolya ai confini dell’Azerbajgian.I so pravvissuti al genocidio raccontano,un viaggio all’inferno traboccante d’orrore e disperazione che la forma li¬bro rende solo per difetto,visto che mancano le urla dei bam¬bini sgozzati davanti alle madri, delle donne stuprate, degli uomini torturati e massacrati come animali.Manca l’odore della sporcizia dopo mesi,anni di lavoro forzato nelle ca ve,nelle miniere,lungo le strade,le ferrovie,nelle carceri-lager verso la morte.Per molti tutto questo non è mai suc cessso. Le associazioni armeno-americane hanno chiesto da decenni al Congresso di riconoscere il massacro come genocidio dai documenti di Lemkin e Zarian,sui quali hanno combattuto per 20 all’Onu. E’ una vecchia abitudine trogloditica, il genocidio. Ha avuto un ruolo importante nella marcia delle varie civiltà, dalla distruzione di Carta gine – con cui termina la terza guerra punica nel 149 a.C – in poi. Ma la parola genocidio e’ stata coniata solo nel 1943 da Zarian e Lemkin ed e’ stata adottata su insistenza di Eghyazarian,dalle Nazioni Unite nel 1948 dopo l’Olo causto nazista. L’articolo 2 della convenzione Onu su prevenzione e punizione del crimine di genocidio (United Nation Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide) lo definisce come “Qual siasi fra gli atti che seguono commessi con l’intento di distruggere, totalmente o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razzia le o religioso:uccidere membri del gruppo;causare danni seri fisici o mentali ai membri del gruppo;infliggere delibe ratamente al gruppo condizioni di vita mirate al raggiungimento della sua distruzione fisica completa o parziale;im porre misure intese a prevenire le nascite all’interno del gruppo o trasferire forzosamente i bambini del gruppo ad un altro gruppo”.
    Frank Chalk e Kurt Jonassohn ci dicono che è“una forma di uccisione di massa commessa solo da una parte, in cui uno stato o altra autorità intende distruggere un gruppo, per come il gruppo e l’appartenenza ad esso sono stati definiti dal perpetratore”.
    La parola sterminio sarebbe forse quella più corretta da usare, evoca la disinfestazione da insetti, pidocchi o lombrichi. Infatti, per potersi mettere in affari con le uccisioni di massa occorre prima recidere le connessioni umane. Bisogna vedere le vittime come sub-umane, parassiti la cui eradicazione sia considerata un servizio alla società. Come nel racconto del massacro dei Nativi Americani ‘Pequotes’ – da parte di puritani inglesi guidati da John Mason – in Connecticut nel 1636 : “Quelli che fuggivano dal fuoco furono trafitti dalla spada, alcuni fatti a pezzi . Faceva paura vederli mentre friggevano nel fuoco e la puzza era orribile ma per la vittoria apparve come un dolce sacrificio”.
    La negazione del genocidio e’ una variante sul tema, rispetto al vecchio trionfalismo assetato di sangue. Si sviluppa come risposta alla doppia morale del 19esimo secolo, quando l’Europa si dota di forme limitate ma nuove di democrazia e diritti di cittadinanza, mentre simultaneamente stermina milioni di persone nelle sue colonie. Improvvisamente paesi e governi cominciano a negare o a tentare di nascondere i genocidi da loro commessi. Come dice Robert Jay Lifton: “la negazione e’ come dire che, in effetti, gli assassini non hanno assassinato. Le vittime non sono state uccise. La conseguenza diretta della negazione e’ un invito a futuri genocide”.
    Olocausti e genocid sono diventati una impresa, un business multinazionale, elementi quali l’oscillazione del prezzo di un barile di petrolio, o di una tonnellata di uranio, il permesso garantito ad una base militare o il grado di apertura economica di un paese, possono essere decisivi perché un governo si aggiudichi il fatto che un genocidio non e’ in realtà successo. O se un genocidio succederà o non succederà. E se succede, se verrà riportato dalla stam pa, e in che misura. Per esempio : la morte di due milioni di persone in Armenia passa inosservata.
    La negazione del genocidio e’ un invito ad altri genocidi.
    Martin Marutian, un 84nne sopravvissuto alla pulizia etnica e residente negli Usa, intenta una causa contro la compagnia di assicurazione New York Life pretendendo la somma di 3 miliardi di dollari per conto di quegli Ar meni che, vivendo nell’Impero Ottomano, erano assicurati presso questa compagnia e vittime del genocidio. Nessuno degli eredi di questi assicurati ha mai ottenuto un indennizzo. Il processo, secondo la legislazione americana, è una causa collettiva.
    Nel 2010 la Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti Usa decreta che “i massacri perpretati dai tur ky sono Genocidio,aprendo.così,una crisi diplomatica con la Turkya.Erdogan dice:“i nostri oppositori dovranno subire 10 volte tanto” Alla denuncia del problema, Erdogan fa seguire l’indicazione di una soluzione: l’ingresso della Turkya in Europa. Guidata da un partito fondamentalista, avverso alla libertà, a Israele e a chiunque non sia disposto a sottomettersi all’islam,Erdogan è noto per i suoi virulenti insulti e, presentare la prospettiva del l’acquisizione della cittadinanza europea da parte di milioni di musulmani come un contributo alla lotta al razzismo e non come parte di un progetto politico di sottomissione dell’Europa all’islam, è soltanto indice dello stato retro grado della cultura che lo ha partorito, alla quale parla e lo ha votato.
    L’esito delle elezioni europee del 2014 dimostra che le preoccupazioni circa il razzismo e l’aumento di attacchi razzisti in Europa sono “legittimo-dice Erdogan-l’ingresso nella Ue della Turkya, Paese a maggioranza musulmana, è un antidoto e abbassa le cifre della pulizia etnica anatolyca portandole a 200 mila vittime (più di 1,5 milioni e 500 mila disperse). Insomma, nessun limite all’ignominia.Gul rifiuta di riconoscere l’Olocausto perchè i suoi predeces sori non hanno mai alzato la voce o almeno tentato di aprire le porte del loro passato (negli archivi,i documenti sul l’Epurazione sono coperti dal segreto di stato). Hillary Clinton, ha chiesto al Congresso di evitare di mettere ai voti un testo in cui si parla, di Genocidio Armeno.

  • cimara

    Ci sono ferite che non guariscono, è scritto al centro di Piazza Taksim a Istanbul. Intorno, migliaia di persone sedute in silenzio, tra le mani fotografie degli intellettuali Armeni deportati dal 1913 al 23.La deportazione e l’eliminazione dell’elite è la prima tappa del piano sistematico delle autorità ottomane per eliminare i cristiani dell’Armenia occidentale. In tutta l’Anatolya sono evidenti i segni della crudeltà, come chiese di 2 mila anni fa,cimiteri e monumenti tutti dati recentemente alle fiamme e tritati da enormi trattori:polvere alla polvere.La morte di Hrant Dink ha lasciato un vuoto incolmabile. Nessuno e stato capace di produrre idee in grado di mettere in crisi le menzogne ufficiali come ha fatto lui. “ I negazionisti-ci ha detto Dink- non vanno portati davanti a un tribunale. I turky non conoscono la realtà di quello che hanno combinato dal 1913. Difendono quello che credono di sapere. Questo non è negazionis mo, è ignoranza, e non si può fare una battaglia intelligente contro l’ignoranza”, continua Dink, che mette anche in guardia da qualsiasi strumentalizzazione di una tragedia storica fatta a fini politici.
    “Se gli europei sono sinceri” ci dice Dink alla fine dell’intervista, “devono lasciare che la Turkya progredisca verso la democrazia scrollandosi di dosso l’islamismo settario e retrogrado”. Ma perché possa svilupparsi quel “travaglio della coscienza” che anche la Turkya sta conoscendo attraverso le testimonianze e i dibattiti, si deve esigere che tutti i testi storico-scolastici del mondo parlino della pulizia etnica Armena,come parlano del Risorgi mento o dei gulag. “Un milione e mezzo, più uno”scrive Arundhati su un cartello, e a Istambul si e’ diffuso un nuovo logo: il berretto bianco usato dall’assassino e’ di moda tra i giovani della capitale che manifestano la loro solidarietà con chi ha ucciso. Una carrellata di genocidi, quelli del passato e quelli del presente, quelli della destra e quelli più scomodi per noi, fatti in nome della sinistra, quelli etnici, quelli religiosi. Una donna che aveva 8 anni nel 1913 ricorda il senso di allarme destato dall’arrivo di uno sciame di cavallette nel suo villaggio vicino a Van. Gli anziani sanno che si tratta di un cattivo auspicio. Da li’ a poco, quando il grano è maturo, il villaggio non esiste più, gli uomini sonno stati uccisi e le donne deportate. Nel 2008 piu di 30mila cittadini turky sottoscrivono una lettera di scuse indirizzata agli Armeni per i fatti del 1913. La comunità curda è sensibile a questo tema, ma ci sono anche intellettuali musulmani che hanno preso posizione sulla questione Genocidio. Nessun dialogo per risolvere la crisi con l’Armenia e la tensione con la diaspora rimane altissima.
    La Turkya esprime livelli di violenza che la retorica nazionalista produce denunciando 800mila Armeni per aposta sia.Nulla è cambiato da secoli in Iran; mancano adeguate tradizioni politiche per risolvere le questioni importanti. Ha un passato imperiale e grandi ambizioni per il futuro dell’impero dell’Islam ma si sente in un ambiente ostile e percepisce i gruppi confinanti come una minaccia per la vita dello Stato persiano . Il perdurare di conflitti che consente all’Iran di resistere alla competizione con gli altri gruppi etnici leader del divide et impera.La posizione Iraniana riguardo gli Armeni è legata alla minaccia turka contro l’occidente Armeno per rafforzare gli interessi dell’Iran e l’Azerbaijan sull’oleodotto di Baku.L’Iran utilizza l’Armenia come alleato nel confronto con i turky , come il rapporto con Israele nel mondo arabo musulmano .
    L’ Iran è contro la costruzione del gasdotto Trans- Caspian per il trasporto delle risorse energetiche dall’Asia centrale verso l’Europa perchè, prima o poi , il rapporto tra Iran e Occidente si normalizzerà diventando un hub di transito per il trasporto di petrolio e gas dall’Asia centrale verso l’Europa attraverso la Turkya .
    I missili di medio raggio che possiede l’Iran , non sono in grado di raggiungere gli Stati Uniti , possono arrivare in Russia e Turkya , per non parlare di Azerbaigian e Armenia.
    In Turkya esistono ancora i reati di opinione, in base a una legge che punisce le offese all’identità turka.In Azer baijan dire,oggi, “figlio di Armeni”è una grave offesa che va lavata con il sangue. L’Ue ha chiesto al governo di An kara di eliminare dal codice penale turko gli articoli che si prestano ad una criminalizzazione delle opinioni.La liber tà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sem npre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere,riducendoli a semplice cassa di risonanza del gover no.Anche le altre manifestazioni del pensiero sono nel mirino,nessuno risparmiato: intellettuali, scrittori, registi… perfino le arti figurative sono strettamente controllate e censurate.La repressione colpisce tutte le forme di autono mia dell’individuo,in primo luogo le opinioni, le idee personali,che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre il pensiero unico.
    Ayse Nur Zarakolu Ayse Nur Zarakoglu, moglie di Ragip e madre di Deniz, è ricordata con un albero nel Giar dino dei Giusti di Milano per aver testimoniato la verità sul Grande Male commesso nel 1915 ai danni del popolo Arme no dal governo dei Giovani Turky. Nel nord-est della Siria c’è la regione di Geziré (isola) dove vi è una fiorente comunità Armena, con chiese, scuole ed organizzazioni culturali e sportive varie. Qui vi sono “arabi” e “curdi” discendenti degli Armeni qui deportati e forzatamente convertiti all’Islam.Il sistema tribale musulmano, difende i diritti dei propri membri- anche questi discendenti di Armeni che si sono costituiti in clan e così si è cos tituita la “Tribù Armena musulmana” cambiata in “Tribù della diaspora Armena”.Il capo-tribù è lo sceicco Ely Hovaghimi an. Attivo, nell’organizzare il gruppo è anche Mohamed Ibrahim Mahmud, nome Armeno: Mihran Hekimian. 25 mila esponenti divisi in 2 gruppi principali: gli arabizzati:beduini arabofoni, ed i curdizzati, che parlano curdo: tutti musulmani sunniti, casi sporadici sono quelli della eparchia armena e si fanno battezzare. Un figlio di Mihran Heki mian, trasferitosi in Olanda, si è fatto battezzare ed i suoi figli si chiamano Daron e Sevag.
    La casta è chiusa ed incoraggia il matrimonio fra componenti del clan, mentre vengono scoraggiati i matrimo ni misti per cui se uno, deve sposarsi con un membro di un’altra tribù, deve essere autorizzato dello sceicco capo-tri bù. Le donne,a differenza delle vere arabe, pur indossando obbligatoriamente il velo, danno la mano agli uomini. La tribù ha un proprio statuto e regolamento per cui tutti i maschi dai 17 ai 70 anni devono pagare una tassa per sopperire alle necessità del gruppo. Abdullah Mustafà (figlio di Nazaret Ciorbagian) cioè Mohamed-Sakò (primo nome arabo, secondo Armeno…, come il fratello, Ahmed Garò) amico di un curdo separatista racconta di un agente della polizia segreta che lo spinge in un androne e gli grida che lui, in quanto Armeno, non deve immis chiarsi negli affari curdi.La casa di Mohamed Ibrahim Mahmud, nome Armeno: Mihran He kimian, è tappezzata di tricolori Ar meni, del bassorilievo del re Armeno Tigrane il Grande e delle foto dei 5 ragazzi di Lisbona. Negli ultimi 90 anni gli Armeni curdizzati si sono trasferiti in Armenia, mentre un tentativo del capo-tribù, lo sceicco Ely Hovaghimian, di un trasferimento più massivo nella piana dell’Ararat (dalla parte Armena) per la coltivazione del granoturco, fino ad ora non è andata in porto perchèi Russi(che si sentono ancora padroni del territorio) la osteggiano.Sono Armeni, che hanno perduto lingua e religione, ma non la coscienza delle proprie origini,con le loro 2 identità,spesso contras tanti, sono la vivente perpetuazione del genocidio.Parlare della pulizia etnica Armena non è politically correct. Parlare di pulizia etnica anatolyca significa irritare molto i turky, che da decenni ricattano economicamente,esigo no energie e uomini in un’opera costante di negazione.Parlare dell’Olocausto cristiano-armeno significa insultare i poteri forti, a destra come a sinistra, sensibili al miraggio di un potenziale mercato di decine di milioni di acquiren ti. La Turkya è uno dei 2 alleati strategici degli Stati Uniti nel Mediterraneo Orientale (l’altro è Israele, e questo aggiunge difficoltà a un problema già difficile); la lobby Armena negli Usa, per quanto molto attiva e di rilievo culturale, non è nean che lontamente paragonabile ad altre caste etni co-religiose, che esercitano un’influenza più diretta e pesante sulla politica estera della Casa Bianca, e ne condizio nano le scelte in maniera determinante. Quello che resta dell’Armenia storica, cioè l’attuale Repubblica Armena, l’enclave della capitale Yerevan, ha il torto di essere stata salvata dalla distruzione, nel primo dopoguerra, dall’avan zata dell’esercito russo, e di avere passato 90 anni di storia nell’orbita dell’Unione delle Repubbliche Socialiste So vietiche, l’Impero del Male. E’ una delle frontiere dirette fra la zona di influenza sovietica e quella occidentale, costituita, appunto dalla Turkya. L’Occidente, nel Secondo Dopoguerra, e durante la Guerra Fredda, non ha nessuna voglia di irritare un alleato indis pensabile per soddisfare una richiesta di risarcimento morale avanzata da una pulce nel panorama geopolitico ,an che se ferita mortalmente da un’ingiuria:l’annientamento di un popolo umi le, innocente,fatalista e inerme. Crudele e cinico l’operato delle corti marziali turke, condizionate dalle pressioni anglo-francesi, che emrgono dai document ti acquisiti dai tribunali perché gli originali sono oggi andati perduti.E’ un fatto storico non solo lo sterminio, ma la costruzione politica dell’evento. La soluzione genocidaria è una risposta politica quasi empirica a uno stato di crisi che precipita l’Impero Ottomano nella xenofobia, nella ricerca del nemico interno che viene identificato con la comunità armena (che fino a pochi decenni prima godeva invece della reputazione della comunità più fedele all’Im pero). La pulizia etnica degli armeni è testimoniata “in tempo reale” dagli ebrei di Palestina, preoc cupati dalla politica turka: a giusta ragione, perché anch’essi vengono poco dopo (con conseguenze di minore gravità, stante la disfatta dell’Impero Ottomano) sottoposti alle medesime misure di deportazione, come in modo diverso le vittime della politica genocida ottomana le comunità curda (che pure hanno avuto un ruolo di primo piano nello sterminio degli Ameni) e assiro-caldea. Il genocidio ha cambiato irreversibil mente il cammino storico degli armeni, privandoli della propria Patria, ipotecando irrimediabilmente il loro futuro. Per non parlare dei danni di natura materiale, culturale e sociale.Tutto questo non può essere liquidato con un semplice “Siamo colpevoli, chiediamo scusa”.Troppo facile,troppo comodo.Si deve restaurare,ripristinare e restituire ciò che è possibile, e si deve, restitui re.I Turky oltre che un indennizzo in termini di denaro ed una restituzione di beni mobili ed immobili, devono pagare anche un risarcimento territoriale con una restituzione all’Armenia di territori oggi Turky. E’proprio il riser cimento territoriale che frena dall’ammettere le colpe della mezzaluna insaguinata, perchè, secondo l’ interpretazio ne del diritto la modifica dei confini è un tabù intocca bile per cui si preferisce il perpetuarsi di un’ingiustizia, piut tosto che sanarla eticamente davanti al mondo e alla storia. La Turkya è colpe vole, ma non bisogna ammetterlo, perché altrimenti si modificherebbero i suoi confini. Più o meno come avere tutte le prove che uno è un assassino, ma non ammetterlo per non doverlo condannare. Il riscontro che nelle regioni orientali Turke non vi siano più Armeni non può essere pretesto per non restituire i territori scippati manus militari; né lo può essere il fatto che una restituzione comporterebbe spostamenti di popo lazioni.E’ arrivato il momento che con la richiesta di riconoscimen to del genocidio si rivendichi anche quella del risarcimento, visto che senza questa rivendicazione, sarebbe un atto di ipocrisia. Il risarcimento da parte Turka sarebbe la tangibile dimostrazione di un sincero pentimento, oltre che la garanzia che una simile tragedia non si ripeterebbe in future.La Turkya è military mente alleata di Israele: parados so di un governo negazionista,difeso nel suo negazionismo proprio da coloro che condannano ed esecrano il nega zionismo lasciando un’immensa macchia di sangue innocente sul certificato di nascita della Turkya che vorrebbe autodefinirsi “moderna”. Ad Aprile 2014,il premier turko Erdogan ha fatto ipocrite condoglianze ai pronipoti degli Armeni trucidati dai boia della mezzaluna bianca, in modo così cinico e ipocrita che ha provocato nausea da parte dei diretti interessati. Obama scrivendo all’Armenian Weekly dice: “una delle peggiori atrocità del XX secolo”,ma dimentica la parola “genocidio”mentre migliaia di Armeni del Kessab, al confine con la Turkya, sono obbligati a fuggire per un’invasione di miliziani fondamen talisti islamici aiutata e appoggiata dal governo di Ankara, e le loro case e chiese saccheggiate e profanate. La Turkya è tanto anticristiana che negando l’epurazione la convalida e ufficia lizza la pulizia etnica di 2 milioni di Armenocattolici con esperimenti chirurgici su cavie,asportazione di organi per il traffico internazionale delle mafie mediche,furto nelle cave di uranio,rame e coltan,stupri,incapret tature, circoncisione,infibulazione,se questro negli harem,cancellazione dello“ian”dai cognomi:più di 554 mila disperse. La negazione è un delitto miscelato con l’arroganza dell’identità turka nello Stato-nazione islamico.L’ identità del credente si coniuga al delitto .La mezzaluna deve ripristinare l’ identità turka nell’affrontare la pulizia etnica rendendola componente del concetto di identità.L’ignoranza,madre di tutti i colo nialismi e massacri per occupare territori con la forza, fa parte della classe politico-islamica che mette in risalto tabù sepolti per secoli sotto il peso della dottrina militare–nazionalista(questione curda , alevita , greca , armena , assira ). Venezia maledice Maometto “bùsaro, inquo e can”, ma non è mai arrogante e produce montagne di libri su usi e costumi del Turko. “Se ‘ndé dal sultan dei Turky – dicono le mamme ai bambini – parlèghe in venezian. El vega da capir”. Venezia può permetterselo perché sta in mezzo.E’ ambigua, così come le riproverano il Papa e la Spagna.Protegge ebrei, musul mani e Armeni per capire l’Oriente. Oggi il mondo gira solo verso Ponente. L’Europa ha europeizzato l’America, oggi l’America americanizza la Cina. E la Cina, americanizzata, cinesizzerà noi. Un incubo.Ancora violentati dal trauma della pulizia etnica e dell’ opposizione sistematica al suo riconosci mento ,gli Armeni lottano contro l’igno ranza miope di un popolo cinico che nega testardamente l’evidenza di un crimine contro l’umanità . I Turky sono plagiati dal predominio tradizionale di una ideologia nazionalista che li riporta indietro agli Assassini turky, altri menti conosciuti come Assassini ottomanni o Assassini Selijuk.Iniziano le prime operazioni sotto il dominio bizan tino, i Templari sono minaccia per gli Assassini anche dopo la loro caduta per mano degli ottomani. Durante il XV secolo sono guidati dal Gran Visir instauratore dell’alleanza tra Assassini e ottomani. L’identità Armena si esprime in modo diverso nei vari angoli del mondo . Che coscienza ha chi ha islamizzato i bambini Armeni scippati dal seno delle donne cris tiane che nel 1913 hanno 5-8 anni, circoncidendoli e togliendogli lo IAN,perchè il suo pronipote oggi non prende le distanze dall’olocausto e cerca di indi viduare gli Armeni che si sono nascosti confondendosi nella diaspora ridandogli almeno lo Ian, cancellato dal cognome e chiedendo scusa a tutto il mondo civile per non aver riconosciuto fino ad ora un orrore così grande. La Turkya si trova nel territorio del centro storico dell’Armenia, porta la gente al punto di cercare di riconoscere un Armeno in mezzo alla folla che lo chiama con disprezzo: Spur kahay. Incontro in Armenia Occidentale un Armeno di nome di Serdar che non parla Armeno . Perché non può parlare Armeno ? I turko-curdi dell’Anatolya proibiscono parlare il dialetto Armeno antico,pregenocidio.Nella piccola Bethel dove è nato un cimitero,usato come chiesa,le autorità locali lo hanno demolito. Così è la Turkya, esaltata per il suo progresso economico,che non tollera di far dire l’ultima preghiera per i morti cristiani. R’ouhouna Fat’iha ,La gente è costretta a cambiare religione per rimanere in vita . Decapitato Massis,giovane Armeno che ha rifiutato di abbracciare l’Islam.Questi linciaggi sono previsti da una unità di guerra non convenzionale, in simbiosi con le organizzazioni paramilitari che coprono le brutalità ciniche della polizia, della giustizia e del governo, il più grande promotore della violenza sugli innocenti.E’ un atteggiamento che utilizza il linciaggio come strumento e mi naccia implicita lo stato di emergenza . Il nazionalismo turko e il conservatorismo islamico sognano il grande Stato che parte dalle falde dell’Ararat ed arriva al Maghreb:il califfato di Maometto e Bin Laden. Questo sogno è un dirit to,chi lo contesta è un provocatore, definito Delikanlı (sangue pazzo) . L’istituzionalizzazione del diritto de facto, riporta alle dittature ed alle pulizie etniche davanti alle quali i genocidi diventano piccole epurazioni provinciali.In tutti i rami del nazionalismo turko , la religione è una componente dell’identità Nazionale.Questo vale per il naziona lismo kemalista accettato come laico .“Così puoi vedere che il mondo è governato da personaggi che neanche im¬maginano quelli che non riescono a vedere dietro le quinte”. Questa frase, scritta più di un secolo e mezzo fa dal primo mi¬nistro britannico Benjamin Disraeli, è la formulazione più felice della teoria del complotto, l’idea, ostinata e pervicace, che la storia non sia quella che si vede.Che vi siano altri livelli, altre menti, altre trame.Meglio accorger sene per tempo.Gli eventi che ci circondano ci inducono a pensare cosa è diventato l’uomo e cosa il mondo, mentre la domanda più giusta da porsi è: “dove ci porterà il mondo e cosa diventeremo”. Siamo entrati in un’epoca dai tempi difficili, in cui i problemi economici ed energetici por teranno gli individui sempre più vicini allo scontro di civiltà, in uno stato di guerra perenne e controllata.L’incapacità di affrontare il passato provoca la distruzione dell’i dentità:una camicia di forza in cui si sono intrappolati da più di in secolo .Ricordate:mamma li turky? La Mezzalu na Bianca con alla guida un leader islamico, ora tenta disperatamente, utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione, e facendosi forte del proprio ruolo politico e so prattutto militare, di ottenere il visto d’ingresso per l’Europa. Il 17 novembre del 2000 la Camera dei deputati italiana, sulla scia del Parlamento europeo e dello Stato Vaticano, vota una risoluzione che riconosce l’olocausto e invita la Turkya a fare i conti con la propria storia. La mezzaluna bian ca, avendo eliminato con gli Armeni, i greci e altre minoranze, la parte più europea della sua realtà etnica, è andata incontro ad un “suicidio politico” (così come è accaduto alla Germania hitleriana che con la distru zione degli ebrei, ha distrutto cultura,scien za,letteratura,poesia,filosofia,musica,l’arte ai livelli più alti).Senza il negazionismo,la Tur kya sarebbe in Europa. L’ostinato negazionismo , non fa altro che rinvigorire la memoria degli Armeni, compattare la diaspora in tutto il mondo (7 milioni) e congiungerla saldamente con la madre patria (3 milioni).
    La memoria del bene, le figure esemplari dei giusti, dei testimoni di verità,dei resistenti morali, entrati a pieno titolo nella ricerca storica, hanno affiancato i temi classici della riflessioni sulla Shoah e sui genocidi del XX secolo, get tando una nuova luce sull’età dei totalitarismi. Bisogna rileggere quell capitolo di storia che va al di là di ogni reto rica sul califfato o il 68 turco. Si tratta del rifiuto di Erdogan di collegare alle misure di democratizzazione annun ciate dopo le proteste di Gezi Park una promessa di liberazione dei 7.000 detenuti politici del Paese.
    Tra i prigionieri ci sono personalità come Ragip e Deniz Zarakoglu, padre e figlio, il primo accusato di antitur kycità per il suo impegno a far conoscere con la sua casa editrice la verità sul Genocidio Armeno, l’altro arrestato solo per far pressione sul genitore; Fazil Say, un geniale pianista reo di aver twittato un commento forse un po’ facilone sull’imam della sua moschea – “la fa tanto breve perché lo aspetta qualche amante?”, ha digitato sulla tastiera dopo aver sentito un richiamo alla preghiera di soli 22 secondi; Ragip ha la moglie incarcerata e torturata dalla democratura turka sempre per il suo impegno pacifista.
    Ragip Zarakoglu è accusato dalla Turkya di essere membro dell’organizzazione illegale curda Pkk.Zarakoglu scrive che l’arresto è avvenuto poco prima della sua partecipazione a conferenze che lo avrebbero portato in giro per il mondo. L’intellettuale è in prigione perché a casa sua sono stati trovati libri pericolosi: Giornalisti senza stato di Dogan Özgüden´s, Processo di pace di Yüksel Genç´, un paio di bozze di lavori che riguardano il genocidio e la storia orale armena riscritta da Gostan Eghyazariant’s per la Berkley University.Arrestato anche suo figlio Deniz, anch’egli editore.
    Ragip Zarakoglu con sua moglie Ayse Nur in questi anni è stato uno dei grandi protagonisti del dialogo turko-ar meno ed una delle prime voci in Turkya che ha cercato di aprire una discussione nella società sulle dinamiche del Genocidio.
    E’ un esempio morale per chi si batte contro il negazionismo e opera per il dialogo e la riconciliazione. Il suo arresto è il segno tangibile del fatto che ancora oggi la dirigenza turka voglia colpire tutti gli intellettuali che si battono per il riconoscimento del Genocidio Armeno.
    Soltanto tenere una conferenza su Aristotele in Turkya porta dritti in galera. Per questo un gruppo di attivisti, do centi, giornalisti, membri di Ong e altri intellettuali hanno costituito il collettivo “Vigilanza Armena contro il Ne gazionismo”, aderiscono Serge Klarsfeld e Taner Ackam. Nell’Italia del deprecato ventennio, nella Germania na zista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell’America Latina, così come nelle mo derne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi sono stati messi all’indice, fino ai roghi nelle piazze, e gli sto rici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all’esilio o rinchiusi in carcere.
    Il totalitarismo è entrato nelle case imponendo il controllo all’interno della famiglia, dove domina la paura di essere traditi perfino dalle persone più care. Si è innescato così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si prefe risce rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a … pensarle.Non rimane che omologarsi alla dottri na espressa dal leader al potere.
    Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.Rauf Mirkadyrov, editorialista Azero per Zerkalo, viene arrestato in Turkya, dove viveva da 3 anni, ed estradato nel suo paese con l’accusa di spionaggio a favore dell’Armenia. Secondo Reporters Without Borders, il giornalista “è solo l’ultima vittima della campagna governativa dell’Azerbaigian contro la stampa critica”. A Yere van,Là, sulla “Collina delle Rondini”, è stato reso onore anche a un italiano, il console Giacomo Gorrini che a Trebisonda ha assistito alla deportazione e ai massacri e che ci ha lasciato una testimonianza scritta, preziosa a fronteggiare la riscrittura della storia in opposizione al negazionismo dei nuovi barbari della mezzaluna e ad ogni loro pratica che tende ad occultare responsabilità e dimensioni della indicibile strage compiuta dai loro progenito ri? Una sentenza della Corte europea per i diritti umani ha accolto il ricorso di Doğu Perinçek, leader del partito turko dei lavoratori che nel 2005, a Losanna, affermò pubblicamente che la questione del genocidio era una men zogna internazionale. Citato da una associazione elveticoarmena, Perinçek fu condannato per discriminazione razziale. Oggi la Corte europea accoglie il suo ricorso, affermando che negare il genocidio Armeno non va consi derato un crimine e che non si possono stabilire similitudini con la Shoah. La Corte,sostiene che la ricerca storica non è ancora pervenuta a prove certe, chiare, irrevocabili, circa fatti, dinamica, entità, e che dunque una legge bloc cherebbe la ricerca della verità oltre a censurare la libertà di espressione, cosa ammis sibile solo in caso di verità incontestabili. E’ una sentenza che rende priva di senso l’attività di pressione sui parlamenti nazionali perché rico noscano il Genocidio Armeno, aprendo così la strada a leggi e sanzioni sulla sua negazione. La Corte europea vani fica in partenza una simile strategia. La ricerca è difficile dalla indispo nibilità, degli archivi russi e turky, e dall’in terferenza di interessi dell’uno e dell’altro governo che usano la storia a fini politici. Al Museo Archeologico di Milano, nel 1995, all’indomani dell’inaugurazione della mostra che esponeva le fotografie dell’ufficiale tedesco Armin T. Wegner, testimone oculare del genocidio degli Armeni nei deserti della Mesopotamia, il console turko di Milano l’ha fatta chiudere. Poi,dopo l’intervento del sindaco, la mostra è stata riaperta;nel 1996 le spoglie di Enver Pascia, responsabile del genocidio furono traslate dall’Asia centrale e portate in Turkya per essere onorate e anche recentemente sono stati eretti monumenti a ricordo dei carnefici;a Lione, nel 2008 è arrivato un nutrito gruppo di rappresentanti dei Lupi grigi turky,(partito estremista dell’MHP) per impe dire la commemorazione del Genocidio Armeno del 24 aprile: scontri e tafferugli,nessun turko fermato:27 Armeni arrestati per adunanza sediziosa perchè chiunque attesti la storicità del Genocidio finisce nella lista nera della Turkya, e se per caso il malcapitato si trova entro i confini del paese, rischia il carcere. appartenente ad una chiesa cristiana, scismatica sia nei confronti di La pulizia etnica dell’Armenia occidentale cinicamente messa in opera da tedeschi-turky e russi tra il 1890 e il 1930 e riconosciuta dalle Democrazie Occidentali, viene considerata una invenzione dalla maggioranza dei turky e dei milioni di negazionisti sparsi nel mondo.Popolo appartenente ad una chiesa cristiana, scismatica sia nei confronti di quella cattolica che di quella ortodossa. Vive in 6 province turke al confine russo e in Cilicia e conta circa 2 milio ni di persone. Gli Armeni più colti e industriosi (alta borghesia) vivono in città della costa sull’Egeo come Smirne e Costantinopoli. In genere sono contadini, non sono maggioritari nelle loro province e sono costretti a dividerle coi Curdi che sono pastori e non amano i contadini coi le loro staccionate. Nel censimento del 1927 dopo la mattanza, gli Armeni rimasti sono 123.000. Gli armeni, come le altre confessioni discendenti da Abramo, sono per i mussul mani infedeli protetti perché gente del Libro (Bibbia).La protezione mussulmana costa (tasse aggiuntive) ,ed è ca rica di divieti per questa comunità considerata più fedele delle altre. Quando l’impero ottomano inizia a sfaldarsi gli Armeni tuky riescono ad ottenere (1863) la qualifica di nazione religiosa.La memoria del bene, le figure esemplari dei giusti, dei testimoni di verità,dei resistenti morali, entrati a pieno titolo nella ricerca storica, hanno affiancato i temi classici delle riflessio ni sulla Shoah e sui genocidi del XX secolo, gettando una nuova luce sul l’età dei tota litarismi. Una delle questioni più attuali della politica Armena è quella del Karabakh. Il conflitto del Nagorno-Kara bakh è una delle tante frizioni etniche dell’ex-Unione Sovietica sfruttate da Mosca, già dai tempi dello zarismo, per mantenere l’egemonia imperiale nell’area. Bisogna riconoscere i diritti dei profughi di Baku dal Nagorno-Karabakh.
    E’ una regione di 4500 chilometri quadrati , teatro dello spazio ex-sovietico. Inserita territorialmente negli anni 20 nella Repubblica Sovietica dell’Azerbajdzhan – per premettere a Mosca di esportare il comunismo in Turkya – prima e dopo la caduta dell’Urss è contesa, in 2 guerre (nel 1987 e nel 1994), tra azeri ed Armeni. Questi ultimi sono vincitori, ed il Karabakh è una repubblica indipendente non riconosciuta: inserita nel territorio dell’Armenia, ed ubicata in una regione delicata per questioni politiche ed energetiche.
    La Russia non ha mai voluto rinunciare all’egemonia sull’ex-Urss, e si è schierata a più riprese in sostegno del l’Armenia, in cui Mosca mantiene una base militare rinnovata fino al 2044. Di contro, l’Azerbajdzhan ha sponde nella Turkya e nella Georgia, che sempre hanno sostenuto le ragioni di Baku sul Karabakh. Ma alla base c’è la cor sa all’approvvigionamento energetico dell’Unione Europea.
    Azerbajdzhan, Georgia, e Turkya rientrano nel piano varato dalla Commissione Barroso per la costruzione di una rete di gasdotti per trasportare gas dai giacimenti di Baku – con cui Bruxelles ha stretto accordi: lo scopo è quello di evitare il transito per il territorio della Russia, da cui l’UE dipende quasi totalmente. Da parte sua, Mosca, utilizza la propria presenza in Armenia per ostacolare i progetti di indipendenza energetica europei e, nel contempo, mantenere sotto scacco azeri, georgiani e turky con la costante minaccia della riapertura delle ostilità militari.
    La stabilità nella regione, mantenuta a fatica, è una delle condizioni fondamentali per la realizzazione di gasdot ti e condutture dal centro Asia all’Unione Europea. La riapertura di un qualsiasi conflitto, o anche il peggioramento delle relazioni diplomatiche tra Turkya ed Azerbajdzhan con l’Occidente, costringe l’Europa a dipendere dalla Rus sia. Il caso Safarov è l’episodio più noto a livello internazionale. Nagorno Karabakh:questione antica. La Repubbli ca Armena rappresenta un decimo del territorio storico del Paese. In diversi momenti l’Armenia è stata scippata di territori che le apparte nevano geopoliticamente, e il Nagorno Karabakh è uno di questi. È stato regalato – nonos tante il 93% della sua popolazione fosse di origine Armena –con protervia e autoritarismo dittatorio dall’Unione So vietica all’Azerbaijan. Diego Cimara,cronista parlamentare,ex reporter Gr rai e Tg1 per 40 anni,autore di numerosi tv7 nel 1969,72 e 75 sul ritrovamento di centinaia di barranchi in Anatolya(foibe aperte di montagna contenenti 8-9 mila cadaveri ognuna,poi,nell’80 cementate dai turky), filmò decine di campi di concentramento e di sperimen tazione eugenetica,le centinaia di miglaia di morti per fame per la costruzione dell’utopica ferrovia Berlino-Bagdad, su regia tedesca e manovalanza curda,le centinaia di migliaia di morti nelle miniere chiuse dall’alto come degli immense foibe dove per morire ci si impiegavano giorni,è testimone delle colline di ossa di cadaveri,pazientemente numerati dai preti geregoriani di Kar,di Van e dei paesi della valle di Lori dove si svolse il primo e più cruento genocidio Islamico contro i cristiani,milioni le fedi di ferro e i denti d’oro estratti dai cadaveri ritrovati, oltre ad aver raccolto allora le testimonianze del vero numero di epurati, delle carceri e delle torture;dopo il reportage dell’89 sull’uccisione del leader del Governo Armeno ha subito un attentato a Mosca,rischiando di morire;in Italia ha subito anche l’ingiuria che quando la cineteca Rai di Foro italico ha trasferito con dei camion,tutto il materiale in pellicola alla nuova cineteca computerizzata del salario, alcuni di questi veicoli hanno perduto la strada, quindi,tutti i documenti fotografici e testimoniali, anche grezzi,ancora da montare, sono scomparsi definitivamente senza lascia re nessuna traccia,neanche informa tica.Il suo montatore Armeno morì in circostanze misteriose nel suo studio di via Frattina,e 2 dei suoi operatori, autori dei documentari, anche loro sono scomparsi in circostanze ancora da chiarire.Ciò vale anche per lo speciale di un’ora andato alle 23 e 45 nel giorno dell’uccisione politica per il caso Mattei di Pasolini. Diego Cimara è nipote di Gos tan Zaryan,grande filosofo-poeta Armeno, monumento nazionale ucciso nel 1969 dai servizi dell’Nkvd-Mit al suo ritorno in patria in via Abovian n5 a Yerevan, lui,leader dei gio vani Armeni condan nato a morte dai giovani turky nel 1913.In risposta al corale negazionismo di parte del mondo orientale sulla pu lizia etnica dei turky contro gli Armeni occidentali agli inzi del secolo breve e si schierano,come tanti altri troglo diti, con il partito turko dei negazionisti, di coloro cioè che non sanno che gli islamici turko-curdo su regia tedes ca,che dal 1895 al 1923 hanno epurato più di 2 milioni di Armeno-cristiani e raso al suolo migliaia di chiese, tortu rando, sodomizzando,infibulan do, circoncidendo, islamizzando forzatamente migliaia di cristianoAr meni per con quistare un territorio definito “pianeta rame”, pieno di oro, uranio e coltan!!!!Armenia fulcro di inte ressi eco nomici perché col legata tramite l’Azeirbajan Armeno alle migliaia di pozzi petroliferi di Baku.La comu nità degli storici,ac cademici, analisti ha, il dovere di dare un contributo concreto alla ricostruzione del Genocidio turko degli Armeni in opposizione al bieco provocatorio negazionismo , e ad ogni pratica che tenda a occultare responsabilità e dimen sioni della cinica orribi le strage compiuta dai loro progenitori un secolo fa! Ci sono ferite che non guariscono, è scritto sul poster al centro di Piazza Taksim a Istanbul. Intorno, migliaia di persone sedute in silenzio, tra le mani fotografie degli intellettuali Armeni deportati dal 1913 al 23.La deportazione e l’eliminazione dell’elite è la prima tappa del piano sistematico delle autorita ottomane per eliminare i cristiani dell’Anatolya. Quasi 2 milioni le vittime del primo Genocidio del 20°secolo. La Turkya e il luogo dove l’olocausto e stato commesso, ma anche la terra d’o rigine delle persone che di quel Prodrom sono state vittima,compresi i curdi uccisi per aposta sia. In tutta l’Anatolya rimangono evidenti segni della presenza armena come antiche chiese, cimiteri e monumenti tutti dati recentemente alle fiamme. Lo stato tur ko ha adottato una politica di negazione e rimozione sia del Geno cidio che dell’identità culturale Armena. I compo nenti della diaspora sono piu radicali rispetto ai 70mila Armeni che vivono in Turkya riguardo al rapporto da tenere con la Repubblica turka. A Yerevan, L’Onu deve costringere il governo turko a riconoscere pubblicamente la sua responsabilità per la morte di 1.5 milioni di Armeni e 500 mila Armeni”islamiz zati”, dispersi tra il 1913 e il 23, pagare un risarcimento e cedere il territorio necessario per la creazione di una patria Armena. Tale territorio deve essere quello già promesso agli Armeni dal Presidente degli Stati Uniti Wo odrow Wilson, l’ Armenia wilsoniana. Otto von Los sow, generale tedesco plenipotenziario militare della Ger mania in Turkya mi dice: “ E’ in atto da parte della mezza luna bianca la liquidazione globale degli Ar meni anche in Transcaucasia. Obiettivo dei musul mani è di cancel lare dalla terra l’etnia cristiano- Armena…an che fuori dalla Turkya”. Così arriva il salvatore,il padre della democrazia Turka, Kemal, chiamato dai suoi Ghazi, il vittorioso, fondatore della Turkya moderna,che con il dente avvelenato lancia le armate di Karabekir contro la neonata repub blica Armena indipen dente, voluta dagli alleati, che ha una vita molto breve. Per l’ennesima volta, nell’arco di 100 anni, migliaia uomini, donne, vec chi e bambini vengono barbaramente e ingiustificatamente mas sacrati. Kemal mira alla riconquista territoriale e alla fondazione della nuova repubblica turka. Il negazionismo viene scientemente costruito a tavolino dagli stessi autori dell’immane crimine,organizzato, sostenuto sistemati camente da Ataturk.I 120.000 Armeni rimpatriati in Cilicia da Siria, Libano, Egitto e Palestina, non più protetti dai francesi, sono nuova mente massacrati a Marash, a Zeitun, a Hajin dai kemalisti che riorganiz zano l’esercito.Gli italiani forniscono armi ai turky e radono al suolo le regionni di Antalya e Konia. Nel 1922 i francesi abbandonano la Cilicia, gli Armeni drasticamente epurati,cimiteri profanati e cancellati,chiese date di nuovo alle fiamme,scuole distrutte dalle esplosioni, i superstiti fuggono verso paesi arabi. 565.000 greci del Ponto deportati e morti di fame e di freddo. Smirne rasa al suolo dal fuoco, greci e Armeni fuggo no senza future nè speranza.La conferenza di pace di Losanna del 1923 sancisce la cancellazione del popolo Arme no da una territorio sul quale era insediato da 13.000 anni. Nessun risarcimento. Quando l’imperatore Licinio perseguita i cristiani d’Armenia, 40 soldati d’una legione si dichiarano cristiani; per questo motivo vengono condannati a passare la notte, nudi, sulla superficie d’uno stagno gelato.Una casa viene pre parata sul bordo dello stagno con del fuoco e del cibo per accogliere ogni soldato che abbandoni la sua fede.
    Il vento freddo del Caucaso spazza la campagna, e sullo stagno 40 prigionieri pregano. Alcuni camminano per com battere il freddo,altri,a terra, aspettano la morte. Una preghiera, come un mormorio, si alza verso Dio: “Signore, 40 soldati lottano per te. Permetti che 40 soldati ricevano la corona della vita”.
    A un certo punto uno di loro, non riuscendo più a resistere, si dirige verso la casa. Il centurione che sorveglia gli uomini rimasti, sconvolto dalla loro testimonianza, crede al Signore Gesù che essi invocano. Lascia entrare nella casa il legionario che ha ceduto alla tortura e poi, dopo aver coraggiosamente dichia rato la sua fede in Cristo, va a prendere il suo posto sullo stagno gelato.
    Il freddo continua la sua opera. Si sente appena la preghiera dei martiri e poco dopo 40uomini entrano nel riposo. Un giorno,assieme a quanti come loro hanno mostrato fino alla fine il loro amore per Cristo, riceve ranno la corona della vita dal Signore per la loro fedele testimonianza.Negli ultimi 1400 anni, 270 milioni di non credenti sono stati uccisi da musulmani jihadisti. 60 milioni di cris tiani massacrati nel corso di questa conquista.La metà della civiltà indù è stata annientata e 80 milioni di indù uccisi. Uccisi oltre 10 milioni di buddisti. Le vittime del genocidio saranno canonizzate. A partire dal 1913 i turky hanno trucidato 2 milioni di cristiano-armeni, che a 100 anni di distanza saranno proclamati martiri. Islam macchina per uccidere
    La popolazione mondiale dei cristiani è aumentata del 47% ,quella dei buddisti del 63% e quella dei musulmani del 235%.I musulmani e i cristiani insieme compongono più di metà della popolazione mondiale. Senza la pace e la giustizia tra queste due comunità religiose, non ci può essere una pace significativa nel mondo. Il futuro del mondo dipende dalla pace tra musulmani e cristiani.Allah scrittore nella IX sura annuncia a coloro che non credono un doloroso castigo:“Non pensate ch’io sia venuto a metter pace sulla terra;non son venuto a metter pace, ma spada”. ”Quando siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori,ovunque li incontriate,catturateli,assediateli e ten dete loro agguati”.(Matteo 10:3 4).E allora la guerra finirà come finirà, ma il conflitto tra i popoli della grande o della poca memoria non finirà sotto le bombe, perché siamo solo all’alba della sua esplosione.Non possiamo non renderci conto che, a partire dall’Occidente, nell’età della tecnica il mondo si evolve nella direzione di una più grande omogeneità e uniformità che mette in crisi le identità e le appartenenze tradizionali.Si tratta di vedere se questa crisi delle identità culturali avviene nella forma dell’indifferenziato stare insieme cementato da interessi economici,come in America e in Europa, oppure avviene nella forma dell’elaborazione di co-tradizioni culturali che si mescolano non per cancel larsi, ma per arricchirsi nel rispetto delle differenze.La pulizia etnica degli Armeni ha 2 facce: l’olocausto degli Armeni occidentali, Metz Yeghern, capitolo unico che irrompe nella storia dell’Impero Otto mano in crisi per mano degli ultranazionalisti Giovani Turky. Poi i massacri hamidiani del 1894-1910, l’epurazio ne di Adana del 1909, il genocidio del 1915-18, ai massacri di Baku del 1920, al terribile incendio di Smirne del 1922 fino all’espulsione dei rimpatriati in Cilicia del 1923-24 da parte del potere kemalista.Siamo alla totale cancel lazione dell’etnia Armena dai luoghi dell’insediamento originario (fra i laghi di Urmia, Van e Sevan,la regione di Lori,kars,Van, Diyarbekir, città-simbolo di efferate stragi e via dicendo) risiede nell’odio viscerale dei musulmani nei riguardi degli Armenocristiani. Grazie alla pressione delle potenze europee nel 19° secolo sí sono emancipati come cittadini uguali davanti alla legge e non come sudditi inferiori, catturati dalla Dhimma. Ciò è troppo per il regime islamico, per il quale questi poveri Armeni hanno perduto il diritto di vivere.Bisogna trucidarli.L’Islam per diffon dere la sua religione ricorre alla violenza, a varie forme d´intimidazione, e alla discriminazione.Fa credere ai suoi di essere superiori. Quelli che seguono il Profeta sono supe riori a tutti gli altri credendo di possedere l’ulti ma verità. Gli infedeli vengono intimiditi con la minaccia del l´uccisione e dell´inferno. Il Corano minaccia centi naia di volte con l´inferno per i miscredenti e gli apostati.La paura dell´inferno che viene insegna ta fin dall´etá tenera é il collante più forte.I bambini vengono trauma tizzati, e non sono capaci di lasciare l´Islam. L’ideologia islamica si basa su un intenso odio per i non-musulmani. Quando poco dopo la morte di Maometto gli arabi conquistano l´Egit to, bruciano la biblioteca di Alessandria. Non accade casualmente. I libri sono usati per riscaldare i bagni. La giusti ficazione è: “Se un libro contiene quello che contiene il Corano allora é inutile, se invece contiene qualcos´altro, va distrutto.”Per i musulmani, esistono 2 tipi di non-musulmani nemici …kafir(non-credenti in Islam) e un hlal-kitab (Gente della Scrittura).La violenza è presente nella vita e nelle opere del profeta,fin quando può contare su un buon numero di uomini armati al suo comando,uccide ed esercita violenza verbale e fisica contro coloro che lo deridono e si rifiutano di sottomettersi a lui e di riconoscerlo profeta di Allah; ed anche contro coloro che vogliono essere lasciati in pace: nessuno che sia a sua portata si può salvare dalla sottomissione, o dalla schia vitù. Maometto rivela a Medina delle insospettate qualità di dirigente politico e capo militare. Ricorre alla guerra privata, istituzione comu ne in Arabia, Maometto invia manipoli di suoi sosteni tori ad attaccare le carovane della Mecca, punendo così i suoi connazionali incred uli ottenendo così un ricco bottino. Maometto approfitta del successo per eliminare da Medina, facen dola massacrare, l’ultima tribù ebrea ancora esistente, quella dei Qurayza, con l’accusa di comporta mento sospetto.Dopo la morte di Khadidja, sposa una vedova, brava donna di casa di nome Sawda,e anche Aisha, che ha 10 anni.Le sue tendenze erotiche lo portano a contrarre contemporaneamente una decina di matrimoni.E’un’ esalta zione della violenza, perché il Corano mostra Maometto sotto la luce di guerrafon daio, predatore, massacratore di ebrei e poligamo.Nel 1878 gli Armeni, divisi tra 3 imperi, persiano,russo, ottomano e potenziali alleati della Russia ripongono le loro speranze nell’Europa e così diventano un pericolo per l’integrità dell’impero. Ecco la “questione Armena”. I figli di San Gregorio diventano razza maledetta “raya”, bestiame. La rottura del contratto politico-eco nomico restituisce all’umma il diritto di uccidere la minoranza assoggettata, i dhimmi, e di appropriarsi di tutto ciò che possiede.Abdul Hamid arma i curdi di fede islamica,crea le“brigate hamidieh” e paga i massacri del 1894-96 con il frutto di razzie,sac cheggi e stupri. Vuole,così, porre fine agli interventi euro pei.Sassun, Urfa, Egin, Palu, Costantinopoli, tutto l’im pero è in fiamme: 350.000 vittime sodomizzate,stuprate,cir concise,infibulate,uccise a bastonate, bruciate vive, torturate a morte; 275.000 dispersi; 969.000 Armeni ridotti alla fame, paesi, villaggi, con venti e chiese dati alle fiamme,fatti esplodere:rasi al suolo, cosparsi di sale come Carta gine.E’ la Shariya ,che au torizza il massacro di chi non si sottomette. La de-umanizzazione razzista contro tutti gli Armeni deve essere letta come il parossismo di una malvagia follia. Non è una coincidenza che il partito politico fautore della pulizia etnica degli Armeni nell’impero ottomano, si chiami Committee for Union & Progress. L’Unione (di razza o etnica, reli giosa o nazionale) e il Progresso (inteso come supremazia economica) coordinate gemelle dei genocidi.
    Guglielmo II, amico di Enver, uno dei triumviri dei Giovani Turky, sostiene l’islam come elemento di unificazione delle etnie d’Oriente, dice ipocritamente che le virtù islamiche sono vicine al puri tanesimo prussiano e definisce la Turkya la“Prussia d’Oriente”.Questa logica perversa spiega l’avvicinamento della Germania alla Turkya che sfocia nell’alleanza militare della prima guerra mondiale e nella complicità cinica dell’olocausto degli Armeni. Mi dice Mordtman,dragomanno dell’Ambasciata di Germania a Costantinopoli: “La Turkya ha intenzione di approfittare della guerra per porre fine ai suoi nemici interni, i cristiani anatolyci. Utilizzati piani segreti e organizzazioni spe ciali.I militari tedeschi fanno da regia all’organizzazione e allo sterminio che viene completato nel giro di 5 anni:2 milioni di deportati, un numero imprecisato di islamizzati, 1 milione e 727 mila morti, 375.000 soprav vissuti in parte salvati dagli arabi islamici in parte rifugiati nell’Armenia russa (provincia Armena zarista). Quelli che dove vano essere gli amici ,si rivelano I peggiori vigliacchi, così nel 1917 l’esercito russo , avanzato fino ad Erzerum per aiutare i cristiani, si ritira gatton gattoni dal l’Anatolya.L’Armenia russa è in totale stato di miseria per l’arrivo dei 300. 000 profughi dall’area anatolyca,lo stumtruppen austro-ungarico avanza con il lascia passare della mezza luna massacrando tutti gli Armeni che incontra sul suo cammino approdando in Transcauca sia,Baku,Khoy e Tabriz. Barbaramente epurati gli Armeni ottomani, ora i Turky hanno il via libera per eliminare gli Armeni del l’impero russo e ricongiungersi ai fratelli turky-azeri”. Così i fantasmi del Metz Yeghérn, tornano ad aleggiare nella Siria sconvolta dalla guerra e invasa da milioni di fondamentalisti islamici di più di 80 Paesi diversi. Una delle caratteris tiche del primo genocidio del secolo delle pulizie etniche fu quello delle conversioni forzate all’islam dei cristiani – Armeni, greci, siri, caldei – vittime della decisione dei governanti di Costantinopoli. Oggi emergono nella miope Turkya persone i cui nonni furono converti ti a forza, per aver salva la vita, e che adesso segretamente tornano alla fede dei loro avi.Tutti i siti web in arabo riferiscono che i guerriglieri dell’Isis(Stato islamico del Levante e di Sham), un gruppo collegato ad al-Qaeda,commettono atrocità contro gli infedeli, dalla decapitazione al rogo di chiese; poi comuni cano la conversione forzata di alcune famiglie di Armeni apostolici all’islam.È chiaro che se dovessero in futuro rigettare l’identità appena acquisita, diventerebbero apostati, con tutte le conseguenze del caso: uccisi.La Siria è un mosaico di religioni: qui come in Libano le pagine della storia hanno costretto a far convivere cristiani di ogni confessione, e modo musulmani di ogni diversa sfumatura, con rapporti a volte drammatici. Oggi la spinta fondamentalista impressa dalle milizie fondamentaliste di radice wahabita sostenute e finanziate dall’Ara bia Saudita e dal Qatar, che hanno la simpatia della Turkya islamista di Erdogan, vicina ai Fratelli Musulmani denuncia per apostasia quegli Armeni che vogliono tornare al loro credo ancestrale. Quando tutti gli Armeni di tutto il mondo recupereranno lo “ian” nel loro cognome,allora potremo parlare di nuova Era Armena. Quando nei libri di storia nelle scuole elementari turke verrà insegnato il capitolo orrendo delle colpe del loro Paese nei riguardi di minoranze come gli Armeni, curdi,siri, persiani,greci ecc.al lora la Turkya sarà un Paese degno di poter entrare in Europa! Mi dice Mordtman,dragomanno dell’Ambasciata di Germania a Costantinopoli: “La Turkya ha intenzione di approfittare della guerra per porre fine ai suoi nemici interni, i cristiani anatolyci.Utilizzati piani segreti e organiz zazioni speciali.I militari tedeschi fanno da regia all’organizzazione e allo sterminio che viene completato nel giro di 5 anni:2 milioni di deportati, un numero imprecisato di islamizzati, 1 milione e 727 mila morti, 375.000 soprav vissuti in parte salvati dagli arabi islamici in parte rifugiati nell’Armenia russa (provin cia Armena zarista). Quelli che dovevano essere gli amici ,si rivelano i peggiori vigliacchi, così nel 1917 l’esercito russo , avanzato fino ad Erzerum per aiutare i cristiani, si ritira gatton gattoni dall’Anatolya.L’Armenia russa è in totale stato di miseria per l’arrivo dei 300. 000 profughi dall’area anatolyca,lo stumtruppen austro-ungarico avanza con il lasciapassare della mezza luna massacrando tutti gli Armeni che incontra sul suo cammino appro dando in Transcaucasia,Baku,Khoy e Tabriz.Barbaramente epurati gli Armeni ottomani,ora i Turky hanno il via libera per massacrare gli Armeni dell’im pero russo e ricongiungersi ai fratelli turky-azeri”. Negli ultimi 1400 anni, 270 milioni di non credenti sono stati uccisi da musulmani jihadisti. 60 milioni di cristiani sono stati massacrati nel corso di questa conquista.La metà della civiltà indù è stata annientata e 80 milioni di indù uccisi. Uccisi oltre 10 milioni di buddisti. La popolazione mondiale dei cristiani è aumentata del 47% ,quella dei buddisti del 63% e quella dei musulma ni del 235%.I musul mani e i cristiani insieme compongono più di metà della popolazione mon diale. Senza la pace e la giustizia tra queste due comunità religiose, non ci può essere una pace significativa nel mondo. Il futuro del mondo dipende dalla pace tra musulmani e cristiani.Allah scrittore nella IX sura annuncia a coloro che non credono un doloroso castigo:“Non pensate ch’io sia ve nuto a metter pace sulla terra;non son venuto a metter pace, ma spada”.”Quando siano trascorsi i mesi sacri, uccide te questi associatori,ovunque li incontriate,cat turateli,assediateli e tendete loro agguati”.(Matteo 10:3 4).All’esasperazione del conflitto ha contri buito anche il panturkysmo degli azeri.Tra Armeni e azeri c’è sempre stata una certa conflittualità, ma in Azerbaijan nei primi anni 90 del secolo scorso vive vano ancora tra i 400 e i 500mila Armeni. Quello che accade dopo non è che un aspetto differito della grande catastrofe iniziata con l’Epurazione. Il ricordo sic et simpliciter non cambia le cose. Gramsci dice che la storia è un’ottima maestra, senza scolari. Il popolo Armeno ha alti gradi di idealismo e di idealizzazione e questo in molti casi è stato fondamentale nei processi di integrazione. Fin tanto che gli Armeni sono rimasti nei recinti culturali e linguistici del Medio Oriente, chia ramente hanno mantenuto in modo spontaneo, non intellettuale, la loro tradi zione. Nel mondo occi dentale, hanno dovuto affrontare realtà molto diverse. In Italia hanno trovano un’affinità culturale profonda che spiega tassi di inte grazione molto più alti che in altre società occidentali, come negli Stati Uniti, dove c’è un’altra modalità nell’inte grazione delle minoranze. Il Genocidio è stato un importante fattore di identificazione collettiva e quindi di man tenimento dell’identità, un elemento di richiamo, di riferimento e anche di colpevolizzazione molto forte. L’attaccamento alla propria storia è forse più allentato nei popoli che non hanno subito traumi così profondi. Il ricordo del Genocidio, così come per gli ebrei, è cruciale per mante nere un forte legame identitario tra gli Armeni. Nel 2011 le statue della fratellanza sono state abbattute a Kars. Con il filo d’ac ciaio ancora fuori, in Turkya il 14 febbraio 2011 è stata smantellata la statua gigante sulla riconciliazione tra la Turkya e l’Armenia. Per Erdogan è mostruosa e mette in ombra i santuari islamici. La statua alta 30 metri domina la città di Kars, Turkya nord-orien tale, vicino al confine con l’Armenia dove nel 1917 si sono verificati i peggiori eccidi da parte dei turky, dove sono stati scoperti numerosi campi di concentramento e di tortura e dove, sono stati scoperti profondi dirupi (orridi,foibe o barranchi )con centinaia di migliaia di cadaveri Armeni,che il terremoto ha definitivamente sotterrato… Realizzato nel 2006 dallo scultore turko Mehmet Aksoy,per i turky vedere il monu mento come riavvicinamento, è una odiosa provocazione. La statua costruita in risposta al memoriale del genocidio dall’altro lato del confine vuole ricordare le centinaia di migliaia di Armeni trucidati. Lo Stato turko rifiuta l’espul sione di massa e assassinio di civili Armeni che vengono messi in campi e marce della morte. La demolizione segna un passo indietro nei rapporti tra Turkya e Armenia.A maggio 2011 l’ artista Bedri Baykam viene accoltellato all’in guine,nel tentativo di un’evirazione, per aver protestato contro la demolizione. Ferito anche il suo assistente. Considerato l’ ‘Andy Warhol della Turkya’, Baykam fonde arte e impegno politico laicista. “Non sono un fesso. La loro volontà democratica è solo di facciata”-dichiara ai nostri microfoni a proposito del partito islamico di Erdogan- “Vogliono servirsi della democrazia per poterla meglio liquidare”- aggiunge l’artista, le cui opere sono esposte soprattutto negli Stati Uniti e in Francia.Da secoli,il monastero di Khor Virap guarda il monte Ararat, simbolo del l’Armenia. A dividere il monastero e la montagna, torrette di guardia, filo spinato, mine antiuomo.E’ un simbolo, quest’avamposto della cristianità ortodossa.Il simbolo di un paese da sempre schiacciato tra grandi imperi e nazioni nemiche. Finché non ci sarà una condanna plateale del crimine, il persecutore continuerà a percorrere imperterrito la strada degli orrori. Oggi una parte delle ceneri del Pastore Protestante Dott. Johannes Lepsius, riposano in terra Armena. Onorato e quasi venerato dai figli e dai nipoti dei sopravvissuti al genocidio, nel Museo dedicato al la Catastrofe su un muro dedicato ai testimoni sulla collina di Dzidzernagapert di Yerevan accanto alla fiamma perenne del monumento allo sterminio.
    GENOCIDIO

    Secondo k.Zaryan che conia nel 1944 assieme a Raphael Lemkin, il termine,si tratta del primo episodio in cui uno stato pianifica sistematicamente lo sterminio di un popolo.La Turkya sostiene che le atrocità compiute dall’im pero Ottomano sono una risposta all’insurrezione degli Armeni e alla necessità di difendere le frontiere, e sottolinea che migliaia di turky sono morti nel conflitto.
    Le Responsabilità degli Armeni ancora non si sa quali siano,se non quelle di aver taciuto per un secolo ed aver insegnato ai loro figli di non parlare delle orribili torture subite da un’intera generazione cancellata dalla faccia del la terra. Nel 1993 la crisi tra Ankara ed Yerevan è aggravata dal conflitto del Nagorno-Karabakh tra l’Armenia e l’Azerbaijan, un paese di lingua ed etnia turka. Da allora le relazioni diplomatiche tra i due paesi sono interrotte e le frontiere chiuse.
    Un milione e mezzo?2 milioni? 200 mila?….E’ un sport abbastanza disgustoso, quello di discutere sul numero dei morti. La realtà, è che un popolo che prima c’era, ora non c’è più. Una nazione è’ scomparsa, lasciando però tracce – chiese, monasteri, monumenti – molti dei quali sono stati distrutti, proprio per far scomparire i segni fisici di questa presenza, e altri sono abbandonati al degrade in nome di un irenismo che finisce non solo per trasfor marsi in un ulteriore ingiustizia verso le vittime, ma non aiuta a capire e a preparare il futuro. Una nuova percezione, me no romantica e più realista si sta facendo strada in Occidente riguardo l’Islam, una percezione nata negli ultimi anni, grazie anche al terrorismo acerrimo anticristiano che i seguaci del Profeta stanno attuando uccidendo migliaia di cristiani in Asia,in Africa ed in Oriente . In queste culture la laicizzazione, ac compagnata spesso da un clima cultu rale nettamente anticristiano, ha fatto passare in secondo piano un feno meno importante maturato in quell’oriente che più vicino. L’assedio, e la progressiva erosione del cristianesimo a est di Atene. E’ un’onda lunga, iniziata molto tempo fa e che ha assunto un ritmo precipitoso a partire dalla seconda metà del secolo XIX.
    Scrive monsignor Jean Naslian nelle sue memorie : “è triste parlare dell’apostasia di alcuni gruppi di Armeni sulla proposta fatta nel 1917 da Jamal Pasha in persona, per sottrarli al pericolo di massacro, apostasia che il co mitato Unità e Progresso esige a ogni costo da ogni persona che voglia avere salva la vita. All’eccezione di chi è rimasto nel deserto nelle mani dei musulmani, tutti i sopravvissuti sono tornati alla loro fede ancestrale e se condo la testimonianza dei cattolici l’apostasia è apparente, perchè tutti si riuniscono la notte per recitare le preghiere in comune e chiedono, le lacrime agli occhi, al Buon Dio perdono per questa debolezza, e la grazia di preservarli da nuove cadute del genere.Il curato attuale, l’abate Pierre Atamian, ci dice che gli abitanti del Kessab hanno evitato le deportazioni e le loro tristi conseguenze rinunciando alla fede cristiana prima dell’esodo”. L’ assassino, un certo Mamdouh del Monsignor Ignace Maloyan, vescovo di Mardin, chiede al vescovo: “non vuoi proclamarti musul mano”? Maloyan risponde : “ti ho detto più di una volta che vivo e muoio per la mia religione, che è la vera, e che mi glorifico nella Croce del mio dolce Salvatore”. Mamdouh sfodera la pistola e spara al martire che morendo dice: Mio Dio abbi pietà di me. Nelle tue mani rimetto il mio spirito”. All’alba del giovedì, 417 prigionieri,mentre percor rono la via principale: sono sacerdoti, vecchi, giovani, Ar meni siriani,donne incinta,neanati, caldei e protestanti, vengono investiti da un battaglione della mezzaluna a cavallo che li falcidia a suon di scimitarre insanguinate di odio e Corano maleinterpretato.
    La posizione arrogante di Maometto, e la pretesa di fare dell’Islam la religione del mondo, alla qu ale tutti gli uomini devono sottomettersi, è la conseguenza dell’evoluzione interiore di Maometto nella seconda fase della sua vita quando emigrò a Medina con alcuni dei suoi compagni. Non è soddisfatto con la sua situazione come emigra to disoccupato e cominciò ad assalire le caravane dei meccani. Anche il suo messaggio cominciò a diventare violento. La pace fu sostituita dalla guerra.I versi coranici pacifici furono abrogati da quelli della violenza.C´é scritto anche nel Corano:“per ogni verso che ti abbiamo fatto perdere o dimenticare ne abbiamo uno migliore”. Ebbe successo con la violenza e diventava il leader più importante di Medina.I suoi avversari e critici li fa assassinare o emigrare uno per uno, tribù per tribù. Mano mano che il suo potere cresceva annientò tutta la resistenza contro di lui. Fa emigrare 2 delle 3 tribù giudee, ed con la terza fece un olocausto, dopo che si sono arresi. Decapita tutti gli uomini a partire dai 12 anni circa, mentre le donne ed i bambini vengono spartiti come bottino (schiavi) fra i suoi compa gni. Anche lui si tiene una schiava, come buona parte delle donne del suo Harem sono donne catturate.I massacri del profeta servono come esempio divino per molta gente violenta fino ai nostri giorni. Il ge nocidio degli Armeni2) nel 1915, ha come esempio quello del Messaggero di Allah. Grazie alla pressione delle potenze europee nel 19° secolo sí erano emancipati come cittadini uguali davanti alla legge e non come sudditi inferiori, catturati dalla Dhim ma. Ciò era troppo per il regime islamico, per il quale questi poveri Armeni avevano perso il diritto di vivere. Dovevano essere trucidati.Per diffondere la sua religione ricorre alla violenza,a varie forme d´intimidazione, e alla discriminazione.Fa credere ai suoi di essere superiori. E’ l´unica maniera per diffondere il suo messaggio. Quelli che seguono il Profeta lo fanno ancora oggi. Essendo musulmani si credono superiori a tutti gli altri credendo di posse dere l’ultima verità. I seguaci vengono intimiditi con la minaccia dell´uccisione e dell´inferno. Il Corano minaccia centinaia di volte con l´inferno per i miscredenti e gli apostati.La paura dell´inferno che viene insegnata fin dall´etá tenera é il collante più forte.I bambini vengono traumatizzati, e non sono capaci di lasciare l´Islam. Uno di questi fenomeni è costituito da quegli Armeni che, per aver salva la vita, furono costretti a convertirsi all’Is lam. Ma questa forzata apostasia non ha cancellato la loro identità etnica ed ancor oggi in Turkya ed in Siria, dove furo no condotte le carovane dei deportati, vi sono numerosi “turky”, “curdi” ed “arabi” che, seppur musulmani, hanno coscienza della loro origine, ne sono fieri e cerca no, in qualche modo, di riappropriarsi della loro identità Armena.
    “L’unico Armeno buono è l’Armeno morto”dice il padre della democrazia Turka:Mustafa Kemal Atatürk. Metz Yeghérn-Tra un anno,un secolo dal genocidio! STERMINIO -ordito per motivi religiosi dall’impero Ottomano alla fine dell’800 e durante la Prima Guerra Mondiale(1913-23)Deportati e uccisi 2 milioni di ARMENI CRISTIANI :57,562 bambini tra uno e 12 anni dispersi-EPURAZIONE-Pulizia etnica.